De senectute
di Grazia Bordoni
Chi non ha in sé stesso risorse per vivere bene e con gioia, trova pesante qualsiasi età; chi invece solo in sé stesso cerca tutti i beni, non può ritenere un male ciò che gli giunge per necessità di natura.
(M. T. Cicerone, Cato Maior de senectute, Mursia 1987, pag. 65)
Una delle cose che più mi hanno sconcertato e sempre mi sconcertano negli astrologi è l’abitudine di trattare argomenti astrologici con piglio da massimi sistemi. Per carità, si possono fare studi serissimi, colti, scientificamente corretti anche su questioni astrologiche e molti ne sono stati fatti con grande utilità per tutti. Non intendo certo affermare che non si possa o non si debba dedicare tempo e impegno alla ricerca, anzi, ben venga. Voglio dire che bisogna *anche* rilassarsi, di tanto in tanto, evitare di prendersi sempre troppo sul serio, se non altro per non correre il rischio di prendersi a schiaffi in diretta TV…
Secondo me, noi astrologi sorridiamo troppo poco di noi stessi e della nostra disciplina: per dirla in metafora, ce ne stiamo arroccati nella decima casa e tendiamo a guardare il mondo dall’alto in basso. Ogni tanto, invece, ci farebbe bene respirare aria nuova e vedere le cose da una differente prospettiva. Vi ricordate Robin Williams quando nel film “L’attimo fuggente” saltava sulla cattedra per insegnare ai suoi allievi a guardare il mondo da un punto di vista del tutto diverso? Per quanto mi riguarda ho accolto con grande piacere, anni fa, la nascita di un personaggio che molti ormai conoscono bene. Mi riferisco a Epimeteo, autore di alcune pagine astrologiche assolutamente esilaranti pur essendo del tutto ineccepibili da un punto di vista tecnico: ne trovate articoli sul vecchio sito di Armonics e alcuni anche qui, nella sezione Allegria. L’esistenza di Epimeteo mi è stata di grande conforto nel tentativo che periodicamente faccio di sdrammatizzare un po’ l’approccio che molti hanno con la materia. E questo mi porta dritto a un’altra questione: troppo spesso l’astrologia, o meglio noi astrologi, tendiamo a occuparci solo di questioni di primaria importanza, dalle previsioni sull’esito delle elezioni politiche di turno alla dissertazione sulla probabile della fine del mondo e così via. Il che va bene, per carità, ma esiste un’altra dimensione, più piccola e modesta, a cui è possibile applicare la chiave di lettura astrologica con grande soddisfazione, ed è proprio la vita quotidiana, i piccoli fatti di tutti i giorni che, riletti in chiave simbolica, possono diventare grandi ammaestramenti per la nostra vita. E’ una cosa che riesce a stupirmi sempre, anche dopo tanti anni di fedele militanza zodiacale. Succede per caso, osservo un fatto qualsiasi o una situazione semplicissima e, d’un tratto, ne vedo la *traduzione* in simboli astrologici. In questi momenti, confesso, provo sempre una profonda meraviglia per la perfezione, la bellezza e la complessità di questo mezzo che ci permette di decodificare davvero qualsiasi cosa relativa al comportamento umano, anche la più banale, per trarne un’indicazione di più ampio respiro, fino a sfiorare la concezione filosofica.
Parliamo allora di qualche cosa che tutti possiamo osservare, la vecchiaia. E’ un argomento che ho imparato a conoscere bene. Ormai anch’io ho la mia età, negli ultimi anni mi sono dovuta occupare di parenti ultraottantenni, il che significa che ho avuto un osservatorio privilegiato e quotidiano circa le diverse problematiche della terza età. A proposito, avete mai riflettuto sul perché si chiama terza età? Facile, direte, perché si parla di giovinezza, età adulta e di vecchiaia. Sbagliato: se così fosse dovremmo parlare di quinta età, perché mancano due periodi importantissimi e precedenti la giovinezza, vale a dire l’infanzia e l’adolescenza. A mio avviso, poi, visto l’aumento della lunghezza della vita media, bisognerebbe aggiungere un’età intermedia tra quella adulta e la vecchiaia, il periodo in cui si è anziani – qualche cosa di più che adulti e qualche cosa di meno che vecchi.
