Un oroscopo rinascimentale: la genitura di Alfonso d’Este

martedì, marzo 9, 2010@ 2:07 PM
Author: GraZia

Scienza, fantasia e diplomazia in un oroscopo rinascimentale
(La genitura di Alfonso d’Este, 1553)

di Maurizio Malagoli

Maurizio Malagoli con la figlia Lilith

Maurizio Malagoli con la figlia Lilith

Dagli Atti del V Congresso Nazionale del Cida, Venezia, 1985
“Non per altro Signore, sogliono i prudenti, e savi uomini, ricorrere per le cose future a chi le sa predire, per la loro salute. Come fa, se dalla necessità costretto, l’infermo per aiuto al medico. Perché come l’ottimo medico sa coi suoi rimedi e le sue medicine guarire dalle malattie gli infermi, così, allo stesso modo, sanno gli esperti astronomi dare aiuti, ed avvisi divini a chi non se ne fa beffa ed è prudente e saggio, coi quali si riscatta la vita da mille sciagure e infortuni; perché l’uomo ignaro di ciò che gli deve avvenire, a guisa di cieco, non sapendosi da cosa riguardare, cade nel fosso e di un incidente muore, mentre vedendolo, sapendolo e riguardandosene scampa e vive.”
Con questo elogio al buon senso di coloro che si rivolgono a un esperto Astrologo, inizia la parte descrittiva e interpretativa di un oroscopo di epoca rinascimentale conservato presso l’Archivio di Stato di Modena. Questo archivio ingloba quello Estense, con tutto ciò che tale famiglia portò con sé quando, nel 1598, fu costretta a trasferirsi da Ferrara a Modena. Vi si trovano quindi degli scritti risalenti al XIII secolo. Una sezione dell’archivio era catalogata sotto la voce “Archivio Segreto Estense”, e, oltre a conservare i documenti politici e privati più delicati e riservati della dinastia, contiene parecchi scritti relativi ad Alchimia, Astrologia, processi alle streghe, ecc.; in mezzo a questi ho rintracciato l’oroscopo in esame riferentesi a tale Don Alfonso d’Este nato il 10 marzo 1527 alle ore 3, minuti 1, dopo il meriggio, in Ferrara.

Prima di esaminare la stesura di questo oroscopo, vediamo di inquadrare il periodo e l’uomo. Questo Don Alfonso normalmente non appare nelle cronache storiche come personaggio di rilievo, ma da un punto di vista, diciamo, di “destino storico”, è piuttosto interessante. Rappresenta l’anello di congiunzione tra la discendenza Estense di Ferrara e quella di Modena, intorno alla sua figura si consuma quello che fu il più grande dramma dinastico di questo antico e nobile casato. Ma riassumiamo i fatti.

E’ noto che dal Duca Alfonso I d’Este, morto il 31 ottobre 1534, si dipartirono due rami: quello della seconda moglie, Lucrezia Borgia (la prima moglie, Anna Sforza, era morta senza prole nel 1497), da cui discesero gli ultimi due Duchi di Ferrara, Ercole II e il figlio Alfonso II: e l’altro ramo, quello dell’amante (qualifichiamola per ora così) Laura Dianti, che, dopo la morte di Lucrezia Borgia, diede ad Alfonso altri due figli: Alfonso e Alfonsino.

