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Il Dio occulto dei Templari (di Giuseppe Cosco)

lunedì, giugno 29, 2009@ 5:52 PM
Author: admin

All’inizio del XIV secolo cominciarono a correre strane voci sull’Ordine dei cavalieri del Tempio, che, ben presto, divennero accuse gravissime: apostasia, idolatria, sacrilegio, sodomia, stregoneria e omicidi rituali. Tra le accuse più gravi mosse ai Templari vi era anche quella di adorare orribili idoli dopo aver rinnegato Cristo, come attestano alcune delle dichiarazioni rese al processo. Un templare morente, Il 14 aprile del 1309, ad una commissione, dichiarò: <<Sono stato ricevuto nell’Ordine quaranta anni fa alla Rochelle dal Fratello de Legione, oggi defunto. Egli mi disse che bisognava rinnegare Nostro Signore. Non mi ricordo se si servì della parola Gesù Cristo oppure crocifisso; è tutt’uno, disse lui (sed dixit ipsi testi quod totum est unum). Io risposi che se anche lo avessi rinnegato sarebbe stato un atto di bocca e non di cuore; cosa che feci… Il Fratello Legione mi ordinò di sputare su una piccola croce ed io sputai una volta nella direzione della croce, e non sopra>> (Jean Marquès-Rivière, Storia delle dottrine esoteriche, Mediterranee, Roma 1984).

Pur se con delle varianti il tenore delle deposizioni continua in tal senso. Bisogna convenire con gli scrivani ecclesiastici del secolo XIV, tra i quali Angerius de Béziers, che i cavalieri del Tempio erano depositari di un misterioso culto? Sembrerebbe ormai assodato che in seno all’Ordine si celebrassero rituali segretissimi. E’ anche certo “che i filosofi arabi abbiano influenzato i rudi soldati del Tempio… Se si dice influenza materiale, si intende impregnazione spirituale” (Ibid.). Sicuramente l’Ordine accolse elementi dottrinari e rituali dell’esoterismo orientale. Subì l’influsso delle confraternite esoteriche musulmane insieme al disegno di un’unificazione del mondo e di un nuovo ordinamento sociale.

Le altre gravi accuse, mosse contro l’Ordine, furono quelle di tenere “costumi deplorevoli” e di adorare i bafometi (teste ed immagini misteriose). Per quanto concerne questi strani idoli ecco quanto riporta l’accusa lanciata dalla corte romana:

Art. 46 – In tutte le provincie essi possedevano idoli, teste con tre facce, con una sola o anche crani umani.

Art. 47 e sgg. – Nelle loro assemblee e soprattutto nei grandi Capitoli, essi adoravano l’idolo come un Dio, come il loro Salvatore, affermavano che questa testa poteva salvarli, che concedeva all’Ordine tutte le sue ricchezze, e che faceva fiorire gli alberi e germinare le piante della terra.

C’è da sottolineare che vi sono varie testimonianze e confessioni, sull’esistenza degli idoli. Questo è uno dei maggiori misteri dei Templari. Alcune testimonianze conservate nei “Documenti inediti della Storia di Francia”, dimostrano che essi adoravano degli idoli. Jean Marquès-Rivière scrive: “Il fratello Jean Taillefer, della diocesi di Langres, dichiarò che al tempo della sua ammissione, gli era stato mostrato un idolo dalla figura umana. Ugo di Bures, fratello borgognone, parla di una testa contenuta in un armadio della cappella. Questo idolo era a suo parere d’argento, di rame o d’oro, e raffigurava una testa umana con una lunga barba che egli riteneva bianca.

 

“Il templare Rodolfo di Gisi dichiarò di aver assistito ad un Capitolo generale tenuto dal fratello di Villers, nella diocesi di Troyes, durante il quale il fratello Ugo di Besancon appoggiò su un banco una testa d’idolo. A quel punto lo spavento del neofito fu talmente grande, che egli uscì dal Capitolo senza attendere l’assoluzione. Lo stesso Rodolfo di Gisi, nuovamente interrogato, confessò di aver visto una testa simile in sette Capitoli, e, a suo dire, l’idolo aveva un’aria terribile e demoniaca; ogni volta che appariva la testa, egli poteva a malapena guardarla, perché lo riempiva di terrore” (Jean Marquès-Rivière, Amuleti, talismani e pantacoli, Mediterranee, Roma 1972).

Altre confessioni sconvolgenti provano il culto diabolico praticato dall’Ordine ad una strana testa e ad un ancor più misterioso idolo. Marquès-Rivière precisa ancora: “Non bisogna confondere la TESTA dei Templari con la statua intera; Fratello Giovanni di Turn, tesoriere del Tempio di Parigi, confessò di aver visto l’immagine di un uomo, che a suo parere poteva essere un santo, su una tavoletta che gli avevano ordinato di adorare. Arnoldo di Goerte, della diocesi di Saintes, aveva udito parlare di un idolo contenuto nella casa del Tempio di Rupelle; la deposizione di Pierre Girald di Marsac è più dettagliata, egli afferma che il suo iniziatore, il fratello Thibault, estrasse dal suo abito una piccola immagine di donna e gli disse che tutto si sarebbe volto in bene se avesse avuto fiducia nell’immagine“.

Ai commissari incaricati di istruire il processo, Guglielmo Pidoye, amministratore e guardiano dei beni del Tempio, “…mostrò loro un grande idolo d’argento perfettamente dorato che raffigurava una donna. Il testo afferma (Doc. in., t. II, pag. 218) che su una stoffa rossa attaccata dietro il busto, un biglietto consumato recava la dicitura: Caput LVIII (58a testa). Matter, nella sua Storia dello Gnosticismo, scrive: Presto si venne a creare una confusione fra la testa e l’idolo, e spesso l’una era scambiata con l’altro” (Ibid.).

Va considerato dopo quanto detto, l’androginia dell’idolo chiamato Baphomet, in quanto, esso aveva la barba ma anche il seno femminile. Il suo nome è stato oggetto di diverse interpretazioni. Alcuni lo hanno considerato “una variante di Maometto (Mahomet, Machomet, Maphomet, Baphomet)” (Massimo Izzi, Il dizionario illustrato dei mostri, Gremese Editore, Roma 1989). Per altri è “una abbreviazione di AB PPHibus TEMplum, il Tempio (deriva il suo potere) dai serpenti” (Ibid.). Tra le numerose scuole e sette di gnostici derivate da i maestri principali della gnosi Simon Mago, Meandro, Saturnino, Carpocrate, Basilide, Valentino e Marcione, uno di questi gruppi, gli ofiti, veneravano il Serpente del Paradiso terrestre. Taluni studiosi, per questo ed altro, affermano che le dottrine templari procedevano dagli ofiti.

La soterologia gnostica vede il mondo materiale come una prigione, l’aborto di un dio inferiore, il regno delle tenebre, quello della Materia-eterna che si contrappone a quello della Luce, il regno di Dio. Il mondo della materia, secondo loro, è stato creato dal dio demiurgo (l’artefice) del cosmo che era “o l’ultimo degli eoni, il più lontano dal Dio-Abisso, o un Demone che aveva rapito una scintilla della Pienezza divina – il Pleroma – onde animarne la materia” (Leone Cristiani, Breve storia delle eresie, Paoline, Catania 1957).

Gli ofiti dei primi secoli cristiani praticavano gli stessi rituali di cui erano accusati i Templari. Secondo Origene bestemmiavano Gesù Cristo, praticavano la sodomia e celebravano un culto orgiastico di tipo fallico. L’orientalista Joseph Hammer affermò anche che: “la leggenda medievale del Santo Graal fosse di origine gnostica, e che i Templari avessero ripreso direttamente dagli gnostici certi atti di adorazione a cui si supponeva che la leggenda del Graal avesse dato origine. (…). Il Graal stesso era per Hammer un vaso gnostico, simbolo della conoscenza gnostica e senza alcun significato cristiano” (Peter Partner, I Templari, Einaudi, Torino 1993).

