Posts Tag ‘cancro’

Finche’ la barca va…

lunedì, agosto 9, 2010@ 11:47 AM
Author: GraZia

Criscis'

Ma quando non va… si impianta e lascia tutti a terra come ci racconta Tom Crisci in questo articolo:
http://www.astrologiario.com/CldTiRR0810.htm

Il piu’ amato degli italiani

giovedì, luglio 29, 2010@ 11:52 AM
Author: GraZia
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Sono molti coloro che amano le classifiche, per non parlare dei sondaggi. Oggi, che viviamo in tempi telematici, tutto si fa via internet e, di solito, tramite google. Google, per quel che ne so io, è un motore di ricerca che, digitato un nome indica quanti documenti contengono il nome medesimo.O qualche cosa del genere. Sarà uno strumento affidabile? Boh… io so che se si digita una parola contenente un errore di ortografia (per esempio *daccordo*) si ottengono comunque molte pagine che lo contengono.
Anche tra i frequentatori di un newsgroup di linguistica ve ne è uno che insiste nel sostenere le sue teorie linguistiche appoggiandosi appunto a google, assurto a Bibbia della lingua italiana. Peccato che digitando *daccordo* si ottengano oltre 3 milioni di pagine, il che non significa affatto che questa sia la grafia corretta.
Volendo si potrebbe stilare una sorta di classifica tra gli astrologi per tentare di scoprire chi sia la Lorella Cuccarini della situazione, vale a dire il più amato degli italiani. Che valore avrà tale classifica? Ovviamente nessuno, perché dipende dai nomi che si inseriscono, dall’attività internet delle persone e probabilmente da molti altri fattori che io non conosco e non ho nessun desiderio di conoscere. Però se uno ci tiene a essere proclamato la Lorella Cuccarini dell’astrologia può anche farlo. Io mi sono divertita a provare a inserire qualche nome e mi viene fuori che Antonio Capitani è citato in 242.000 pagine. O quel che è.
Congratulazioni, Antonio, sei come Lorella Cuccarini (so di potertelo dire, visto che hai la Luna in Gemelli e sei provvisto di abbondante senso dell’umorismo di solito carente nei Cancro!)

La Fiat di Pomigliano

mercoledì, luglio 28, 2010@ 9:43 AM
Author: GraZia

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di Paolo Quagliarella
Apprendo dalla Rai, che la Newco Fiat (Fabbrica Italia Pomigliano) è stata registrata alla Camera di Commercio di Torino il 19/07/2010. Non avendo l’ora esamino il segno solare, e la Luna governatrice del Cancro.
Il Sole scarica (Punto di Talete) l’opposizione tra Giove e Urano (meccanica) congiunti in Ariete a Saturno in Bilancia, fortunatamente l’astro diurno è appoggiato da un sestile di Marte (autoveicoli).
A mio avviso i principali avvenimenti che ci saranno nella fabbrica napoletana saranno scanditi in futuro dai transiti del pianeta rosso in primis e poi da Giove, Saturno e Urano.
Il primo stress test planetario c’è il 29 luglio quando Marte si congiunge a Saturno radix e si oppone ai pianeti arietini radix, poi alla fine di agosto e prima settimana di settembre, quando l’astro battagliero e delle automobili quadrerà il Sole Radix.
La durata della fabbrica? Risentiamoci fra una decina d’anni quando tutti i pianeti lenti citati avranno fatto compagnia con aspetti di tensione al Sole della “Fabbrica Italia Pomigliano”.
La Fiat non avrà vita facile con questo stabilimento!

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Saturno e il complesso di inferiorita’ culturale

sabato, luglio 10, 2010@ 4:44 PM
Author: GraZia
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di Grazia Bordoni