Discendenza Dianti

Discendenza Dianti

Da Alfonso, chiamato comunemente “Don Alfonso”, nacque, con altri figli, Cesare che il 27 ottobre 1597, alla morte del Duca Alfonso II, ultimo del ramo legittimo, avrebbe voluto, per stessa indicazione del Duca, succedergli alla Signoria di Ferrara.
Ma la Chiesa, che teneva l’alto dominio feudale su Ferrara, e che aveva ormai impostata decisamente la sua politica sulla avocazione degli antichi feudi punta i piedi, negando la reinvestitura del feudo di Ferrara a Cesare, che, come progenie di Don Alfonso, era figlio illegittimo di Laura Dianti, discendente da “linea infecta”, secondo la terminologia del tempo. Fu tentata allora un’opposizione ma debolmente e con argomenti che non potevano presumere di risolvere gran che di fronte alla minaccia della guerra e della scomunica. Cesare, Duca provvisorio di Ferrara dal 27 ottobre 1597 al 28 gennaio 1598, dovette rassegnarsi all’onta della rovina, abbandonando, dopo quattro secoli di dominio Estense, l’indimenticabile Ferrara e trasferendo la sua Signoria a Modena (Feudo imperiale) dove fu capostipite di quel ramo degli Estensi di Modena, che per due secoli e mezzo, fra bagliori e ombre, ebbe ancora una sua funzione nella storia d’Italia, venendo a cedere prima avanti a Napoleone, poi a soccombere definitivamente alla meta del secolo XIX sotto l’onda della insurrezione risorgimentale.
Laura Dianti era l’amante del Duca Alfonso; ma la tesi degli Estensi era che l’amante ad un certo momento, avesse regolarizzato il suo stato di concubinato col matrimonio. La questione fu ripresa dagli Estensi nella prima metà del ‘600 per certe rivendicazioni di diritti feudali, e rinnovata successivamente in occasione della risorta contesa tra Chiesa e Impero per il dominio di Comacchio. Avvocato degli Estensi, in questa ultima causa, fu il grande storico e giurista Ludovico Antonio Muratori; egli sostenne contro gli agguerriti patroni della Santa Sede una battaglia memorabile con scritture e contro scritture ma, in mancanza di un documento inoppugnabile, non poté averla vinta sul piano legale.

Laura Dianti

Laura Dianti

Per la storia ufficiale figlio naturale di Laura, Don Alfonso fu però confortato da una doppia legittimazione: prima dal cardinale Innocenzo Cybo con atto del 18 aprile 1532, poi dal padre Alfonso I nel testamento del 1533. Ottenne, per lascito paterno, non solo una sua personale Signoria a Montecchio nel Reggiano, ma anche di poterla fregiare, per investitura imperiale, della corona di Marchesato (1562-1570).
Come di regola fra i giovani di Casa d’Este, troviamo il nostro già impegnato a vent’anni sul piano militare e partecipe alle guerre in cui allora si contendeva il primato europeo, prima sotto le insegne imperiali di Carlo V, poi a fianco del Re di Francia. Al comando della cavalleria, egli si mostra capitano animoso e valente, così da meritarsi alti riconoscimenti alla Corte di Francia e da essere insignito, come il padre, dell’altissima onorificenza dell’Ordine di San Michele. Chiusa la vicenda bellica della prima giovinezza, Don Alfonso si inserì a Ferrara nella vita di Corte, partecipando al gran