Il Congresso dell’equinozio
Due giorni di Congresso a Milano e uno splendido risultato! E’ stato dimostrato sul campo che è possibile collaborare tra scuole diverse, interagire e costruire qualche cosa insieme: un importante passo per il futuro (i nostri politici potrebbero prendere esempio da noi!). Sala strapiena dal primo all’ultimo minuto, relazioni curate e interessanti, alto il livello della ricerca.
Il programma è stato rispettato nei dettagli, la puntualità ha regnato sovrana, il pubblico partecipe e attento. Grande il piacere di incontrare vecchi amici e di conoscere quelli più recenti incontrati su Facebook. Particolarmente nutrita la schiera degli allievi sia della scuola nazionale del Cida, sia dell’Eridano School, sia dei Feaci, presenti ai lavori, cosa che ha fatto molto piacere a tutti, ma soprattutto a me personalmente visto che una delle mie simboliche “primigenie” è proprio la congiunzione Venere-Mercurio!
Belle immagini d’arte presentate da Cristina Caretta, interessante ed efficace l’analisi di Massimo Fornicoli di due musicisti segnati da Nettuno, Bach ed Handel.
Interessante il dibattito di sabato pomeriggio sull’evoluzione dell’economia dove hanno brillato la competenza e la preparazione di Paolo Quagliarella, vero esperto di questo delicato settore.
Ancora Nettuno superstar (si avvicina il momento del suo ingresso in Pesci) nella relazione a tre di Monica Amarillis Rossi, Rosella Poldi e Rosario Marzi.
Tra gli altri lavori vorrei citare quello di un astrologo della vecchia guardia, Erik Van Slooten, che ha parlato dell’astrologia ellenistica dimostrando quella che è una meravigliosa prerogativa dell’astrologia: c’è sempre qualche cosa di nuovo da imparare, qualche cosa di cui non avevamo ancora sentito parlare…
Ma voglio citare anche la relazione di Laura Pieretti, la più giovane dei relatori, sulle Lune protette: un lavoro bel strutturato, profondo, intelligente, una promessa per il futuro. Perché resto fermamente convinta di una cosa, è sul futuro che dobbiamo investire, sulle nuove leve, perché dobbiamo dare spazio alle voci nuove, a chi raccoglierà il testimone della ricerca e della passione per l’astrologia.












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