Archive per giugno, 2009

La Profezione – 1° parte (di Giuseppe Bezza)

lunedì, giugno 29, 2009@ 5:52 PM
Author: admin


LA “PROFEZIONE” – Prima Parte

COME SI CALCOLA, COME SI INTERPRETA

     Forse non tutti coloro che conoscono il termine profezione o che ne hanno un’idea certa o vaga sanno da dove trae la sua origine. È un vocabolo che non figura nella lingua italiana e neppure possiamo dire che è un neologismo: lo usano solo pochi astrologi, i quali fanno opinione nel mondo letterario meno di quanto una rondine faccia primavera. Chiediamoci allora da dove proviene. Apparentemente dal latino profectio, nome verbale di proficiscor, che ha il senso proprio di “partenza” e quello metaforico di “origine”. 
     Chiediamoci qualcosa di più: da chi è stato usato e a partire da quale periodo e per quanto tempo. Troviamo questo termine nella letteratura astrologica dalla fine del XV secolo alla metà del XVII secolo. 
     Un periodo assai breve. Ma ciò che è più interessante è che questo termine appare solo dopo la nascita della stampa e più precisamente in un’epoca in cui l’elegante scrittura gotica libraria cede il passo a caratteri tipografici più vicini ai nostri. Conseguenza di questo passaggio è lo scioglimento di numerose abbreviazioni tipiche dei manoscritti medioevali. Fra queste abbreviazioni, ve ne erano alcune che si prestavano a qualche ambiguità, ad esempio la p con un breve trattino sottoscritto che ne attraversava ortogonalmente la gamba e che poteva valere sia “per”, sia “pro”. 
     Ora, la forma corretta del nostro termine è perfectio, “compimento”, da perficere, “condurre a termine”, “terminare” e profectio ne costituisce una corruzione. Ne abbiamo una chiara testimonianza in un passo di Eleuterio Eleo Zebeleno:  “Gli indizi generali del compimento sono i fondamenti che procedono, anno dopo anno, di segno in segno: a partire dall’oroscopo o dal culmine o da un qualunque astro. Ed il signore di quel segno in cui giunge il compimento a partire dal segno dell’oroscopo di natività, anno dopo anno, quell’astro è il cronocratore ovvero signore dell’anno.”     Eleuterio scrive nella seconda metà del XIV secolo in Mitilene, città nell’isola di Lesbo. Il suo sapere astronomico-astrologico è profondamente contaminato dalla letteratura araba. Ce lo dimostra l’uso di termini tecnici traslitterati dall’arabo e quindi tradotti in greco: talél = daril = significatore, chasám = qásim = divisore, etc. Del termine “perfectio” Eleuterio non ci dà la traslitterazione del vocabolo arabo da cui proviene, ma solo il suo corrispondente greco: teléiósis, che significa appunto “compimento”, “realizzazione”. Possiamo quindi concludere che la voce “profezione” nasce per corruzione da un termine arabo che viene tradotto in modo appropriato sia nel mondo bizantino, sia nell’occidente latino con vocaboli tra loro corrispondenti: teléiósis, perfectio. Si deve tuttavia osservare che entrambe le traduzioni non rendono appieno l’accezione della voce araba originaria, intihá’, che significa “termine”, “punto di arrivo”. 
     La trasmissione di termini tecnici del lessico astrologico dall’arabo in greco e in latino non significa che le tecniche rispondenti a quei termini siano originarie dell’astrologia araba. La tecnica della “perfectio” è presente in tutti i grandi astrologi di lingua greca, in assenza tuttavia di un termine tecnico specifico che la definisca. Con la sola eccezione di Vettio Valente, che dedica la quasi totalità del IV libro delle sue Antologie a questa tecnica. Vediamone in breve i fondamenti. La figura della natività, che non potrebbe essere concepita in quanto immobile, soggiace ad un moto regolare ed uniforme, anno dopo anno, secondo un ciclo duodecennale. Se ad esempio un tale nasce al sorgere della Vergine, l’anno seguente il segno della Bilancia sarà giunto al sorgere e quello della Vergine, procedendo verso il culmine, sarà nel XII luogo. Il terzo anno presso il sorgere sarà giunto il segno dello Scorpione e così di seguito. Secondo questo moto regolare, terminato il ciclo dei 12 anni, questo nostro essere umano nato al sorgere della Vergine, compiuti 12 anni, sarà entrato nel tredicesimo anno e di nuovo il segno della Vergine sarà presso il sorgere. 
     Abbiamo visto che gli Arabi chiamano questo segno intihá’, punto di arrivo, i latini “perfectio” ovvero compimento, mentre gli astrologi di lingua greca lo denominano comunemente “segno dell’anno”. Conseguentemente il signore di questo segno è detto cronocratore ovvero “signore dell’anno”. 
     Nel capitolo 11 del quarto libro Valente pone un esempio di questa tecnica e la definisce in un modo articolato. Sia, egli dice, la seguente genitura (corrispondente all’8 febbraio del 120) e vogliamo dare un giudizio sul trentacinquesimo anno. 
 
 


  
     Valente divide 35 per 12, considera il resto, 11 e lo distribuisce a partire dal segno che sorge: l’undicesimo segno dalla Vergine è il Cancro, che diviene pertanto segno dell’anno. Avviene come se la disposizione generale del cielo si muovesse rispetto alla terra immobile: non vengono infatti alterati i 12 luoghi o case, sono i segni e gli astri in essi presenti, quasi infissi, a transitare di casa in casa per transito regolare ed uniforme. 
 
