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Amori zenitali: Ariete

mercoledì, aprile 28, 2010@ 7:05 AM
Author: GraZia

Mirka Martina, giornalista acuta e divertente, purtroppo prematuramente scomparsa, è autrice di un testo divenuto giustamente famoso tra gli astrologi: Amori Zenitali, uscito nel 1986 per le edizioni Acanthus.
Con la sua inimitabile penna Mirka tratteggia i ritratti dei 12 segni cogliendoli nel loro comportamento in amore con una freschezza che si mantiene inalterata e godibile anche a distanza di anni.

E’ con piacere che ne inizio la pubblicazione su queste pagine: ciao Mirka!

Capro espiatorio
Una povera bestia questo primo segno dello zodiaco che la leggenda identifica con l’ariete dal vello d’oro, sacrificato da Zeus perché colpevole di aver trasportato i fuggiaschi Elle e Frisso lontano dalla matrigna con intenti omicidi.
Sappiamo come vanno certe cose: a farne le spese è sempre quello che c’entra di meno. Capita anche oggi, e non solo nelle favole. Fu così che il divino ariete, a quei tempi mitologici munito di ali e di uno sfavillante manto dorato, pagò di morte propria la fuga altrui. In compenso ce la mise tutta a vender cara la pelle, anche dopo morto. Il suo ambito vello causò infatti tante e tali rogne a chi tentava di impadronirsene che Zeus dovette chiedersi più di una volta chi glielo aveva fatto fare. Questa storiella, forse inventata o forse no, è illuminante sulle peculiarità dell’Ariete: la generosità avventata che finisce col tramutarlo da montone in capro espiatorio, e l’audacia a oltranza che lo spinge a tenzonare anche quando non serve più a niente e un altro piomberebbe in ginocchio implorando pietà.

Da Wikipedia

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Lui no. Lui piuttosto si lascerebbe arrostire sul rogo. Come il Savonarola: altro Ariete che seppe vender cara la pelle. (NdR: Savonarola era in realtà Bilancia, sarà stata una Bilancia compensata :-) )

Colpi di testa
A somiglianza dell’animale da cui ebbe il nome, l’Ariete nella vita è tutto proteso verso l’avvenire, che affronta a testa bassa prendendolo a zuccate. Prima di pensare, agisce. Se qualche volta si soffermasse a riflettere eviterebbe dispiaceri ed emicrania, ma non bisogna mai farglielo notare: si rischia una testata. Micidiale per chi la riceve. La forza d’urto arietina del resto è ben simboleggiata in quell’attrezzo da guerra chiamato appunto ariete, formato da una trave e una capocchia di ferro, che serviva agli antichi per sfondare le mura delle città nemiche. Quando un Ariete carica è perciò prudente tenersi alla larga. Solo un bulldozer potrebbe fermarlo. Forse.

Da Wikipedia

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Un marziano in assetto di guerra
Impulsività, fervore, esaltazione, irruenza fanno sì che l’Ariete si lanci abitualmente in gesta impossibili, meglio se pericolose, tipo combattere contro i mulini a vento. Don Chisciotte poteva benissimo essere un Ariete, benché stupido. Ma aveva una perseveranza che è estranea al nostro: il vero Ariete delle imprese ama solo l’inizio, appena ha aggredito una cosa se ne dimentica e ne aggredisce subito un’altra. La sua energia si brucia nella veemenza dell’assalto. Poi, slombato, molla. E’ la fortuna delle pubbliche amministrazioni. Esistono un mucchio di cittadini che quando scoprono un sopruso decidono di cambiare il mondo e attaccano a colpi di corna, anche se la faccenda non li riguarda affatto. Sono tutti Arieti.
Se non si stancasse, il cittadino Ariete farebbe cadere giunte, destituire sindaci, crollare coalizioni. Ma non lo sa, non se ne rende conto, e soprattutto un istante dopo scopre un secondo sopruso che lo indigna molto più del primo e cambia obiettivo. Ecco perché certe giunte, purtroppo, reggono.
Nella gente normale, tutto questo agitarsi dell’Ariete, questo agire sconsiderato in balia di fuochi di paglia ideologici che hanno quasi sempre nefaste conseguenze tipo incidenti, scontri, processi (oh quanti!) suscita stupore e incredulità. Ma non dimentichiamo che lui è un marziano: sia nel senso che è governato da Marte, noto guerrafondaio, sia nel senso che chi ha ancora un briciolo di coraggio oggi come oggi sembra proprio calato da un’altra galassia.

