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Abecedario astrologico

lunedì, febbraio 15, 2010@ 5:36 PM
Author: GraZia

Bordoni - Abecedario

Bordoni G.
Abecedario astrologico
Edizioni Capone
2010

Pagg. 204

Rivede la luce, in edizione riveduta e corretta, il testo dedicato alla parte matematica dell’astrologia. Grazie a Chiara Capone che ha saldamente preso in mano le redini della casa editrice del padre, è ora nuovamente disponibile questo testo che con la semplice linearità dei testi scolastici mette in grado chiunque di imparare a erigere a mano temi natali, rivoluzioni solari, progressioni e armoniche. Se i calcoli manuali potrebbero sembrare superati per la grande facilità di programmi computerizzati presenti ormai dovunque, resta comunque vero che qualunque astrologo professionalmente preparato deve conoscere la tecnica che sta alla base della costruzione di ogni tema natale. Il testo è corredato da numerosi esercizi che permettono al lettore di verificare il proprio apprendimento in prima persona.

Le insidie della raccolta e della pubblicazione di dati di nascita

giovedì, febbraio 11, 2010@ 3:38 PM
Author: GraZia

Le insidie delle raccolte e della pubblicazione di dati o temi natali
di Grazia Bordoni

Raccogliere dati di nascita è meno facile di quanto non si pensi. Le fonti vanno controllate e ricontrollate e non è detto che non si incappi comunque in qualche errore.
In Italia e nella maggior parte degli altri paesi è possibile conoscere l’ora di una nascita rivolgendosi all’anagrafe. In Inghilterra e in molti paesi del Commonwealth come Canada e Australia, invece, l’ora di nascita non viene registrata all’anagrafe, a meno che non si tratti di un parto gemellare: gli astrologi inglesi, dunque, hanno un problema in più nel raccogliere dati di nascita interessanti.
Tuttavia anche quando si entra in possesso di un certificato di nascita, bisogna stare attenti, controllare e ricontrollare.
1) A volte i dati in partenza sono imprecisi e potremmo, in realtà, avere in mano l’estratto di nascita di un omonimo e non quello della persona che ci interessa.
2) Talvolta gli impiegati dell’anagrafe sono distratti e possono sbagliare nel trascrivere i dati, oppure confondere il giorno di nascita con quello in cui è avvenuta la denuncia della medesima.
3) E’ buona norma chiedere sempre di specificare se si tratta di ore pomeridiane o antimeridiane, specie per le nascite avvenute in Italia prima del 1940, quando appunto le ore venivano registrate in antimeridiane e pomeridiane. Questa abitudine è ancora attuale negli Stati Uniti e genera non poche confusioni. Altra abitudine americana è quella di indicare nelle date prima il mese e poi il giorno, generando spesso equivoci mortali per noi astrologi.
4) A volte i certificati di nascita sono mendaci. Ci sono molti casi in cui, per vari motivi, viene dichiarata una data inesatta. Nel meridione, quando le donne partorivano in casa, spesso le nascite di dicembre venivano denunciate come avvenute nel gennaio successivo: questo permetteva ai figli maschi di ritardare di un anno la chiamata alle armi. Piuttosto noto è il caso di Marcello Mastroianni, registrato all’anagrafe come nato il 28 settembre mentre in realtà era nato (e festeggiava il compleanno) il 26. Due giorni di differenza, come sappiamo, possono cambiare in modo radicale un tema di nascita.
5) Quando si richiede un estratto all’anagrafe, se non siamo i diretti interessati o un parente stretto, possiamo anche ricevere un rifiuto per i motivi più diversi. In teoria, da un punto di vista legale, dovremmo poter avere accesso alle informazioni che ci interessano in quanto i registri anagrafici sono pubblici e l’ora di nascita (che altro non è che una frazione della data) *non* è un dato sensibile. Tuttavia, per esperienza, è inutile mettersi a discutere. Se l’impiegato dell’anagrafe ha la luna storta non ci darà mai il dato richiesto. Meglio aspettare, sperare che cambi umore o che ci sia un altro impiegato…

Conferma dell'anagrafe

Conferma dell'anagrafe

Estratto di nascita di Pietro Nenni

Estratto di nascita di Pietro Nenni


Estratto di nascita di Pietro Nenni

Estratto di nascita di Pietro Nenni

Quando si pubblicano temi natali o si commentano quadri astrali sarebbe buona norma indicare la fonte dei medesimi. Sarebbe doveroso poi, avvertire chiaramente quando si sta commentando un tema non domificato perché non se ne conosce l’ora oppure si sta studiando un’ipotesi di domificazione. Questo, ovviamente, per non trarre in inganno studiosi che volessero analizzare il medesimo tema. Purtroppo non tutti lo fanno. Un astrologo americano parecchi anni fa pubblicò la sua collezione di date di nascita dove però erano contenute molte “ore” frutto di una sua ipotesi di lavoro. Ma si era dimenticato di indicare chiaramente quando queste ore erano un’ipotesi e le aveva classificate come “fonte personale”. Il problema è che queste ore fantasiose vengono poi riprese e divulgate anche da altri studiosi e l’errore si moltiplica in modo esponenziale.
Un caso del genere riguarda anche il tema di nascita di Giovanni Paolo II. All’indomani della sua elezione, una rivista ne pubblicò l’oroscopo e io mi affrettai a prendere nota dei dati, a inserirli nel mio archivio e a metterli a disposizione degli studiosi di tutto il pianeta. Solo diversi anni dopo venni a sapere, del tutto casualmente, che quell’ora era frutto di un’ipotesi di lavoro dell’autore dell’articolo che si era consultato con una collega per stabilire quale fosse l’ora più probabile. Ed è da quest’ultima persona che venni a sapere che l’ora che io stessa avevo divulgato era del tutto inventata a tavolino. E del tutto sbagliata: infatti, io stessa udii con le mie proprie orecchie un giorno Papa Giovanni Paolo II ringraziare per gli auguri di buon compleanno che gli erano stati rivolti per il giorno in cui lui era nato “tra le 5 e le 6 del pomeriggio”. Non so perché quella volta il Santo Padre sentì il bisogno di precisare il suo orario di nascita, ma ritengo che la sua dichiarazione sia molto più attendibile di qualsiasi ipotesi astrologica.