Maschio e femmina erano questi idoli. Maurizio Blondet ci informa che “Gershom Scholem ci ha spiegato che, da questa paradossale androginia di Dio presa alla lettera, i seguaci di Sabbatai Zevi hanno dedotto le loro crude pratiche orgiastiche” (Maurizio Blondet, Gli <> della dissoluzione, Strategie culturali del potere iniziatico, Ediz. Ares, Milano 1994).

Val la pena di considerare anche che “Nel processo dei Templari si ebbero due testimonianze indipendenti e concordanti sull’origine del Baphomet. Questo sarebbe stato la testa barbuta nata miracolosamente dal coito contro natura di un nobile signore di Sidone con il cadavere di una fanciulla di cui era follemente innamorato. De Sede ritiene che questa testa la si possa identificare con quella celeberrima che si dice essere stata realizzata verso l’anno 1000 da papa Silvestro II, il dottissimo Gerberto d’Aurillac, testa che era in grado di rispondere affermativamente o negativamente a qualsiasi domanda” (Massimo Izzi, Il dizionario illustrato dei mostri, cit.).

L’immagine di un essere barbuto con le corna è posta sul portale di due chiese, una si trova a Parigi, è la chiesa di Saint-Méry, l’altra a Provins, è la chiesa di Sainte-Croix. Il “mostro” è visibile anche su un edificio di Saint-Briss-Le-Vineux, nei pressi di Auxerre, appartenuto ai Templari. Quali segreti celava il misterioso idolo? Le supposizioni sono ancora tante ma il mistero rimane, assieme agli altri che avvolgono l’Ordine. Joseph Hammer nel suo “Mystery of Baphomet Revealed” identificò il dio bisessuale dei Templari come una divinità androgina, supponendo che riti sessuali e orge rituali ne caratterizzarono l’adorazione.

I cavalieri del Tempio erano molto profondi nella magia e H. Cornelius Agrippa, nel XVI secolo, disse di loro che erano esperti maghi. E’ se il loro Baphomet fosse stato un talismano prodigioso che, nella sua androginia, celava l’unione fra le due grandi polarità del cosmo? Serge Hutin, a tal proposito, racconta la straordinaria ipotesi di Maurice Magre e cioè che: “i Templari fossero in possesso di una figura baphometica carica di magico potere, …loro sottratta nel corso di uno scontro armato tra i cristiani e i mongoli invasori” e per l’Ordine fu l’inizio della fine.



testi di Giuseppe Cosco – tutti i diritti riservati

Il saggio di Giuseppe Cosco “ANALISI CRIMINOLOGICA DEI DELITTI DI FIRENZE” è stato pubblicato, con la prefazione del vicequestore dott. Roberto Coppola, dirigente della Sezione di Polizia Giudiziaria di Catanzaro, sulla rivista Teologica (Edizioni Segno di Udine), n.36, di gennaio-febbraio 2002.


PREFAZIONE E NOTE SULL’AUTORE
La vicenda del cosiddetto “mostro di Firenze” ha rappresentato e rappresenta tuttora il “caso” più intricato ed oscuro della storia giudiziaria italiana.
In circa 34 anni di indagini, si sono succedute ipotesi investigative di ogni genere le quali, in gran parte, sono servite solo a riempire di fascicoli e scartoffie gli uffici giudiziari fiorentini.

Investigatori ed indagatori di ogni estrazione e metodologia si sono affiancati, alternati, sovrapposti e contrapposti, giungendo con risultati spesso contrastanti, a difendere posizioni fortemente polemiche tra loro, con ovvie conseguenze sugli esiti delle indagini.

A ciò si è aggiunto uno stillicidio di rivelazioni, secondo alcuni sapientemente dosate nel tempo da un fantomatico ed occulto regista.
Le prime indagini fecero ipotizzare il killer come alto di statura e dalla mano precisa a tale punto da fare pensare ad un chirurgo.

Poi si finì per indagare un uomo dai caratteri opposti ovvero il tarchiato e rude contadino Pietro Pacciani, pregiudicato per violenza sessuale, che fu alla fine condannato come esecutore degli efferati omicidi e quindi “archiviato” come ideale interprete del personaggio “mostro di Firenze”, per come l’immaginario collettivo lo aveva concepito.

Pacciani poi morì, per alcuni, in un alone di mistero, non prima di avere ricollegato alla vicenda i suoi “compagni di merenda”, singolare locuzione per qualificare un gruppo di squallidi guardoni, usi al bere e per giunta mezzo omosessuali.
In seguito, “dulcis in fundo“, è sorta e poi tramontata l’ipotesi delle sempre ricorrenti frange deviate dei “servizi segreti”, si è giunti ad ipotizzare l’occulta partecipazione di personaggi “noti”, adepti di una misteriosa setta satanica.
In questo alternarsi di tesi sconfessate ed ipotesi spesso azzardate e prive di fondamento, non può non apprezzarsi l’intuizione di Giuseppe Cosco, tra i primi a proporre la pista esoterica in un’opera edita nel 1997.

Studioso di esoterismo, saggista, analista della scrittura, autore di numerosi e interessanti articoli, egli, in questo saggio intitolato “ANALISI CRIMINOLOGICA DEI DELITTI DI FIRENZE“, analizza in maniera fredda e ponderata l’annosa e tragica vicenda, suggerendo nuove e originali chiavi di lettura.
Particolare interesse suscita l’esame di circostanze ricorrenti, rilevate dall’autore con abile intuizione, che accomunano la vicenda fiorentina a quella -irrisolta- del più famoso Jack the Ripper (Lo squartatore) che ebbe il triste “merito” di essere, a suo modo, un protagonista dell’austera Inghilterra di fine ‘800.

L’ipotesi di Cosco è avvalorata da una peculiare simbologia a carattere esoterico che egli ravvisa dall’esame analitico del “modus operandi” seguito dall’autore dei singoli delitti.
Essa si fonde peraltro egregiamente con l’ipotesi, estremamente attuale, della cosiddetta pista “satanica” ovvero dell’attribuzione dei delitti a un’organizzazione qualificabile come “setta satanica”.

Come sempre, egli stupisce per la chiarezza e la competenza con cui affronta i più disparati argomenti, non lesinando, peraltro, copiose note bibliografiche sulle fonti consultate.
Mente estremamente versatile e abile conferenziere, l’autore colpisce con le sue riflessioni ponderate e le sue ipotesi spesso originali. Chi lo segue non può non rimanere avvinto dalle sue argomentazioni, estremamente logiche nel loro svolgimento.

Cosco tratta innumerevoli argomenti con deduzioni che, a volte, possono contrastare con il comune modo di pensare.
Di grande interesse i suoi articoli sulle “nuove religioni” e, in particolare, i suoi saggi sul fenomeno del satanismo, ripresi anche dalla stampa estera.
Tra l’altro, in essi, egli ipotizza inquietanti correlazioni tra misteriose congreghe sataniche e suicidi poco chiari verificatisi in Calabria negli ultimi anni.
Giuseppe Cosco svolge da anni opera peritale per l’Autorità Giudiziaria di Catanzaro e, quale consulente in materia di psicologia, analisi della scrittura e criminalistica, è di valido ausilio per diversi uffici di polizia giudiziaria del capoluogo, dei quali gode alta e peraltro meritata considerazione.
 
A cura del Dr. Roberto Coppola – Vice Questore A. della Polizia di Stato
 


 

LE VITTIME
 
Omicidi inquietanti. I delitti, sicuramente accertati del cosiddetto “mostro di Firenze”, se escludiamo gli amanti Lo Bianco e Barbara Locci (21 agosto 1968) che, come è stato appurato, non furono sue vittime (il clan sardo sarebbe responsabile dell’assassinio di questa coppia), sono 14.