Iper maschio
E’ davvero un individuo iperbolico. Poiché addiziona enormi quantità di energia, l’individuo Ariete finisce con l’essere iper collerico, iper emotivo, iper testone, iper rompi, iper tutto. Ovvio che sia anche un iper maschio. Ma per poco. Come in tutte le cose, spreca le forze nell’irruenza dell’impatto. Il che lo porta a faticare moltissimo per il classico pugno di mosche. In teoria sarebbe un autentico dongiovanni, in quanto ha la virtù di far sentire una donna l’Unica con la U maiuscola, anche se racchia come Dulcinea. Subito dopo o quasi, però, eccolo impegnato in altre amorose tenzoni con dame diverse dalla sua, che se ne adombra moltissimo. E invano. L’Ariete è un infedele nato, non tanto per lussuria quanto per fretta: in lui l’urgenza di cambiare – argomento, donna, pedalini – è così impellente che non può impedirsi di passare ad altro appena possibile. E’ il ben noto tipo che scende a comprare le sigarette dicendoti “torno subito”, e mentre te lo dice ci crede. Solo che strada facendo si imbatte nel colpo di fulmine e non torna né subito né mai. Ecco che allora la gente sentenzia “è un bugiardo”. Nulla di più ingiusto. Se l’Ariete ha un difetto è quello di essere sincero fino alla brutalità. Imbastir menzogne è troppo laborioso e costituisce una perdita di tempo, cose che gli creano entrambe gran sofferenza. Perciò non bisogna mai fargli domande indiscrete. Per non costringerlo a soffrire.

Minerva l’incendiaria
E lei, la signora Ariete, che tipo è? Sostanzialmente non si differenzia molto dal suo omonimo di sesso maschile. Anche lei soffre di umori improvvisi, si catapulta in avanti, si becca la sua bella cornata – che farà male solo all’oggetto contundente – e ricomincia da capo come se niente fosse.

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E’ la dea Atena, che scaturì dalla capoccia di Giove in seguito a un fendente, e invece di frignare per il dolore si mise a fare una danza bellica. In seguito, divenuta titolare del ministero della guerra in combutta con Marte, si fece uno scudo con la pelle di Pallade e capeggiò il movimento pacifista, come certi signori dei giorni nostri che per stabilire la pace non esitano a scatenare la guerra.
Armata fino ai denti, impugnando la spada in una mano e l’ulivo nell’altra, l’Arietessa è l’identica copia di Pallade Atena detta Minerva: passionale, di umor variabile, impulsiva, prepotente, focosa, si incendia facilmente, proprio come un fiammifero.

E per sedurlo?
Sedurre un Ariete non è impresa laboriosa, essendo l’individuo molto ben disposto a collaborare. Il problema se mai è come riuscire a trattenerlo nella propria vita più di tre ore. Per spuntarla bisogna ricorrere al mistero, e talvolta alla fuga. Di indole battagliera, l’Ariete non si diverte a ottenere una cosa senza conquistarsela a cornate: deve poter credere di aver smantellato il muro della resistenza, vera o presunta, con le sue sole forze. Perciò, più ci si arrocca su una apparente inaccessibilità, più l’Ariete si intestardisce. Basta non protrarre il gioco oltre i limiti della sua pazienza, che è pochissima: se si stufa, pianta l’assedio all’improvviso e si lancia a espugnare un’altra roccaforte. La sua natura avventurosa per contro fa sì che si senta irrimediabilmente attratto da tutto ciò che comporta rischio e pericolo. Per conquistarlo, proponetegli quindi una scalata al Kilimangiaro, una transvolata in deltaplano o una gita a dorso di struzzo: si divertirà moltissimo e apprezzerà di sicuro la vostra iniziativa. Sarete voi, però, ad aver bisogno dei sali.

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Un altro trucco per tener desta l’attenzione dell’Ariete è il trasformismo: per esempio vestirsi oggi da odalisca esibendosi nella danza del ventre, domani tramutarsi in donna efebo con il rock nelle vene e dopodomani assumere sembianze di fanciulla virginale, con o senza arcolaio. La smania di novità arietina sarà in tal modo appagata, così come la sua insaziabile sete di conquista: avrà infatti l’impressione di possedere non una sola donna ma tante, e ciò lo distoglierà, forse per un’intera settimana, dal dedicarsi ad altre signore.

Strozzami ma di baci ingozzami
Se l’Ariete ha sempre premura, l’Arietessa ne ha anche di più. Al contrario del fratello maschio, che ama scalpitare e combattere, benché non troppo a lungo, per conquistare l’oggetto delle sue brame, con la signora Ariete la tattica di farsi sospirare non funziona affatto. Con lei bisogna essere rapidi, tempestivi e anche un po’ brutali: una sfumatura trogloditica infatti non guasta. Più che armarsi di pazienza occorre armarsi di bastone in guaina di velluto. All’Arietessa piace l’uomo forte, capace di domarla nel solo modo possibile: appagando la sua avidità amorosa. E per riuscirci bisogna davvero essere forti. Un attacco diretto, senza scampo, è quello che ci vuole per conquistarla, dopo un corteggiamento serrato che non dovrà pero mai superare le quarantott’ore, durante le quali le avrete sussurrato frasi esaltanti sulla sua persona.