Una lettura diversa della casa dodicesima

mercoledì, febbraio 3, 2010@ 10:15 AM
Author: admin
Alba a Porto Santo

Alba a Porto Santo

Oltre l’orizzonte
di Grazia Bordoni e Rita Bilucaglia
Congresso di Milano, marzo 1987

Nella necessaria semplificazione dei manuali la casa dodicesima viene associata, come sappiamo, alle prove della vita, alla solitudine, alle lunghe permanenze in luoghi chiusi e mai piacevoli come ospedali, collegi, carceri e così via. E’ associata alle disgrazie, ai sacrifici, ai dolori, alle malattie, ai nemici nascosti(1), all’alienazione dal presente e dal materiale, perciò a tutte le forme di genio, di sregolatezza e di pazzia. Solo di sfuggita si aggiunge, per analogia con il segno dei Pesci, qualche considerazione sul rapporto tra casa dodicesima, infinito e senso del trascendente.
Eppure il numero dodici è ricco di significati simbolici(2): basti dire che rappresenta l’universo nella sua complessità interna, che nelle civiltà antiche viene considerato il numero delle divisioni spazio-temporali in quanto rappresenta la moltiplicazione dei quattro elementi (Fuoco/Terra/Aria/Acqua) per i tre principi alchemici (zolfo/sale/ mercurio), oppure il prodotto dei quattro punti cardinali per i tre piani del mondo.
Ancora più nota è l’importanza che il dodici assume nella simbologia cristiana: dal numero delle porte di Gerusalemme a quello degli apostoli, il significato ruota intorno a un concetto di creazione-ricreazione derivante dalla combinazione del quattro-mondo-spaziale con il tre-tempo-sacrale. Se dunque il dodici è, contemporaneamente, espressione della massima molteplicità e dell’estrema sintesi che confluiscono – o sconfinano – l’una nell’altra, è inevitabile che i significati della casa dodicesima/Pesci siano molto più articolati e complessi di quelli a cui siamo abituati e che l’itinerario da seguire per scoprirli debba essere in qualche modo alternativo rispetto ai consueti criteri di lettura. Cerchiamo dunque di visualizzare la linea dell’orizzonte di un qualsiasi oroscopo, linea che corrisponde all’asse Ascendente/Discendente.
Il punto che noi chiamiamo Ascendente segna l’inizio della linea di demarcazione tra la prima casa e la dodicesima. Se continuiamo a osservare questa linea ci accorgiamo anche che la prima casa è sotto l’orizzonte, mentre la dodicesima è sopra. Tradotto in senso temporale l’Ascendente corrisponde all’alba, cioè al momento in cui il Sole, emergendo dal buio della notte e levandosi sopra l’orizzonte, si riafferma quale apportatore di luce e di vita. Espresso in termini zodiacali il Sole emerge dal buio della casa I, posta sotto l’orizzonte, e sorge quindi nella dodicesima. Il fatto è sorprendente, anche perché siamo abituati a una lettura in senso antiorario – dall’Ariete al Toro, ai Gemelli fino ai Pesci – e non a una lettura in senso orario come invece ci propone il movimento del Sole che sorge a est in Ariete, culmina a sud in Capricorno e tramonta a ovest in Bilancia. Risulta poi difficile conciliare questa forza solare con i consueti attributi della casa dodicesima, nonché con la tradizionale lettura restrittiva e comunque angosciosa e deviante del Sole in dodicesima, cui s’attribuiscono prove morali, ostacoli, vita segreta, destino di solitudine, alienazione mentale, scarsa salute eccetera.