Festival di cui si illuminò la Corte Estense negli ultimi vent’anni del XVI secolo, prima del tramonto: spettacoli, festini, banchetti, tornei, partite di caccia, divagazioni di ogni genere. Gran signore, provvisto di larghe possibilità finanziarie, di bella presenza, affabile nel tratto, era dotato di vivace intelligenza e di un certo savoir faire che lo rendevano simpatico e, nelle grandi occasioni, buon diplomatico. Don Alfonso ebbe spesso affidati incarichi di alta rappresentanza, ma fu sempre escluso dalle funzioni di governo, di cui i Duchi, prima il fratello poi il nipote, erano gelosissimi. Era un satellite che si muoveva obbediente e compiacente nell’orbita dell’astro maggiore, il Duca; per quanto, non potendo sperare in una possibile successione della propria stirpe nella Signoria di Ferrara, coltivasse appoggi e amicizie importanti come quella del Gran Duca di Toscana, la cui sorella Virginia nel 1586 sarebbe poi andata sposa al figlio Cesare.
Come i suoi congiunti del ramo maggiore, ebbe passione nell’edificare: resta memoria di una originale ed elegante costruzione, a metà strada tra il borgo di campagna e il castello, da lui realizzata a Pontelagoscuro.
Come il padre ebbe una complessa storia sentimentale: quella con la bella Violante Signa, iniziata quasi subito dopo la morte della moglie Giulia della Rovere e durata fino alla fine dei suoi giorni. Questa donna gli diede tre figli ma solo dopo circa vent’anni di concubinato, Don Alfonso, ormai pressato da ogni parte e perfino dal Pontefice, si indusse finalmente a sposarla.
Torniamo ora al manoscritto rintracciato all’Archivio di Stato di Modena. Esso si compone di 8 carte, formato in folio e scritte fronte e retro, per complessive 31 pagine: le prime 6 contengono la parte tecnica, mentre nelle altre 25 si trova la stesura, in bella e fitta calligrafia, dell’interpretazione. Questo Oroscopo è stato stilato nella seconda metà del 1553 quando il soggetto aveva 26 anni, purtroppo non sono riuscito a stabilire con sicurezza l’identità dell’Autore. Posso comunque ricordare che presso l’università di Ferrara era attiva, da oltre due secoli, una cattedra di Astrologia, che i rapporti tra corte ed università erano molto stretti e che i Signori della Città cercavano continuamente di accaparrarsi i migliori studiosi dell’epoca, ai quali commissionavano spesso sia la pubblicazione di pronostici annuali per lo Stato, sia la redazione dei loro personali Oroscopi.
Stando alle consuetudini della Corte Estense e alle date in cui i vari personaggi operano, penso che il nostro ignoto Astrologo fosse un insegnante dell’università ferrarese successivo a Gaurico, del quale, come si può supporre da talune caratteristiche dell’Oroscopo, potrebbe essere stato allievo.
In ogni caso dal suo lavoro appare persona di notevole erudizione, conoscitore dei maggiori Autori: da Tolomeo a Cardano passando per Manilio, Firmico Materno, Albumasar, ecc.; di essi cita a più riprese concetti e aforismi. Le prime 6 pagine ce lo mostrano padrone delle più disparate tecniche, che però usa mischiandole con estrema disinvoltura; i calcoli risultano completi e precisi.

