Il pronostico di Lichtenberger
E’ con piacere che pubblico qui la relazione presentata da Maurizio Malagoli al Congresso Cida di Salsomaggiore nel 1985. E’ un lavoro a carattere storico che chiarisce alcuni aspetti della pratica astrologica in epoca umanistica.

Maurizio, Lilith, Gianna
Testimonianza astrologica in epoca umanistica: il Pronostico di Johann Lichtenberger del 1492
di Maurizio Malagoli
Congresso Cida di Salsomaggiore, 1985
All’inizio di questa estate mi ero messo a frequentare la biblioteca della mia città, la biblioteca Estense di Modena, non con uno scopo preciso ma semplicemente per cercare un qualche documento astrologico che potesse risultare interessante. Avevo appena letto L’Astrologia in Italia di Stefano Caroti e alcuni articoli di carattere storico. Fino ad allora non avevo mai approfondito molto il problema delle fonti storiche ma incominciavo a rendermi conto che, a un certo punto, é necessario, importante farlo. Necessario e importante in quanto nella tradizione vi sono molte cose andate perdute o, quanto meno, dimenticate: questioni relative alle tecniche operative e interpretative, ma anche semplicemente lo stesso modo con cui l’Astrologia é stata affrontata, offerta e recepita nelle varie epoche che ci può insegnare molte cose, a evitare vecchi errori e forse anche a non farne di nuovi.
In quello stesso periodo mi é stata offerta l’occasione di presentare una relazione a questo Congresso e contemporaneamente, caso o sincronicità, mi é capitato tra le mani, lì in biblioteca, un incunabolo del 1492 che, per gli spunti che la sua osservazione può fornire, mi é sembrato molto in linea con il tema generale proposto in questa sede; ho quindi deciso di presentarvelo.
Il libro in questione (citato anche nell’opera del Caroti e in L’Astrologia – storia e metodi di Giuseppe Brezza) é il Pronostico di Johann Lichtenberger, una specie di almanacco popolare di previsioni su base astrologica che fu un vero e proprio best seller dell’epoca.
A questo punto occorre qualche breve premessa.
Una delle più interessanti manifestazioni della vita culturale e sociale del Rinascimento fu il largo credito goduto dall’Astrologia che, a contatto con il mondo antico dissepolto dal pensiero umanista, seppe riacquistare quella veste scientifica, filosofica e morale che già in altre forme le era appartenuta nell’antichità classica e acquisire un tale prestigio da superare la tradizionale opposizione della Chiesa, accanita persecutrice fin dal Medioevo, di ogni tendenza a voler scoprire i disegni divini mediante l’osservazione del cielo e del moto delle stelle.
Anche in questo periodo le tecniche di calcolo e i criteri interpretativi sono più o meno quelli dei secoli precedenti, basati su autorità ormai stabilite e universalmente riconosciute; sennonché ci voleva prima la conoscenza della vasta opera di Manilio, impostata su una concezione morale dell’Universo, ci voleva una più diretta e sicura nozione del pensiero platonico e aristotelico, ci voleva una rilettura dei testi neoplatonici ed ermetici che ridesse dignità all’Uomo, perché l’Astrologia diventasse un elemento indispensabile nell’insegnamento universitario, uno strumento di governo, un motivo ispiratore delle lettere e delle arti, una specie di guida nelle direttive della vita comune.
Specialmente gli Studi e le Università dell’alta Italia si rivelano, nel periodo del Rinascimento, centri importanti degli studi astrologici dove non uno ma parecchi sono gli insegnamenti che vengono impartiti su tale materia.
Così nello Studio di Bologna, sotto i Bentivoglio, tiene per circa trent’anni lo scettro dell’Astrologia Gerolamo Manfredi, autore del “Liber de homine” o Libro del Perché, affiancato a più riprese dal non meno famoso Galeotto Marzio di Pesaro; attorno ad essi esplicano la loro attività altri astrologi di grido, come Iacopo Petramellara e Domenico Maria Dovera che fu maestro di Copernico.