Alba a Rodi

Alba a Rodi


Ma è incontestabile che il Sole sorga proprio in dodicesima e che qui risplendano le prime luci dell’alba: l’ultimo segno dello Zodiaco è il primo a vedere il Sole. Come non pensare alle parole di Cristo: “Beati gli ultimi, perché saranno i primi nel Regno dei Cieli”?
Sorgere in latino si dice orior, e orior è contenuto in morior, vale a dire il nascere è contenuto nel morire. La differenza è tutta in quella “M”, dodicesima lettera dell’alfabeto greco-latino, che diventa essa stessa simbolo di quella sintesi che si realizza quando i due opposti – la fine e l’inizio, la morte e la nascita – si toccano e diventano parte integrante l’uno dell’altro, non più termini contrapposti di una realtà antitetica. E allora la casa dodicesima-Pesci ci porge un concetto di morte-fine non quale evento drammatico e irreparabile, ma come presupposto necessario a una nascita-inizio.
Dopo tutto l’alba, inizio del dì, sancisce la fine, cioè la “morte” della notte. La notte muore e nasce il dì, ma il giorno contiene ambedue, così come in termini stagionali nel medesimo punto muore l’inverno e nasce la primavera, ambedue contenuti nell’anno.
Ma sono davvero due estremi, o non sono piuttosto l’uno conseguente l’altro, per cui bisogna morire per nascere? Il principio vale anche per la vita, infatti il feto deve morire come tale per nascere come bambino, cioè come forma più evoluta rispetto a quella originaria. E’ una morte/rinascita che si compie nella carne, nella materia, il travaglio del parto è come una lotta che viene ingaggiata nella madre e nel figlio per liberare la carne dell’uno e dell’altro: lotta=agone=agonia=morte. Questo è l’ultimo atto di una lotta marziana che è affermazione di un nuovo individuo e distacco dal macrocosmo/madre in cui il feto è vissuto fino a quel momento. Il neonato è colui che ha conquistato l’accesso alla dimensione mortale. In greco “mortale” si dice “brotòs”, di cui ritroviamo la radice nell’italiano “bruto”, aggettivo spesso associato al termine “materia”, quando si vuol definire un’entità informe, non ancora plasmata. E, in fondo, il concetto non cambia quando è l’uomo a essere definito “bruto”: non si vuole forse intendere, con questo termine, un essere che non si è plasmato né evoluto? E allora brotòs-mortale è l’uomo-materia-da-plasmare e la vita umana non è altro che il tempo e lo spazio in cui il processo evolutivo ha modo di realizzarsi, di pervenire a uno stato di compiutezza che prelude un’esperienza nuova, desiderata e per nulla temuta. E’ la morte suggerita dal verbo greco “thanomai” che, alla lettera, significa “desiderio di morire”, una morte come esperienza oltre la materia e non contro di essa.
Chi ha esperienza di malati terminali(3) racconta che vi sono fasi precise ricorrenti in ogni malato: dal riconoscimento della malattia, alla lotta contro di essa, fino all’accettazione e al distacco dalla realtà che prelude la morte. Quando il malato muore nell’ultima fase, la sua è una morte facile, un vero e proprio trapasso (trapassare = passare oltre). Ben diverso è quando la morte sopravviene in una fase precedente: è una morte dolorosa, difficile. In termini zodiacali l’ottava casa – casa occulta e della morte – può indicare una morte sofferta perché l’individuo è ancora legato alla materia e, indipendentemente dall’età, teme il distacco dalla carne in quanto percepisce di non avere ancora esaurito la sua esperienza da “brotòs”, cioè da essere incarnato. In questo senso l’ottava casa mostra la lotta contro una morte prematura non accettata quindi temuta e angosciante, mentre la dodicesima propone il distacco dalla materia perché questa non è più necessaria all’individuo che si appresta consapevole a morire e a rinascere in una forma più evoluta, cosi come il disgelo invernale dei Pesci prelude alla rinascita primaverile dell’Ariete. Il Sole che sorge in dodicesima ci indica quindi una morte passaggio verso la nostra individuale resurrezione.
Del resto anche la Resurrezione di Cristo avviene all’alba: “Era passato il sabato, anzi già splendeva la luce del primo giorno” dice Matteo(4) e Marco conferma: “E di buon mattino il primo giorno dopo il sabato, vennero al sepolcro, quando il sole era già alzato…”(5).
Siamo abituati a pensare al Sole in prima casa come a un Sole forte, ma se pensiamo alla linea dell’orizzonte il Sole in prima è un Sole che non è ancora sorto, è un Sole al buio, nascosto in una zona oscura e perciò rappresenta un essere in fieri che non ha ancora conquistato la luce, un essere ancora primordiale, istintuale.
La nascita che avviene nella casa I/Ariete/inizio suggerisce un itinerario graduale che porterà alla luce della dodicesima attraverso l’esperienza insita nella sequenza dei dodici segni. Gradualità difficile da accettare per chi ha il Sole in dodicesima: costui sente la luce dentro di sé e aspira a una perfezione, a una compiutezza inconciliabili con lo stato mortale di brotòs. E talvolta la tentazione di prendere una scorciatoia con il suicidio è irresistibile. Nella dodicesima l’assoluto s’impone con forza accecante: il nocciolo delle famigerate devianze che tanto amiamo leggere in questa casa, è tutto qui. Se vogliamo, queste devianze perpetuano il dramma di Lucifero, l’angelo perfetto, colui che “porta la luce” della dodicesima e che, abbagliato dalla visione della propria perfezione, incorre nella dannazione sprofondando nel buio degli Inferi, cioè regredendo a uno stato istintuale indifferenziato.
In definitiva, quella luciferina è la devianza di chi, identificatosi nell’assoluto, rimane prigioniero del suo essere brotòs, precludendosi ogni possibilità evolutiva. Questo stesso concetto di regressione è espresso anche da Dante quando, all’inizio del suo viaggio di individuazione, dice: “Temp’era dal principio del mattino, / e ‘l sol montava ‘n su con quelle stelle / ch’eran con lui quando l’Amor divino / mosse di prima quelle cose belle”(6).