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Il sistema più idoneo per passare al dunque è avvinghiarla a tradimento e farla vostra sul pianerottolo, o sul pavimento dell’ascensore. Qualsiasi luogo insolito va bene, anche una piantagione di cactus. La sofferenza amorosa alla signora Ariete non fa paura, purché chi gliela infligge dimostri di essere all’altezza della situazione. Non abbiate timore di essere troppo rudi: è l’unica donna dello zodiaco che non vi denuncerà mai per violenza carnale. Al massimo, se proprio non siete il suo tipo e se non ha gradito l’aggressione, vi caverà gli occhi. Esiste un solo modo per impedirglielo: farle dei complimenti. Adora essere adulata.

Il tallone d’Achille
Visto che il punto chiave dell’Ariete è la scatola cranica, non c’è da stupirsi che il suo tallone d’Achille erogeno si trovi nella testa. Se volete mandare in solluchero il vostro Ariete dovrete perciò mordicchiargli l’orecchio, sfiorargli le labbra con le dita, solleticargli l’attaccatura dei capelli, accarezzargli dolcemente le tempie e tutto ciò che si trova nei dintorni. Ma state attenti a non lasciarvi sfuggire, nemmeno per scherzo, alcuna allusione alle corna: secondo lui sono ornamenti destinati solo alla fronte degli altri.
Per l’Arietessa, invece, il più efficace mezzo di eccitazione consiste nella barba: la vostra naturalmente, che dovrete lasciarvi crescere apposta per strofinargliela con garbo sulla guancia. Andrà subito in orbita e vi ricambierà con un’eccitazione selvaggia accompagnata da rantoli, soffi, sbuffi e suoni gutturali, addentandovi e artigliandovi con i suoi unghioni solitamente aguzzi. Vi conviene, prima di affrontare l’evenienza, allenarvi con un gatto.

Sulla cresta dell’Honda
Convivere con un Ariete è sempre esaltante ma quasi mai possibile. Questione di nervi. Dopo un po’ si crolla, esausti, mentre lui sta ancora cercando qualcosa da fare per movimentare la serata. Intanto bisogna seguirlo a rotta di colla nell’avvicendarsi dei suoi entusiasmi, ogni giorno più folli e spericolati, tipo pigiare l’acceleratore a duecento all’ora senza aver mai preso la patente, oppure lanciarsi giù da un aereo senza nemmeno accertarsi se quello che si ha sulle spalle è il paracadute o il sacco a pelo.
Non tutti ci riescono. Perché se può risultare fattibile infilarsi un casco in testa per provare con lui l’ebbrezza di volare sulla cresta dell’Honda, è un po’ meno agevole tenergli dietro nella traversata della Manica, specie quando non si sa nuotare. Perfino un campione di boxe getterebbe la spugna. Ed ecco che subito il vostro Ariete ne approfitterà per concedersi un’avventura erotica con un’olimpionica di stile libero, convinto che sia tutta colpa vostra se si trova costretto a tradirvi. In realtà la faccenda capita perché l’ Ariete è come il galeotto: ogni tanto, anzi ogni poco, sente il bisogno di segare le sbarre e calarsi nell’evasione extraconiugale.

Guardare e non toccare
Appare evidente che qualsiasi signora innamorata, e corrisposta, da un Ariete sta sempre sulla corda come una funambola. Quasi non bastasse, se vuole tenerlo ancorato, dev’essere anche bella, curata, senza un’ombra di occhiaia o di rughe da stress.
Con la vita che le fa fare lui è una parola. Tuttavia bisogna assolutamente cercare di accontentarlo, frequentando con solerzia parrucchieri e istituti di bellezza, o anche di chirurgia plastica, se occorre. L’Ariete pecca di esibizionismo, gli piace che gli altri ammirino le sue proprietà e godano pertanto della vista della sua donna. Ma solo della vista. E neanche con troppa insistenza. Ferocemente geloso di chiunque, dal fratello gemello all’uomo delle pulizie, ha nei confronti della partner lo stesso atteggiamento che Napoleone aveva nei confronti della corona: guai a chi gliela tocca. Specie sotto i suoi occhi e specie se lei non disdegna il corteggiamento altrui. In questo caso potrebbe succedere di tutto, dal melodramma alla randellata, o anche al definitivo addio.

Corna segrete
Un tipo così, pronto a scaldarsi per un flirtino innocente, parrebbe una specie di Otello capace di strangolarvi senza indugio se per accidente vi capitasse di tradirlo davvero.
Invece no. L’Ariete, di fronte alla faccenda, purché esterniate il vostro più profondo pentimento, sfodera tutta la sua generosità e si mostra, assai più di tanti altri, propenso a sorvolare. Ma a un patto: che non si sappia in giro. Che il fattaccio non abbia risonanza e che nessuno, né oggi né mai, possa sospettare l’accaduto. In fondo non è una condizione inaccettabile. Tuttavia non lasciatevi turbare dall’eccessiva magnanimità del vostro Ariete: ha sempre tante e tali marachelle da farsi perdonare, che come minimo deve perdonarne una anche a voi.