 


  
     Valente distingue fra chi “transita” e chi “accoglie”, usando di tempo in tempo due espressioni, una concisa e un’altra che ha il valore di una definizione tecnica. Il segno di “perfezione” dell’oroscopo o segno dell’anno è il Cancro ove in natività è Saturno. Egli allora dice: l’oroscopo transita su Saturno e Saturno l’accoglie o più precisamente: l’oroscopo trasmette la propria natura al Cancro e Saturno che è in Cancro l’accoglie e dispone nell’anno questa natura: la parádosis è il trasmettere la natura, la paràlèpsis l’accogliere quella natura. Dichiara in seguito che le “perfezioni” dell’oroscopo, della Luna, di Marte e di Venere sono le più efficaci in questo XXXV anno, senz’altro perché giungono in luoghi cosidetti pieni, ove vi è presenza di astri nella natività. Abbiamo pertanto lo schema seguente:  

 
 
transiti (paradòseis)
accoglimenti (paralépseis)
OroscopoCancroSaturno
LunaVergineMarte
MarteCancroSaturno
VenereScorpioneLuna



autore: Giuseppe Bezza – tutti i diritti riservati

Nell’essere umano esistono diverse facoltà le quali, di solito, vengono definite come “sesto senso” e sono unificate quotidianamente sotto la dizione “intuizione”; queste facoltà però, in astrologia, ancora non sono molto considerate quando ci troviamo ad interpretare un tema. L’esperienza mi detta che queste manifestazioni della coscienza (o della para-coscienza) sono collegate ai pianeti Urano, Nettuno e Plutone ed alle rispettive dimensioni che essi rappresentano nell’Universo. E’ quindi necessario differenziare i diversi tipi di manifestazioni parapsicologiche, in modo che possiamo ottenere una comprensione più completa delle stesse, in quanto l’uomo è in continuo e rapido sviluppo psichico, che incrementa, giorno dopo giorno, la presenza e l’intervento di dette facoltà nell’uomo stesso e nella sua vita quotidiana.
Per questo motivo distinguerò tre tipi di manifestazioni delle facoltà, che di solito vengono indicate con le parole “intuizione”, “sesto senso” , “paranormale”, ecc. e darò un cenno delle loro corrispondenze astrologiche.
Intuizione
Ciò che chiamiamo intuizione si può tradurre o comprendere come “un processo di sintetizzazione” di qualche informazione o di conoscenze precedenti.
E’ una facoltà intellettuale, mentale, conoscitiva, con la qualità della sintesi spontanea, un gradino più in alto della semplice intelligenza. Questa capacità di sintesi dei fattori consci ed inconsci (o debolmente consci), è un click interno nel quale però è presente un riferimento precedente che è passato attraverso un procedimento conoscitivo. Non risponde al ragionamento logico che siamo tutti abituati ad usare, ma è un atto inconscio che solidifica delle informazioni su un certo avvenimento o problema, lo scioglie e si manifesta a livello conscio come un pensiero fugace, un lampo di conoscenza vera e certa.
Quando una persona, davanti ad un problema fino a quel momento insolubile, esclama “si è accesa una lampadina che mi ha fatto scoprire la soluzione”, la facoltà che gli si è manifestata è l’intuizione.
I segnali che precedono l’intuizione possono essere di vario tipo: un gesto, una coincidenza, un dato concreto della realtà, piccole e grandi informazioni che la nostra mente inconscia registra ecc. Questa facoltà si può definire come iper-intellettuale.
In un tema natale questa caratteristica è associata al pianeta Urano, specialmente con aspetti armonici al Sole, la Luna e Mercurio. Il suo modo di manifestarsi – come la luce, rapida, come il lampo, una vampata – è legato alla qualità elettrica di Urano.
Questa capacità, molto usata dagli astrologi, retti da Urano, è uno degli ostacoli che impediscono all’astrologia di essere ammessa in un mondo che ancora ha forti connotazioni razionali e positiviste.
Percezione extrasensoriale
Questa facoltà ha una qualità chiaramente sensorial-emozionale, si manifesta senza nessuna informazione precedente, e possiamo dire che si tratta di “contatti energetici a livello inconscio”, conosciuti comunemente come telepatia, precognizione, psicocinesi ecc., cioè funzioni del cosiddetto “fattore psi”.
Anche nella vita quotidiana abbiamo le apprensioni, quando ad esempio le persone entrano in un posto e percepiscono quello che è successo nel passato o le passioni legate a questo luogo. E’ molto comune nelle madri verso i loro figli e nelle relazioni affettive molto forti, dove una persona può percepire, a grandi distanze, ciò che accade all’altra persona. Si possono arrivare ad avere fenomeni corporei sulla pelle, tremori, sudore, formicolii, ecc. Questa facoltá si può definire come ipersensoriale.
Nei temi natali questa caratteristica si trova associata al pianeta Nettuno, specialmente con aspetti armonici a Sole e Luna. Gli aspetti armonici con Mercurio e Venere si manifestano con ispirazione per le opere artistico-letterarie, musicali e plastiche. Il suo modo di manifestarsi, ipersensoriale e emozionale, è direttamente connesso all’elemento acqua. Questa facoltà è utilizzata dai veggenti e paragnosti.
Vissuto multidimensionale
Definisco vissuto multidimensionale la facoltà dell’essere umano di entrare in contatto diretto con altre dimensioni di esistenza. Essa è conosciuta a livello popolare come esperienza di ritorno dalla morte in quelle persone che, morte clinicamente, si sono poi risvegliate. Tuttavia non sono le uniche manifestazioni, può avvenire che alcune persone possano vivere l’ingresso in altri mondi o che esseri di altri mondi compaiano nelle loro vite.
E’ caratteristico che ciò si produca con più frequenza come forma onirica e di notte. La persona con questa capacità, a volte, non può discernere se sta sognando o se si trova davanti a una situazione vera, tanto è reale ciò che sta vivendo.
Questa condizione può manifestarsi sia in forma spontanea che in forma indotta. Quest’ultima è stata osservata nell’antichità nelle esperienze di iniziazione, dove si introduceva l’iniziando all’esperienza della morte e della rinascita, che in realtà lo metteva in contatto con altre dimensioni, mostrandogli la realtà dell’esistenza di altri mondi ed altre possibilità di vita.
In tutta l’antichità troviamo racconti ed allegorie sull’iniziazione e sul vissuto multidimensionale, dal mito di Osiride, passando per la Divina Commedia di Dante, e più recentemente negli scritti di Castaneda, tra gli altri. Questa facoltà si può definire come transdimensionale e iperconscio.
In astrologia essa è associata a Plutone – signore degli altri mondi (più che dell’inferno, come si dice di solito) – ed alla casa 8ª. Nei temi natali nei quali questo pianeta sia forte (all’AS, come punto focale, reggente, ecc.) la possibilità di un vissuto multidimensionale si attiva con i transiti o le direzioni.
Le qualità tipiche di questa facoltà, in particolare la sua caratteristica notturna, avendo sempre come risultato una ipercoscienza e, d’altra parte, il suo vincolo alla morte ed alla rinascita con una certa matrice di tortura o sofferenza interna, la fanno diventare chiaramente plutoniana. Credo anche che questa facoltà corrisponda ai sogni di Swedenborg ed alle predizioni di Nostradamus, entrambe tridimensionali.
Nel futuro ci sarà sicuramente molto da dire e da imparare sulla differenziazione di queste nuove-vecchie facoltà che l’essere umano sta portando sempre di più alla superficie della propria coscienza.