Dante si smarrisce nella selva del peccato “al principio del mattino”, cioè all’alba, mentre il Sole si trova nella costellazione dell’Ariete: siamo di nuovo in bilico sull’asse dell’orizzonte, tra prima e dodicesima. Nella prima c’è il buio dell’istinto, la selva oscura in cui l’uomo rischia di cadere e di smarrirsi, nella dodicesima c’è la luce della rivelazione e della resurrezione. Il viaggio di Dante si compie tra i due estremi, Ariete e Pesci, che non sono solamente segni estremi, ma sono anche contigui e questa contiguità è sottolineata proprio dal cammino del Sole/coscienza dal mondo delle tenebre istintuali alla luce della trascendenza.
La tradizione astrologica associa la casa dodicesima ai luoghi di pena e alle sofferenze: ma anche il Purgatorio è un luogo di espiazione e può quindi essere assimilato alla morte della materia incarnata, brotòs, in funzione di una nascita-rinascita in una dimensione trascendente.
Ma “Purgatorio” significa luogo di espiazione; espiare, alla lettera, vuol dire “uscire dalla pena”. Se il Purgatorio è espiazione è anche sofferenza che trasforma e libera: che ciò si traduca spesso in dolore fisico o psichico è inevitabile in quanto siamo legati alla nostra realtà materiale ed è per questo che nella dodicesima casa siamo soliti leggere anche le lunghe malattie che spesso si consumano in luoghi chiusi e vi associamo, per traslato, i problemi di salute. Ma la parola salute deriva dal latino salus che significa anche salvezza. Ecco dunque che ancora, nella casa dodicesima, possiamo leggere la mancanza di salute, cioè la malattia, come esperienza della morte materiale finalizzata alla rinascita in una forma più evoluta della precedente. Osserva bene Rudhyar che “la sofferenza che proviene dalle metamorfosi sperimentate in dodicesima ha un’acutezza e una qualità di inevitabilità che può renderla più difficile da sopportare. Non si può ricorrere contro l’universo, salvo che rinascere fuori dall’universo”(7). E nel momento del trapasso, di fronte alla morte, l’uomo è solo, nella solitudine della casa dodicesima. Ma è una solitudine necessaria, come avverte Hillman: “l’esperienza della morte, infine, è necessaria per potersi separare dal flusso collettivo della vita e scoprire l’individualità. L’individualità richiedecoraggio per scegliere la prova della vita e per entrare nell’ignoto tramite la propria decisione”(8).
Nella casa dodicesima vi è dunque il coraggio. Certo, non quello cieco e incosciente dell’Ariete/casa prima, in qualche modo sempre legato alla materia e all’istinto, ma è quell’energia che di solito chiamiamo “forza d’animo”, è, cioè, il coraggio dell’anima, qualche cosa di lucido, consapevole, illuminato, già oltre la dimensione umana e proprio per questo più difficile da interpretare nella realtà per chi lo possiede e da perdonare per chi lo subisce – cioè il collettivo/casa sesta.
E’ come se la pura forza energetica della casa prima, passando con il Sole oltre l’orizzonte, si trasformasse in forza psichica: per questo il Sole in dodicesima è un Sole forte, dalle potenzialità particolarmente vive. Constatazione, questa, che coincide anche con la teoria dei ritmi cicardiani secondo cui il massimo di potenzialità intellettuale nell’uomo viene raggiunto nelle prime ore dopo il risveglio, il che equivale – in termini simbolici se non strettamente reali – alle prime ore del mattino, cioè sempre alla posizione del Sole in dodicesima.
Per inciso, nell’epica classica i sogni del mattino vengono considerati veridici. Questo ci porta a riflettere sul fatto che l’alba è il momento in cui il Sole è più freddo e può essere osservato a occhio nudo, come la Luna. Quasi che all’alba il Sole si facesse Luna, aprendo la porta di comunicazione tra conscio-solare e inconscio-lunare. I sogni dell’alba sono più veritieri, certo, perché il Sole freddo non brucia il messaggio onirico/lunare e la parte conscia di noi, facendosi più ricettiva, riesce a cogliere ciò che l’inconscio gli suggerisce con il sogno.
Certo la potenzialità della casa dodicesima, il prezzo che la sua luce richiede in termini di solitudine e sofferenza, a qualcuno può sembrare eccessivo e la tentazione di evitarlo può diventare soverchiante: in altri termini il “pazzo” (come il drogato o l’alcolizzato) è colui che non vuole portare la sua croce, volge le spalle alla luce (o si identifica in essa), perdendosi cosi nel grigio sollievo di un limbo indifferenziato. Chi invece ha la forza di riconoscere la propria anima e di seguire la via che, con il Sole, porta oltre l’orizzonte, verso la luce dell’alba, sa che là, nella dodicesima casa, non ci saranno due estremi che si toccano, vita e morte contrapposti, ma l’incontro di due gradini della medesima scala, e l’essere che termina il suo ciclo biologico è pronto per trasformarsi e rinascere in forma più evoluta. Non a caso alla dodicesima/Pesci corrispondono i piedi, elemento indispensabile alla posizione eretta dell’uomo, la cui conquista è stata la prima importantissima tappa dell’evoluzione umana. Ed è qui che possiamo collocare anche il detto “spes ultima dea” dove ritroviamo il concetto di ultimo. Ma d’altra parte si dice anche “finché c’è vita c’è speranza”. Di nuovo il concetto di ultimo è associato a quello di vita. Ecco, a tutte le numerose attribuzioni della casa dodicesima, vorremmo oggi aggiungerne un’altra: la casa dodicesima è anche la casa della speranza, dove meglio si esprimono le parole stesse di Cristo: “Io sono la luce del mondo; chi mi segue non cammina nelle tenebre, ma avrà luce di vita”(9).