Così nello Stadio di Ferrara fu per molti anni considerato maestro, ai tempi di Borso e di Ercole I d’Este, quel Pietrobono dell’Avogaro che seppe unire alla competenza astrologica non comuni cognizioni nel campo della cosmografia; con Pietrobono insegnarono nello Studio ferrarese altri celebri cultori della materia: Battista Piasi, Giovanni Maria Albini, Antonio Arcuati. Carlo Susena, l’opera dei quali ci é nota per mezzo di rare stampe astrologiche.
Altrettanto si può dire delle Università di Pavia e di Padova, per ricordare soltanto gli altri due più importanti centri di studi dell’Italia superiore. La prima di queste, dopo aver ospitato nel sec. XIV Mayno de’ Mayneri chiamato dal. Petrarca astrologus magnus, autore delle Theorica corporum celestium e del Dialogus creaturarum, nella seconda metà del Quattrocento conta tra i suoi insegnanti astrologi famosi come Ambrogio da Rosate, medico degli Sforza, e Giovanni Maria Sicleri; così quella di. Padova, nella stessa epoca, vide salire su quella cattedra che era già stata del grande Pietro d’Abano, scienziati come Giorgio Peuerbach, Federico Crisogno e Giovanni Regiomontano profondi conoscitori anche dell’astronomia e della matematica.
Ma non é solo nell’insegnamento universitario che l’Astrologia riporta nel Rinascimento i suoi trionfi. In un’età infatti come questa, agitata da tanti conflitti, testimone di rapide fortune e altrettanto repentini tracolli, più della teoria doveva interessare quella che di tale materia potrebbe definirsi la parte pratica, dalla quale potevano derivare norme e consigli per evitare i mali della vita. Le Signorie del Quattrocento, quasi sempre costrette a fondare la propria esistenza sul valore e sulla capacità di poche persone, cercavano di valersi di tutti i mezzi, leciti e illeciti, buoni e cattivi, che occorrevano per salvaguardarsi dagli intrighi e dalle vendette dei nemici. Gli astrologi, che con la loro arte ammonivano sui pericoli imminenti, erano per i Principi di notevole aiuto, potendo essere consultati nelle occorrenze più gravi o anche, le loro parole, venire utilizzate per fini ben precisi.
Tutti i grandi Signori dell’Italia settentrionale si distinguono per questa fede nell’utilità dell’Astrologia. Oltre ai già citati Bentivoglio ed Estensi, si avvalevano dell’opera di astrologi i Malatesta, gli Sforza di Milano e perfino le più alte gerarchie della Chiesa, come ad esempio il cardinale Raffaele Riario che teneva presso di sé e proteggeva quel Lorenzo Bonincontri che, dopo aver pubblicato l’Astronomicon del Manilio, dava alle stampe e dedicava al suo protettore un Vaticinium anni 1488. Il prestigio e il credito degli astrologi erano arrivati a un tal punto che uno di essi, Paolo di Middelburgo, anche scienziato e matematico, venne in questo periodo insignito della carica di vescovo e un Papa, Innocenzo VIII, poco prima di morire, faceva chiedere il proprio vaticinio all’astrologo della Corte Sforzesca.
Anche il popolo condivideva questi sentimenti e leggeva con avidità i pronostici che in gran numero ogni anno venivano pubblicati nelle principali città dell’alta Italia a Venezia, a Bologna, a Ferrara, a Milano, ecc., non solamente dai luminari dell’Astrologia, insegnanti negli Studi e forniti di serie cognizioni, ma anche da ciarlatani che speculavano sulla curiosità e credulità popolare. Moltissimi, anzi la maggior parte di tali pronostici, sono andati perduti ma da quelli superstiti possiamo farei un’idea di certi caratteri che hanno fra di loro in comune, anche se il loro valore é assai diverso.
Comunemente, i più accreditati di tali pronostici, uscivano in due redazioni: una in latino, che serviva per le persone colte, l’altra in volgare per il grosso pubblico. Qualche volta i volgarizzatori erano letterati di grido e le loro opere, in versi o in prosa, hanno il merito di aver tradotto per la prima volta, in una lingua ancora giovane, dei difficili e a volte astratti concetti scientifici.
