La Profezione – 2° parte (di Giuseppe Bezza)

by: admin lunedì, giugno 29th, 2009

LA “PROFEZIONE” 

Seconda parte

     E poiché vari sono i significatori dei diversi accidenti che accadono all’uomo, Valente li definisce concisamente nel modo che segue, in una forma simile a quella di Tolemeo e somigliantissima a quella che Retorio riprenderà alla fine del VI secolo: 

“Quando vogliamo investigare della vita e delle attività connesse al corpo o all’animo, procediamo dall’oroscopo. Per quanto è della gloria, della dignità, splendore, dei padre e delle persone maggiori, è la natura del Sole che meglio conviene a dare il giudizio; compiremo quindi la progressione degli anni a partire dal Sole. Per quanto riguarda i pericoli al corpo, le debolezze, le effusioni di sangue, la madre dalla Luna. Per le azioni, i mezzi di vita, la professione dal culmine supremo. Per la prosperità e le acquisizioni dalla sorte di fortuna. Riguardo alle occasioni mortifere, i mutamenti e i tormenti dall’occidente. Per le cose stabili, i fondamenti, i possessi, le cose nascoste e le faccende che concernono i morti dal culmine inferiore. Per ciò che riguarda le donne, le relazioni, le unioni e ogni cosa che ha natura femminile da Venere. Per le cose militari e per ogni pubblico affare da Marte. Per il venir meno delle attività, per il patrimonio, per le sofferenze nascoste, per l’eredità paterna da Saturno. Per la fama, l’amicizia, gli appoggi, il patrimonio da Giove. Per le associazioni, i servi, gli schiavi, il dare e l’avere, gli scritti da Mercurio.”

     Ma fra tutte le “perfezioni” di questi significatori le più importanti, avverte Valente, le “assolute”, sono quelle dell’oroscopo, del Sole e della Luna. Quella dell’oroscopo ha poi un suo significato in qualche modo preminente, come già appare in Doroteo e in Paolo d’Alessandria e verrà ratificata più tardi dagli Arabi, che chiameranno con voce persiana, salkhudáh (”signore dell’anno”) il signore della perfezione dell’oroscopo, assumendolo ad interprete privilegiato dell’andamento generale dell’anno. Siamo quindi di fronte a un procedere ciclico regolare, che si ripropone ogni dodici anni sempre uguale a se stesso.  

     Commentando l’ultimo capitolo dell’ultimo libro di Tolemeo, Cardano osserva che nella distinzione dei tempi futuri è necessario assumere a fondamento una processione ordinata ed uniforme e che Tolemeo ne dichiara tre. Nella prima, quella per età, l’ordinamento seguito è quello medesimo delle sfere, dalla Luna a Saturno; nella seconda, che oggi molti chiamano direzione primaria, si segue l’ordinamento dei confini dei pianeti; infine, nella terza, che è quella delle “perfezioni”, si segue l’ordinamento dei dodici segni a partire da quello levante. E se in questa triplice distinzione non vi è posto per le rivoluzioni, prosegue il Cardano, è perché la rivoluzione non avviene mediante un procedere uniforme, ma di un moto alterativo. Siano legittime o meno queste osservazioni, l’uniformità di un ciclo che ripropone uguali disposizioni ad un ritmo regolare di dodici anni costituisce il fondamento innegabile delle “perfezioni”. 