(1) Cfr. C. Discepolo, Guida all’Astrologia, Armenia, pag. 108
(2) Cfr. J. Chevalier e A. Gheerbrant, Dizionario dei simboli, BUR, v. I, pag. 392
(3) Cfr. E. Kubler-Ross, Domande e risposte sulla morte e il morire, Edizioni Red/Studio redazionale
(4) Cfr. San Matteo, 28, I
(5) Cfr. San Marco, XI, 2
(6) Cfr. Dante, Inferno, I, vv. 37 e segg.
(7) Cfr. D. Rudhyar, Le case astrologiche, Astrolabio, pag. 133
(8) Cfr. J. Hillman, Il suicidio e l’anima, Astrolabio, pag. 49
(9) Cfr. San Giovanni, 8, 12

Alba a Rodi

Alba a Rodi

Le previsioni per il 2010

lunedì, dicembre 21, 2009@ 10:50 AM
Author: admin

2009-05-03 105
Non perdetevi il numero di Sirio di gennaio, in edicola da qualche giorno.
Oltre alle consuete previsioni per il 2010 segno per segno, troverete anche il mio articolo con le previsioni per l’Italia, di cui pubblico l’introduzione qui di seguito.

Da Sirio, gennaio 2010
Il 2010 vedrà Saturno rientrare brevemente in Vergine tra aprile e luglio per poi assestarsi definitivamente in Bilancia, da dove uscirà alla fine del 2012. Urano farà capolino in Ariete tra la fine di maggio e metà agosto, Giove per tutto l’anno sarà nel segno dei Pesci, salvo una brevissima comparsa in Ariete tra giugno e settembre. Il tema della giustizia sarà in primo piano in tutto il mondo e potrebbero esserci svolte importanti proprio in tema di giustizia sociale e di aiuti umanitari: dopo tutto Saturno in Bilancia è in esaltazione e Giove in Pesci è in domicilio notturno, i valori simbolici dei due pianeti saranno particolarmente in evidenza.

L’era dell’Aquario e la profezia del 2012
Molto si è già scritto circa la profezia dei Maya e la possibile fine del mondo a dicembre 2012. In realtà, a quella data, termina soltanto il calendario Maya: per quale ragione non è dato sapere. Tuttavia una serie di indizi fanno pensare che non si tratterà affatto della fine del mondo, quanto di una definitiva entrata nell’era dell’Aquario, il che suscita pensieri collaterali interessanti. Sappiamo infatti che l’Aquario è il segno della fratellanza universale, inoltre nel 2012 Nettuno entrerà nei Pesci, segno dell’amore universale, e Saturno, come abbiamo detto, sarà in Bilancia, segno di pace e di giustizia. Personalmente spero (e mi auguro) che questi anni e questi movimenti planetari portino pace nel mondo con un primo, consistente passo verso il disarmo totale e la rinuncia alla guerra.
Intanto, in questo clima di unificazione e di fratellanza, anche l’astrologia italiana compie un piccolo passo: il 20 e il 21 marzo prossimi si terrà a Milano un congresso di astrologia, all’Hotel Four Points, organizzato, per la prima volta insieme, dalle tre più importanti associazioni operanti sul territorio italiano: il Cida (Centro italiano di astrologia), l’Eridano School di Lidia Fassio, e la Nave dei Feaci che raccoglie i seguaci di Lisa Morpurgo. Sarà un momento importante per mettere proficuamente a confronto le diverse scuole astrologiche e crescere tutti insieme nella comune passione per questa meravigliosa disciplina.

Srio - gennaio 2010

Srio - gennaio 2010


L’amore che uccide

mercoledì, novembre 25, 2009@ 9:24 AM
Author: admin

Oggi ricorre la giornata mondiale di sensibilizzazione al problema della violenza sulle donne.
Ripropongo perciò il lavoro presentato da me lo scorso anno al Convegno di Roma.

L’amore che uccide: astrologia e maltrattamenti

Grazia Bordoni

Nell’aprile di quest’anno nella stessa giornata la cronaca ci ha raccontato due episodi: nello Yemen una bambina di 8 anni ha chiesto il divorzio dal marito da cui è stata ripetutamente stuprata e maltrattata, nonostante la legge islamica vieti a chi sposa bambine di fare sesso con le medesime prima che abbiano compiuto i 15 anni. A Milano un senzatetto ha sventato lo stupro di una ragazza che, alle quattro del pomeriggio, passava nel piazzale affollato di una indifferente Stazione Centrale. Casi limite, per certi aspetti, ma solo fino a un certo punto. Il problema è che ancora oggi, nel terzo millennio, la mentalità maschile è in prevalenza orientata a considerare la donna un oggetto da usare a suo piacimento. E non solo nello Yemen. Nel nostro paese a crescita zero, industrializzato al punto da poter partecipare ai vari G8 in giro per il mondo, la presenza femminile nelle stanze dei bottoni è ancora puramente simbolica, se calcolata in percentuale. Il potere è ancora privilegio maschile, inutile negarlo. E sì che assistiamo a una progressiva femminilizzazione di tutte le professioni, in virtù del fatto che le ragazze, conquistato saldamente il diritto allo studio, riescono meglio a scuola e concludono il percorso di studio con votazioni più alte dei loro coetanei maschi. Ma non basta, non basta. Guardiamo per esempio al mondo della scuola. Gli insegnanti sono in stragrande maggioranza donne. Ma se passiamo a contare chi accede alla dirigenza, scopriamo che la presenza femminile scende paurosamente. Laddove esiste una forma di potere, là prevale il maschio. Nel terzo millennio la società in cui viviamo è ancora una società patriarcale, fallocratica e fallocentrica.