Invece il termine terza età è correttissimo da un punto di vista astrologico, perché, molto semplicemente, corrisponde al terzo ciclo di Saturno, tradizionale misuratore del tempo umano.
“Questi tre cicli rappresentano tre tappe importanti nella graduale evoluzione del destino e del carattere e corrispondono rispettivamente al passato, al presente e al futuro” (1)
In realtà Ruperti non spiega con chiarezza perché associ Saturno al futuro, forse si tratta di un’intuizione che non è riuscito poi a decodificare con sicurezza e si limita a suggerire l’idea di un *simbolo-seme che possa assicurare l’immortalità* (2). In ogni caso l’equazione terza età = futuro mi piace molto. E’ una definizione stimolante. Mi viene in mente un’osservazione analoga fatta da Fulvio Scaparro, docente universitario di psicologia e piacevolissimo oratore spesso presente nei convegni di aggiornamento per insegnanti: si chiedeva perché mai la vita debba essere rappresentata come una parabola il cui punto più alto coincide con la maturità, dopo di che la discesa è inevitabile e inarrestabile. Secondo Scaparro dovremmo invece abituarci a pensare alla terza età non come a un’epoca “digradante” ma come a un periodo ancora fertile e produttivo che getti appunto semi per il futuro. Aggiungeva poi che forse la sua era una visione interessata, dal momento che era sul punto di tagliare il fatidico traguardo e non si sentiva affatto in disarmo… Non mi è affatto difficile, oggi, sposare in toto l’affermazione di Scaparro! Il termine futuro associato al terzo ciclo di Saturno mi sembra ricco di promesse ed è sicuramente un’ipotesi di lavoro degna di considerazione.
Uno dei primi segnali dell’approssimarsi della terza età, osservava una volta Rita Bilucaglia, è il declinare delle facoltà visive. Non riusciamo più a leggere bene e per vedere *ciò che è vicino* siamo costretti a inforcare gli occhiali. La visione da lontano, di norma, resta pressoché inalterata: da vecchi dunque, si vede bene lontano. E che cosa c’è di più lontano del futuro? Addirittura che Saturno-vecchiaia possa essere Saturno-futuro ce lo dice il nostro orologio biologico! Certo, sembra strano associare al futuro la vecchiaia, epoca in cui ciò che si vede profilarsi all’orizzonte in realtà è l’incognita della morte… ma lo Zodiaco ha sempre le sue ragioni, anche quando a noi sfuggono.
Vi sono alcuni comportamenti tipici della vecchiaia che il codice zodiacale riesce a spiegare in modo illuminante. Molto spesso si instaurano nella vita dell’anziano due priorità: cibo e denaro. Mangiare sembra diventare l’attività principale, spesso vediamo vecchietti capaci di ingurgitare grandi quantità di cibo senza battere ciglio. Pranzo, cena, merenda diventano i cardini della giornata, interessi esclusivi. Talvolta l’interesse per il cibo viene mascherato da una sorta di civetteria accentratrice per cui diventa importantissimo sottolineare sempre e con chiunque che “mangio così poco…” Di pari passo si instaura un problema con il denaro: l’anziano si preoccupa di non avere abbastanza denaro, cerca di non spenderlo al di là di oggettive difficoltà di pensione. Diventa sempre più restio ad aprire il portafoglio, spesso insorgono difficoltà nel maneggio pratico del denaro. Sviluppa una sorta di taccagneria a grande raggio per cui tende a non dare più nulla di sé al prossimo, chiuso nell’egopatia della prima casa e ben deciso a non passare nella settima. Mia madre, da buona Vergine, rifiutava persino di partecipare a feste familiari per *risparmiare le emozioni*. Con la dinamica che investe il cibo e il denaro siamo sull’asse seconda-ottava, a mio avviso. E’ come se l’enfasi posta sui valori del secondo campo servisse per compensare o esorcizzare la prossima discesa nel Regno delle Ombre dell’ottavo: si combatte la morte della materia con tutto ciò che rappresenta la vita nel suo aspetto materiale di casa seconda.