Ci sono delle situazioni ricorrenti nella vita di tutti i giorni che, a un certo punto, stimolano la nostra curiosità di astrologi e ci inducono a riflettere sul significato simbolico delle situazioni. Almeno, a me succede.
Mi è capitato di osservare che alcune persone hanno un atteggiamento particolare nei confronti della propria preparazione culturale, che devono continuamente ostentare e sottolineare come se essere colti fosse una prerogativa solo loro. Una di queste la conosco molto bene perché è mia sorella.
Nonostante sia Vergine con Ascendente Bilancia, mia sorella deve sempre dimostrare di saperla più lunga degli altri, di essere meglio informata, di possedere conoscenze più ampie. Ci tiene molto a dimostrare, insomma, di essere una persona colta. Da quando si è messa a viaggiare, forte del suo Giove nel nono campo, si documenta con grande precisione circa la storia, la cultura, l’arte dei paesi che visita e ostenta con orgoglio queste sue conoscenze, mentre non nasconde un certo disprezzo nei confronti di quei suoi compagni di viaggio che non sanno abbastanza delle civiltà che incontrao.
Nei miei confronti ha sempre una metaforica bacchetta in mano. Quello che io dico viene ignorato o contraddetto sistematicamente anche nelle situazioni quotidiane e banali. La mattina di Natale, per esempio, voleva uscire a comprare il giornale. Le dissi che i giornali non uscivano a Natale. Mi obiettò piccata che il giorno precedente era un normale giorno lavorativo, sicché non c’era motivo per cui i giornali non dovessero essere in edicola. Per convincerla (ma chi me lo fa fare?) dovetti mostrarle un quotidiano del giorno precedente dove era scritto appunto che i giornali non sarebbero stati in edicola né a Natale, né a Santo Stefano (come per ogni anno, per altro).
Una volta pensavo che ciò fosse dovuto a una sorta di complesso di “sorella maggiore” aggravato dal fatto che io ho frequentato il liceo classico e mi sono laureata in lettere, mentre lei si è diplomata in ragioneria e ha lasciato l’Università quasi subito. Come se, più o meno inconsciamente, non potesse ammettere che la sorella “piccola” potesse fare qualche cosa meglio di lei.

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Ma poi ho conosciuto una persona che assomiglia per certi versi a mia sorella. Anna sembra scappata da un manuale sull’Ariete: dominatrice, aggressiva, protagonista sempre e comunque. L’ascendente Pesci la obbliga a talune fragilità che appaiono del tutto incongruenti nel suo temperamento: tanto è pronta a discutere a brutto muso con chiunque, tanto è terrorizzata dalle malattie, quasi sviene alla vista del sangue.
Professionalmente ha molti numeri, è ben preparata, ha fatto anche una discreta carriera, ma si é arenata davanti al gradino più importante e non è riuscita a compiere il salto di qualità verso posizioni di dirigenza. Il problema è molto semplice: da buon Ariete, è molto competitiva, non accetta di avere dei “capi” più giovani e maschi, entra regolarmente in rotta di collisione con i medesimi e finisce con il dover cambiare lavoro o ufficio o società. Il film è sempre lo stesso e si ripete identico ogni volta.
Abbiamo viaggiato insieme all’estero diverse volte. Nei viaggi organizzati Anna finiva con avere dei battibecchi a turno con quasi tutti i componenti del gruppo, spesso mettendomi in situazioni imbarazzanti. Ultimamente abbiamo scelto soluzioni di viaggi individuali, con mio grande sollievo. Naturalmente prima di partire lei si documenta sempre in modo approfondito sul paese che visiteremo, legge metodicamente la guida e, aiutata da una memoria formidabile, sa sempre tutto di tutto. A me sta bene così, se ho bisogno di un particolare storico o artistico chiedo a lei senza fare la fatica di rintracciarlo sulla guida: in questo modo siamo contente in due. Per inciso, anche la mia amica ha Giove nel nono campo.
Pur avendo quattro pianeti nel nono campo (ma non Giove!) e amando moltissimo viaggiare, io mi documento solo il minimo indispensabile prima di partire. Mi piace vedere i luoghi senza preconcetti, assaporarli con quel tanto di sorpresa che viene dalle cose che non conosci e che non hai immaginato, mi piace ascoltare le guide locali, parlare con la gente. Non so come mai, ma mi piace di più così. Al ritorno dal mio viaggio in Australia, per esempio, lessi “Le vie dei canti” di Bruce Chatwin e devo dire che il piacere fu grandissimo: leggevo e sapevo esattamente di che cosa stava parlando l’autore, rivedevo i luoghi, le scene, tutto. Naturalmente, gran parte delle persone che erano con me in quel viaggio l’avevano invece letto prima, ma se io l’avessi letto prima del viaggio l’avrei capito e apprezzato in misura minore, almeno credo. Be’, sono sempre stata un po’ bastian contrario.