Stefania Pettini e Pasquale Gentilcore, fidanzati.
Il giorno è sabato 14 settembre 1974, mezzanotte circa. Il periodo stagionale corrisponde alla fine dell’estate. I proiettili sparati contro la coppia sono del tipo Winchester serie H calibro 22, ramato. Lui è stato colpito alla spalla sinistra e al cuore; lei alla gamba e all’addome. La donna presenta 97 incisioni misteriose eseguite con arma da taglio intorno al seno e al pube. Un tralcio di vite le è stato infilato nella vagina. Lui presenta dieci ferite inferte con arma da taglio.

Carmela De Nuccio e Giovanni Foggi.
Il giorno è sabato 6 giugno 1981, ore 23,45, è inizio dell’estate. I proiettili sparati sono Winchester serie H, calibro 22. Lui è stato raggiunto da tre colpi alla testa, cuore e polmoni; lei da cinque alla testa, collo, cuore e braccia. L’uomo presenta ferite d’arma da taglio al cuore, polmoni e capo; lei al ventre; con tre colpi precisi le è stato escisso il pube. La borsa della donna è frugata. Accanto al cadavere della donna viene trovata una pietra a forma di piramide senza punta.

Susanna Cambi e Stefano Baldi, coppia di fidanzati.
Il giorno è giovedì 22 ottobre 1981, ore 23,30, metà autunno. I proiettili esplosi contro la coppia sono Winchester serie H, calibro 22. Lui è stato colpito con cinque colpi al cuore, ai polmoni e alla spalla sinistra. Lei al torace e al seno. L’uomo presenta tre profonde ferite alla schiena. La donna presenta diversi tagli sui seni e due profonde ferite alla schiena. Le è stato escisso il pube. La borsetta è stata frugata. La madre della giovane riceve delle telefonate.

Antonella Migliorini e Paolo Mainardi, fidanzati.
Il giorno è sabato 19 giugno 1982, ore 23,45, inizio estate. L’arma da fuoco è la stessa. Lui è stato colpito con quattro proiettili alla testa, orecchio e alle spalle. A lei sono stati esplosi tre colpi alla testa. Non sono stati pugnalati.

Uwe Rush e Horst Meyer, sono due amici.
Il giorno è sabato 9 settembre 1983, ore 23, fine estate. Vengono uccisi con tre colpi di pistola ciascuno. Nessuna ferita da arma da taglio.

Pia Rontini e Claudio Stefanacci, fidanzati.
Il giorno è sabato 29 luglio 1984, ore 21,30, piena estate. I proiettili sono Winchester cal. 22, serie H, di tipo piombo nudo e di tipo ramato. Lui è stato colpito al torace e all’orecchio destro. Lei alla schiena con tre colpi. Il giovane presenta dieci pugnalate alle spalle e diverse coltellate agli organi sessuali. La donna è pugnalata due volte al collo e le vengono asportati seno sinistro e pube. La giovane stringe nel pugno destro lo slip e la maglietta insanguinati.

Nadine Mauriot e J. Michel Kraveichvili, conviventi.
Il giorno è domenica 8 settembre 1985, l’ora non è stata appurata. Il periodo corrisponde alla fine dell’estate. Lui è stato colpito con tre colpi d’arma da fuoco. La donna viene colpita al capo e al seno. Il giovane è stato pugnalato tre volte al petto, due alla gola, due all’addome e due volte alle spalle. Alla poveretta vengono asportati pube e mammella sinistra. Il cadavere della donna viene sistemato mani sul seno e gambe tese. Vengono trovati tre cerchi simbolici realizzati con pietre chiare a pochi metri dal luogo dove si erano accampate le vittime. Viene inviato, da San Piero a Sieve (Mugello), un lembo della mammella della sfortunata donna al magistrato Silvia Della Monica. Ben cinque coppie sono state uccise di sabato.

 

SIMBOLOGIA DEL SABATO NELLA TRADIZIONE STREGONESCA
 

Il Sabba. C’è da spiegare che il termine “sabba”, dato alle riunioni notturne delle streghe, è etimologicamente identico a sabato. Il sabato, nella tradizione stregonesca, sarebbe la festa della luna piena (shabat, cessare; la luna cessa di crescere); più tardi questa festa avrebbe compreso ognuna delle quattro fasi lunari, ricongiungendosi a quella del settimo giorno. E’ a questa antichissima tradizione che si riferisce il sabato o sabba della stregoneria. Durante questa notte, secondo le leggende, avvenivano scene spaventose, orge e profanazioni.
E’ il simbolismo del settimo giorno della creazione del mondo, quando Dio si riposa e i demoni si agitano. Il sabato poi, secondo la tradizione astrologica, è attribuito al pianeta Saturno, il pianeta più oscuro a cui è stato assegnato il nome di “Grande Malefico”. I segni zodiacali in cui ha domicilio sono il Capricorno e l’Acquario, opposti a quelli delle illuminazioni, quindi alla luce e alla gioia della vita. Nelle tradizioni ermetiche Saturno è un altro nome di Satana.
Pacciani sarà trovato morto, pure di sabato, intorno alla mezzanotte (21/22 febbraio 1998). L’ora è sempre vicina alla mezzanotte, momento propizio alle evocazioni.
 

LA PIRAMIDE TRONCA
 
La piramide senza vertice. Accanto al corpo senza vita di Carmela De Nuccio, come ho già scritto, viene rinvenuta una pietra a forma di piramide, priva del vertice. La piramide tronca, nella simbologia esoterica, ha un significato simbolico molto negativo. Essa rappresenta una gerarchia priva della sua sommità sacra e tutto ciò collega questo simbolo al mondo infero.
La piramide tronca racchiude in sé l’idea dell’iniziazione incompleta, cioè una sorta di “contro-iniziazione”. Questa incompiutezza del ciclo iniziatico è, secondo gli esoteristi, la più tipica caratteristica della “magia nera” e di quella “satanica”.
 

TROPPE STRANE MORTI
 
Almeno 35 le vittime…”. Morti strane, sospette, come quella di Renato Malatesta, coniuge di Antonietta Sperduto, che era stata oggetto di violenze da parte di Pacciani e Vanni, e padre di Milva, bruciata nella sua Panda con il figlio Mirko di 3 anni nel 1993. Malatesta fu trovato impiccato il 24 dicembre 1980 nella stalla della sua casa.

Francesco Vinci fu invece trovato morto con un pastore, Angelo Vargiu, in un’auto nel ‘93, pochi giorni dopo la morte di Milva e del suo bambino. Vinci avrebbe avuto una relazione con la Malatesta.
Il figlio di Vinci conviveva con una prostituta, Anna Milvia Mattei, trovata anche lei uccisa, con il fuoco, il 25 maggio del ‘94.

Cinque morti: Vinci, Vargiu, la Malatesta e il bimbo, la Mattei e, forse, il sesto sarebbe Pacciani. Pietro Pacciani, verosimilmente, è stato assassinato. A marzo 2001 la procura di Firenze apre un fascicolo contro ignoti sul decesso dell’agricoltore morto nel ‘98, mentre era in attesa del secondo processo d’appello.
Una misteriosa scia di morti ammazzati. Gli autori dei delitti di Firenze sono ancora, pericolosamente, in circolazione?

A Firenze sono state uccise, dal 1982 al 1994, sette prostitute, con vari modus operandi, fino a oggi si è creduto che l’autore fosse stato un serial killer, ma la teoria in questione ha iniziato ad indebolirsi nel 1994, anno in cui è stata uccisa Milva Mattei. Per finire vi è pure il misterioso omicidio di una coppia uccisa con una calibro 22, nella provincia di Lucca. La pista potrebbe portare al “Mostro”, sebbene la procura fiorentina abbia sempre negato qualsiasi tipo di collegamento con gli assassini di Firenze.