Si parlava prima di presbiopia, di visione da lontano, di Saturno come futuro. Il lontano, da un punto di vista astrologico, si associa al nono campo. Ne consegue che il vicino è nel terzo. E il terzo mi fa pensare ai Gemelli e a Mercurio. Infatti l’anziano, simboleggiato da Saturno, perde progressivamente una serie di abilità tipicamente mercuriali. Pensiamo alla sordità, tipico malanno senile. Piano piano non si riesce più a *sentire* ciò che viene detto vicino a noi… Ma anche quando non si instaura una reale sordità organica diventa molto faticoso parlare con i vecchi perché non ascoltano. Seguono il loro filo logico, il loro pensiero e, in realtà, non rispondono a ciò che l’interlocutore dice ma a quanto essi stessi hanno pensato. I dialoghi diventano surreali… se avete mai avuto occasione di ascoltare due vecchi che parlano tra di loro, vi accorgerete che in realtà si tratta di due monologhi che raramente interagiscono. Vi è poi una perdita della capacità di orientamento e di movimento nell’ambiente circostante che si traduce sul piano pratico, per esempio, nella difficoltà a camminare con disinvoltura e soprattutto ad attraversare la strada. Tutti i movimenti si fanno più lenti e faticosi. Diminuisce la capacità di articolare il discorso, di trovare le parole corrette da inserire nella frase, anche quando si tratta di termini comuni. Insorgono difficoltà nella tecnica di calcolo aritmetico. Mi è capitato spesso di osservare anziani che contavano e ricontavano il resto ricevuto senza riuscire a capire se era esatto o meno. Una volta mia madre mi chiese aiuto perché non riusciva più a fare una divisione e questo mi ha fatto ricordare che la divisione è l’ultima operazione che i bambini imparano a scuola perché è concettualmente la più difficile: forse con la vecchiaia si perdono determinate abilità in ordine inverso a quello di apprendimento. Due mie amiche con nonne ultracentenarie mi riferirono una progressiva perdita di capacità di riconoscimento delle persone in ordine cronologico inverso dai pronipoti ai nipoti per finire con i figli.
Tutte funzioni mercuriali, insomma. E’ come se lo Zodiaco ci dicesse che da vecchi, se non impariamo a vivere in qualche modo la nona casa-futuro, perdiamo progressivamente le capacità e gli attributi della terza. E la nona casa ci porta al Sagittario e a Giove. Ma non, evidentemente, un Giove inteso come cibo o denaro che abbiamo visto svilupparsi nell’asse seconda-ottava come funzione compensatrice dell’imminenza della morte: è il Giove inteso come Maestro e modello di vita, il centauro saggio che addestra il giovane eroe.
Lo diceva già il buon Cicerone:
“Che cos’è infatti più gratificante di una vecchiaia circondata da giovani pieni di voglia di imparare? O non vogliamo lasciare ai vecchi nemmeno le forze sufficienti per istruire, educare, preparare i giovani a tutti i *compiti* che sono richiesti dal *dovere*?” (3)
Conosciamo tutti piacevoli eccezioni al declino senile, per fortuna. Si tratta, nella mia esperienza, di persone che hanno mantenuto un contatto diretto con il mondo che li circonda attraverso il lavoro o comunque un’attività intellettuale continua. Ora il concetto di lavoro, di attività intellettuale, di *dovere* inteso come esecuzione dei propri *compiti* e come regola, mi fa pensare alla casa sesta e alla Vergine. E quindi ancora a Mercurio, che qui diventa i giovani da istruire, educare e preparare meticolosamente al dovere secondo Cicerone. Solo che ora ci troviamo su tutt’altro asse: quello della sesta e della dodicesima casa.