Dacci oggi il nostro stupro quotidiano
Sempre nel mese di aprile due stupri avvenuti uno a Milano e l’altro a Roma hanno infiammato l’opinione pubblica. (Forse era un caso, forse no, ma in cielo Marte in Cancro si poneva in quadratura con Venere in Ariete, in un anno iniziato il 1° gennaio con una brutta opposizione tra Marte e Plutone lungo l’asse terzo-nono campo nel tema d’ingresso domificato per Roma). Il nuovo governo, prima ancora di insediarsi, ha promesso fuoco e fiamme in materia di sicurezza. Un dossier pubblicato su Repubblica on line il 20 aprile si apre con questa affermazione: “Tredici stupri al giorno: quasi un arrestato su quattro è immigrato, uno su venti è romeno.” Affermazione che diventa un invito alla caccia allo straniero. Perché solo verso la fine dell’articolo possiamo leggere che “L’Istat, infatti, ci dice che su 100 donne stuprate solo 4 denunciano il fatto, quando il colpevole è il partner, 6 quando l’accusato è invece un estraneo. E nel 69% dei casi la violenza sessuale è proprio ad opera del partner o dell’ex”. Ma chi sono le persone più denunciate? “Guardiamo ai dati: nel 2004, su 2.780 denunciati o arrestati per violenza sessuale, il 35% erano cittadini stranieri.” Episodi di cronaca, per quanto gravi, vengono sistematicamente strumentalizzati per farci credere che la violenza sia prerogativa di orchi stranieri dai quali dobbiamo difenderci innalzando muri e chiudendo i confini nazionali. Peccato che, invece, l’orco il più delle volte abiti in casa nostra.
Solo una minima parte delle violenze sessuali viene denunciata. Come si vede anche dai dati Istat, di queste solo una minima parte è opera di sconosciuti (tra il 7 e il 12%) . E di queste ancora, solo un terzo riguarda stranieri. Eppure solo di questi si parla, alimentando così la xenofobia. Ma quel che è veramente tragico e orripilante è che di tutti gli stupri denunciati nel mondo, solo il 2% finisce con la condanna dello stupratore.
Ma la violenza sessuale è soltanto uno degli aspetti della violenza quotidianamente perpetrata sulle donne. Una violenza che si consuma nelle famiglie, all’interno del rapporto di coppia, di cui si parla solo in casi estremi. Un silenzio che ha radici antiche anche se “gli studi nei paesi industrializzati sono ormai numerosi e dimostrano che il 20-30% delle donne ha subito violenze fisiche o sessuali da un partner o da un ex partner. Le violenze psicologiche sono molto più frequenti e altrettanto distruttive”.

Legge e maltrattamenti
Il panorama legislativo, per quanto riguarda la tutela delle donne, non è molto incoraggiante. Se i maltrattamenti all’interno delle famiglie sono considerati un reato punibile per legge, tuttavia l’applicazione della legge medesima non brilla per solerzia né per rigore perché ci trasciniamo nell’inconscia convinzione che le faccende all’interno di una famiglia siano un regno privato dove non è lecito entrare. Il reato di molestie sessuali solo recentemente è diventato un reato contro la persona anziché contro la morale. Lo stalking – orribile termine inglese che indica le persecuzioni che molte donne devono subire da parte di ex mariti, fidanzati, innamorati respinti – non è ancora considerato un reato (con conseguenze terrificanti di cui spesso leggiamo nella cronaca nera). Un progetto di legge in tal senso era stato presentato nella passata legislatura, ma la caduta del governo Prodi l’ha cancellato: tutto da rifare e non è certo che l’attuale governo consideri prioritario legiferare in materia.
Non solo la legge è inadeguata e spesso carente (pensiamo alla giovane donna uccisa in Liguria dall’ex convivente, per altro già sospettato di aver ucciso una precedente fidanzata e più volte denunciato ai carabinieri sia dalla ragazza che dai genitori di lei per persecuzione) ma è diffusa la tendenza a ritenere la donna in qualche modo responsabile della violenza che le viene inflitta. Una tendenza colpevolmente incoraggiata anche da alcune correnti della psicologia contemporanea.
Dati provenienti dalla Casa delle Donne maltrattate di Milano (CADMI) riferiscono che in meno di 20 anni di attività la struttura si è occupata di 17.000 donne, di cui quasi 10.000 con figli minori. La cifra è relativa alla sola Milano e alla sola Casa delle Donne maltrattate: se moltiplicata per il numero di strutture presenti su tutto il territorio nazionale arriviamo a un totale che smantella il falso luogo comune secondo il quale la quantità di donne che subiscono violenza sarebbe ormai, nella nostra civile e avanzata società, numericamente limitata. Secondo quanto testimoniano Marisa Guarneri e Tiziana Catalano (fondatrice e presidente della CADMI la prima, vicepresidente la seconda), dall’anno della fondazione, nel 1988, la violenza non è aumentata. Sono aumentate le denunce. Oggi le donne riescono a subire meno. Si ribellano di più. Ma a fronte di ciò, quello che è davvero cambiato e che allarma moltissimo è la ferocia: il numero degli omicidi in ambito familiare è in costante aumento.