Per concludere, anche Barbarina Steri, moglie di Salvatore Vinci, ex sospettato mostro di Firenze, è deceduta, nel 1962, in circostanze alquanto sospette. In un articolo a firma B. Gualazzini, su “Il Giornale” del 19 marzo 2001, si legge, tra l’altro: <<…va detto che la scia di morti ammazzati lasciati dietro di sé dal mostro, secondo molti di coloro che si sono interessati, a vario titolo, di questo incubo, tuttora senza colpevoli convincenti, conterebbe tra i fidanzati uccisi, le loro amiche e altri che ne sapevano troppo, omosessuali, lenoni e prostitute, almeno 35 vittime…>>
 

TIPOLOGIA DEGLI OMICIDI
 
I delitti sono tutti caratterizzati da una metodicità quasi ossessiva e altrettanta precisione, e hanno un medesimo comune denominatore: la coppia.
Il momento in cui gli assassini agiscono è preciso, essi sembrano voler prevenire il compimento dell’atto sessuale. Le coppie sono appartate in luoghi particolari: macchina, camper o tenda.
Le modalità esecutive sono sempre uguali: prima viene colpito l’uomo, poi è la volta della donna. Al cadavere dell’uomo, successivamente, vengono inferte coltellate nella zona pubica e, poi, si procede all’escissione del feticcio cimelio (pube) della donna. Almeno uno degli assassini dimostra grande abilità chirurgica nelle escissioni. I carnefici scelgono i posti, dimostrando di conoscere bene il territorio.

Elementi da approfondire ulteriormente e da collegare: vittime, luoghi, novilunio, frequenza del sabato, escissioni, simboli esoterici, religiosi. Gli omicidi sono iniziati il 1968 o il 1974? Hanno ucciso altre volte? Prima? Dopo? Durante la Serie? Perché, tra un delitto e il successivo, c’é uno spazio di tempo così lungo? Perché furono scelti quei giorni e non altri? Le coppie non erano sposate (casualità o altro?).
 

INDIZI ESOTERICI
 

  • Donna= vittima sacrificale;


  • Escissione del pube e/o della mammella= feticci rituali;


  • Uccidono per motivazione rituale.


Il movente metafisico. Il movente esoterico o “religioso” è evidente da particolari caratteristiche degli omicidi stessi: orario, sempre vicino alla mezzanotte (ora delle evocazioni); la fase lunare è quella della luna nuova (periodo importante per le cerimonie magiche); prossimità di feste religiose; scelta del sabato, in ben cinque omicidi (giorno importante nella tradizione stregonesca), ecc.
“Certo il movente esoterico”.

Così ha detto il capo della squadra mobile Michele Giuttari. Ritrovate alcune foto che ritraggono tre cerchi simbolici realizzati con pietre chiare a pochi metri dallo slargo dove si erano accampate le ultime due vittime del mostro.
Il tassello definitivo. Ritrovate alcune foto che ritraggono tre cerchi simbolici, di una novantina di centimetri di diametro, realizzati con pietre chiare a pochi metri dallo spiazzo dove le ultime due vittime del «mostro», i turisti francesi Nadine Mauriot e Jen Michel Kraveichvili, si erano accampati con la tenda. I tre cerchi sono stati così interpretati:
  • tre momenti diversi di un «rituale» che vedeva al centro la coppia francese;


  • individuazione delle vittime (cerchio aperto), l’ordine della loro esecuzione (cerchio di pietre e pelli di animali bruciati) e, infine, l’avvenuta uccisione (cerchio con bacche e una croce di legno).


La storia delle foto. Esse furono scattate con una Polaroid da un guardiacaccia che aveva notato i due giovani sul pendio di Monte Morello, nel comune di Sesto Fiorentino, nei pressi di una delle ville appartenute alla famiglia Corsini. Il guardiacaccia aveva detto loro di spostare la tenda e andare da un’altra parte, perché in quella zona era vietato il campeggio. Era il 4 settembre 1985.

Dopo sei giorni, il 10 settembre, vedendo sui giornali le foto delle ultime due vittime li aveva immediatamente riconosciuti come la coppia trovata sul costone di Monte Morello. L’uomo, era immediatamente ritornato sul posto, dove aveva scoperto e fotografato i tre cerchi e consegnato le foto al commissariato di Sesto Fiorentino raccontando i fatti. In uno dei cerchi aveva trovato anche una cartuccia di un proiettile calibro 22 con la stampigliatura della serie (serie H), la stessa di quella dei proiettili utilizzati dal <>.
Le foto e la deposizione dell’uomo, stranamente, non furono giudicate interessanti, probabilmente perché allora non era stata presa in considerazione la pista esoterica.
 

MAGIA E SESSO NEI DELITTI DI FIRENZE
 

“Nel momento dell’uccisione”. La magia sessuale costituisce la conclusione finale e la dottrina più segreta della filosofia occulta. Gli adepti, che la praticano, osservano con molta attenzione le varie fasi della luna. A proposito dell’importanza del ciclo lunare, richiamo l’attenzione sul fatto che i delitti del “mostro” sono avvenuti tutti in periodo di novilunio. Si praticano ancora oggi, nella nostra civile società, riti tremendi, che prescrivono il sacrificio umano, esiste una tradizione al riguardo.

Il significato che l’azione sacrificale ha nella magia è così giustificato: “Nel momento dell’uccisione, una parte della potenza si innalza, un’altra si incarna, e il corpo della sua momentanea incarnazione è il sangue sparso della vittima, che si magnetizza e si satura di una virtù magica soprannaturale. Di questo sangue, certe forme cerimoniali, non da decisi limiti separati dalla magia inferiore, fanno un uso particolare…” (Gruppo di Ur, Introduzione alla magia quale scienza dell’io, vol. III, Genova 1987).

I fluidi sessuali. Per quanto concerne la pratica della magia sessuale, l’esoterismo spiega la delicata questione con la necessità, in alcune cerimonie, di liberare e utilizzare particolari energie sessuali. Kenneth Grant nell’opera citata al proposito scrive, in parte riassumendo anche quanto affermato dallo psicologo Havelock Ellis nel libro: “Studies in the Psychology of Sex“), che: <<solo quattordici delle diciassette secrezioni organiche note ai tantrici sono riconosciute dalla scienza occidentale. (…). Le secrezioni sono, a loro volta, in relazione con i giorni e le notti delle quindicine oscure e luminose che costituiscono un ciclo lunare, culminante nella luna piena, chiamata talvolta il sedicesimo dito della luna. La scienza riguardante queste zone è estremamente complessa ed è comunicata durante l’iniziazione sotto il velo del segreto>>. A proposito dell’importanza del ciclo lunare, richiamo ancora l’attenzione sul fatto che i delitti del “mostro” sono avvenuti tutti in periodo di novilunio.

Sesso e morte. Nei delitti di Firenze ci troviamo al cospetto di un percorso rituale cadenzato negli anni, che ha celebrato (e celebra, forse ancora, con altre simbologie) una magia oscura, di sesso e morte, per raggiungere una Grande Opera. Le operazioni di magia sessuale sono attuate per vari scopi, tra cui: ottenere vari obiettivi fondamentali per il mago, come la carica dei condensatori fluidici (statuette o talismani destinati agli incantesimi), rigenerazione dell’energia vitale e l’ottenimento dell’immortalità.

Un’intervista inquietante. Giorgio Medail durante la sua inchiesta “Italia Misteriosa” venne in contatto con uno strano personaggio, che disse di aver fatto lunghe ricerche sui delitti di Firenze e, tra l’altro, affermò: <<Esiste una tradizione… secondo cui il sacrificio migliore per evocare i demoni è quello degli esseri umani. E, infatti, ad esempio, nella dottrina di Aleister Crowley si afferma che la morte più favorevole è quella che avviene durante l’orgasmo ed è chiamata ‘mors giusti’. Perché è scritto: – …fatemi morire la morte del giusto e fate che la mia fine estrema sia come la sua ->>.

Il giornalista commenta: <<Una simile affermazione non poteva che condurre agli innumerevoli e ancora misteriosi delitti del “mostro di Firenze” che, guarda caso, colpisce le sue vittime proprio mentre fanno l’amore. Secondo quest’interpretazione, infatti, il “mostro” altro non sarebbe che una frangia impazzita di un certo satanismo che prevede il sacrificio proprio in quel fatale momento>>.
<<Ci sono – continua F.B. – nel caso del mostro, tutti gli ingredienti necessari: l’orgasmo unito al momento del trapasso, il colpo vibrato con la pistola, col fuoco. In quel momento, si liberano potenti energie, indispensabili per il mago che rafforza se stesso e il rituale che deve celebrare.