Ognuna di tali pubblicazioni é di poche carte (da 4 a 12); solo eccezionalmente tale numero viene superato. Anche lo schema della trattazione non presenta molta differenza dall’uno all’altro pronostico; alla base sta sempre una descrizione, più o meno rigorosa, più o meno completa, della situazione planetaria di quel periodo, dalla quale gli astrologi, a volte in modo serio e ineccepibile, a volte in modo estremamente fantasioso, fanno discendere il susseguirsi delle vicende umane, il diffondersi delle pestilenze e delle carestie, lo scatenarsi delle guerre, il clima delle stagioni e così via. Vivendo in una nazione divisa in parecchi Stati, era naturale che gli astrologi distinguessero assai spesso la trattazione in distinti capitoli inerenti alle varie Signorie, lasciando in tal modo trapelare le proprie simpatie, quando addirittura non fossero influenzati dalle corti che li tenevano al proprio servizio.
I particolari che ho illustrato mirano a fornire la spiegazione di un fatto singolare. Mentre nell’Italia superiore l’Astrologia trova l’ambiente più adatto per intensificare il proprio dominio e la lettura dei pronostici si moltiplica in modo sorprendente, all’improvviso compare, si afferma e piglia piede nella Valle Padana un pronostico che viene da lontano e riflette altri indirizzi culturali e spirituali, e che verrà ristampato nella sua forma immutata in una lunga serie di edizioni. Alludo, appunto, alla Pronosticatio di Johann Lichtenberger, uscita per la prima volta in Germania verso il 1488. Il volumetto, dovuto indubbiamente ai torchi di Enrico Knoblochtzer di Heidelberg, é composto di 38 carte e reca 45 incisioni in legno, che si trovano pure nella edizione tedesca uscita forse lo stesso anno presso il medesimo tipografo.

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Le differenze formali e sostanziali che distinguono il pronostico tedesco da quelli italiani sono molte e di notevole rilievo. Anzitutto la maggiore estensione: da 4 od 8 carte si passa a ben 36 di scrittura gotica assai stretta e compatta. In secondo luogo il libro non si riferisce soltanto all’anno della sua apparizione, ma tenta di presagire gli avvenimenti che debbono maturare entro un lunghissimo periodo, vale a dire dal 1488 al 1567. In terzo luogo l’opera é copiosamente illustrata da figure originali, che interpretano fedelmente i più importanti eventi segnalati dall’autore: da questo il libro trae una sua grazia che serve ad acuire la curiosità e l’interesse dei lettori.
Ma più profondo ancora é il divario che si nota negli elementi dei quali la trattazione é intessuta. Il principio ispiratore del libretto tedesco é sì l’Astrologia, ossia la ricerca delle influenze degli astri sulle vicende umane e specialmente politiche, ma essa si unisce e si fonde con la parte profetica, che trae le sue radici dai libri sacri e da quelli magici e cabalistici. Qui è la novità maggiore, che colorisce,la narrazione di pittoresco, di simbolico e di soprannaturale.
Per tutti questi motivi il Pronostico del Lichtenberger piacque al popolo italiano, che lo accolse favorevolmente quando per la prima volta ebbe occasione di conoscerlo.
Vediamo come giunse in Italia e dove fu stampato.
I libri e l’arte tedesca trovano, nel Quattrocento, un facile sbocco in Italia attraverso quelle correnti culturali che si erano instaurate tra i due paesi confinanti: i frequenti pellegrinaggi diretti a Roma; l’affluire di gran numero di studenti nordici nelle università della Vane Padana; il continuo sopraggiungere di artigiani ed artisti in cerca di lavoro, spinti dalla fama di benessere e di operosità di cui godevano le maggiori città italiane in quel periodo. In questo, modo si erano venute formando, nei più popolosi centri dell’Alta Italia, numerose colonie di tedeschi, che si dedicavano soprattutto all’artigianato e al commercio. Molti di essi praticavano la stampa e l’intaglio in legno, altri esercitavano il mestiere di copisti e di miniatori, non pochi, infine, che erano venuti a studiare nelle. scuole italiane, si erano fermati nella penisola a fare i medici o i maestri di grammatica.
Questo stato di cose ci spiega la presenza, nel libro italiano del Rinascimento, di veri e propri documenti d’incisione tedesca e l’apparire in edizioni italiane di opere uscite in Germania poco tempo prima.