Le caratteristiche psicologiche dei due attori
La letteratura in materia è abbastanza unanime nel descrivere le caratteristiche psicologiche ricorrenti dell’uomo violento e della donna che subisce violenza. E noi ben sappiamo che le caratteristiche psicologiche sono perfettamente traducibili in simboli astrologici.

Gli uomini violenti:
- sono soggetti il cui modello di accesso alla comunicazione con gli altri (in primis con le donne) è tale da rendere particolarmente flebile la soglia tra comportamento verbalmente aggressivo e manifestazioni fisiche, e non solo, di violenza;
- si tratta di personalità fortemente segnate sul piano dell’equilibrio identitario, a volte con chiare manifestazioni di turbe psicologiche;
- si tratta di identità fragili, insicure, frustrate sul piano della loro identità sociale e professionale;
- si tratta di un rapporto di potere tipico di un genere (quello maschile) nei confronti dell’altro che può essere ulteriormente aggravato da caratteristiche individuali e da particolari biografie .
Tradotto in termini astrologici, abbiamo:
- lesioni sulle case del sociale e soprattutto sulla settima, che è anche quella del rapporto di coppia dove si scatena la violenza;
- aspetti dissonanti che colpiscono il Sole-Io o la prima casa (Ariete e Leone in alternativa);
- lesioni che colpiscono la decima casa (o il Capricorno);
- posizioni importanti di Plutone.

Le donne che subiscono violenza:
- presentano scarsa autonomia, dipendenza psicologica ed economica, compromesso senso di autostima;
- spesso non lavorano, difficilmente hanno una rete di amici o parenti in grado di aiutarle a uscire dalla situazione di difficoltà;
- sono donne che vedono intrecciata la tensione verso l’autonomia al vincolo della dipendenza senza che si possa intravedere una soluzione;
- sono donne che affrontano le relazioni sentimentali in modo accondiscendente, pur di essere amate sono disposte a tutto.
Secondo Marisa Guarneri, che ha un’esperienza ventennale di rapporti con donne maltrattate, in realtà la maltrattata tipo appartiene a tutte le classi sociali ed esercita qualsiasi professione. Nella sua storia c’è un rapporto difficile con la famiglia di origine, molto spesso si rilevano abusi subiti da bambina. E’ una donna con una fragilità emotiva molto forte che cerca compensazione nell’amore e nella comprensione. Spesso interpreta male il maltrattamento e si convince di dover “salvare” il partner, di doverlo curare senza pensare a difendere sé stessa, con conseguente crollo dell’autostima e forte dipendenza affettiva.
La vittima ideale della violenza maschile avrà nel suo tema:
- asse casa decima-quarta debole o afflitto, asse Capricorno-Cancro afflitto;
- Sole leso o casa prima afflitta (Ariete o Leone afflitti);
- casa undicesima lesa o con pianeti privativi;
- Luna lesa
- Venere lesa.

Bertrand e Marie
E’ stato uno dei casi di cronaca più dirompenti, anche per la notorietà dei protagonisti. Lei è Marie Trintignant, attrice, figlia del noto attore francese. Lui è Bertrand Cantat, rock-star, il suo compagno. Si trovano in Lituania. Sono gli ultimi giorni di luglio del 2003. I due hanno una lite, sembra per gelosia. Bertrand picchia Marie che entra in coma e dopo qualche giorno muore. Per ironia della sorte, una delle canzoni di maggior successo dei Noir Désir, la band di Bertrand, è Tu m’donnes le mal (Tu mi dai il male). Quando si rende conto di ciò che ha fatto, Bertrand tenta il suicidio, ma viene salvato. I genitori di Marie – e li si può capire – sbattono il mostro in prima pagina, lo dipingono come violento, dipendente da alcol e droghe: un animale, insomma. Non gli si può dare torto. Concita De Gregorio racconta in Malamore che Bertrand, dopo che Marie è caduta sotto i suoi colpi l’ha sollevata da terra e l’ha messa a letto. Ha trascorso diverse ore al telefono, chiamando tra gli altri anche il marito della donna, ma senza chiamare i soccorsi. Solo verso mattina Bertrand telefona al fratello minore di Marie per avvertirlo che quel giorno non potrà lavorare perché ha un livido sul viso. Spaventato, il fratello si precipita in albergo e trova la sorella già in coma profondo. I medici hanno successivamente dichiarato che se fosse stata soccorsa subito Marie avebbre potuto essere salvata.
Come da manuale, era stato un colpo di fulmine al primo incontro. Entrambi sposati, avevano lasciato i rispettivi coniugi per vivere un amore totalizzante, una passione esclusiva e tormentata, un vero e proprio amor fou. Fino al tragico epilogo. Bertrand è stato condannato a otto anni di carcere, ma già nel 2007 ha ottenuto un regime di semilibertà.