Oroscopo originale

Oroscopo originale

In apertura abbiamo subito il Cielo Natale, eretto in forma quadrata come d’uso all’epoca. La domificazione è la Campano (Placido nascerà solo nel 1603 e il sistema Regiomontano, scomparso da pochi decenni, non prenderà mai molto piede in Italia), le longitudini dei pianeti e delle cuspidi hanno una precisione che, rapportata ai mezzi dell’epoca, appare straordinaria. A parte Saturno che è approssimato di circa 1°, tutti gli altri elementi mantengono mediamente una tolleranza di 30 primi che in taluni casi si riduce a pochi primi.
Come ho detto, tante le tecniche e i sistemi d’indagine usati, sistemi che hanno la loro radice nel pensiero astrologico egiziano e greco ampiamente arricchito e completato, spesso però anche comp1icato da concetti arabi a loro volta mediatori di idee persiane e indiane. Teniamo presente che l’Astrologia araba, dal 1200 a tutto il Rinascimento, ha in Italia una fortissima influenza dalla quale sicuramente la scuola ferrarese non è esente; secondo uno studio di Aby Marburg del 1912, gli affreschi di palazzo Schifanoia non sono interpretabili se non rifacendosi alla descrizione dei decani che fa I’Albumasar nella sua “Grande Introduzione”.
Al centro del quadrato oroscopico troviamo le parole Hy1eg (termine arabo che significa datore di Vita), Alchochoden (parola araba di origine persiana che sta per padrone di casa: dovrebbe rappresentare il dispositore del signore della genitura), Almuten (significa forza, robustezza, solidità, energia: con Almuten gli Astrologi arabi indicavano il pianeta più forte del tema natale). In mezzo a queste voci troviamo un Dominus Genitura che ci riporta alla terminologia di Manilio e Firmico e che, per quanto ne sappiamo, dovrebbe avere lo stesso valore di Almuten cioè, dominante planetaria.
A queste due parole sono associati due diversi pianeti, per cui, senza altre spiegazioni chiarificatrici, non siamo in grado di stabilire con sicurezza i criteri interpretativi con cui venivano fissati. D’altra parte lo stesso Autore, forse geloso della sua scienza, alla fine dell’introduzione dice:
“Perciò se qualche volta non renderemo ragione della tale o tale altra cosa, non lo faremo perché non l’abbiamo veduta e considerata né perché non la sappiamo, ma per non riempire la carta di tante parole inutili; solo di volta in volta, per dar soddisfazione, diremo che la tal stella significa la tal cosa e il tal pianeta sortisce il tale effetto, e diremo il vero più chiaramente che potremo”.
Aggiungerei che non solo non ne rende ragione, ma spesso le giustificazioni astrologiche fornite ogni tanto appaiono confuse, banali e inesatte, buttate lì più per confondere le idee che per chiarire.
Hyleg e Alchochoden venivano invece usati in base a delle tabelle che assegnavano a ognuno un certo numero di anni, per stabilire la durata dell’esistenza; così infatti dichiara l’Astrologo nel capitolo inerente alla vita:
“Prima che si parli di altre cose è ragionevole parlare della vita, essendo la cosa più cara e più pregiata che abbiamo al mondo, perché una volta estinta non la possiamo con l’oro riscattare. E questa vita i filosofi la prendono da due pianeti: uno che chiamano Hyleg e l’altro che chiamano Alchochoden. Ora dunque poiché avete voi la Luna fortunata, in undecima, in Cancro, in casa sua libera da malvagie radiazioni, parte dei filosofi vogliono che essa sia l’uno e l’altro, Hyleg e Alchochoden, e così dia sessantasei anni di vita. Alcuni altri pare dicano il contrario che essa solamente sia Hyleg, e che Venere sia l’Alchochoden, e che essendo combusta, non vi possa dare più di quarantacinque mesi di vita e la Luna, guardandola di buon aspetto, essendo però in segno cadente, vi accresca venticinque anni, che sono gli anni suoi minori…”. Una disquisizione che non spiega però le conclusioni alle quali lo vedremo giungere in seguito.
Sempre per quanto concerne l’uso dell’Astrologia araba, nella 3° pagina abbiamo elencato un numero esagerato di parti. Oltre alla conosciutissima parte di fortuna, ne cita circa una trentina: parte del padre, dei fratelli, dei servi, dell’amore, di eredità, ecc., dando di ognuna la posizione nel segno e nella casa.