     Dice Vettio Valente:  

“Poniamo che un tale abbia figli in un dato tempo. Ritornando in seguito la medesima trasmissione (paràdosis) e giungendo al sommo fiore dell’età o a quella declinante, produrrà nuovamente figli o comprerà schiavi o alleverà altri a guisa di figli o gli giungeranno preoccupazioni a causa dei figli. Poniamo che un tale sia giunto al comando o ad un posto di autorità in un dato tempo del ciclo. Ritornando la medesima configurazione temporale ed avendo la genitura un buon fondamento, riceverà nuovi comandi e dignità; se per contro è mediocre o ritorneranno le medesime cose o non vi sarà che l’apparenza. Poniamo infine che un tale abbia preso moglie: nel ciclo successivo avrà preoccupazioni riguardo all’unione o si sposerà nuovamente o gli accadrà quant’altro riguardi le donne. In altre parole: poniamo che io sia nato quando la Luna illuminava lo Scorpione e Giove la Vergine. Vi sarà “perfezione” o intihá’ della Luna alla Vergine e su Giove mediante il numero 11, quindi all’undicesimo anno, poi al ventiduesimo, quindi al trentatreesimo, etc. La prima volta potrà la condizione di mia madre migliorare, la seconda volta potrei prender moglie, la terza avere appoggi dai potenti, la quarta nascita di figli, la quinta comandi e dignità, la sesta il compimento di inattese speranze, etc. Poniamo in seguito che Marte sia in Leone e la Luna in relazione sfavorevole, intendo di luce crescente e in natività diurna. La Luna compirà “perfezione” in Leone e su Marte mediante il 10: al decimo anno, al ventiduesimo, al trentaquattresimo e così via. E queste “perfezioni” significheranno ora pericoli e malattie, ora effusioni di sangue, ora separazioni familiari, ora inimicizie, ora accuse, ora la morte della moglie, ora quella della madre e infine la mia morte medesima.  
Tuttavia i brevi giudizi esemplificati avverranno in questo o in quel tempo e in quella forma semplice descritta alle seguenti condizioni:

1. se il fondamento della mia genitura vi si presta 

2. se il moto della direzione (la seconda forma del procedere ordinato dei tempi futuri) mostra il formarsi di configurazioni atte a disporre questo o quell’evento 

3. se nella figura della rivoluzione i luoghi principali e gli astri che assumono dominio confermano la disposizione ciclica delle “perfezioni”.”

     Quando l’astrologo giudica il futuro deve necessariamente compiere le direzioni di tutti i luoghi, degli astri e delle sorti e valutarne le figure. Queste suscitano gli eventi maggiori, che racchiudono tutti i vari accadimenti della vita, ed essi sono pigri al giungere in atto e difficili a rimuovere. Deve poi considerare, di tutti gli elementi predetti, le singole “perfezioni”, le quali suscitano una disposizione originaria che è di per sé indifferente rispetto all’accadimento reale, poiché non ha in se stessa le condizioni che esprimono le forme della sua attuazione. 

     Queste forme risiedono negli ingressi dei pianeti all’atto del ritorno del Sole e nella disposizione generale della figura della rivoluzione dell’anno. Tuttavia, chi non conosce i luoghi delle “perfezioni” ignora quali siano gli astri che assumono questo o quel dominio nell’anno e non può avere conoscenza della forma reale degli eventi. Poniamo ad esempio che al mio LVIII anno la Luna culmini nella figura della rivoluzione annua e si opponga a Marte. 

     Ora, poiché 58112 dà resto 10 e 10 è il numero mediante il quale la luna compie “perfezione” al segno del Leone e su Marte, la figura descritta è segno di sciagura improvvisa per incendio o crolli e pericolo di morte. Ma se l’opposizione di Marte alla Luna di cui abbiamo detto avvenisse nel mio LIX anno, poiché 59/12 dà resto 11 e 11 è il numero che esprime la “perfezione” della Luna al segno della Vergine e su Giove, non correrò pericolo di morte e il segno di sciagura svanisce, soprattutto se Giove testimoniasse da qualsivoglia parte e modo la Luna nell’anno. Nel primo caso, infatti, Marte ha un dominio sulla Luna dell’anno, nel secondo il dominio è di Giove.  

     Chi giudica il futuro deve pertanto rivolgere grande attenzione al rapporto tra “perfezioni” e rivoluzioni degli anni. Vettio Valente esprime questo rapporto nel passo che segue, che traduco con l’aiuto di qualche parafrasi e integrazione per rendere più intelligibile il senso tecnico. 