Tema di Marie

Marie Trintignant

Marie Trintignant


Marie è Aquario con ascendente Toro, una luminosa Luna in Leone ma avvolta dalla tenerezza del quarto campo. Ha bisogni affettivi forti, con quell’ascendente Toro, che però Venere in Capricorno e nel nono campo le rende difficile appagare. Viene da un’esperienza familiare difficile, traumatica, segnata dal divorzio dei genitori, entrambi belli, famosi e mostri sacri del cinema francese. Certo, con quella decima casa affollata e indurita dalla collocazione in Aquario, ha delle ambizioni, delle mete da realizzare, dei traguardi da raggiungere, ma poi Nettuno variamente afflitto nel sesto campo rende tutto confuso ed evanescente, anche il suo impegno e la sua determinazione sfumano e si dissolvono nelle difficoltà quotidiane, presi al laccio dal bisogno di ripiegarsi su sé stessa, di rifugiarsi in un mondo protetto voluto dalla Luna nel quarto campo. Una donna complessa, spesso ambigua. Bertrand le rimprovera di essere ancora legata al marito, ma per Marie deve essere difficile recidere i legami, una parte di lei, quella espressa dalla Luna nel quarto campo, non ne vuole sapere di lasciare il nido, e poi i vincoli del matrimonio per lei sono importanti, con quel Saturno stretto stretto sul Sole e su Venere, ancor più saturnizzata dalla sua posizione in Capricorno. E poi Saturno sul Sole pesa, incupisce, spinge l’autostima sotto i tacchi, l’opposizione alla Luna si traduce in svilimento e depressione, insinua dubbi sulla sua femminilità, sul suo valore di donna. Se aggiungiamo che Urano, governatore dell’undicesima casa è isolato (o, se proprio vogliamo, ha una larghissima opposizione con Mercurio) vediamo che il tema di Marie Trintignant assolve tutte le condizione necessarie per renderla perfetta vittima della violenza maschile.

Tema di Bertrand

Bertrand Cantat

Bertrand Cantat

Bertrand è pazzo di gelosia. Con Saturno, che governa l’ascendente, piazzato lì nel primo campo, dubbi su sé stesso ne ha da vendere. E Saturno va a quadrare proprio la Luna, così alta nel cielo nel decimo campo e in Sagittario da diventare quasi irraggiungibile. Nel suo rapporto con le donne si sente inadeguato. Anche sessualmente, basta vedere quel Plutone che si oppone al Sole e a Marte congiunti: un’opposizione che va a scaricarsi, guarda un po’, proprio su Nettuno governatore del Sole. Un Nettuno Punto di Talete in Scorpione e nel nono campo che suggerisce estro artistico ma anche evasione attraverso paradisi artificiali. Alcol e droga sono possibili, plausibili. Plutone, potere tanto personale come sessuale, è angolare nel settimo campo, settore di comunicazione e del rapporto di coppia, e si oppone brutalmente tanto al Sole quanto a Marte, gli altri due pianeti maschili. Ma si oppone anche a Mercurio, il pianeta delle relazioni interpersonali, sicché comunicare con gli altri è difficile, fonte di continua frustrazione e causa di diffidenza. La decima casa ospita la Luna, bersagliata dalla dissonanza di Urano e di Mercurio. E’ una decima casa creativa, certo, ma debole e conflittuale: ansiogena. Bertrand vive nella perenne sensazione di inadeguatezza su tutti i fronti, quello professionale compreso. Ed è la Luna-donna, nella sua testa, che ne è responsabile. E che scatena la violenza. Fino alle estreme conseguenze.

Il tema integrato

Integrato Marie-Bertrand

Integrato Marie-Bertrand

Anche nel tema di Bertrand troviamo tutti gli indicatori previsti per l’uomo violento. Ma quello che è assolutamente illuminante è il tema integrato. Credo che questo possa essere efficace nel dirci a che livello di pericolosità potrà evolversi il rapporto tra due persone: nei casi che ho studiato, infatti, gli altri integrati erano meno drammatici: erano casi di maltrattamento, certo, ma non letali.
Nell’integrato di Marie e Bernard spicca violentissimo il fascio di opposizioni che si forma tra sesto e dodicesimo campo, segno inequivocabile che ci troviamo di fronte a un rapporto malato. Come se non bastasse, l’opposizione tra Venere e Urano si scarica su Nettuno, Punto di Talete, che si trova in Scorpione e nell’ottavo campo, a testimoniare un rapporto non solo malato, ma anche mortifero. E Nettuno è al quadrato di Marte-violenza che destabilizza l’undicesimo campo della coppia, proprio quello che dovrebbe garantirne l’equilibrio.

Da quello che ho potuto vedere, esaminando un numero purtroppo limitato di casi, perché è molto difficile riuscire ad avere i dati completi di una coppia in tale situazione, l’analisi astrologica permette di identificare le tendenze psicologiche tanto dell’uomo violento come della donna vittima della violenza. E’ il tema integrato, quello che descrive il rapporto tra le due persone, a fornirci le informazioni più preziose, quelle che possono essere utilizzate in via di prevenzione durante i consulti. Quello della violenza sulle donne è un problema molto più vasto e diffuso di quanto non sembri, come si può intuire dai pochi dati che ho riportato. Ed è un problema assolutamente trasversale: la violenza sulle donne non è prerogativa di alcuna classe sociale, non distingue tra livello culturale e stato di benessere economico, convinzione religiosa o politica, ma si insinua come una silenziosa macchia d’olio nelle nostre vite. Come consulenti abbiamo il dovere di saperlo riconoscere e di sapere anche dove indirizzare chi ci dovesse chiedere aiuto.

Riferimenti bibliografici
AA.VV. Il male. Raffaello Cortina Editore, 2000
De Gregorio Concita, Malamore – Esercizi di resistenza al dolore, Mondadori, 2008
Romito P. Un silenzio assordante. La violenza occulta su donne e minori. F. Angeli Editore, 2005
Ventimiglia C. La fiducia tradita. Storie dette e raccontate di partner violenti. F. Angeli Editore, 2002
Segnali di Fumo – Periodico on line di Amnesty International Lombardia – www.amnestylombardia.it

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