Tornando alla pagina iniziale, dopo lo schema oroscopico troviamo le tabelle delle dodecatemorie e delle novenarie planetarie. Usate da Caldei, Egiziani, Greci e descritte, soprattutto le prime da Manilio, indicano delle nuove posizioni dei pianeti ricavate suddividendo ogni segno zodiacale in l2 o 9 parti; sono analoghe ai Navamsha indiani e al moderno concetto di armoniche elaborato da John Addey.
Di seguito abbiamo quindi gli antisci dei pianeti: i punti cioè che si trovano simmetrici a un pianeta rispetto all’asse solstiziale.
Nel 2° foglio vi sono le tabelle dei pianeti e delle case nei segni con indicato il signore del segno, il pianeta in esaltazione e i pianeti che governano, quel decano e quel termine.
Nella 3° pagina, oltre alle parti, appaiono alcune stelle fisse che si trovano congiunte o in aspetto a taluni elementi del tema.
Nelle pagine 4 e 5 abbiamo le tavole degli aspetti tra i pianeti, tra i pianeti e le parti e tra i pianeti e le case; tali tabelle tengono anche conto se l’aspetto è destro o sinistro, cioè in applicazione o separazione.
Sempre nella 5° pagina troviamo lo studio dei chronocratories: pianeti che hanno un dominio su particolari frazioni di tempo, dalla somma delle quali, fatte in un certo ordine, vengono tratte previsioni su dei periodi della vita.
Infine la 6° pagina sembra contenere un riassunto delle indicazioni più importanti che si possono desumere da tutti i calcoli e considerazioni viste precedentemente. Mi scuso per questo elenco di valutazioni tecniche forse un po’ arido e pesante, non certo esaustivo, ma ho voluto mettere in luce la ricchezza delle conoscenze e dei metodi usati, per molti dei quali non ci sono chiari i criteri di impiego e che sicuramente potrebbero essere un’interessante materia di studio e approfondimento in successivi lavori.
La stesura dell’interpretazione che segue è articolata in ventuno capitoli: in essi sono esaminati tutti i settori dell’esistenza seguendo l’ordine che viene tradizionalmente suggerito dalla simbologia delle Case: così il primo capitolo tratta della vita, il secondo del fisico e dell’aspetto, il terzo del denaro e delle rendite, il quarto dei fratelli, quindi del padre, poi degli amori e così via, terminando con un capitolo dedicato ai nemici nascosti e ai pericoli d’incarcerazione.
Di primo acchito il tono dello scritto è deludente: date le premesse mi sarei aspettato un lavoro molto più profondo, serio e scientifico, invece sembra solamente frutto di fantasia e diplomazia tese a produrre qualcosa di formalmente bello, curioso, stimolante, atto soprattutto a ingraziarsi i favori del potente Signore.
Prima di dare un giudizio affrettato, dobbiamo tener conto di alcune importanti considerazioni sul fatto astrologico, sia in generale, sia calato nel momento storico; naturalmente mi riferisco a una Astrologia che abbia l’ambizione di essere “seria”, non a quegli infiniti rivoli di magia e superstizione nei quali spesso si disperde. Innanzitutto, tanto ieri come oggi, quando l’Astrologo deve, o vuole, calare nella pratica il suo studio teorico, si trova ad affrontare l’impatto con la personalità del consultante. Consultante che si presenta con il suo vissuto, le sue idee, problemi, aspettative: tutte cose che l’Astrologo non può ignorare se vuole coinvolgere la persona nel suo discorso. Per trasmettergli un messaggio accettabile, deve venire a un compromesso, a una mediazione, che gli permetta l’uso di un linguaggio comprensibile e, aggiungerei, anche gratificante per il consultante.
Se poi ci caliamo nella realtà di un’epoca nella quale il consultante è, in genere, un potente (Duca, Papa, Principe, ecc.), e l’Astrologo uno studioso il cui benessere materiale e la stessa possibilità di portare avanti e far conoscere i suoi studi dipendono dalla generosità e mecenatismo del suddetto potente, il discorso di prima diventa fondamentale.
Un’altra considerazione da tener presente è che allora l’essere e il divenire dell’Uomo, che l’Astrologia pretendeva d’indagare, erano strettamente legati da una parte alla morale corrente, dall’altra a un ferreo determinismo, mediatore tra i due poteva essere solamente la Volontà Divina. Oggi il medesimo discorso può essere fatto, molto più compiutamente e fluidamente, tenendo conto delle pulsioni dell’individuo e del loro evolversi in senso psicologico: l’Astrologia diventa uno strumento d’indagine che può spaziare sul passato, presente e futuro in maniera più omogenea e nel rispetto del libero arbitrio dell’Uomo.