testi di Rita Giardino – tutti i diritti riservati

Introduzione di un lettore ignorante
(ma di parte) come Epimeteo

 

Va bene, lo ammetto, sono un tifoso di entrambi.
Di Alberto Crescitelli e Sandra Zagatti, intendo dire. Ho letto tutto di loro, le cose che hanno scritto separatamente e le cose che hanno scritto insieme. Ormai, dai loro scritti, non distinguo più tanto facilmente l’uno dall’altra, mentre di persona preferisco di gran lunga “distinguere” Sandra. Ma questo è un fatto istintivo-sinastrico e non ha niente a che vedere con le loro idee e le loro opere…
Sono diventato un loro tifoso quando sul Web sono cominciati a spuntare energumeni che brandivano segni e pianeti dello Zodiaco come fossero corpi contundenti, menando colpi all’impazzata per farsi ragione.
Sandra non ha mai partecipato a questo genere di discussioni e non ha mai replicato, se non per dire che mettersi a litigare sulla rete per disaccordi astrologici (o culturali, in generale) era l’ultima delle sue preoccupazioni e delle sue aspirazioni. Ed è sempre ritornata ai suoi ragionamenti limpidi, solidi e profondi, stranamente solari e saturnini insieme, lontani da ogni fanatismo e da ogni banalità e molto vicini ai temi autentici che appassionano l’uomo di oggi: la visione del mondo come esperienza di qualcosa di “intero” e di “integrato”, l’ambiente quotidiano e le sue relazioni con le persone che ci vivono, la natura.
In realtà Sandra ha un’arma segreta: qualunque cosa lei voglia dire, sa dirlo in un italiano esemplare, mettendo virgineamente tutte le virgole al posto giusto. Questo rasserena i suoi amici e i suoi “fans” (come me) e intimorisce inconsciamente i suoi potenziali contestatori. Ormai tutti sono d’accordo nel considerarla “editor ideale” e si rivolgono a lei quando hanno dei dubbi.
Il percorso di Alberto appare diverso, ma raggiunge lo stesso risultato. Mentre Sandra ha sempre disarmato gli energumeni con la purezza del linguaggio e il rigore del pensiero logico applicato anche ai sentimenti, Alberto è in grado di spiazzarli rispondendo qualche volta al loro furore polemico con una citazione in sanscrito o in un’altra lingua sconosciuta ai più.

Eccone un esempio:
om bhur bhuvah svah
tat savitur varenyam
bhargo devasya dhimahi…

Questa citazione è inserita in uno dei suoi articoli, ma non tutti la capiscono di primo acchito… Però lui, generoso com’è, la traduce subito in una lingua a noi più familiare e ci spiazza nuovamente applicando, come fa in questo caso, la saggezza dei sacri testi della tradizione vedica e delle antiche scritture dette Upanisad alle ultime conoscenze dell’astrofisica dello stato plasmatico e della magnetosfera. A questo punto, chi ha più voglia di obiettare su annose questioni di significati zodiacali convenzionali, divenute piccole e prive di senso, quando incombono problemi di portata galattica sul destino della Terra e del suo ecosistema?

