Bagnasco e il voto di domenica
Sono riportate dai giornali con grande enfasi le dichiarazioni di ieri di Angelo Bagnasco, presidente della Cei, che in modo esplicito invita votare per le prossime regionali quei candidati che siano apertamente schierati contro l’aborto e contro la legittimazione delle unioni omosessuali. Da qualunque parte la si giri, siamo di fronte a una pesante interferenza da parte della Chiesa nelle vicende politiche del paese. E già questo, in termini di Costituzione, non dovrebbe essere consentito. Ma la cosa più sconcertante è che le reazioni a questa presa di posizione non ci sono, latitano, mancano o sono confinate a spazi ristrettissimi. Siamo davvero ormai assuefatti a tutto!
Mi chiedo quale sia la ragione a monte di tutto ciò. Forse le alte gerarchie cattoliche sentono che la loro presa sulla massa dei fedeli si fa sempre più debole ed è necessario rafforzarla chiedendo aiuto al potere dello stato?
Al di là di ogni considerazione sull’argomento, quella di Bagnasco potrebbe non essere stata una buona idea. Non tanto per lui, perché il suo tema non è interessato da transiti significativi, almeno nell’immediato, quanto per la Chiesa stessa: Benedetto XVI che della stessa è il massimo rappresentante, è nel mirino di transiti dissonanti importanti che dovrebbero spingerlo a cambiare, non ad arroccarsi sulle sue posizioni, credo. L’arroccamento, in questo momento, potrebbe essere un boomerang. Ma, naturalmente, staremo a vedere.