Nel caso degli assassini del mostro di Firenze “chiedo – (scrive Medail, ndr) – vi sono state orribili deturpazioni delle vittime. Possono anch’esse essere ricondotte a rituali diabolici?>>.
<< (risponde il suo interlocutore, ndr). Nel caso dell’omicidio del ‘74 non ci fu l’asportazione del pube. Si pensa che si tratti di un prologo e il simbolo del tralcio di vite tra le gambe della ragazza uccisa ce lo conferma. E’ l’inizio di un cammino per raggiungere una Grande Opera. Nei casi successivi c’è questa asportazione che può voler dire esperimenti anche chimici sulle secrezioni delle donne che qui in Occidente sono poco conosciuti>>.
Il giornalista domanda ancora a F.B.: <<E’ pericoloso dire queste cose? Lei vuol mantenere l’anonimato…>>.
<< (è la risposta pronta di F.B., ndr), si toccano mondi molto pericolosi>> (G. Medail, Italia Misteriosa, Milano 1987).
 

L’ ORDINE DELLA ROSEAE RUBEAE ET AUREAE CRUCIS E L’ALCHIMIA

L’”Hermetic Order of the Golden Down“. Nel panorama dei movimenti magici, alcune organizzazioni di origine inglese, con importanti filiazioni italiane, che hanno rilevante spicco e profonda conoscenza di certe ritualità, in relazione all’utilizzo tenebroso della magia sessuale, si collegano agli insegnamenti segreti del mago inglese Aleister Crowley (1875-1947).

Egli fu iniziato all’Ordine della società esoterica “Hermetic Order of the Golden Down“, presieduta dal mago Samuel Liddel Mathers, sposato con la sorella del filosofo Henri Bergson, Moira. Nel tempo furono fondate altre società, collegate, in qualche modo, alla “Golden Dawn” che, a sua volta, si divideva in tre Ordini. Il primo ordine, o della Golden Dawn in Outer, comprendeva i primi cinque gradi inferiori. Il secondo Ordine fu fondato nel 1891, quando un adepto, “frater Lux e Tenebris“, passò a Mathers i rituali necessari per stabilire un Ordine Interno, un Secondo Ordine: l’Ordine della Rosa Rossa e della Croce d’Oro (Roseae Rubeae et Aureae Crucis).
 
Alchimia e sesso. Sulla base delle rivelazioni fornite, fu stabilita anche una “Cripta degli Adepti”, che divenne l’organismo guida dei Templi della Golden Dawn. Il terzo e ultimo Ordine era riservato ai Capi Segreti. Il nome “Rosa Rossa+Croce d’Oro” richiama immediatamente al simbolismo esoterico massone. La sètta dei Rosa+Croce, fondata nel XII secolo da Raimondo IV, conte di Tolosa, uno dei capi della prima crociata fu, in un certo senso, d’ispirazione, nel XVIII secolo, alla Massoneria. A proposito della “Golden Dawn” è interessante sapere che si verificarono eventi strani e inquietanti, dopo un anno dalla sua fondazione; si registrarono a Londra, infatti, parecchi crimini sessuali, da taluni addebitati a segreti rituali dell’Ordine, relativi ad un particolare tipo di alchimia sessuale.
 

L’ALCHIMIA TENEBROSA

Le prescrizioni di Giuliano Kremmerz. <<Se dagli scritti pubblici di Kremmerz si passa al Corpus Philosophorum totius magiae… si scopre rapidamente come la pratica kremmerziana dei ‘talismani’ magici, buoni per diversi scopi e occasioni, si colleghi a una più complessa magia cerimoniale che arriva fino alle ’sostituzioni di anime fatte magicamente’ (’magia avatarica’) nelle quali ‘in un corpo vivente e intelligente si stacca l’anima e si immette definitivamente o temporaneamente in un altro corpo da cui precedentemente si sia allontanata l’anima’…

Il vertice della magia ‘osiridea’ consiste, tuttavia, nella ‘pratica del separando’, una operazione alchemica ‘interna’ o di trasmutazione… La chiave di questa alchimia… è una forma di magia sessuale che si troverebbe già nelle forme antiche degli Arcana Arcanorum (e sarebbe dunque ben precedente a Crowley). (…).
I documenti oggi più spesso in uso prevedono tre gradi o «maestrati», più un Grande Arcano o Secretum Secretorum.

Il primo grado consiste per l’uomo in una pratica ciclica di assimilazione del seme…, ottenuto con un atto di magia autosessuale… Nella pratica femminile si sostituisce al seme la secrezione della donna ottenuta in fase mestruale mediante un atto autosessuale e consumata in dose «omeopatica» mediante un’ostia che dovrà essere inserita e imbibita nel corpo e quindi ingerita. (…).
Chiuso… il maestrato di primo grado, l’attività prosegue nel secondo grado dove l’amalgama alchemico è ottenuto non più soltanto con l’elemento maschile o femminile da soli, ma mescolandoli insieme e unendo il fermento. (…). …esiste un terzo maestrato, una pratica di coppia, in cui l’amalgama filosofale (elemento maschile più elemento femminile più fermento) viene «cotto» attraverso i tre passaggi denominati «mercurio al nero», «mercurio al bianco» e «mercurio al rosso» (tre atti diversi di magia eterosessuale di coppia: uno di sodomia, uno senza emissione del seme e uno in fase mestruale).

Infine si otterrà un nuovo «amalgama filosofale» che, ingerito, dovrebbe creare l’«araba fenice» e corrispondere alla vera «pietra filosofale». Qual è, si chiederà, lo scopo di tutto questo? (…) L’obiettivo finale è la creazione di un «corpo di luce», che dovrebbe essere garanzia tangibile e sperimentabile di immortalità già in questa vita>>. (M. Introvigne: Il Cappello del Mago, 2 ed., 1990).

La degenerazione dell’Alchimia. Vittorio Fincati nel suo saggio (2° ediz. aggiornata) “I mostri di Firenze e l’alchimia” (Carpe Librum, Nove (VI) 2001), scrive che: <<…interpretazioni devianti dell’alchimia – quella stessa che secondo René Guénon sarebbe degenerata a partire da Basilio Valentino e Paracelso – sono ben evidenti nelle opere manoscritte e a stampa di un gran numero di scritti di derivazione paracelsiana, in cui primeggiano quelli che parlano della confezione di elixir di lunga vita o nel famoso Testamentum Fraternitatis Rosae et Aureae Crucis, nel quale si afferma, senza possibilità di interpretazione allegorica, di impossessarsi di parti di cadaveri, umani e/o animali e di aggiungervi sangue umano e/o animale al fine di ottenere delle realizzazioni di ordine magico-stregonico…>>. Ottenere potere, forza, salute, e chissà cos’altro ancora.

Firenze nera. Una sinistra fama Firenze se la porta dietro da secoli. Il famoso Gilles de Rais mandò un suo fidato uomo, in questa città, per trovare un maestro di magia, dotato di grandi poteri e trovò Francesco Prelati.
J-k. Huysmans in “L’Abisso” (Milano, 1990), scrive: <<Ormai Gilles dispera di ottenere dal Diavolo la ricetta del Sovrano Magistero, quando Eustachio Blanchet gli preannunzia il suo ritorno dall’Italia con il maestro della magia fiorentina Francesco Prelati, l’irresistibile evocatore di demoni e di spettri (…). Si sa che era nato nella diocesi di Lucca… qualche tempo dopo la sua consacrazione, era diventato allievo di Giovanni da Fontanelle, taumaturgo in Firenze, e aveva firmato un patto con un demonio a nome Barron. Da quel momento l’abate insinuante e discreto, dotto e affascinante, si era abbandonato alle pratiche sacrileghe più abominevoli e al rituale omicida della magia nera>>.