“1. Tutti gli avvenimenti che possono accadere nella vita giungono secondo le “perfezioni” (paradóseis, trasmissioni). Esse acquisiscono nondimeno una varietà estrema, a causa delle configurazioni generali del tempo, delle rivoluzioni degli anni, degli ingressi e delle apparenze degli astri, giacché tutte queste configurazioni sono forme dissimili le une dalle altre. 
Quando infatti gli astri del tempo fanno il loro ingresso dei transito degli astri a partire dal tempo della genitura o sugli astri che ne accolgono il transito o negli angoli, governano il tempo secondo la loro propria natura e sono pertanto essi che produrranno il bene o il male o confermeranno l’evento rendendolo più forte o al contrario impediranno che giunga in atto. 

2. Giudicheremo saldo e certo l’evento quando l’astro che compie il suo ingresso ha figura concorde rispetto a questo astro o quando gli astri che transitano mostrano, rispetto a quelli che li accolgono, una figura simile a quella del tempo della natività. 
Ma se i tempi generali indicassero una cosa, l’alternarsi dell’anno e gli ingressi degli astri un’altra, vi sarà una condizione media degli eventi. 

3. Di norma, quando l’astro che compie trasmissione o l’accoglie appare sotto i raggi del Sole deve essere reputato inattivo e dissolvente; e se fosse volto al ben fare, altro non mostrerebbe che l’apparenza. Se poi le tre direzioni del Sole, della Luna e dell’oroscopo significassero cose dissimili, l’anno sarà vario. Sovente invero accade che quando non proviene una trasmissione (paràdosis) che abbia una medesima e definita propensione, sono i tempi generali a indicare eventi cospicui e notevoli. Per questa ragione occorre assumere da ri (dalle direzioni dell’oroscopo, del Sole e della Luna) il principio originario e considerare in seguito i tempi annuali.”

     Cerchiamo di spiegare in parte, ma con parole chiare, questo passo di Valente. In tutti e tre i paragrafi con l’espressione “configurazioni generali del tempo”, “tempi generali” l’astrologo antiocheno intende i tempi e le figure che provengono dalla direzione prima della sfera (le cosiddette “direzioni primarie”). Nel primo paragrafo dichiara le tre forme fondamentali del giudizio che riposano sulla direzione prima, la quale dà tempi generali, la trasmissione (paràdosis) o “perfezione”, la rivoluzione annua. Riguardo alla seconda forma pone come luoghi significanti quelli dell’astro che transita e quelli dell’astro che accoglie: nell’esempio di Valente, luogo del transito della Luna al XXXV anno è la Vergine, luogo dell’astro che l’accoglie, Marte, è il Cancro. Infine, riguardo alla terza forma, definisce le condizioni di forza degli astri del tempo della rivoluzione annua, ovvero gli astri che fanno il loro ingresso. Queste condizioni sono due: la configurazione e l’apparenza, phàsis, intese nella loro essenza: configurazione rispetto agli angoli della figura, apparenza invece per quanto è della luce degli astri rispetto alla luce del Sole: se accresce o diminuisce, se latita o è manifesta, se è giovane o vecchia. Poste queste premesse, segue la conclusione: sono gli astri che fanno ingresso quelli che assumono la virtù apotelesmatica ovvero la facoltà di produrre gli eventi. E l’ingresso, spiega, si ha da considerare rispetto a tre luoghi: il luogo ove è giunto un dato astro significatore per il moto della direzione prima, il luogo del suo transito (paràdosis) in virtù del procedere uniforme delle “perfezioni” e il luogo dell’astro che l’accoglie. 