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A tali rapporti dobbiamo probabilmente la presenza in Italia del Pronostico del Lichtenberger, subito dopo la sua pubblicazione in Germania.
Nessun altro pronostico ebbe l’onore di così numerose ristampe, segno non tanto del suo valore e importanza quanto della preferenza che lo spirito e la curiosità popolari gli accordarono. Tutte queste edizioni, secondo uno studio del bibliotecario Domenico Fava, uscirono tra il 1490 e il 1532 a Modena, a Venezia e a Milano, con la seguente cronologia:
1) Modena, Domenico Roccociolo -1490/1492 – Latino.
Un esemplare nella biblioteca Archiginnasio di Bologna (incompleto).
2) Modena, Domenico Roccociolo – 1490/1492- Volgare.
Un esemplare al Museo Britannico di Londra.
3) Modena, Pietro (Maufer) francioso – 14 aprile 1492
Volgare. Un esemplare nella biblioteca Estense di Modena.
4) Milano, Giovanni Antonio di Farre – 18 luglio 1500 Volgare.
Tre esemplari: raccolta De Marinis di Firenze; biblioteca Universitaria di Basilea; biblioteca di Stato di Vienna (incompleto).
5) Venezia, anonimo – 1500 ? – Volgare.
Se ne ha la descrizione ma non si conoscono esemplari.
6) Venezia, Nicolò e Domenico del Gesù – 9 agosto 1511 Volgare. .
Due esemplari: Biblioteca Estense di Modena (incompleto); Biblioteca Landau di Firenze.
7) Venezia, Nicolò e Domenico del Gesù – 23 agosto 1511 Latino.
Tre esemplari: tutti a .Roma, rispettivamente nella Niblioteca Nazionale, nella Casanatense e nella Vaticana.
8 ) Venezia, Paulo Danza – 1511 – Volgare.
Un esemplare nella biblioteca Nazionale di Firenze.
9) Venezia., Nicolò e .Domenico del Gesù – 20 ottobre 1511 Volgare.
Un esemplare nella biblioteca Marciana di Venezia (incompleto).
10) Milano, Giovanni Angelo Scinzenzeler – 28 settembre 1513 -Volgare.
Non si conosce nessun esemplare.
11) Milano, Giovanni Angelo Scinzenzeler – 21 aprile 1523 – Volgare.
Un esemplare nella biblioteca di Parma.
12) Venezia, Nicolò e Domenico del Gesù, 13 settembre 1525, Volgare
Un esemplare nella Biblioteca nazionale di Napoli (incompleto)
13) Venezia, anonimo, 20 giugno 1532
Un esemplare al Museo Britannico di Londra.
Ben tredici sono. dunque le edizioni. stampate in Italia, tra latine e volgari, a noi note: numero veramente cospicuo per un’opera straniera e per il breve periodo nel quale la loro stampa è compresa. Cosa tanto più singolare in quanto per la Germania, nello stesso arco di tempo; non si contano che quindici edizioni tra latine e tedesche.
Quella che ho avuto occasione di consultare è la terza edizione italiana, stampata a Modena da Pietro Maufer. Si tratta di un volumetto in 4°, formato da 48 carte e ancora nella sua legatura originale, con dorso in cuoio e piatti in legno; i caratteri sono gotici e le iniziali xilografate; contiene 45 figure in legno di cui 3 a piena pagina. Ho potuto esaminare, per confronto, anche un’edizione veneziana del 1511: non vi é nel testo, alcuna sostanziale differenza; diverso é invece lo stile delle figure benché i soggetti siano gli stessi.
Vediamo ora, più da vicino, il contenuto di questo libretto.
Nel fronte della prima carta troviamo un’intestazione che suona più o meno così: “Pronostico in volgare raro e prima non udito il quale espone e dichiara alcuni influssi del cielo, l’inclinazione di certe costellazioni: cioè della grande congiunzione e dell’eclisse, che sono state in questi anni e quel lo di male o di bene in questo tempo dimostrano. Per l’avvenire durerà più anni cioè fino all’anno 1567″.