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Anche Anna ha sempre una metaforica bacchetta in mano: discute su tutto con tutti, spesso con un tono che non ammette repliche – lei ha ragione e gli altri hanno torto per default. Una volta in California fece una lunga discussione con un compagno di viaggio su come si diceva in inglese “dammi il cinque” pretendendo di avere ragione in quanto “aveva visto troppi film americani”. A parte che i film americani che vede sono doppiati in italiano, la persona con cui discuteva era perfettamente bilingue e per lavoro passava più tempo negli Stati Uniti che in Italia.
E’ capitato un paio di volte che facessimo delle discussioni sull’uso di espressioni della lingua italiana: se pensavo che le mie competenze scolastiche e professionali potessero valere qualche cosa, sbagliavo di grosso. Eppure la mia amica è fornita di un bel diploma in ragioneria, non certo di una laurea in lettere (mi aspetto sempre che, da un momento all’altro, si metta a discutere con me anche di astrologia…).
Naturalmente, scavando un po’, vien fuori che in realtà si rammarica di non aver potuto frequentare il liceo e si capisce che sotto sotto c’è un complesso di inferiorità culturale che deve essere compensato con l’aggressività e la continua dimostrazione di saperne più degli altri.
Anna e mia sorella non sono le uniche. Ho conosciuto anche altre persone con un evidente complesso di inferiorità culturale compensato con l’ostentazione e l’autocelebrazione del proprio sapere.
Di solito, chi ci tiene a sottolineare di essere una persona colta, in realtà lo è solo in parte. Spesso si tratta di persone più erudite che colte. C’è una bella differenza: la cultura, infatti, presuppone la rielaborazione personale dei concetti, l’erudizione no. Citare il pensiero di un autore, riassumere un libro o raccogliere l’iconografia relativa a un argomento non sono affatto operazioni culturali, se sono fine a sé stesse, se non sono legate alla riflessione personale e all’analisi del significato di quanto si cita o si mostra, se non portano a una crescita interiore. E’ semplicemente mettere in vetrina una serie di nozioni che – oltre a tutto – chiunque potrebbe apprendere.

A un certo punto della mia vita ho realizzato che conoscevo diverse persone come Anna e mia sorella e che erano tutte donne e tutte ragioniere. Sono solo cinque, non certo un numero statisticamente significativo, tuttavia sufficiente per stimolare la curiosità dell’astrologo.
Conosco infatti diversi uomini con il medesimo titolo di studio che non hanno mai manifestato alcun complesso di inferiorità culturale né si ritengono in dovere di dimostrare di essere particolarmente informati o acculturati: anzi, non gliene importa proprio niente. Così è stato per mio padre, così è per il mio compagno, tanto per restare in famiglia.
Mi sono chiesta se tutto ciò potesse avere un preciso significato, spiegabile anche astrologicamente.

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Se è una sindrome che, come sembra, colpisce soltanto le signore, infatti, siamo in pieno regno lunare. E la Luna ha le sue brave esigenze in fatto di protagonismo – non per niente è in analogia anche con la popolarità e con la folla. Gli studi di ragioneria mi fanno pensare a Saturno. E’ una scuola tecnica, professionalizzante, che avvia a un’attività di amministrazione, di conteggi, di bilanci. Il piano di studi è corposo e impegnativo, con grande abbondanza di materie tecnico-giuridiche. Studi che non hanno nulla di femminile. Luna e Saturno, nella dialettica zodiacale, sono domiciliati in segni cardinali e opposti, Cancro e Capricorno – un po’ come dire che gli studi di ragioneria sono proprio all’opposto della psicologia femminile. E’ come se questo genere di studi andasse a privare la donna di risorse sue, la ridimensionasse, dandole la sensazione di non poter essere protagonista nella vita, facendola sentire inadeguata e insicura, in qualche modo inferiore agli altri, deprivata di qualche cosa di molto importante, di intimo. Forse addirittura privata dei suoi sogni. Questo potrebbe spiegare come mai non succeda la stessa cosa con gli uomini: Sole e Saturno esprimono valori analoghi e non in contrapposizione.
C’è anche un’altra ragione, più sottile. Quando ero io adolescente i criteri di accesso alla scuola superiore erano piuttosto semplici. I ragazzi della borghesia, quelli che “andavano avanti a studiare” per intenderci, si dividevano in due gruppi. I “bravi”, quelli diligenti e più inclini ad applicarsi, andavano al liceo e poi all’università. I meno studiosi, oppure quelli che volevano concludere rapidamente con un diploma la carriera scolastica, andavano a ragioneria. Un criterio grossolano, sicuramente, e del tutto ingiustificato dalla complessità dei piani di studio, ma sappiamo che certi pregiudizi sono duri a morire. Sicché penso che nell’inconscio delle signore ragioniere permanga una sorta di mortificazione sociale legata agli studi meno appetibili e qualificati. Che si traduce in un complesso di inferiorità culturale da compensare con la massima ostentazione delle proprie conoscenze.