Amore con l’elmetto
L’amore con l’Ariete non è mai noioso. Poiché difficilmente si interessa alla stessa cosa per più di cinque minuti, e poiché ha bisogno di dividere con voi i suoi interessi, potete star certe che nessuna giornata trascorsa con lui sarà uguale all’altra. Se però desiderate un’esistenza tranquilla, o se avete problemi cardiaci, innamoratevi di chiunque tranne che di un Ariete. E se lo sposate, optate per la divisione dei beni. Adorando il rischio, non esita infatti a lanciarsi anche in quello finanziario, con grave pericolo per le sistole di chi gli sta vicino. Alle sue speculazioni non ci sono limiti: può darsi che si metta a giocare in borsa, o che decida di investire tutte le sue – e le vostre – sostanze nell’allevamento dei lombrichi. L’incredibile è che a volte, quando proprio è sull’orlo della bancarotta, gli va anche bene. Ma di solito gli va male. Non importa, bisogna lasciarlo fare: impedirglielo non servirebbe che a intestardirlo di più, in quanto la vostra opposizione diverrebbe un ostacolo da spianare a cornate.
In sostanza un felice rapporto amoroso con l’Ariete richiede solo di essere sempre d’accordo con lui, starlo ad ascoltare per ore e ritenere giustissimo tutto quello che intende fare, foss’anche andare sulla luna a bordo di un aliante. Inopportuno sottolineare i suoi difetti in chiave ironica, poiché l’Ariete ha uno scarso senso dell’umorismo, specie verso sé stesso. Ma non si può dirglielo: non ne riderebbe. Pericolosissimo, anzi letale, può invece risultare il non dargli ragione, soprattutto quando non ce I’ha. L’Ariete soffre di reazioni violente, urla, strepita, carica, prende subito fuoco e talvolta lo appicca.
Alla fine, estenuati, si finisce col chiedergli scusa se non altro per spegnere l’incendio. Si acquieta subito: i furori arietini sono come i temporali di primavera, sfumano di colpo senza lasciare rancori. I rancori, se mai, è il partner a covarli, ammesso che non ne esca prima con la testa infranta. Prudente, anzi doveroso, indossare sempre e comunque l’elmetto.

Primadonna

Se tener testa a un Ariete maschio richiede come minimo l’elmetto, riuscire a tener testa a un’Ariete femmina non è da meno: le loro corna sono ugualmente dure e infrangibili. Amare un’Arietessa inoltre è pericoloso: assetata di novità, terrorizzata dalla noia, si sente molto più attratta da avventure rapide e infuocate che non da lunghe relazioni, destinate a sfociare nella monotonia. Perciò se l’avete catturata e volete tenervela, dovete essere pronti a tutto: l’Arietessa è una donna interessante ma eccentrica, che non esita a umiliarvi e a schiacciarvi sotto il tacco qualora vi mostriate più debole di lei. I suoi giudizi suonano feroci, le sue ingiurie decorticanti. E’ un tantino sadica. Nei deliri più intimi, sogna di essere una diavolessa adibita alla punizione degli ignavi. Attenti quindi a non essere scambiati per uno di loro: sarebbe la fine. La vostra. Mentre lei se ne andrebbe a testa alta, più viva che mai, a cercarsi un sostituto meno spregevole. E faticherebbe pochissimo a trovarlo.

Da Wikipedia

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Gli uomini cadono come mosche nella rete dell’Arietessa, che peraltro non è mielosa né melensa, probabilmente attirati dalla sua sensualità violenta e dalla sua violenza sensuale. Quasi subito ci lasciano le penne. L’unica arma per difendersi da lei, e tenerla a bada, è l’ammirazione. Ditele che è bella e vedrete che comincerà ad addolcirsi. Ripeteteglielo a ogni istante e sotterrerà l’ascia di guerra per volarvi tra le braccia. Naturalmente a questo punto non potete deluderla: dovete amarla follemente, per dimostrarle di non aver mentito e soprattutto di essere eroticamente degno di lei. In caso contrario non esiterebbe a farvi a fette. Come Robespierre, che era un Ariete.