Ogni giorno che passa la visione astrologica dei temi trattati da Sandra e Alberto (sarebbe più giusto dire Alberto e Sandra, ma ho già detto che sono di parte…) si allarga sempre più. Convinti che i metodi della conoscenza artistica e scientifica, così separati nella nostra cultura, siano intimamente legati e coerenti tra loro, essi trovano nel linguaggio astrologico la chiave universale che può decifrare il mondo e accompagnarne l’evoluzione fisico-chimica e spirituale. Per loro il linguaggio e la visione astrologica – al pari della musica, della pittura e di altre forme d’arte – esprimono slanci spirituali e descrivono, anticipandole, energie fisiche che oscillano, senza contraddizione, tra la difficoltà espressiva del sentimento individuale, la drammatica complessità del movimento sociale e l’astratto rigore della legge fisica. Poche persone riescono a vivere in modo così integrato (olisticamente, ci suggerirebbe Sandra) la musica, la pittura, la fisica moderna e la cosmologia, come riesce a fare Alberto.

E’ impossibile che Alberto e Sandra usino il pretesto dell’astrologia per parlarsi (o piangersi) addosso. In una certa misura la loro astrologia ha uno sguardo antichissimo, asciutto e fermo. Non perde mai di vista l’uomo, ma rinuncia volentieri al suo vuoto e banale individualismo sentimentale per cercare costantemente un senso globale e collettivo degli avvenimenti.

Le loro ultime ricerche sulla correlazione tra eclissi di Sole e di Luna e configurazioni astrali prevalenti o dominanti da una parte, rivolgimenti sociali e fenomeni di delirio collettivo, guerre e lotte di potere, degrado ecologico e fenomeni distruttivi naturali (incendi, uragani e terremoti) dall’altra, sono esemplari a questo riguardo.

La scansione del tempo che accompagna gli eventi da loro descritti si avvale di metodologie classicamente astrologiche (la rilocazione del tema per il luogo in esame, la progressione del tema a partire dall’ora zero dell’anno civile – 1° gennaio – e dell’anno naturale – ingresso del Sole in Ariete), ma la raccolta e l’analisi dei dati è provocatoriamente scientifica e priva di fanatismi messianici.

Esemplare a questo riguardo è il loro ultimo studio sui terremoti, che ha dato origine a un libro forse unico nel suo genere (“Il terremoto nell’astrologia”), con 36 terremoti analizzati e oltre 100 riportati, di cui gli articoli qui pubblicati, oggetto delle relazioni tenute al VII Convegno di Studi Astrologici (Vico Equense, 2-5 giugno 2000) costituiscono una sintesi dei metodi adottati e dei dati raccolti, oltre che dello spirito con il quale essi sono stati analizzati.

Certo, chi di noi usa l’astrologia come cosmetico psicologico, per sapere se sarà felice (?), per sapere se va d’accordo con il proprio partner o per prevedere improbabili ritorni di un partner che (credo giustamente, a questo punto) se l’è data a gambe, può fare qualche fatica iniziale per entrare nel clima di senso universale in cui Sandra e Alberto fatalmente ci portano.

Ma si tratta di una fatica che dopo un po’ non si sente più.

Gli scritti di Alberto e Sandra si possono leggere come un trattato scientifico, come un romanzo d’azione o come un breviario. Io, nella mia ignoranza iniziale (e forse perdurante…) di cose astrologiche, ho scelto tutti e tre i modi, in tempi diversi, anche per gli stessi articoli. Attualmente utilizzo il modo “breviario”, cioè tengo sul comodino i libri o gli articoli che parlano dei terremoti e, prima di addormentarmi, ne leggo un breve passo. Questo mi calma e mi dà fiducia assai più delle frasi consolatorie (sempre le stesse, ahimè) di certi astrologi di scuola anglo-sassone, con qualunque pianeta che, in transito su qualunque altro pianeta, rappresenta “un momento di cambiamento e di nuova consapevolezza”.

Probabilmente troppo “cambiamento” e troppa “nuova consapevolezza” innervosiscono un po’ i mercuriali conservatori come me, mentre la percezione collettiva del tempo – che Alberto e Sandra propongono – li allieta e li rasserena…

Per questo, dopo la breve lettura, mi addormento subito come un angioletto e dopo un po’ mi metto a sognare un terremoto di grado III della scala Mercalli che mi fa dolcemente oscillare il letto come fosse una culla e mi fa piano piano familiarizzare con i terremoti, cancellando paure ancestrali.

Veramente, anche adesso mentre scrivo, la scrivania oscilla un po’ e anche il lampadario si è messo a dondolare. Probabilmente sarà un effetto “meta-fenomenico” della presenza di questi libri nella mia stanza. Bisogna che lo chieda a Sandra, la prima volta che la incontro…

testi di Lorenzo Vancheri – tutti i diritti riservati

Astrologia e Scrittura (di Laura Poggiani)

lunedì, giugno 29, 2009@ 5:52 PM
Author: admin

Che l’Astrologia sia una scienza che si esprime mediante simboli è ormai noto a tutti ma che anche la scrittura si esprima nello stesso modo probabilmente è meno conosciuto. Eppure, lo psichismo di ognuno si riflette nella nostra scrittura attraverso un simbolo che la integra alla nostra intima struttura e che vive in noi e si esprime attraverso noi stessi tutti i giorni. Un collegamento, allora, tra queste due discipline appare quasi inevitabile, soprattutto se si pensa che il simbolismo astrologico influenza la personalità di ciascuno di noi e che esso si compone, comunque, di segni grafici. Ma fino a che punto questi simboli possono arrivare a manifestarsi nella nostra personalità e, conseguentemente, apparire, in tutta la loro evidenza, anche nella scrittura? E’ quanto mi sono chiesta e ripromessa di verificare, forte di quel “Tutto è in tutto” che gli antichi declamavano.