Prelati praticava la magia diabolica e i sacrifici umani e per suo ordine <<… furono offerti a Satana la mano destra, il cuore e gli occhi di un bambino. (…). Nell’estate 1438, Francesco Prelati annunciò che bisognava raddoppiare le messe sataniche, raddoppiare i sacrifici sanguinosi. Fu un’ecatombe di adolescenti>>.
Fincati, nel suo lavoro citato, osserva ancora: <<Si è scritto, in un recente passato, dell’esistenza a Firenze di un ordine occulto che trarrebbe nome da una divinità infernale etrusca e che sarebbe connesso con una importante famiglia fiorentina e con oscure pratiche di magia nera… Per altri versi, con riferimento a pratiche di magia sessuale di tradizione kremmerziana, anche il famoso esperto di sètte Massimo Introvigne ha parlato, in un suo libro, dell’esistenza di un ‘gruppo fiorentino’>>. ().
Firenze celerebbe un Ordine, che nel più assoluto segreto, pratica un culto diabolico e inquietante; infatti, come ha scritto una studiosa, in un libro “Pour la rose rouge et la croix d’or“, in lingua francese, edito in pochissime copie in tutto il mondo, di cui una è conservata a Genova, è scritto: <<il conte… della nobiltà fiorentina trasmise un insegnamento riservato alle coppie di fidanzati; ma è molto pericoloso perché la coppia – quella “da offrire” agli inferi – deve essere “reale” cioè in carne e ossa.>>.
 

MORTE E POTERI OCCULTI

Sinistre credenze. Il medico e mago, Franz Hartmann, scriveva che i corpi di quelli, morti violentemente, uccisi, <<…hanno grandi poteri occulti. Essi non contengono vita, bensì il balsamo della vita, ed è anche una fortuna che questo fatto non sia pubblicamente conosciuto, perché se persone mal disposte conoscessero queste cose e l’uso che se ne può fare, potrebbero servirsene per stregonerie e scopi malvagi, e infliggere agli altri molte sofferenze…>> (Franz Hartmann, Il mondo magico di Paracelso, Roma 1982). Theophrastus Paracelsus (1493-1541), il mago del Cinquecento, era anch’esso convinto che ad una persona morta d’improvviso e violentemente, può essere captato, da un esperto occultista, il suo corpo astrale e questi se ne può servire per gli scopi più diversi ed orribili. La dottrina esoterica orientale insegna la medesima cosa.

Le istruzioni di Crowley. Nel liber legis annotò – disse lo stesso Crowley, sotto dettatura del demonio Set – delle rivelazioni, una sorta di vangelo, insomma.
Michele Del Re, avvocato e professore universitario di diritto penale, che ha girato il mondo per studiare i culti emergenti, in qualità di direttore di ricerca del C.N.R., osserva nel suo libro “Riti e crimini del satanismo” (Pubblicazioni della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Camerino, 1994): <<le affermazioni letterarie e velleitarie del liber diventano poi istruzioni pratiche, che saranno seguite da alcuni satanisti contemporanei in modo criminosamente sanguinario: ‘Il sangue migliore è quello mensile della Luna; poi il sangue fresco, di un bambino, sgocciolante dalla schiera celeste; poi quello dei nemici; poi quello del sacerdote o dei fedeli; infine quello di qualche animale. Brucialo: fanne pani e mangialo in mio onore. Esso ha anche un altro uso: ponilo davanti a me, e cospargilo dei profumi delle tue preghiere>>.
Inequivocabilmente ci si riferisce al sacrificio umano:<< Il rito supremo dovrebbe creare un’atmosfera particolare attraverso la morte della vittima. Con questo rito si potrebbe raggiungere il vertice dell’Arte Magica. La cosa migliore sarebbe sacrificare una fanciulla… Questo rito non dovrebbe essere usato in occasioni ordinarie, ma raramente, e soltanto per scopi importantissimi; e non dovrebbe venire mai rivelato ai profani.>>

Crimini satanici nel mondo e in italia. Il professore Michele C. Del Re, esprimendosi su una valutazione della concentrazione dei crimini satanisti e degli adoratori di Satana, in Italia, ci informa, nell’opera citata, che: <<…se i crimini portati a conoscenza del pubblico, di natura satanista sono all’incirca 1.500 ogni anno (mi riferisco al mondo occidentale, esclusa l’America latina), si può ritenere che il numero oscuro, quello che resta ignoto, è di dieci volte 1.500. Di questi quindicimila crimini satanici dovrebbero essere autori congreghe e isolati, nel complesso circa 150.000 persone. Questo numero indicativo – cui portano anche altri indizi – si riferisce, ripeto, soltanto al mondo occidentale. (…). Per le campagne della Toscana meridionale, si parla di quattromila sacerdoti satanici, con quarantamila seguaci; nelle Marche esistono (scrive Fattinostri, giugno 1993) almeno cinque congreghe sataniste, di cui due nel fermano, due nel pesarese, una ad Ancona>>.
 

UNA SETTA DI INTOCCABILI DIETRO OMICIDI FIORENTINI

La sètta dell’orrore. Dietro i “mostri di Firenze” vi è una “cupola” segretissima di intoccabili. La torinese Maria Consolata Corti, regista alla RAI per dieci anni, al giornalista Maurizio Caravella ha raccontato: <<Il mostro di Firenze è un personaggio molto noto e potente, con una doppia identità, e fa parte di una terribile sètta satanica. Mi ha confessato che i membri della sètta uccidono l’uomo e la donna nell’atto di accoppiarsi, per uccidere l’amore e colpire Dio. Mi ha detto anche: – Io strappo il pube o il seno con un coltello milleusi, e lo faccio non solo per odio, ma perché, secondo la sètta, durante l’atto sessuale il corpo libera energie di cui ci si può servire anche per curarsi o per aumentare la forza fisica – >> (”Visto”, n.46, novembre 1990).

Dietro i delitti di Firenze vi è una segretissima lobby satanica composta da persone eccellenti, innominabili. Segnalazioni, informazioni, denunce anonime, avrebbero asserito proprio questo, ma non hanno mai avuto seguito, data l’enorme rilevanza dei personaggi che sarebbero implicati.
Mostri potenti e protetti. Nel nostro mondo moderno, alchimie infere prescrivono ancora l’omicidio e finanche la pedofilia, quella rituale, che considera un crimine pedofilo come “atto iniziatico”. Vi sono libri su oscure perversioni, testi come quello di Bernard Sergent (ediz. Payot, Parigi): “Homosexualité Iniziatique“. Maurizio Blondet, a questo punto, si chiede: “che non vi sia, al centro d’Europa, un ‘cuore di tenebra’? …purtroppo l’autorità, anche politica, quanto più s’allontana da Dio, diventa mero potere: e può ben rovesciarsi in una ’sacralità’ che ha come centro il culto del Principe di Questo Mondo, Colui che dà il potere, se placato con sacrifici atroci” (M. Blondet, Pedofilia e mondialismo, in “La Tradizione Cattolica” n.4 (45) – 2000).
Potenti, protetti e, verosimilmente, collegati a una efferata sètta esoterica che potrebbe affondare i suoi tentacoli in più paesi. Il vertice della piramide, che ha ordinato quegli orribili massacri sacrificali, è composto da illustri e insospettabili personaggi con una vita segreta immersa in mondi di tenebra.


testi di Giuseppe Cosco – tutti i diritti riservati

La Faccia Nascosta della Storia (di Giuseppe Cosco)

lunedì, giugno 29, 2009@ 5:52 PM
Author: admin

<<Il mondo si divide in tre categorie di persone: un piccolissimo numero che fanno produrre gli avvenimenti; un gruppo un pò più importante che veglia alla loro esecuzione e assiste al loro compimento, e infine una vasta maggioranza che giammai saprà ciò che in realtà è accaduto>>.