L’insuperabile
Passionale, sempre in preda ad amori improvvisi quanto effimeri, questa donna eccezionale, per fortuna unica, pretende fedeltà assoluta e non sopporta di essere seconda a nessuno. Se non viene considerata la Sola, l’Inimitabile, l’Insuperabile, l’Arietessa discendente di Pallade dà al partner del filo da torcere.
Non a caso la sua antenata fu, all’epoca, sindacalista delle tessitrici. A dire il vero nemmeno tanto leale.
Vale la pena di rispolverare, a questo proposito, la storia vera o presunta di Aracne, capostipite dei ragni, allora fanciulla lidia che tesseva tremendamente bene, meglio della dea stessa, protettrice della categoria. Mal gliene incolse. Pallade, quando le misero la pulce nell’orecchio, volò in loco travestita da vecchia e sfidò la fanciulla in una gara di bravura. Purtroppo per lei, Aracne tesse con tanta abilità da battere la dea, che da buona arietina non tollerava di essere superata da chicchessia, figurarsi da una misera mortale. Lacerò la tela, ruppe tutto quello che si poteva rompere e condannò Aracne a tessere in eterno sotto forma di ottopodo.
Attenzione dunque, con la vostra Arietessa, a non competere mai in nessunissima cosa, specie se siete più bravi di lei. Rischiate, come Aracne, di venir tramutati in ragni.

Ariete addio
Non è improbabile che un individuo così logorante dopo un po’ stenda anche i più resistenti. Per fortuna scaricare un Ariete non risulta affatto problematico: basta stancarlo. Il che, come abbiamo visto, è facilissimo. Per perdere interesse ai suoi occhi sarà sufficiente rimanere freddini di fronte alla prospettiva di scalare il Cervino in pieno inverno e preferire una vacanza a casa piuttosto che in una tenda turcomanna nel cuore dell’Asia. Opponetevi insomma a tutte le perigliose, astruse trovate che l’entusiasmano tanto. Infilatevi le pantofole e diventate casalinghi. Sbadigliate ostentatamente in sua presenza, soprattutto quando parla, e addormentatevi di fronte a un avvenimento che lo eccita, tipo il combattimento di galli o la lotta dei samurai. Impeditegli di divertirsi e portatelo via dai party non appena comincia a prenderci gusto. Se per una volta siete voi ad avere premura anziché lui e volete liberarvene in fretta, fate leva sulla sua gelosia sanguigna: civettate sfacciatamente con tutti e non datevi la pena di nasconderlo. L’Ariete non potrà tollerarlo, e d’altronde non avrà voglia di perder tempo a riconquistarvi. Ma badate: non è necessario tradirlo davvero. Basta farglielo credere. Con l’Arietessa la tattica funziona un po’ meno: perché si eclisserebbe, sì, subito dopo il vostro tradimento vero o presunto, ma non prima di avervi fatto a brandelli. Meglio perciò essere prudenti e ricorrere a. sistemi più diplomatici. Poiché ama l’esagerazione, smettete di usare iperboli per magnificare le sue doti: non trovatela così eccezionale come vorrebbe, cioè tantissimo, e dimenticatevi di lei specie durante la notte. Ciò l’allontanerà da voi ma soprattutto le impedirà di darvi l’unghiata finale laddove è meglio per un uomo conservarsi integro: l’Arietessa è una donna che lascia il segno, in tutti i sensi.

Un nuovo servizio per voi: i tarocchi dell’amore

martedì, marzo 30, 2010@ 6:05 PM
Author: GraZia

E’ attivo da oggi su Armonics un nuovo servizio molto divertente e intrigante.
Cliccate sul menu di sinistra alla voce I Tarocchi dell’amore, ponete la vostra domanda e scegliete la vostra carta.
Il responso vi stupirà.
E se il responso non vi piace potete scegliere sempre un’altra carta, ma vi accorgerete che difficilmente la situazioni iniziale cambia…

Venere: amore e salute

giovedì, marzo 25, 2010@ 4:45 PM
Author: GraZia
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di Grazia Bordoni

Un paio di giorni fa mi ha telefonato un’amica per dirmi che dovrà subire un intervento per asportare un cancro al seno. Pochi mesi fa ha perso il marito. Avevo già visto un episodio analogo tre anni fa quando morì una mia amica d’infanzia e pochi mesi dopo il marito dovette essere operato di un tumore a un rene. In entrambi i casi, va sottolineato, si tratta di rapporti d’amore non solo lunghi una vita intera, ma anche particolarmente importanti e intensi. Grandi amori, insomma. Nel caso del marito, poi, mai transito fu più *da manuale*: Plutone distruttore, governatore del sesto campo-salute, transita su Mercurio, governatore dell’ascendente-corpo fisico, nel settimo campo-matrimonio, settimo campo cosignificante della Bilancia-reni e al quadrato (un po’ larghino) di Giove, governatore del settimo campo, sempre matrimonio. Tutto in un unico transito. Mi convinco sempre di più che quando le tecniche astrologiche funzionano, lo fanno nella maniera più semplice e diretta.
Uomo-transiti