Una presentazione quindi pretenziosa e ambiziosa anche se non del tutto onesta in quanto, soprattutto per la parte che a noi più interessa, cioè quella strettamente astrologica, si rifà pedissequamente al Pronostica ad viginti annos spectantia del 1484 di Paolo di Middelburgo; pronostico più dotto, più scientifico e più equilibrato che però non ebbe lo stesso successo di pubblico di questo.
Vi é poi una lunga introduzione nella quale l’Autore spiega, esalta e giustifica il valore e la validità delle arti divinatorie in generale e della sua opera in particolare, sempre però nel rispetto della volontà di Dio e del libero arbitrio dell’uomo, chiamando a testimoni delle sue affermazioni la filosofia di Aristotele, la scienza di Tolomeo e le ispirazioni di profeti antichi e recenti.
Inizia infatti dicendo che solo Iddio ha in suo potere i tempi futuri e la conoscenza delle cose che debbono avvenire ma, nella sua immensa bontà, ha elargito dei doni all’uomo e posto dei segni nella natura in modo che si possano trarre presagi dei quali servirsi per migliorare la vita. Questo, afferma, è in armonia con quanto disse: Aristotele: “delle cose future non é determinata la verità in modo contingente, però ogni cosa necessariamente avverrà e la sua causa da un’altra procede”.
Tre sono le vie date all’uomo per pronosticare: la più comune é l’esperienza delle cose passate che, all’uomo saggio dà la possibilità di supporre quelle future. La seconda si può conseguire dalla scienza astronomica poiché, come dice Tolomeo, “questo mondo é continuo alle superiori circonvoluzioni … e gli uomini dalle stelle sono di virtù e costumi informati; essi corpi celesti danno una certa inclinazione ai corpi umani ma non gli impongono necessità.”
La terza via é quella delle rivelazioni, in quanto Iddio si è degnato di svelare attraverso visioni o altre forme occulte talune cose a particolari persone; così si ebbe tra i pagani la Sibilla e, in tempi più recenti, Santa Brigida e il monaco Reinardo, le profezie dei quali verranno citate nella seguente opera.
Porta poi esempi di come, tra gli antichi popoli Ebrei, Egizi, Greci, Romani, ecc. gli astrologi e gli indovini erano tenuti in grande considerazione ed elevati al rango di sacerdoti. Conclude dicendo che spera non esistano persone talmente rozze, ignoranti o stolte che “guardando su nel cielo e vedendo l’ammirabile macchina dell’opera divina, neghino che questo mondo inferiore sia governato dalle stelle e sia in loro dominio come da strumenti divini”. Le sue parole, infatti, sono dedicate a coloro che “credono, si curano di sapere e si sforzano di capirle così che possano ovviare ai mali e provvedere alle cose necessarie”.
Vi é a questo punto un’orazione dell’Autore che chiede l’aiuto divino in quanto, per la grandezza delle cose che affronterà, ha intrapreso un lavoro superiore alle sue forze.
Arriviamo così alla descrizione della situazione astrale che sarà causa e condizione di tutte le cose future in seguito descritte.
“La grande considerevole costellazione dei due pianeti poderosi, cioè di Saturno e Giove la tremenda congiunzione, fu annunciante molte miserie nell’anno 1484 il giorno 15 di novembre alle ore 6 minuti 4, allora la metà del Cancro era sopra all’orizzonte ascendente. La congiunzione di questi non può avvenire se non sono passate molte rivoluzioni di anni e molti corsi di pianeti. Però è di grandissima efficacia alla congiunzione di essi il perfido e oscuro segno dello Scorpione, che é rappresentato nei gradi 23 e minuti 24, nel quale la perfida stella di Marte gode. Perciò ha oppresso il benigno Giove Marte anche signore di tale congiunzione con minacciosa ferocia dal Medio Cielo guardando, posto nella sua Casa e Cielo regale prende su di sé tutto il governo e disposizione di tale congiunzione. Giove benigno dunque tenuto in pugno da Saturno e da Marte, oppresso dalla maligna radiazione di quelli non potrà conferire alla natura umana la sua consueta benevolenza”.
In questa epoca era ancora molto in voga, anche se soggetta a critiche, la teoria delle grandi congiunzioni, teoria di origine araba ampiamente sviluppata e divulgata da Albumasar nel IX secolo. In pratica é quella che, al giorno d’oggi, chiamiamo Astrologia generazionale o dei cicli planetari.