Così si espresse Nicholas Murray Butler. Giova ricordare chi era questo personaggio.
Il Dr. Nicholas Murray Butler è stato presidente dell’Università di Columbia, presidente della Carnegie Endwment for International Peace, membro fondatore, presidente della Pilgrims Society e membro del Council on Foreign Relations (CFR) e capo del British Israel. Taluni autori denunciano, sempre con maggiore insistenza, che è in atto una cospirazione superpolitica, “religiosa” o satanica che coinvolge l’alta finanza, le massonerie e l’integralismo islamico. I fili della storia, asseriscono questi studiosi, si tirano proprio nelle logge massoniche e nei consigli di amministrazione delle multinazionali e delle grandi banche. La Rivoluzione francese fu una congiura massonica, preparata da “società di pensiero” – uguali a quelle studiate da Augustin Cochin (1876-1916) – e da altri gruppi di pressione. La Rivoluzione bolscevica fu una congiura giudaico-massonica. Diversi storici sono convinti di questo.

Lo stesso “Times” (10 marzo 1920) confermò il complotto: <<Si può considerare ormai come accettato che la rivoluzione bolscevica del 1917 è stata finanziata e sostenuta principalmente dall’alta finanza ebraica attraverso la Svezia: ciò non è che un aspetto della messa in atto del complotto del 1773>>.

Estrema importanza assume, sempre al riguardo della rivoluzione russa del febbraio del 1917, il fatto che, non affatto casualmente, il governo fosse costituito principalmente da massoni, tra questi risaltava Kerensky. E’ anche rivelatore il libro “Rossija nakanune revoljucii” di Grigorij Aronson, che fu pubblicato nel 1962 a New York e che riporta delle missive di E. D. Kuskova, moglie del massone Prokopovic, legato da grande amicizia al confratello Kerensky. In una di queste lettere, datata 15 novembre 1955, si legge: <<Avevamo la ‘nostra’ gente dappertutto. (…). Fino a questo momento il segreto di questa organizzazione non è stato mai divulgato, eppure l’organizzazione era enorme. Al tempo della rivoluzione di febbraio tutta la Russia era coperta da una rete di logge>>.

L’iniziato Jean Marques-Rivière scrisse: <<L’esoterismo, con la sua forza sul piano ideologico, guida il mondo>>. Non bisogna stupirsene. E’ innegabile il diffondersi, nelle maglie della nostra società, di una subdola propagazione di idee, combattute con inflessibilità dalla Chiesa, ma non estirpate del tutto, che ora godono di un pericoloso risveglio e diffusione. E’ una letteratura imponente quella dei cosiddetti cospirazionisti, disprezzata dagli storici ufficiali, che, invece, non obiettano quando la stessa metodologia viene adottata dalla sinistra e dall’estrema sinistra, vedi “golpe De Lorenzo”, “strategia della tensione”, ecc. che non sono altro che capitoli di una teoria della cospirazione, che nega di esserlo.

Il lato occulto della storia contemporanea è complesso e, oltremodo, variegato. Insospettabili VIP. del mondo che conta sono affiliati ad oscuri ordini esoterici. L’ex presidente americano George Bush è un 33° grado della Massoneria di Rito Scozzese, lo ha rivelato Giuliano Di Bernardo, Gran Maestro della Massoneria italiana, al quotidiano “La Stampa” (23 marzo 1990). Bush sarebbe stato iniziato, nel 1943, alla sètta “Skull and Bones” (Teschio e Ossa) dell’Università di Yale, fondata nel 1832. George Bush ha diretto anche la Cia. La Skull and Bones assieme a società come il Rhodes Trust, secondo l’autorevole rivista inglese “Economist” (25 dicembre 1992), sono la moderna risorgenza degli “Illuminati di Baviera” di Jean Adam Weisshaupt (1748-1830).

Anche suo padre Prescott sarebbe stato membro della sètta “Skull and Bones“. Di essa farebbero parte le più potenti famiglie degli Stati Uniti (1). Tra queste vale la pena di menzionare <<la famiglia Harriman, della Morgan Guaranty Trust, è Skull and Bones da generazioni. Petrolio: ci sono i Rockefeller, fra gli iniziati. Studi legali di grido. Poltrone alte della Cia. Vicepresidenza degli Stati Uniti>> (2).

E’ anche molto interessante venire a sapere che, secondo quanto scrive lo storico Antony C. Sutton in “America’s Secret Establishment” (liberty House Press. Bilings 1986, pagg. 207 e segg.), la “Skull and Bones” è collegata al movimento New Age e ad essa, asserisce ancora Sutton, non sono estranei aspetti satanisti. Marylin Ferguson nel suo libro “The Aquarian Conspiracy“, una vera e propria Bibbia del movimento New Age, mette assieme Huxley con Teilhard de Chardin, Carl Gustav Jung, Maslow, Carl Rogers, Roberto Assagioli, Krishnamurti, ecc. tra i personaggi, che sono da considerare come padri spirituali del New Age. Aldous Huxley e suo fratello Julian, quest’ultimo fu il primo dirigente dell’U.N.E.S.C.O., erano anche membri di importanti affiliazioni mondialiste, tra queste ricordo l’anglosassone Fabian Society.

Sui vertici del mondialismo, René Guenon, che era un 33° grado del Rito Scozzese Antico Accettato e un 90° del Rito Egiziano di Memphis-Misraim, ebbe ad affermare: <<…ma dietro tutti questi movimenti non potrebbe esserci qualcosa di altrimenti temibile, che forse neanche i loro stessi capi conoscono, e di cui essi a loro volta quindi, non sono che dei semplici strumenti? Noi ci accontenteremo di porre questa domanda senza cercare di risolverla qui>> (cit. da “Il Teosofismo“, edizioni Arktos, 1987, vol. II, pag. 297).

Ritornando alla “Skull and Bones” la sua importanza può essere ben compresa se si riflette che, nel 1917, essa diresse, tra l’altro, quel centro finanziario denominato “120 Brodway“, finanziatore del bolscevismo in Russia (3) e del nazismo in Germania che, tra l’altro, portò al potere (4). Non ci si meravigli se, a questi livelli, parole come “destra e sinistra” non hanno più significato, più esattamente, non si bada a razze, religioni o ideologie: questi sono solo mezzi da utilizzare per raggiungere il fine ultimo, su scala mondiale, con l’antica strategia del “divide et impera”.

E, a questo punto, non meraviglia venire a conoscenza delle trattative segrete intercorse tra George Bush ed alte personalità del governo dell’Iran, che poi hanno portato allo scandalo dell’Irangate. Gli accordi furono resi possibili da Khomeini e dal suo entourage, comprendente buona parte dei suoi ministri, il capo della polizia, il comandante dell’esercito, il procuratore generale del tribunale islamico, il capo della polizia segreta, ecc., sono, o sono stati, affiliati alla Grande Loggia dell’Iran, che è sottoposta alla dipendenza della Gran Loggia d’Inghilterra (5).
E’ poi noto che l’ex presidente George Bush è esponente di rilievo della sinarchia internazionale, figura di spicco del C.F.R, della Trilaterale, della potente Pilgrims Society oltre che della Skull and Bones. E’ anche interessante accennare ad un articolo, firmato M. Dornbierer, apparso, il 29 gennaio 1991, sul giornale messicano “Excelsior” che spiegava lo <<smisurato sionismo>> di Bush documentando la sua origine ebraica secondo quanto indicato nell’Enciclopedia ebraica castigliana. Bush è inoltre un W.A.S.P. (White Anglo-Saxon Protestant), ovvero un americano convinto che la sua origine razziale e le sue convinzioni religiose lo pongano al di sopra degli altri uomini (6).