Caso particolare a parte, mi sono venute una serie di riflessioni su questi amori importanti che vengono spezzati e il partner superstite si ammala in un’evidente quanto inconscia voglia di non sopravvivenza all’amore perduto.
Ora, che Venere simboleggi tanto la sfera affettiva quanto lo stato di salute è ovvio e (spero) universalmente accettato. Che l’amore vissuto e ricambiato porti a uno stato di benessere totale è altrettanto ovvio. Non per nulla quando si è innamorati si ha la sensazione di camminare *tre metri sopra il cielo*, di essere onnipotenti e immortali.
Che cosa dice lo Zodiaco di Venere?
Il suo primo domicilio è in Bilancia dove aspira alla perfezione dell’unione affettiva e all’impeccabilità del suo aspetto esteriore, specchio di uno stato di salute ugualmente perfetto. Una Venere che si realizza compiutamente nello staccarsi dall’egopatia della casa I per trovare un equilibrio nel rapporto con l’altro-casa VII. Di fronte alla Venere bilancina c’è Marte: è dunque l’egopatia che può danneggiare Venere bilancina, impedirle di realizzare l’unione, così come una sessualità mal vissuta, fine a sé stessa può danneggiare la relazione affettiva e spezzare l’unione.
Il secondo domicilio di Venere è in Toro: qui aspira alla stabilità, alla continuità anche materiale e carnale del rapporto. Qui Venere assume il ruolo di dea protettrice e ispiratrice della vita: siamo sull’asse seconda-ottava, l’asse appunto della vita e della morte. Venere taurina è la pienezza della vita, calata com’è nell’esplosione della natura, nella forza della germinazione e della creazione della vita (è la stagione degli accoppiamenti!). Ma di fronte a sé ha Plutone, il distruttore, il dio degli inferi, dell’Ade, significatore di morte. E’ la morte che spezza il legame, la morte che sottrae l’amore in una sottrazione dell’amore che genera debolezza fisica, malattia.
E arriviamo alla terza posizione di Venere nello Zodiaco, che la tradizione colloca nel segno dei Pesci. Qui Venere è andata oltre, è trapassata, ha raggiunto una dimensione altra. Deve cambiare, deve trasformarsi. Ma ha di fronte a sé Mercurio-ragione che la invita a razionalizzare, appunto, a prendere coscienza della realtà: siamo sull’asse sesta-dodicesima casa, l’asse appunto della malattia e degli ospedali. Dunque Venere, per andare oltre, per divenire amore trascendente, amore divino, puro spirito, deve accettare la realtà della casa sesta, farsi umile, accettare la propria limitatezza. Se non ci riesce, se non può accettare la realtà del distacco, della fine dell’unione, si ammala.

Roba minima

venerdì, ottobre 30, 2009@ 10:31 AM
Author: admin

ROBA MINIMA
di Grazia Bordoni

Un piasè, ch’el me lasa giò chi
che anca mi, mi go avu il mio grande amore
roba minima, s’intend, s’intend roba da barbon…

(Enzo Jannacci, El portava i scarp del tennis)

A Maurizio e a Gianna, perché i grandi amori non sono soltanto nella letteratura

Così cantava Enzo Jannacci nella sua più celebre canzone, quella che a suo tempo gli diede il successo. Vi si narra di un barbone con le scarpe da tennis, appunto, che si fa dare un passaggio per l’aeroporto Forlanini e nel corso di un dialogo surreale con il cortese automobilista racconta di aver avuto anche lui un grande amore, ma, dice il poveretto, si trattava di cosa da poco, cosa da barboni. Roba minima, dunque.
Spesso noi astrologi ci lasciamo sedurre dall’eccezionalità dei fatti e degli eventi. Ci affanniamo ad andare a cercare nelle posizioni dei pianeti situazioni pressoché uniche e irripetibili, dimenticandoci – io per prima – che il movimento celeste accompagna anche (e forse soprattutto) la banalità del quotidiano e, il più delle volte, descrive esistenze del tutto comuni. Chissà, forse è per questo che non troviamo riscontri astrologici speciali nei cieli di eventi straordinari: dopo tutto, il quadro astrale dello tsunami che ha devastato il sud-est asiatico sul finire del 2004 non ha particolarità tali da renderlo unico come unico è stato l’avvenimento che lo ha accompagnato, o tanto diverso dai quadri astrali di eventi molto meno catastrofici.

E così anche per l’amore. Nel nostro immaginario i grandi amori sono quelli di Paolo e Francesca, di Lancillotto e Ginevra, di Dante e Beatrice e via pescando a man bassa dalla letteratura, dalla poesia, dalla storia. Chissà perché non ci vengono affatto in mente un qualsiasi Mario e una qualsiasi Giovanna che magari si sono amati per cinquant’anni superando insieme traversie, dispiaceri, difficoltà e restando sempre uniti. Eppure ne conosciamo tante di coppie così. Ma nessuno racconta la loro storia e cerca il perché del loro amore.

Qualche anno fa è mancato un mio anziano zio acquisito. Non aveva figli e noi nipoti abbiamo dovuto provvedere a svuotarne la casa. Mentre selezionavo le sue carte mi è capitata tra le mani una lettera scritta da suo cognato alla moglie, sorella di questo mio zio. Una lettera così bella e struggente che, evidentemente, la moglie aveva conservato e che mio zio aveva trovato tra le carte della sorella quando questa era morta, conservandola a sua volta.