     Nel secondo paragrafo espone le condizioni di efficacia degli astri che fanno l’ingresso, la quale si basa sulla testimonianza, nella figura della rivoluzione, con gli astri che transitano e di quelli che transitano con quelli che li accolgono e sulla riproposizione di figure analoghe a quelle del tempo della natività. Si osservi che i giudizi formulati da Albumasar nel suo libro sulle rivoluzioni degli anni nelle natività (ripresi poi parzialmente dal Giuntini), si fondano unicamente su questo presupposto. 

     Nel terzo paragrafo pone ad esempio una condizione di debolezza e sceglie fra tutte la più grave, che ottunde, annulla o perverte la disposizione uniforme del transito. Quindi accenna a modi che si presentano anomali rispetto agli schemi dati. 

     A questo punto due osservazioni in breve rispetto al primo paragrafo: tre saranno i luoghi quando l’astro transita in un luogo “pieno”, come la Luna del XXXV anno che dallo Scorpione transita alla Vergine ove vi è la stella di Marte nella genitura e questo non è sempre dato. Inoltre, Valente non fa menzione dei luoghi cosiddetti radicali o della genitura e il motivo è il seguente. Egli ha a cuore l’esposizione ordinata e conseguente della dottrina. La trasmissione o perfezione deve essere intesa come un procedere uniforme del cielo che tutto abbraccia e ci circonda. Il circondato rimane necessariamente immobile rispetto al circondante. Immobile, quindi, ogni riferimento relativo allo spazio locale: i principi del nostro orientamento, i luoghi ove soffia la tramontana o l’austro non mutano. D’altra parte, noi che siamo composti di terra e di cielo mutiamo nel tempo rimanendo tuttavia uguali a noi stessi. Questo modo del mutare, gli astrologi di lingua greca lo esprimono talora con termini che sembrano provenire dalla filosofia naturale di Aristotele: un mutamento di quantità, un più o un meno, come è ad esempio di chi, essendo sano, si ammala o del malato che guarisce. Se ad esempio in natività la Luna è in Scorpione e nel XXXV anno è in Vergine non significa che la persona da sfacciata diviene modesta, da ardita e risoluta si fa riflessiva o pensosa. Significa che quanto riguarda il benessere fisico, la condizione della madre, la convivenza e in generale le affezioni dell’animo sono in quell’anno governate da Mercurio, secondo la natura che Mercurio ha in natività e secondo la disposizione che Mercurio assume nella figura della rivoluzione. Se tuttavia, come nell’esempio, nel segno della Vergine vi fosse un dato pianeta, quello prenderà il diritto di significare le cose indicate dalla Luna. 

     Sono ora necessarie alcune parole sul calcolo delle “perfezioni”. Innanzitutto, possiamo notare che la letteratura sulle “perfezioni” o trasmissioni o transiti come meglio vogliamo chiamarle, viene continuamente riproposta dagli astrologi, talora per semplice dovere di trasmettere i giudizi della tradizione. Andrea Argoli, ad esempio, intorno alla metà del XVII secolo, assolve a questo compito, ma premette che lo fa per dovere di informazione e basta, in quanto constata che la loro veridicità è scarsa. 

     D’altro canto, poiché gli elementi di cui l’astrologo dispone sono numerosissimi, occorre in primo luogo che la teoria sia salda e che chi giudica possa farlo con criteri inerenti al giudizio medesimo, che proceda quindi per via filosofica e dialettica, evitando quanto può prestarsi ad una sorta di “identification-game”. Placido Titi, dal canto suo, di poco più giovane del suo collega padovano, le rifiuterà recisamente, poiché non trova in esse alcun principio matematico accettabile. Vediamo la questione da più vicino. Di norma, i testi che ci trasmettono il modo in cui si produce il movimento ciclico e regolare delle perfezioni l’espongono come se si trattasse di aggiungere 30 gradi zodiacali ad ogni luogo (o casa) ed astro e sorte. All’interno dello spazio di 30 gradi si collocherebbe la perfezione annua. 




autore: Giuseppe Bezza – tutti i diritti riservati

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