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Mi sono chiesta allora quali fossero i rapporti tra Luna e Saturno nei temi personali delle cinque signore in causa: ebbene, confesso di essere rimasta io per prima sorpresa: in tutti i temi i due pianeti sono sempre in aspetto dissonante, in quadratura o in opposizione, una chiarissima conferma di quanto suggerisce in via teorica la dialettica zodiacale che pone il Cancro, domicilio della Luna, in opposizione al Capricorno, domicilio di Saturno.

Amori zenitali – Cancro

lunedì, maggio 10, 2010@ 5:53 PM
Author: admin
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Alla ricerca del tempo perduto

In effetti non è che un crostaceo: ossia uno di quegli animaletti acquatici a più zampe che camminano a ritroso o al massimo di sghimbescio senza avanzare mai, ben rannicchiati al riparo del loro guscio, ove si ritraggono del tutto in caso di pericolo.
Secondo la nostra tradizione, un granchio, come del resto molti cominciano a chiamarlo per evitare accostamenti raccapriccianti.
Ma cosa fa il granchietto solo solo nel suo rassicurante rifugio, immobile tra le acque immobili della laguna?
Dorme, sogna, si sveglia – non completamente – rievoca il passato. Va, come Proust, alla ricerca del tempo perduto. I ricordi sono le rocce cui si aggrappa con le chele per avere la certezza di esistere. Se li contempla, se li culla, se li guarda e riguarda mille volte come se fosse al cinema, aggiungendo varianti con la fantasia. E’ un vegetativo, un retrospettivo che aborrisce il futuro, così ignoto e imprevedibile.
Il passato invece lo rassicura: sa che l’unico modo per possedere veramente le cose e che siano già avvenute.
Il Cancro teme il divenire perché lo strappa all’essere.
Si volta sempre indietro, e questo gli impedisce di andare avanti. Ma è esattamente ciò che lui vuole.

Gambero o struzzo?

I cinesi, contrariamente ai latini che lo chiamavano Cancer, granchio, sostengono che sia un gambero. La differenza non è poi molta, nel senso che le due bestie, dal punto di vista del comportamento, in fondo si somigliano. Snobbando latini e cinesi, viene però da dire che questo animale zodiacale ha piuttosto l’aria di essere uno struzzo. Specie quando c’è da guardare in faccia la realtà. Orrore. A un nativo del Cancro chiedete tutto, ma non di affrontare la realtà.
Lui e lei hanno bisogno di vivere nel proprio sogno.
Sono dei sonnambuli e non tengono nemmeno le mani in avanti. Se li costringete a svegliarsi, o se il sogno quotidiano li delude, ficcheranno la testa sotto la sabbia, come gli struzzi.

La mestizia

Se amate la mestizia, l’individuo Cancro è quel che fa per voi. E’ sognatore, sì, ma le sue chimere hanno sempre una nota dolente. Perfino la gioia lo fa soffrire. Tutto sommato è un mesto contento. Sfugge il lavoro perché lo distrae da quel sonnambulismo imbambolato che gli consente di vedere il mondo attraverso una coltre di nebbia e di struggersi sulle proprie fantasticherie. Il Cancro è un tipo nostalgico, notturno, etereo e fiabesco. La luna, sua protettrice e padrona, lo rende romantico ed evanescente. Forse potrebbe anche volare. Ma quel suo vezzo di stare nell’acqua a sognare trote e sorgenti sullo stile di Schubert … !