Alla luce di queste valutazioni, il nostro oroscopo rinascimentale ha la sua ragione di essere in tal modo, le sue giustificazioni e anche certi valori e pregi.
In effetti l’Autore, pur adulando con estrema diplomazia il suo Signore, riesce a comunicargli valutazioni anche spiacevoli sul suo destino e giudizi morali; inoltre, pur con fantasiosi giri di parole, gli fornisce alcune previsioni straordinariamente esatte.
“Il Sole congiunto con il signore del Medio Cielo, la Luna fortunata nel proprio domicilio, Marte con la parte di fortuna in ottimo aspetto alla parte dell’animosità e dell’audacia, rendono coraggiosi e audacissimi militari, combattenti, capitani, valorosi cavalieri e grandi cacciatori; però in gioventù fanno subire danni da signori e dal re”.
Un discorso abbastanza scontato: che Don Alfonso fosse un valente militare era a quell’epoca già risaputo, ma nell’insieme di uno scritto che abbraccia tutta la vita anche questo deve essere astrologicamente motivato, a maggior ragione se ciò permette all’Astrologo di tesserne le lodi. Inoltre, un colpo al cerchio e un colpo alla botte, con le stesse motivazioni può anche giustificare i problemi e le disgrazie che ebbe a vivere.
Così, nelle frasi seguenti, pur sottolineando un comportamento dissoluto e fonte di guai, lo presenta come ineluttabile conseguenza delle posizioni astrali e fa salva la buona volontà morale del Signore.
“Marte col Nodo lunare in quinta, nella casa di Giove, rendono l’uomo sino ai 20 anni, incline agli amori e soggetto al culto di Venere, dedito alla concupiscenza carnale più del conveniente, sfrenato più possibile; al punto che gliene verrà danno e delusione; …fanno anche commettere alcune lussurie abominevoli, esecrabili, delle quali sarà difficile potersene dimenticare, nonostante che l’animo sia volto al desiderio di frenarsi e di astenersene”.
Comunque, le maggiori difficoltà della sua vita, Don Alfonso le ebbe in gioventù a causa dell’ostilità del fratello, Duca Ercole II, il quale si adoperava in ogni modo per tenerlo fuori dalla vita familiare e soprattutto dalla Corte. Anche di questo l’Astrologo dà la sua spiegazione: “Ora poiché Saturno è il più alto e potente pianeta del cielo, si prende per il fratello primogenito, per il maggiore, e poiché esso è debilitato nella casa della sua esaltazione, opposto alla parte dei fratelli e fa antisce in opposizione a Venere e a Mercurio e al Sole, ed essi altresì fanno antisce in opposizione a lui, e da nessun altro aspetto è colpito il signore del vostro oroscopo, significa che tra esso e voi vi saranno grande odio, animosità segreta, litigi, discordie, orgogli, discussioni, invidie, inganni, poca pace e quasi nessun amore”.
E’ però subito offerta una speranza di riscatto in un futuro migliore: “Ma passati i 32 anni, tali pianeti fanno capitani di esercito, danno l’autorità di condannare a morte e di giudicare, moltiplicano e accrescono gli onori e la dignità.; …fanno esaudire ogni desiderio e rendono molto famosi e conosciuti; fanno trattare di importanti affari di re e di imperatori …danno il governo dei propri stati).
In questo caso la previsione è azzeccata: proprio nel l559 muore Ercole II e per Don Alfonso la vita cambia completamente. Il nuovo Duca, suo nipote Alfonso II, gli affida subito importanti incarichi diplomatici; l’anno seguente riceve l’ordine di San Michele dal Re di Francia; due anni dopo gli viene conferito il marchesato sul suo feudo di Montecchio.
Ma i settori dove le previsioni si rivelano precise in modo sconcertante, sono soprattutto quelli della sfera personale. All’epoca della stesura dell’Oroscopo il nostro personaggio era sposato da 5 o 6 anni e ancora non aveva figli: sicuramente un grosso problema data la necessità di assicurarsi una discendenza.
Sull’argomento l’Autore si esprime così:
“Essendo il Sagittario il segno della quinta, col Nodo lunare e Marte, ed essendo il suo signore colpito da tre dissonanze, esaltato nel segno dell’ottava e lì nella sua casa Venere combusta e Mercurio, guardati in tetragono da Giove e da Marte; impediscono e fan sì che per causa di alcune infermità subite nelle parti intime, per cagione di troppo caldo secco e interna infiammazione causata da medicine e pozioni prese e bevute con poca attenzione, vi avranno, per ignoranza di medici furfanti, seccate infiammate e distrutte sia le interiora come le parti genitali: così che, prima dei 32 anni non sarà possibile generare figlioli in nessun modo; ma passati i 32 anni, e quindi ristabilite tali parti e rimosse le predette cause, potrete generare figlioli e ne avrete”.
In effetti Don Alfonso ebbe il suo primogenito a 33 anni e a questo seguirono altri cinque figli.
Quando poi viene trattato l’argomento matrimonio, l’Astrologo dichiara: “Poiché Venere e la Luna sono in segni bicorporei, e in segni mobili e ordinari, e tra Venere e il Medio Cielo sono collocati due pianeti, significano che dovete avere due mogli, una in gioventù passati i 20 anni l’altra passati i 37″.
Anche in questo caso i tempi sono esatti: la prima moglie muore nel l563 quando lui ha 36 anni, l’anno seguente inizia il rapporto con Violante Signa che durerà fino alla fine dei suoi giorni.
Riprendiamo, infine, il brano riguardante la vita, che avevamo già in parte riportato parlando dell’Hyleg e dell’Alchochoden. Continua così: “Perciò vi consiglio di avere parecchia cura e attenzione di voi, più del solito, in questi due anni, cioè l553 e l554 e specialmente si riguardi dal pericolo che già vi dissi in segreto minacciarvi. Non tanto per la detta ragione quanto anche perché questi due anni sono climaterici ed eneatici, che dai filosofi sono reputati fatali perché sono di nove in nove e di sette anni, dai quali ogni sano intelletto si deve sempre riguardare. Passati questi guai, cosa di cui sono assai sicuro, voi non avete più da temere il cielo, di niente, fino al sessantunesimo anno”.
Ancora un discorso che non spiega molto e che non ci permette di capire come giunga all’ultima conclusione; resta comunque il fatto che Don Alfonso morì il l novembre l587 quando correva appunto il suo sessantunesimo anno di vita.
Spero di essere riuscito a comunicarvi le contraddittorie impressioni che ha provocato in me questo oroscopo rinascimentale. Oroscopo antico ma attuale nei suoi pregi e difetti che sono quelli di sempre dell’Astrologia, disciplina ricca di cultura, scienza e meravigliose intuizioni, che però incontra il limite quando vuol tradurre in pratica sé stessa. Vorrei terminare queste note riportando le parole con cui l’ignoto Astrologo, dotto e cortigiano, di oltre quattro secoli or sono concludeva il suo lavoro.
“Questa è tutta la sostanza della vostra genitura, fatta brevemente e scritta più chiaramente che il mio debole ingegno ha potuto, per fare piacere a Vostra Eccellenza e per portar benessere alla Vostra Persona. Se mi fosse venuta detta qualche cosa che superasse i limiti, non imputate me, ma il mio troppo affetto e devozione, lo zelo e la buona volontà, e l’autorità che mi avete dato commissionandomi di scrivere ogni cosa di ciò che io sento; state bene. Incominciato il primo giorno di Agosto e consegnato il 27 Novembre del l553. Bacio la mano di Vostra Eccellenza e me lo raccomando”.

Alfonso d'Este - Placido

Alfonso d'Este - Placido

Alfonso d'Este - Campano

Alfonso d'Este - Campano

Bibliografia

G. Righini, Due donne nel destino di casa d’Este. Deputazione provinciale ferrarese di storia patria, 1964.
L.A. Muratori, Antichità Estensi. Modena, Stamperia Ducale, 1715.
Frizzi, Memorie storiche di Ferrara. Vol. IV, Ferrara.
L. Salviati, Orazione per la morte di Don Alfonso d’Este. Pubblicazione per nozze Manzoni-Ballerini, Ferrara, I878.
A. Bouché-Leclercq, L’Astrologie grecque. Paris, 1899. (impression anastatique) Culture et Civilisation, Bruxelles, 1963.
G. Bezza, L’Astrologia storia e metodi, Teti, Milano, 1980.
M. Bertozzi, La tirannia degli Astri (Aby Warburg e l’Astrologia di Palazzo Schifanoia). Cappelli, Bologna 1985.

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One Response to “Un oroscopo rinascimentale: la genitura di Alfonso d’Este”

  1. [...] recently the Italian astrologer Grazia Bordoni put on line here for  her column in the  site Armonics an old lecture written  by Maurizio Malagoli  for Venice [...]

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