A tale scopo, vi propongo una comparazione astro-geografica di un personaggio noto a tutti: NAPOLEONE BONAPARTE.

Analizzare una scrittura di un personaggio storico presenta non pochi problemi: innanzitutto, trattandosi di un personaggio pubblico, non sempre ciò che risulta ai più coincide con l’immagine che di lui ci è stata tramandata e che, come ben sappiamo, è soprattutto mirata a risaltarne i pregi ed occultarne i difetti. Inoltre, ogni periodo storico ha una proprio modello calligrafico (basti pensare al modello gotico in uso, fino a qualche decennio fa, in Germania) che varia da Nazione a Nazione e che può dar luogo a “sviste” clamorose. Ho scelto la scrittura del “Grande Corso” in quanto appare davvero significativa: anche se scritta in francese, non è legata a particolari canoni calligrafici ed inoltre, l’immagine pubblica del personaggio in questione è anche sufficientemente approfondita, persino dal punto di vista astrologico, grazie ad un ritratto mirabile fatto dal bravo Ciro Discepolo, a cui, in questo confronto, farò riferimento.

Sotto il profilo astrologico, il personaggio in esame è Leone Asc. Scorpione e questo gli conferisce, fin dalla nascita, una spiccata attitudine al comando, anche se abbinata ad una certa distorsione fanatica, essendo Marte congiunto a Nettuno. Lo Scorpione è associato, oltre che all’occulto e agli intrighi, anche al demonio e, tutto sommato, Napoleone deve essere apparso proprio così ai suoi nemici, date le indubbie capacità di stratega. Ben noto è anche che l’ottavo Segno dello Zodiaco è dominato da Plutone, oltre che da Marte, ed in questo Tema i due pianeti sono legati da un trigono molto importante, formante uno dei lati del “Grande Trigono” di Terra che vi vede implicato anche Urano.

Plutone, poi, è rafforzato dalla posizione che occupa, essendo in III Casa, dando luogo, nel soggetto, ad uno smaccato istrionismo e al bisogno di raccogliere il plauso delle folle (Luna al FC, opposta a Saturno, che pone l’accento sui complessi di inferiorità che sono alla base di un tale atteggiamento). Fin qui l’analisi astrologica. Sotto il profilo grafologico, un simbolismo così forte non può non trovare espressione ed infatti, se si osserva attentamente l’Ordine al generale Massena, datato 18 settembre 1805, ecco spiccare Plutone, nella seconda riga del testo, tracciato in uno dei tre modi più usuali di indicare graficamente tale pianeta, cioè PL.

Coincidenza!, diranno i più e potrei anche dar loro ragione. Basta però abbassare un attimo lo sguardo e non si può non restare colpiti dal glifo di un poderoso Saturno, sottolineato dalla freccia sagittariana e collocato giusto nella firma! Saturno, nel Tema, si trova in Cancro ma, guarda caso, proprio nel IX settore, cosignificante del Sagittario e proprio Discepolo ci fa notare nella sua analisi astrologica, l’importanza che tale pianeta ha rivestito nella vita del soggetto quando scrive: “In questa posizione, il “Gran Malefico” è dove può procurare meno danni … A patto che si stia in casa propria e non si vada in giro per il mondo. (…) L’ideale sarebbe quindi sognare tutta la vita di trasferirsi a vivere all’estero e non andarci mai. ( … ). In caso contrario, i danni possono essere anche molto grossi e, nel caso di Bonaparte, leggiamo, a bilancio ultimo della sua vita, una disastrosa campagna di Russia, l’Isola d’Elba, Waterloo e Sant’Elena”.

Un’altra coincidenza? Può essere. Ma andiamo avanti. Lo scritto a cui si fa riferimento, risale a quando Napoleone, oltre che Imperatore, era anche Re d’Italia ed ai tratti grafici propri del fanatismo ideologico misto ad aggressività, spiccano quelli tipici di chi è in forte stato di tensione e soggetto a fenomeni nervosi incontrollati. Nota a tutti è la sua tendenza a soffrire di crisi epilettiche (Casa VI in Ariete -la testa – e quadrato Sole-Urano). Periodo di tensioni, si diceva, eppure ecco balzare, nell’ultima riga, il tenero simbolo di Venere, che nel Tema è posta anch’essa in IX Casa, ad indicare come sarebbe stato importante, per lui, un amore legato all’estero o straniero, anche se la posizione di Urano in VII e l’opposizione con Plutone alla stessa Venere ne compromettono la stabilità. Bonaparte si sposò con Giuseppina Beahurmais, che gli aveva precedentemente fatto ottenere il comando dell’esercito nella Campagna d’Italia e, malgrado il suo successivo matrimonio con l’Arciduchessa d’Austria, mantenne con Giuseppina continui contatti. Il matrimonio con Giuseppina cade proprio l’anno prima di questo scritto e non poteva, il simbolo di Venere, non essere presente.

Forse qualcuno penserà ancora che sono tutte coincidenze, oppure proverà ad osservare più attentamente la propria scrittura alla ricerca di simboli astrologici – dei segni o dei pianeti – vergati inconsciamente e poter così approfondire la conoscenza di se stesso.