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Ne emerge solo per contemplare vagamente le stelle o poetare al suo astro rievocando un passato che possibilmente lo renda infelice, come faceva quel concentrato di melanconia che era Giacomo Leopardi, più Cancro che mai, così angosciato da tutto e specialmente da una gobba che in fondo, se non ci avesse sempre ricamato sopra, non avrebbe nemmeno dato tanto nell’occhio. Nascendo Capricorno, sarebbe potuto diventare ministro degli Esteri. Ma ciò non avrebbe appagato la sua tipica mania di persecuzione. Essere – o meglio credersi – sfruttati, avviliti, calpestati, è una necessità imprescindibile del Cancro, probabilmente segno dei masochisti per eccellenza. Bisognerebbe chieder conferma al divino Marchese sulle origini zodiacali delle sue vittime.

Vaghe stille dell’Orsa

Lei poi, la signora Cancro, per la malinconia è l’optimum.
Già la sua natura sognante la rende quasi ultraterrena, le notti insonni – trascorse a vegliare la luna e forse a farcisi la tintarella – le conferiscono un che di spettrale. Piacevolmente spettrale. Come se fosse un angelo. Ma santo Dio, è così triste essere angeli! E così angosciante essere vivi! e sereni! e felici! Lei sa che voi l’adorate, ma è terribile essere amati in quel modo, fa venire da piangere. Tanto più che una volta, prima di incontrarvi, non l’amavate affatto.
“Nel 1929 non ti importava niente di me!” “Veramente non ci conoscevamo ancora … ”
“Vedi che non mi amavi? Lo ammetti!” E giù stille.
La signora Cancro piange per un nonnulla, che a lei sembra sempre un motivo gigantesco. Ha le lacrime non in tasca, che sarebbe banale, ma direttamente nell’occhio, già bell’e pronte a schizzare sulla coscienza dell’interlocutore, che è poi colui che le ha provocate. Voi.
Ma non sempre è tempo di stille. Quando riesce a perdonarvi tutto il male che le fate, le avete fatto o vorreste farle, è tempo di dolci, struggenti, teneri sospiri. La signora Cancro, avvolta in veli di mussola più immateriali di una ragnatela, sogna e sospira, ricama e sospira, smette di ricamare e sospira.
In attesa della notte – la complice, la benefica – la sua giornata si snoda all’insegna dell’ozio e del sospiro.
Se non correte ai ripari, dopo un po’ avrete la casa piena di spifferi.

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Come acchiappare il Cancro …

Bisogna buttarla sul sentimentale, sul romantico. Imbastire il discorso su qualcosa di toccante. Il Cancro è molto interessato ai problemi del prossimo perché sogna di essere un altruista. Se volete far presa su di lui inventatevi una disgrazia, una vedovanza. Si mostrerà molto comprensivo e parteciperà con gioia al vostro dolore. Vi darà ottimi consigli che non siete tenuti a seguire, e vi consolerà con frasi vibranti.
Quando è di fronte a una sciagura il Cancro trova sempre le parole giuste, sa confortare, capire, condividere. La catastrofe è il suo elemento, specie quella degli altri. Perciò costituisce anche un approccio per il futuro amoroso, che lui intende soprattutto come comunione di anime nel bene e nel male, ma meglio nel male. Parlategli quindi di buddismo, di reincarnazione e anche di morte, suo argomento prediletto.
Se gli piacete e se si fida di voi, sposarlo non sarà difficile, visto il suo sviscerato amore per la casa. Basta azzeccare il momento in cui è dell’umor giusto.
Per creare l’atmosfera che lo spinga al matrimonio, la cosa migliore è invitarlo a un funerale. Se in quel periodo non vi è morto nessuno, nemmeno un lontano conoscente, ricostruite un ambiente analogo portando il vostro spasimante al cimitero.
Lì, nella pace dei cipressi, all’ombra quieta delle lapidi, leggetegli epitaffi con voce tremula di pianto. Sarà vostro subito, e per sempre. Compreso l’aldilà, chiaro.