Questa è dunque la storia di due persone qualsiasi e del loro amore. Ubaldo e Guglielmina, o meglio Dado e Nuccia, come venivano chiamati in famiglia. Nati all’inizio del secolo scorso (i nomi di battesimo sono già indicatori di un’altra epoca!), hanno vissuto due vite normali, da persone normali quali erano, due vite semplici, da persone semplici quali erano. Ho pochi ricordi di Dado, mancato nel 1972, mentre ricordo molto bene Nuccia che, rimasta vedova, prese a frequentare la mia casa al traino del fratello e della cognata, cioè mia zia. Passò con noi molti Natali, Capodanni, Pasque e feste comandate che avevamo l’abitudine di festeggiare tutti insieme in famiglia. Ci portava un croccante buonissimo che faceva lei e di cui ricordo ancora il profumo di limone. Era diventata una persona di famiglia, tanto che io e mia sorella la chiamavamo zia Nuccia per una sorta di parentela virtuale. Quando morì volle lasciarci un gioiello in ricordo perché, aveva detto al fratello, l’avevamo sempre trattata come una “vera zia”. Ripensandoci, aveva ragione, in effetti: la zia Nuccia mi era molto più simpatica della mia vera zia.

In gioventù la zia Nuccia era una gran bella donna, sentivo raccontare. Si era sposata giovanissima, appena diciottenne, se non proprio per volere dei genitori, molto incoraggiata da essi. Ma il matrimonio non aveva funzionato affatto e molto presto si era separata dal marito.

Tema di Nuccia

Tema di Nuccia

Urano e Marte nel settimo campo opposti a Giove, governatore del medesimo settimo campo, non lasciano spazio a molti dubbi circa la possibilità di frantumi coniugali. Tutto ciò doveva accadere agli inizi degli anni ’30. Essere una donna separata, a quell’epoca, non doveva essere per niente facile. Non lo è oggi, tutto sommato, figuriamoci allora. E non doveva essere facile soprattutto per una donna Toro con una Luna in Scorpione e un Plutone all’ascendente che certamente reclamavano attenzioni e smuovevano desideri carnali non facili da tacitare per una persona che vive in un normalissimo ambiente medio-borghese. Fosse stata un’intellettuale alla Sibilla Aleramo o un’attrice alla Alida Valli, tutto sarebbe stato più semplice: nella mentalità comune di allora in certi ambienti le “trasgressioni” erano meno riprovevoli che altrove. Comunque, forte della sua Venere arietina, e dunque abbastanza coraggiosa e avventurosa, la zia Nuccia, dopo la separazione dal marito, ebbe altre storie d’amore effimere finché non incontrò Ubaldo. Non so quando esattamente avvenne il loro incontro, se prima o dopo la guerra. Da bambina, nel dopoguerra, li ricordo già insieme.

Nuccia e Dado convivevano. La legge sul divorzio era di là da venire, sicché costituivano una coppia cosiddetta irregolare. Non mi sembra però che se ne facessero un gran problema, tutto sommato. In famiglia la cosa era accettata, anche se nei discorsi che intercettavo da ragazza percepivo sempre le virgolette quando ci riferiva a Dado come “marito” di Nuccia. Il loro era innegabilmente un rapporto molto solido. La sinastria è promettente: i due Soli e le due Veneri sono in opposizione creando una grande complementarietà, i due Marti sono congiunti, la Luna di Nuccia è in Scorpione, dove Dado ha Sole, Luna e Mercurio. Insomma, tutti pianeti personali si intrecciano in reciproci aspetti.

Tema di Dado

Tema di Dado

Anche il tema integrato è discreto, con le case della comunicazione ben sollecitate, a testimonianza di un dialogo di coppia certo non banale. L’unico elemento che può dar da pensare è Mercurio che si oppone al Sole, per altro governatore del quinto campo. Probabilmente si riferisce alla mancanza di figli: una scelta pressoché necessaria nella situazione contingente. So che Nuccia, negli anni della sua giovinezza, abortì (Mercurio quadrato a Urano/Marte e a Nettuno) – non saprei dire se una o più volte – ma forse, tutto sommato, avere dei figli non era per lei così importante, al di là della situazione familiare irregolare. A Dado magari non sarebbe spiaciuto averne, considerato il suo bel quinto campo, e la dissonanza nell’integrato tra Mercurio e Sole può indicare proprio che all’interno della coppia è stato lui a sentire maggiormente la mancanza di figli. Sì, perché il Sole nel quarto campo, nell’integrato, dice che, nella coppia, lui aveva realizzato il sogno di una famiglia.