Tema natale di Napoleone Bonaparte




Ordine scritto da Napoleone Bonaparte






testi di Laura Poggiani – tutti i diritti riservati

Urano e la nascita di Venere (di Serenella Margherita)

lunedì, giugno 29, 2009@ 5:52 PM
Author: admin

Nella Grecia lontana di sette secoli prima di Cristo, Esiodo, personaggio di una civiltà pastorale per noi inimmaginabile, compone un poema, la Teogonia, in cui narra la storia delle origini degli dei.

Trattati “scientifici” saranno per secoli organizzati in forma di poema, tanto che ancora nel primo secolo a. C. il poeta latino Lucrezio scriverà in versi il sublime De rerum natura, una cosmogonia che esprime in altissima poesia la concezione filosofica del suo autore.

E in versi sarà scritto nel I secolo d.C. un trattato che ci riguarda da vicino, l’Astronomicon di Marco Manilio.

E’ certo comunque che Urano, poiché è la sua storia che ci interessa, nelle vaghe sembianze di “Cielo stellato” acquista nei versi di Esiodo una risonanza e un’evidenza fortissime. Così come è struggente, nei versi neoclassici del Foscolo, la nascita di Venere dalle onde dove è stato gettato, dopo la mutilazione cruenta, il sesso del dio.

Ma qual è il vero senso del mito?

Tutta l’astrologia, come Jung ci insegna, è un inno alle corrispondenze mitologiche archetipiche con l’animo umano. Nell’antichissimo sapere leggendario si nasconde qualcosa che può, letteralmente, spiegare le eterne strutture della psiche. Ma quel che siamo diventati oggi dopo millenni di storia, di scoperte geografiche, di traguardi scientifici, di vertigini tecnologiche, sembra estraneo al mito.

Finché entra in scena Urano: pianeta diversissimo dalla sostanza primordiale dei pianeti del settenario fino a Saturno, che simboleggiano strutture psichiche elementari, estremamente lineari anche nella duplicità luce-ombra che caratterizza tutti i simboli astrologici.

Apparso nel telescopio di Herschel nel 1781, Urano è il ritratto dell’uomo moderno, ma questo non vuol dire che la sua simbologia sia di facile lettura. Tanto che il suo significato viene considerato “ancora in fase di elaborazione” (Horus).

Ricordiamo il grande mito di Urano nel momento folgorante dell’evirazione. Da questo evento radicale, sanguinario, catartico si produce un evento che è quanto di più antitetico. Venere Afrodite nasce dalla spuma leggera, in un tripudio di azzurro in cui si esalta la sua grazia rosata: ed è una perfezione indicibile di forma e di essenza.

Che cosa succede allora ad Urano? Come ha giustamente notato Grazia Bordoni, mentre in circostanze simili Saturno tornerà, nel tempo, carico di saggezza, attuando una pacifica “età dell’oro” di vita felice dentro la natura, ogni riscatto sembra negato ad Urano di cui si perdono le tracce.

Quale significato ha tutto ciò? Dovrete avere pazienza: rimandiamo a dopo la risposta a una domanda tanto difficile.

Anche per la sua appartenenza agli Elementi gli autori si dividono tra chi lo classifica Fuoco, come Barbault e Discepolo, chi lo classifica Aria, e persino chi lo classifica, sia pure come ipotesi, nell’Elemento Terra, come Lisa Morpurgo. Urano sembra pianeta di Fuoco quando tende all’azione, alla realizzazione ad ogni costo, all’intervento sulle cose e nelle situazioni. Sembra Aria quando teorizza principi generali, trascurando valori personali ed emozionali.

Regolatore del sistema nervoso, degli impulsi nervosi trasmessi dal cervello (A. T. Mann), Urano è il campo elettromagnetico dell’organismo umano. Talmente elettrizzante in alcuni uraniani che talora nessun orologio resiste al loro polso, e dopo un lasso di tempo il meccanismo, apparentemente intatto, è andato, disintegrato in realtà.

Probabilmente è inutile ridefinire il pianeta, ma va fatto per compiutezza di trattazione. Brusco, tagliente, radicale, impaziente, originale, stravagante, individualista, egocentrico, industrioso, ingegnoso, inventivo, innovatore, opportunista, ma anche utopista, universalista, umanitario.

Volete un esempio di un Urano riduttivo che può accompagnarci nel modo di essere di tutti i giorni? Quando vedo un’amica che per mesi si china beata su un puzzle elefantiaco mi chiedo sconsolata perché mortifichi così la sua intelligenza. Lei è Acquario con quattro pianeti in Acquario e Urano in aspetto alla Luna e al Sole. Ecco una manifestazione di Urano non creativa né evolutiva che non risolve neanche un fastidioso problema pratico, ma si esaurisce nell’ingegnosità di un esercizio visivo e manuale, secondo me estenuante, secondo lei appagante. Eppure, a pensarci bene, a qualcosa serve, questo puzzle: a distogliere la mente della mia amica da un problema serio.