Dal ripetersi di talune congiunzioni, a distanza di anni, nello stesso segno o in una delle quattro triplicità, traevano indicazioni sul periodo storico in esame e facevano risalire a quelle più importanti la nascita di religioni, dinastie o, quanto meno, di personaggi importanti. Naturalmente, in un’ottica storica, le maggiormente interessanti erano quelle dei pianeti più lenti allora conosciuti cioè Giove e Saturno che si congiungono ogni 20 anni, ripetono le congiunzioni nella stessa triplicità per circa 240 anni e si ritrovano, più o meno negli stessi gradi zodiacali ogni 960.
Nel 1484 era avvenuta appunto una di queste grandi congiunzioni a 23°24′ nel segno dello Scorpione.
Per ben capire il discorso dell’Autore, precedentemente riportato, bisogna anche chiarire che, per quel momento, veniva eretto un tema orario,dall’esame del quale potevano essere tratti presagi. Così al momento di quella congiunzione Giove/Saturno, domificando per le zone europee considerate, risulta un Ascendente in Cancro e una casa X in Ariete. Marte, poi, signore della congiunzione in quanto signore dello Scorpione, si trova all’epoca in Ariete, suo domicilio diurno, e nella parte più elevata del cielo per cui avrà la forza di opprimere Giove, come o più di Saturno stesso.

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Di seguito l’Autore dà un breve elenco di ulteriori aspetti astrali e direzioni che si formeranno negli anni seguenti, i cui effetti, sommandosi a quelli della suddetta congiunzione, andranno a determinare più chiaramente gli avvenimenti futuri. Di questi altri fattori giudica maggiormente significativo e importante l’eclissi di Sole che si formerà il 16 marzo del. 1485 nel segno dell’Ariete, segno che come abbiamo visto era entrato nel significato della grande congiunzione, e che quindi ne aumenterà i significati nefasti.
Dopo questa premessa, che é l’unica parte ad avere un vero e proprio significato astrologico, annuncia che il resto della sua opera sarà diviso in tre parti: nella prima parlerà della Chiesa; nella seconda del potere secolare; nella terza dello stato laicale, cioè del popolo.
Evidentemente, pur presagendo difficoltà e lotte di ogni genere, auspica e dichiara possano servire a ritrovare antichi equilibri (che naturalmente non potranno in realtà tornare) nei quali ognuno veda quelle chiarezze che, pur combattute e odiate, davano sicurezze alla gente. Forse le sue parole danno corpo a un certo romantico sentimento popolare, alimentato dalla salita al trono di Massimiliano I nel 1486, ultimo imperatore a essere incoronato re di Germania e dei Romani; una specie di reviviscenza dell’ideale imperiale, sulla soglia di un’epoca che avrebbe invece visto definitivamente oscurarsi le grandi idee del Medio Evo.
Infatti il Lichtenberger pone ognuno al posto che, per volontà divina, gli compete dicendo: “Tu sommo Pontefice prega Dio per il popolo cristiano cattolico. Tu Imperatore difendilo con la tua armata mano. Tu uomo semplice lavora”.
E più avanti: “Finché dura l’Impero Romano non verrà l’Anticristo”.
E’ impossibile descrivere il resto del libro in poche parole e senza entrare nel merito delle complesse vicende politiche dell’Europa, e della Germania in particolare, in tale epoca.
Basti dire che é una compilazione delle possibili evoluzioni sociali e politiche, fatta più basandosi su di una attenta osservazione delle situazioni e delle aspettative degli uomini che su reali basi previsionali; qui l’Astrologia, con la sua autorità, é usata più come pretesto e avallo che come vero strumento d’indagine.
Fedele allo schema premesso, nei primi capitoli illustra come “la navicella di San Pietro patirà, fra queste tempeste del mondo, con le sue divisioni”. Nella parte centrale descrive le difficoltà che incontrerà Massimiliano I a fare accettare la sua autorità imperiale e le vicende dei nascenti stati nazionali.
Negli ultimi capitoli si riferisce alle sorti della gente comune mettendo in guardia dagli anni di epidemie o carestie, e indicando i periodi migliori o peggiori per i raccolti.