… e signora

Non è sensibile, è ipersensibile. La signora Cancro possiede uno sviluppato altruismo e un viscerale senso materno.
Per far subito colpo parlatele di bambini. Meglio se poveri. Meglio se orfani. Meglio se abbandonati. Il sogno che accarezza in segreto – ma neanche tanto – è di esser mamma del mondo intero, ma per fortuna rimane un sogno: la mamma Cancro quando ti abbranca non ti molla più, seppur affettivamente parlando. Ti infila le chele nel costato, e chi la scolla è bravo. Certo, si mostra trepida, sollecita, premurosa, pronta a sacrificarsi e naturalmente a ricordartelo a ogni istante. Ma tremendamente appiccicaticcia.
Per conquistarla conducetela spesso a teatro, al concerto, al cinema, purché lo spettacolo sia melenso o stimoli a fantasticare. Ma se volete regalarle qualcosa di veramente toccante, che la renda felice benché lacrimosa, portatela al brefotrofio. Abbraccerà i pargoli, senza parsimonia idrica, li stringerà al seno e sospirerà “siete tutti figli miei”.
A questo punto, a meno che non siate disposti a diventare papà di centocinquanta adorabili infanti sconosciuti, allontanatevi frettolosamente in punta di piedi.

Baciami l’anima

Si presume che in un individuo simile, romantico e praticamente immateriale – almeno per aspirazione – la zona erogena sia situata nell’anima. L’ipotesi non è bislacca come sembra.
Il massimo desiderio sentimentale del Cancro è di creare con l’amato, o l’amata, un’intesa spirituale. Ciò che gli preme è l’appagamento mistico – più il suo che il vostro – due anime che battono all’unisono come orologi svizzeri adorni di cuoricini. Perciò, la tattica con cui bisogna assalire il Cancro per trarne vogliose, erotiche smanie è il bacio a gola profonda, giù fino al plesso celiaco proprio dove, presumibilmente, si annida l’anima.
Per non scendere così in basso ci si può accontentare dell’area corrispondente esterna, quella comunemente chiamata petto. Sia lui che lei si sciolgono al tocco del capezzolo e si erotizzano ancor più al sentirselo sfiorare con le labbra – ah, il senso materno, quali turbamenti! – Le incredule in vena d’esperimenti goduriosi potranno passare lentamente la mano sopra il torace del loro Cancro, senza toccarlo: vedranno i peletti rizzarsi elettrizzati. E non solo quelli. La stessa prova difficilmente si può fare con la signora, a meno che non sia una gorillessa.

La madre dei granchi

Così, l’avete conquistata. Ma se non sono arrivati bambini, e se lei non e riuscita a farvi adottare l’intera comunità dei Martinitt, del Don Orione o del Cottolengo, cercate di rassegnarvi: in mancanza di meglio la parte del pargolo dovete farla voi.
La donna Cancro non tollera di non essere mamma. Se non lo è e, lo diventa. Piuttosto che di nessuno anche vostra.
Il suo più sublime istinto le suggerirebbe di allattarvi, ma non illudetevi: in questo caso non vede in voi il maschio, bensì il figlio. Cercate quindi di comportarvi come tale, se non volete deluderla.
Per riuscirci, guardatela con pupilla trepida, non staccatevi un momento dalle sue gonne, chiedetele aiuto, protezione, consiglio, conforto e naturalmente affetto. Siate soltanto suo e ripetetele sovente che di mamma ce n’è una sola: lei.
Non ama rivangare infatti che prima ne abbiate avuto un’altra. Perche la signora Cancro non è una semplice mamma biologica, come la comune creatura che vi ha dato i natali, ma la Mamma per eccellenza, quella ancestrale, perenne, la divinità femminile che si identifica con la Luna, maga e strega di fecondi, obnubilati riti. Esemplare e devota come la madre dei Gracchi. Anzi, dei granchi.