 

Nei decenni dopo l’avvistamento di Urano è una selva di scoperte, anche attinenti all’elettricità, che cambieranno la faccia del mondo. Ancor più evidente la radicalità dei rivolgimenti che hanno caratterizzato la storia europea e mondiale negli ultimi due secoli, dalla scoperta del pianeta. Rivolgimenti che non sono rappresentati soltanto dalle rivoluzioni nella loro irreversibilità storica, ma anche dalla profondità delle reazioni che queste hanno suscitato e che sono sfociate nei moltissimi movimenti politici ultraconservatori. Che hanno caratterizzato le vicende degli ultimi due secoli non meno dei movimenti rivoluzionari. Dalla comparsa di Urano, per la prima volta nella storia sono in conflitto due immagini della società, due visioni antitetiche del mondo: quella progressista ed equalitaria, quella reazionaria e conservatrice. Fino a quel momento qualunque programma di avanzamento sociale non aveva mai messo in discussione l’identità intrinseca del potere e dello stato. Il mondo nuovo che avanza inarrestabilmente comporta da parte dell’ancien régime negazione, irrigidimento e reazione. Quindi Urano si muove nella solita ambivalenza dei valori astrologici, anche se essa gli viene riconosciuta meno che ad altri pianeti. E infatti si citano sempre gli esempi dei grandi uraniani Robespierre e Saint-Just, dimenticando quanto fossero uraniani Luigi XVI e la povera Maria Antonietta. Quindi Urano è pianeta “progressista” ma non soltanto, e la Morpurgo ne ricorda la violenza della repressione. Mentre Barbault gli attribuisce capitalismo, imperialismo e fascismo.

Così si vedono fior di uraniani vestirsi nel modo più classico (al contrario di Maria Antonietta che si vestiva di cotone nel settecento), o adirarsi se non viene loro aperto lo sportello dell’auto, da parte delle signore, ovviamente.

Qualcosa di singolare, originale, sarà tuttavia nella loro vita, soprattutto un modo di sentirsi e di essere liberi aldilà di ogni pastoia.

Poiché Urano determina eventi sconvolgenti e traumatici che ben si prestano, come dice Discepolo, a fornire la prova sperimentale della validità dell’astrologia, da ciò si deduce spesso una sua elementarità, per analogia all’evidenza dei fatti che lo caratterizzano.

Ma la semplificazione di Urano limita la comprensione delle sue tematiche, che spaziano nei territori sconfinati della mente e dello spirito.

Il famoso, e sublime, “scatto di Urano” è ben altro che uno scatto della volontà. Può riguardare necessità pratiche, da un problema che sembra insolubile e che si presenta a un tecnico del cinema mentre si gira un film (si arriva a casi iperbolici come quando per girare “Fitzcarraldo” Werner Herzog fece portare una nave su una montagna dell’Amazzonia), fino alle difficoltà superate dal Brunelleschi per voltare la cupola di Santa Maria del Fiore. Ma dove sta il confine tra intelletto e materia? La Matematica, come la etichettiamo? Gouchon, nel suo Dizionario, assegna la Matematica ad Urano. E l’Architettura la definiamo prodotto di mani sapienti che costruiscono, o di ingegni cui si devono ideazione, disegni, calcoli?

Quando parliamo di “lampo di genio” che cosa è questa luce che illumina la mente e folgora l’intelligenza? Naturalmente, è Urano. Che ha risposto all’interrogativo, trovato il risultato, risolto il problema.

Urano, mi disse Barbault in un tramonto di una quindicina di anni fa in Etruria, dove eravamo per un convegno, “est la force de l’esprit“. L’uomo oggi vive immerso nei prodigi scientifici e tecnologici del genio uraniano. E’ il regno della strapotenza dello spirito sul mondo esterno.

Facciamo l’esempio dell’astrologia. Qualche astrologo anche famoso non la collega ad Urano. Alexander Ruperti sostiene che il collegamento è nato probabilmente dal nome ‘Urano’ che coincide con il nome del cielo. Diagnosi che lascia perplessi.

Come sostiene la maggioranza degli astrologi, invece, questa disciplina basata su una rete di simboli che si intrecciano nel tempo e nello spazio, legati da rapporti complessi in parte evidenti in parte latenti, può essere decodificata soltanto da Urano con la sua capacità di computer di collegare miriadi di informazioni a vari livelli e operare rapidamente una sintesi. Scontato quindi il nesso Urano-astrologia, inspiegabilmente alcuni astrologi mettono in dubbio il nesso Urano-mente, Urano-intelligenza, Urano-genialità umana. Ma se Urano scioglie misteri astrali e decodifica geometrie celesti, perché non dovrebbe sciogliere altri misteri, decodificare altri codici? Ovvero, ancor meglio, procedere in senso inverso, e costruire?

Barbault, da vero illuminista francese, afferma che in un mondo tecnologico la funzione più specificamente uraniana è quella dell’ingegnere.

Se riflettiamo, diventa indecifrabile il passaggio dall’industriosità all’ingegno, mentre un risultato altamente tecnologico nasconde in realtà le fasi dell’invenzione e dell’elaborazione. Di più: il processo mentale che arriva a una scoperta scientifica non è tecnicamente diverso da quello che giunge alla creazione artistica. L’Arte ha bisogno di faticoso lavoro di messa a punto (la tenacia di Saturno) di quelle che in ogni campo vengono chiamate tecniche.

Urano, che in psicologia permette di enucleare dall’inconscio la propria individualità integrandola nell’Io, assumendosi il peso e il rischio della separazione a cominciare da quella dalle proprie origini, è spirito possente di energia inarrestabile che corrisponde alla lucida consapevolezza della coscienza. Non per niente nell’astrologia esoterica questo spirito non è altro che lo Spirito Santo. Simboleggia le illuminazioni divine, il sogno di Giacobbe, la decisione di Mosè, la folgorazione di San Paolo sulla via di Damasco che lo lasciò cieco per tre giorni, e costituì la sua conversione. Anche Gesù prima di uscire allo scoperto e cominciare la sua predicazione fu condotto dallo Spirito Santo nel deserto all’incontro con Satana; e fu uno scontro in cui le emozioni furono soggiogate dalla potenza della ragione.