E qui, per me, si chiude il cerchio.
Nel 1987 scrissi con Rita Bilucaglia “Oltre l’orizzonte”, un’analisi della casa dodicesima. La logica zodiacale ci portava allora a distinguere tra la casa ottava come morte della materia e la casa dodicesima come “concetto di morte-fine non quale evento drammatico e irreparabile, ma anzi come presupposto necessario a una nascita-inizio” (4)
Ecco che la contemplazione della morte imminente lungo l’asse sesta-dodicesima acquista un significato del tutto diverso e non è più la discesa brutale negli inferi della casa ottava: “… la dodicesima propone il distacco dalla materia perché questa non è più necessaria all’individuo che si appresta consapevole a morire e a rinascere in una forma più evoluta…” (5)
Ancora una volta lo Zodiaco diventa un grande maestro di vita. Ci spiega, con sublime semplicità, che possiamo conservare le nostre facoltà mercuriali anche in vecchiaia e limitare quindi i danni del tempo con una diversa definizione del concetto di morte, spostandoci cioè sull’asse sesta-dodicesima, dove la morte non è più il risucchio nel buco nero dell’ottava, ma è un vero e proprio *trapasso*, il passare oltre sereno e consapevole di chi sa di aver assolto tutti compiti e di aver adempiuto al proprio dovere. Cosa che, per altro, aveva già capito anche il nostro buon vecchio Cicerone quando scriveva: “La vecchiaia poi non ha un termine fisso e si vive bene in essa finché si è capaci di svolgere con scrupolo i compiti richiesti dal dovere e di disprezzare la morte…” (6)
E’ proprio qui allora, su questo asse sesta-dodicesima che la vecchiaia diventa futuro, che Saturno può finalmente essere compiutamente associato al tempo a venire e ai semi da gettare. E’ qui, su quest’asse, che possiamo cancellare il concetto leopardiano di un dì futuro / del dì presente più noioso e tetro (7) perché in realtà la vecchiaia-futuro ha ancora molto da dare e da generare. Non per nulla il termine latino futurus, deriva dal greco che significa anche *produrre*.
Saturno nella sua immagine tradizionale di falce e di morte ci spiega dunque che ciò che dobbiamo tagliare sono i legami materiali dell’asse seconda-ottava. Dobbiamo, in termini simbolici, tagliare quella siepe che impedisce allo sguardo di spaziare oltre l’orizzonte per contemplare interminati / spazi di là da quella, e sovrumani / silenzi, e profondissima quiete (8) perché solo in questo modo Saturno diventato futuro può accompagnarci dalla sesta-dovere agli interminati spazi della dodicesima dove i semi potranno fruttificare.
E se ancora può sussistere qualche dubbio, il mito greco ci aiuta a fugarlo ricordandoci che ci fu una stirpe di uomini appartenente all’età dell’oro: costoro, che non invecchiavano mai, e la morte per loro non era più temibile del sonno (9), erano sudditi di Crono.
(1) Cfr. A. Ruperti, I cicli del divenire, Astrolabio 1990 pag. 151
(2) Ibidem, pag. 160
(3) Cfr. Cicerone, Cato Maior de senectute, Mursia 1987, pag. 97
(4) Cfr. Bilucaglia-Bordoni, Oltre l’orizzonte, VI Congresso Nazionale Cida, Milano 1987, pag. 2
(5) ibidem, pag. 5
(6) Cfr. Cicerone, Cato Maior de senectute, Mursia 1987, pag. 153
(7) G. Leopardi, Canti, Il passero solitario, BUR, 1949, pag. 57
(8) G. Leopardi, Canti, L’Infinito, BUR, 1949, pag. 58
(9) R. Graves, I miti greci, Longanesi, 1979, pag. 29