Umor balzano

Non dite mai a un Cancro che è lunatico: lo è, ma non se ne rende conto. Durante la giornata può mutare opinione due o trecento volte, con la convinzione che l’ultimo parere espresso sia quello giusto. Che contrasti con gli altri duecentonovantanove precedenti non importa, non ne tiene conto, forse non se lo ricorda. E comunque non gli interessa.
E’ un tipo capace di passare dall’amore all’odio in un batter di ciglia. I suoi cambiamenti d’umore sono improvvisi e assolutamente immotivati, almeno per gli altri. Va pazzo per una cosa poi, cinque minuti dopo, non gli piace più. Perché? La vede brutta, ecco tutto. E prima? Non la trovava forse bella? No, per niente, questo non l’ha mai detto. Nemmeno pensato.
E ne è profondamente convinto. A dargli retta c’è da uscir di senno. Tuttavia, se non dovete far troppo caso a quello che dice, dovete viceversa far molto caso a quello che dite voi: assorbe le vostre parole come un aspirapolvere, e se c’è non una frase, ma una virgola che non gli sfagiola, è crisi sicura. E crisi per il Cancro significa doloroso silenzio: si ritira nel suo guscio e vi chiude la corazza in faccia. Per riaprirla ci vorrebbe il trinciapollo.
Venirne a capo è laborioso, perché più analizzerete la faccenda e più vi convincerete di non aver fatto o detto nulla di offensivo nei suoi confronti. Che non vi venga in mente di domandarglielo: si offenderebbe maggiormente perché non lo capite. Se volete riconquistarlo, chiedetegli scusa. Non importa che sappiate di che cosa. Fatelo e vi getterà le chele al collo.

Le ricordanze

“Ah, se vent’anni fa avessi fatto diversamente!”
“Se non mi fossi sposata sarei diventata una grande ballerina … ” “Se fossi nata in America sarei presidente degli Stati Uniti.” “Se avessi studiato l’arabo, a quest’ora … ”
“Se potessi tornare indietro … ”

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Se, se, se. E’ la particella preferita sulle labbra della signora Cancro, i cui discorsi cominciano quasi sempre con un se e finiscono inevitabilmente con un ma.
Provate a farle un regalo. Si mostrerà entusiasta:
“E’ bellissimo, stupendo, sensazionale. Ma … ”
Quel ma, accodato con titubanza a tre o quattro aggettivi esaltanti, lascia intendere moltissime cose e può preludere a una lunga dissertazione in cui verranno elencate tutte le alternative alla realtà, se questa non fosse tale.
Per esempio: le avete regalato un vestito giallo?
Lo troverà fantastico, unico, inimitabile, il migliore di tutti, ma … “Se fosse rosso sarebbe forse più bello”. Se viola più aggressivo, se nero le avrebbe donato di più. Per non parlare dell’evenienza che fosse verde, o blu, o bianco, o grigio, o turchese, o … Per farla tacere bisogna tapparle la bocca con un bacio. Illanguidirà di turbamento, e abbandonata tra le vostre braccia sussurrerà: “Certo, che se fosse di tutti i colori … ”

Ogni cosa al suo posto

Vivere col Cancro non è affatto facile. Sotto la corazza dolce e affettuosa del vostro crostaceo si nasconde un gelosone che può divenire preda di veementi furori se per caso si sente tradito. E si sente tradito per un nonnulla. Basta uno sguardo gentile, un sorriso a qualcuno che non sia lui. Ma invece di buttar fuori il rospo come farebbe l’Ariete, scatenando una scenata ma chiarendo subito il perché, il Cancro si inalbera e comincia a camminare a ritroso. Detesta divulgare i suoi sentimenti, perciò bisogna tirare a indovinare. Se non possedete doti divinatorie, coccolatelo. Al contrario della signora Cancro che è una moglie-mamma, il signor Cancro è un marito-figlio: dovete dedicargli tutta la vostra attenzione, vezzeggiarlo e magari cantargli la ninna nanna. Si addormenterà fiducioso come un bambino.
I problemi ricominciano quando si sveglia. Benché lunatico, il Cancro è un patito dell’ordine. Le due affermazioni sembrano contrastanti, e lo sono, avvalorando così la tesi della mutevolezza cancerina.