Ma lasciando da parte l’astrologia esoterica e tornando all’astrologia laica e razionalista, se ci chiediamo “ma alla fine dove sta questo spirito, in che cosa consiste”, non possiamo che rispondere: “sta, inscindibilmente legato ad essa, nella nostra mente”.

A questo proposito vorrei mettervi a parte dello studio interessantissimo fatto dall’astrologa francese Solange de Mailly Nesle sul tema natale di Nietzsche. E’ un tema di quelli dove sembra di sentire “la musica delle sfere” tanto ogni posizione ha un senso compiuto e irrinunciabile. Con il Sole nell’estetizzante segno della Bilancia e con una supremazia dei segni d’Aria, questo cielo esercita un fascino al quale è impossibile resistere. Urano è opposto allo stesso grado a Mercurio in Bilancia, è congiunto a Giove al Fondo Cielo che si oppone a sua volta a Marte. Il Sole a 22 gradi Bilancia è opposto a Plutone. Saturno dall’Acquario è in trigono al Medio Cielo, a Marte e a Mercurio, sestile ad Urano; mentre dalla cuspide della terza, sempre nell’Acquario, Nettuno fa trigono al Sole in undicesima. Va precisato che tutti questi aspetti sono in orbita strettissima, zero, uno o due gradi al massimo. Trascinato nella dismisura di Giove, Urano è sostenuto da Saturno, che in luogo di porre limiti collabora con i suoi trigoni e il suo sestile.

Il pensiero, dice l’autrice, era per Nietzsche la fonte di una vera ebbrezza estatica.

Ed ecco le parole di Nietzsche stesso: “Si capisce, non si cerca; si prende, non si domanda chi dà; il pensiero folgora come il lampo, si impone per necessità, sotto una forma definitiva: io non ho mai dovuto scegliere…”. Si vede bene come la caratteristica fondamentale del pensiero di Nietzsche sia l’evidenza, l’irrevocabilità uraniana: il suo delinearsi non si svolge attraverso faticosa elaborazione, ma in una manifestazione tanto rapida e sintetica da avere qualcosa di precostituito.

Sappiamo bene che questo pensiero così teso sfociò nel delirio, non senza aver prodotto opere fondamentali nella storia della filosofia moderna e della cultura europea.

L’astrologa francese si serve dell’esempio di Nietzsche per sostenere che lo spirito, simboleggiato da Urano, non integrato in modo positivo, se lasciato in preda allo strapotere uraniano diventa spirito diabolico e distruttore dove tutto, anche la vita, viene annullato, per non lasciar vivere che il pensiero, fino alla catastrofe.

Per quel che mi riguarda il caso di Nietzsche esemplifica la tesi sul ruolo del nostro pianeta nell’orchestrazione del pensiero umano.

Va da sé che quella del filosofo tedesco è una vicenda portata all’estremo limite, ma proprio perciò si presta a dimostrare quanto debba allargarsi il senso della simbologia uraniana.

La trasposizione da tecnica in senso lato a tecnica letteraria o tecnica pittorica, eccetera, è abbastanza naturale, ed è chiaro come la funzione di Urano così congeniale ai procedimenti manuali e materiali si possa trasferire a metodologie e sistemi di altra natura, più elevata e rarefatta. Ma c’è ancora un grande passo da compiere perché la realizzazione di Urano va molto oltre le tecniche più raffinate e si esprime nell’ideazione e nella costruzione dell’opera d’arte. Controllate i temi di Mozart, di Beethoven, di Dante (ipotesi di Mann), Leonardo, Michelangelo, e passando al nostro secolo pensate a Proust e a Picasso. Ma si potrebbe continuare molto a lungo: non ho trovato un grande genio che non abbia Urano significativo nel suo tema natale.

Il “Cielo stellato” ha compiuto opere mirabili, così come imprese efferate.

Il distacco informa la sua siderale presenza-assenza.

Staccatosi partenogeneticamente dalla Madre Terra, ha dato senso al cosmo mettendo fine, ordinando il caos e dando origine ai fiumi, ai laghi, ai mari, e anche all’erba, ai fiori, agli alberi, agli animali. Ma la sua abissale distanza non gli consente di assumere alcuna paternità; la sua è una creatività mentale. Eccolo, il mito dell’uomo moderno, dell’ordinatore, dell’homo faber, simboleggiato nientemeno nella creazione del mondo. Ma questa funzione, esaltata dalla scienza e dalla tecnologia contemporanea, è quella dell’uomo creatore in ogni tempo e in ogni campo.

Anche nella sessualità l’intervento di Urano di nascita come di transito favorisce l’ideazione di modalità personali e originali.

La conclusione del mito è la scomparsa di Urano dopo l’evirazione, dopo la nascita di Venere dalle onde del mare vivificate dal seme divino. Il cerchio si sta chiudendo, l’opera suprema si compie. E senza partecipazione. Nonostante l’intensità, la creatività uraniana non passa dai sentimenti. Ma dal genio uraniano nasce Venere, espressione di ogni Bellezza. L’opera suprema è compiuta. Può calare il sipario sul grandioso mito di Urano.

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  • Si è tenuto conto in particolare dei contributi di: André Barbault, Jean-François Berry, Dominique Levadoux-Feuillette, Annick de Souzenelle, Solange de Mailly Nesle.



  • testi di Serenella Margherita – tutti i diritti riservati

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