Interessante e degna di nota é la previsione di un falso profeta o Anticristo, che porterà gravi situazioni e scismi: “Qui sta il monaco incappucciato di bianco che ha il diavolo sulle spalle, con abito lungo fino a terra, il suo discepolo é con lui”.
Questa previsione era anche nel Pronostico di Paolo di Middelburgo, dove però veniva descritto solamente come un profeta minore e nel quale, da molti, era stato ravvisato il Savonarola. In quello del Lichtenberger invece, data l’epoca e soprattutto il luogo della sua diffusione, verrà visto Martin Lutero. Questa indicazione sarà usata e strumentalizzata sia dai nemici di Lutero che da lui stesso quando, nel 1527, curando un’edizione del “Pronostico”, ne scriverà una prefazione dove, ribaltando le cose, indica come Anticristo il suo .nemico Tommaso Munzer.
Quanto ho esposto non vuole essere un’approfondita analisi storica e bibliografica, ma solamente la. descrizione delle caratteristiche e dei contenuti di un libretto di cosi vasto successo in un periodo che vede l’Astrologia a uno dei massimi vertici della sua storia: ciò può essere motivo di qualche riflessione.
Se é vero che nella nostra epoca, delusa da un positivismo e da un tecnicismo che umanamente non hanno portato i risultati sperati, vediamo apparire un certo filone di pensiero “neo-umanista” che valorizza l’individuo e pone l’Uomo al centro della ricerca, e se è vero che in questo contesto si spiega un riaffermarsi dell’Astrologia, non é assurdo fare dei paralleli tra allora e oggi. E’ in tale ottica che il Pronostico del Lichtenberger, anche se con sensazioni contrastanti, mi ha molto colpito: ho trovato questo antico almanacco astrologico estremamente moderno.
Mi fa piacere vedere come l’Uomo, quando ha il bisogno di ritrovare sé stesso, quando desidera spiegarsi le armonie e le disarmonie nelle quali la sua vita é calata, riscopra il valore dell’Astrologia e questa disciplina ricompaia forte e vitale per illustrare in che modo l’essere umano è parte integrante dell’universo che lo circonda.
Allo stesso tempo mi ha provocato un certo disagio osservare che anche allora esistevano, a livello di divulgazione, le stesse storture che esistano ai giorni nostri.
Ieri come oggi, la massima popolarità veniva decretata a quelle forme di espressione astrologica che fanno leva sugli stati emotivi e le speranze della gente; mentre l’Astrologia come vero strumento di conoscenza interiore ed universale resta motivo di interesse e studio per pochi individui.
Disagio in quanto, per uscire allo scoperto e affermare i suoi concetti, deve essere condizionata a cercare le conferme, quando non addirittura il consenso, da altre filosofie, dogmi o forme di pensiero al momento imperanti: ieri l’autorità della religione oggi quella della scienza ufficiale; senza avere coscienza di un’autonomia ed una dignità sue proprie.
Disagio perché, per interessare e colpire la fantasia delle persone, deve ammantarsi di mistero, superstizione e magia. quando, di per sé stessa, é così ricca di profondi significati simbolici che hanno la loro radice nell’Uomo stesso e superuomo, nell’ampiezza delle cose che abbracciano ogni costruzione fantastica.
Non voglio e non posso certamente. dare risposte a queste problematiche che sono ampiamente conosciute e forse anche retoriche; penso comunque vadano tenute sempre presenti, usufruendo anche di quanto le testimonianze storiche offrono, da tutti coloro che si applicano con serietà d’intenti a questa meravigliosa e strana disciplina.
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Bibliografia
E. Garin, Lo Zodiaco della vita, Laterza, Bari.
F. Boll, C. Bezold, W. Gundel, Storia dell’Astrologia, Laterza, Bari
D. Fava, La fortuna del Pronostico di J. Lichtenberger in Italia.
S. Caroti, L’Astrologia in Italia, Newton Compton, Roma.
G. Bezza, L’Astrologia storia e metodi, Teti, Milano.
C .Grimberg, Storia universale, vol. 5, Dall’Oglio, Milano.







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