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Se non sopporta di vedere il vostro collant in giro, se si agita trovando il giornale per terra, se è colto da irritazione quando gli spostate il dopobarba di mezzo centimetro, non perdete la calma. Pensate che il vostro beneamato Cancro ha bisogno dell’ordine esteriore per compensare il suo disordine interiore. Ma non lasciatelo assolutamente trapelare o Sarebbe il caos.

Una valle di lacrime

Per il Cancro la vita è una valle di lacrime. Ma la cosa non lo addolora affatto. Anzi. La tristezza, e di conseguenza il pianto, sono per lui fonte, se non proprio di piacere, di profonda soddisfazione.
Se volete far gioire la vostra signora Cancro, raccontatele storie di sciagure mortali e di malattie senza speranza: ne godrà, non tanto perché goda del male altrui, quanto perché potrà soffrire in sintonia con l’interessato e ciò la rallegrerà moltissimo.
La signora Cancro ama rendersi utile, specie nelle disgrazie.
Non c’è infortunio, incidente stradale, peritonite acuta, leucemia fulminante che non la veda al capezzale dell’infelice, più protagonista dell’interessato. Sublime, dolce, rassegnata, si sacrifica con un sorriso da martire e quasi sembra. Che il moribondo sia lei, Non vuole ringraziamenti – figurarsi, per così poco! – la professione dell’infermiera le è congeniale. Le basta, superato il dramma, poter sospirare in sordina:
“Se non c’ero io … ”
Con una moglie così, non dovete temere di prendervi il raffreddore, la bronchite o il morbillo. Vi assisterà con amorevolezza senza pari, smaniosa di assistere, curare, guarire o tenervi la mano in caso di morte. Perciò, niente reticenza. Ammalatevi pure: la riempirete di gioia.

Avvinto come l’edera

Il Cancro è come l’edera, dove s’attacca muore. Data la sua natura spirituale, però, quando ama non ama solo fino alla morte, ma anche oltre. Il che rende ancor più difficoltoso liberarsene mentre si è in vita. E se la relazione è di vecchia data, le difficoltà si acuiscono. Attaccati al passato come sono, sia lui che lei, dal momento in cui rappresentate ormai il loro passato è chiaro che non vi mollano.
L’impulso suggerirebbe di offenderli a sangue, cosa semplicissima visto che sono suscettibili. Ma attenzione, i cancerini non hanno reazioni prevedibili, quindi può capitare che più li oltraggiate e più si impuntino. Forse entra in ballo anche quel famoso masochismo che negano di possedere, ma che possiedono.
Ah, soffrire! e soprattutto potervi rinfacciare giorno e notte, per tutta la vita, quanto li avete fatti soffrire.

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Lei, la signora, pronta a tramutarsi in una prefica dal lamento perenne, interrotto per questioni di efficacia da inondazioni lacrimali. La sera, al vostro rientro, vi fisserà con espressione dolorosa, emetterà un sospiro e vi indicherà la tavola apparecchiata per uno, voi, dicendo: “Non ho fame.” Quando si sente offesa non ha mai fame, e tuttavia non dimagrisce di un etto. Lui, il partner maschio, si chiuderà viceversa in un mutismo accusatore e trascorrerà le giornate a passare in rassegna i torti subiti, decorandoli col pennello della fantasia come un affreschista. Il sistema per debellare il Cancro, maschio e femmina, consiste principalmente nel negargli affetto. Non chiedetegli più scusa per i suoi sbalzi d’umore. Fategli capire che è strambo, lunatico e irrazionale. Non ci crederà, ma se ne adombrerà ugualmente. Giocate, con perfidia giustificata solo dall’istinto di conservazione, sulla sua ansia perenne: ha bisogno di essere tranquillizzato? Non fatelo. Vuol partecipare alla vostra vita? Impediteglielo. Ignorate la parola tenerezza.
Con lei cercate di assumere i suoi stessi difetti: siate mutevoli e cambiate spesso idea. Non vi sopporterà più. Con lui, criticate le sue arti amatorie, spostategli continuamente il rasoio, la lametta, il piegabaffi. Diventate sciatta.
Si ritireranno. Ma voi dovrete prepararvi a essere odiati per sempre, in questa e anche nell’altra vita, se c’è.

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