Integrato Nuccia-Dado

Integrato Nuccia-Dado

La convivenza di Nuccia e Dado proseguì comunque salda e serena per decenni. Nel 1965 Dado fu colpito da un infarto (il Sole nell’ottavo campo è Punto di Talete che scarica l’opposizione tra Urano e Nettuno nel quinto campo). Probabilmente si spaventò molto e pensò di essere arrivato al capolinea. Fu allora che scrisse la famosa lettera a Nuccia:

Milano, 4 febbraio 1965
Nuccia mia tanto cara! Sei stata la compagna fedele della mia vita e devo purtroppo lasciarti in tanto dolore. Sappi trovare nel ricordo e nella rassegnazione la tranquilla e serena continuazione di questa tua esistenza terrena. A te devo molto per tutti gli anni felici che insieme abbiamo trascorso, e molto ancora per quelli un po’ travagliati dalle traversie di lavoro e d’interessi per i quali abbiamo insieme tanto sofferto.
Proprio in quel periodo, con la tua comprensione, col tuo conforto, con la tua forza d’animo con la quale nascondevi la tua sofferenza, mi hai dimostrato quanto grande era il bene, l’affetto e l’amore che ci legava, con quel vincolo indissolubile che è l’intento di ideali che ci resero tanto felici.
Una lunga vita serena ti accompagni nel ricordo dei nostri giorni più belli.
Addio cara, addio
Tuo Ubaldo

Lettera di dado

Lettera di dado

Bella, no? Confesso di essermi commossa, quando l’ho letta e di essere anche stata un po’ invidiosa. E di aver pensato come i grandi amori possono nascondersi dietro le apparenze di una completa normalità.
Dado comunque sopravvisse all’infarto e si rimise in salute.
La legge che introduceva il divorzio in Italia fu approvata nel dicembre del 1970. Come divenne operativa, Nuccia chiese il divorzio da quello che per legge era sempre suo marito, sebbene ne fosse separata quasi da mezzo secolo. Credo che sia stata una delle prime persone, a Milano, a ottenere il divorzio anche in virtù di una causa in cui tutti erano consenzienti (e impazienti) e non c’era nulla da rivendicare.
Non appena la sentenza divenne esecutiva, nel maggio del 1972, Dado e Nuccia si sposarono, dopo un “fidanzamento durato tanti anni da chiamarlo ormai d’argento” come canta Fabrizio De André in Marcia Nuziale.

Ma Marte e Urano nel settimo campo nel tema di Nuccia, implacabili sentinelle, novelli bravi di manzoniana memoria, ammonivano che “questo matrimonio non s’ha da fare”. Nuccia non poteva restare sposata se non per un tempo sempre troppo breve. E così, pochi mesi dopo il sospirato matrimonio, ai primi di ottobre del 1972, Dado se ne andò per davvero, portato via da un altro infarto.

Ricordi sbocciavan le viole
con le nostre parole
“Non ci lasceremo mai, mai e poi mai”,
vorrei dirti ora le stesse cose
ma come fan presto, amore, ad appassire le rose
così per noi
l’amore che strappa i capelli è perduto ormai…

(Fabrizio De André, La canzone dell’amore perduto)

Clooney, Canalis: vero amore?

lunedì, settembre 21, 2009@ 5:45 PM
Author: admin

canalisclooneySono la coppia del momento. Elisabetta Canalis, George Cloney. E’ vero amore, o è una storia per riempire pagine patinate? Forse la Star hollywoodiana non ne ha bisogno, professionalmente parlando, in tema flirt invece sì! Certo è che la bella ex velina sarda ha guadagnato tantissimi “punti immagine”. Dopo la passerella a braccetto sul tappeto rosso del Festival di Venezia, le voci sulla rottura della liaison fra i due, il gossip si spreca.

Quanto durerà, davvero, la relazione, se di rapporto di coppia e non di facciata si tratta? Gli amici della stella di ER, Brad Pitt, Matt Demon con le loro battute sarcastiche, prima che la coppia finisse sotto la luce dei riflettori, hanno messo in dubbio la virilità, l’eterosessualità di Clooney. Per tutta risposta, dopo pochissimo tempo, è venuta fuori la “paparazzata” sulla velina e l’attore.
Il bel George (6/05/1961) è un Toro con la Luna in Capricorno, Venere in Ariete, Marte in Cancro; Elisabetta (12/09/1978) appartiene al segno della Vergine, ha la Luna in Capricorno, Venere in Scorpione, Marte in Ariete. Guardando il tema di coppia si nota che la Luna di entrambi è congiunta, mentre i due Sole nei temi sono in trigono. Marte di Lei si congiunge alla Venere di Lui, Marte di Lui è in largo trigono alla Venere di Lei. Se non è eros e passione a prima vista poco ci manca. Anche se nel tema di George l’opposizione fra Marte e Saturno apre delle riflessioni sul suo “machismo”. C’è da dire però che l’omosessualità, la bisessualità non fanno più notizia né fra i Vip, né fra i comuni mortali.

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