Scrive Blondet che <<secondo Sutton, lo storico della Skull and Bones, la stessa locuzione ‘Nuovo Ordine Mondiale’ descrive il fine ultimo che gli affiliati alla società segreta di Yale s’impegnano a perseguire… A questo i membri dell’Ordine s’impegnerebbero a giungere attraverso la gestione di conflitti artificialmente generati, come quello tra nazismo e comunismo…. Per Sutton, questa filosofia segreta dell’Ordine rivelerebbe la sua origine tedesca (che Sutton ritiene di poter provare): gli iniziati sarebbero dei tardi seguaci di Hegel, votati a far progredire il mondo attraverso opposizioni, tesi e antitesi, per poi comporle in una sintesi superiore (7). L‘ipotesi, affascinante, può essere superflua. A noi sembra sufficiente evocare uno dei motti, delle insegne della Massoneria, che suona: Ordo ab Chao, l’Ordine (nasce) dal Caos>> (8).

L’idea del “Nuovo Ordine del Mondo” è perseguita con accanimento. Del presidente Bill Clinton, scrive Epiphanius (Op. cit. pag. 497): <<la sua educazione l’ha ricevuta nella britannica Oxford, dove venne ammesso nel super elitario ‘Rhodes Group’, una società superiore dell’area del POTERE affine alla ‘Skull and Bones”, come scrisse l”Economist’ inglese nel suo numero del 25 dicembre 1992. L”Economist’ elencava una decina delle maggiori ’società d’influenza’ del mondo occidentale rivelando la loro comune derivazione dall’Ordine degli Illuminati di Weisshaupt fondato nel 1776. Clinton appartiene anche al C.F.R., alla Commissione Trilaterale e al Bilderberg…>>. Clinton ha portato con sé Les Aspin (CFR) che, tra l’altro, ha firmato la <<Dichiarazione di Interdipendenza“, che è, in sostanza, – una mozione del Congresso che nel 1962, proponeva di cancellare dalla Costituzione ogni dichiarazione di sovranità nazionale, in quanto ostacolo all’instaurazione di un ‘Nuovo Ordine Mondiale’>> (9).

<<Il Rhodes Group – ci fa sapere ancora Epiphanius, alla nota 145, pag. 497, del suo “Massoneria e sette segrete” (cit.) – nacque nel 1891 per iniziativa di Lord Cecil Rhodes, ricchissimo personaggio legato ai Rothschild, assieme a Lord Milner, Lord Isher, Lord Balfour e un Rothschild, intorno all’idea-guida di organizzare una federazione mondiale di cui U.S.A. e Impero britannico sarebbero stati il centro propulsore. Il mezzo per attuarla consisteva in una selezione elitaria dei quadri protagonisti degli ambienti universitari, politici, finanziari. Attorno a questo nucleo iniziale permeato delle idee mondialiste e socialiste della Fabian Society, sorsero i gruppi della Round Table che a loro volta, nel 1919, diedero vita ai due odierni pilastri del potere mondialista, cioè gli Istituti Affari Internazionali britannico (R.I.I.A.) e americano (C.F.R.). Il Rhodes Group, al pari della Skull and Bones, controlla il C.F.R., (che a sua volta controlla la Trilaterale), il governo-ombra americano il cui comitato direttivo annovera personaggi in grado di gestire bilanci superiori a quello annuale lordo americano>>.

Ritornando al progetto del Nuovo Ordine Mondiale, già il 17 febbraio del 1950 il banchiere James Warburg, alla Commissione Esteri del Senato, era stato fin troppo chiaro quando aveva affermato: <<Che vi piaccia o no, avremo un governo mondiale, o col consenso o con la forza>>. Anche con le stragi.
Il Palazzo Federale “Alfred P. Murrah” ad Oklahoma, U.S.A., viene fatto saltare in aria da una tremenda esplosione, il 19 aprile del 1995. Le vittime furono 168. Furono sospettate dell’attentato e arrestate tre persone: Timothy McVeigh, Terry Nichols e James Nichols. L’FBI ha iniziato <<col dichiarare che il meccanismo esplosivo era un’auto-bomba imbottita di 1.000 libbre di esplosivo. Poi era un’auto con 1.400 libbre. In seguito si trattava di un camion con 4.000 libbre. Adesso è un furgone per traslochi con 5.000 libbre di esplosivo>> (10).

Ted Gunderson, ex dirigente dell’FBI, al contrario di quanto vuol far credere il Dipartimento di Giustizia Americano e cioé che si è trattato di <<una singola semplice bomba fertilizzante>>, ha affermato che: <<la bomba era un congegno elettroidrodinamico a combustibile gassoso (bomba barometrica), che non è possibile sia stata costruita da McVeigh… la bomba utilizzata era un sofisticato congegno A-neutronico, usato dall’esercito americano…>> (11).

Sam Cohen, padre della bomba neutronica, il 28 giugno dello stesso anno, al telegiornale della KFOR-TV ha dichiarato: <<Non mi interessa quanto fertilizzante e gasolio hanno usato, non sarebbe mai stato sufficiente. Cariche di demolizione, piazzate sulle colonne chiave, hanno fatto lo sporco lavoro>> (12).

Antefatto: non è stato molto pubblicizzato che, <<il 28 marzo 1994, l’Assemblea Legislativa dello Stato dell’Oklaoma passò una risoluzione che colpiva quello che veniva percepito come un programma di governo mondiale. Fu il primo e forse il solo Stato ad approvare tale legislazione>> (13).

Di seguito riporto alcuni estratti relativi alla decisione dell’Assemblea Legislativa dell’Oklahoma:
< Una risoluzione in relazione alle forze militari degli Stati Uniti e alle Nazioni Unite; si presenta una petizione al Congresso affinché cessi determinate attività concernenti le Nazioni Unite…
Considerato che non c’è appoggio popolare per l’instaurazione di un <<nuovo ordine mondiale>> o di una sovranità mondiale di qualsiasi tipo, sia sotto le Nazioni Unite o sotto qualsivoglia organismo mondiale in qualsiasi forma di governo globale;
Considerato che un governo globale significherebbe la distruzione della nostra Costituzione e la corruzione dello spirito della Dichiarazione di Indipendenza della nostra libertà e del nostro sistema di vita.
…sia deliberato dalla Camera dei Rappresentanti della seconda Sessione della 44ma legislatura dell’Oklaoma:
Che al Congresso degli Stati Uniti sia con la presente rammentato di:
(…). Cessare ogni supporto per l’instaurazione di un <<nuovo ordine mondiale>> o qualsiasi altra forma di governo globale.
Che al Congresso degli Stati Uniti è con la presente rammentato di astenersi dal prendere qualsiasi ulteriore iniziativa verso la fusione economica o politica degli Stati Uniti in un organismo mondiale o qualsiasi altra forma di governo mondiale. (Fonte: Newsgroup alt. conspiracy, via Pegasus computer networks, Australia)>> (14).

Cosa dire di questi fatti? Quale oligarchia misteriosa dirige, in segreto, i vari governi delle nazioni?

Lascio al lettore il compito di arrivare a delle conclusioni.
Alla luce di certi accadimenti i governi, la politica e gli stessi politici assumono contorni sbiaditi, sfumati. Misteri che travasano nella storia altri misteri frammisti a bugie. Pochissimi, forse, sanno che <<Il fascismo non è nato in Italia e in Germania. Ebbe la sua prima manifestazione in Russia, col movimento dei ‘Cento Neri’, completo già all’inizio del ‘900 nelle sue azioni e nei suoi simboli: la violenza politica, l’antisemitismo feroce, i neri stendardi col teschio>> (15).
Chi tira i fili della storia?
Ricercare certe dinamiche è cosa ardua specie quando riguarda la sfera politica e ciò che sembra del tutto casuale, in molti casi, è stato attentamente preparato. Franklin Delano Roosvelt, presidente americano e 33° del Rito Scozzese, nonché appartenente alla Pilgrim Society e al C.F.R., il governo-ombra americano, affermò: <<In politica nulla accade a caso. Ogni qualvolta sopravviene un avvenimento si può star certi che esso era stato previsto per svolgersi in quel modo>>. Quindi una oscura oligarchia, tira le fila di fantocci, solo apparentemente, alla ribalta della scena politica. Aveva ragione Benjiamin Disraeli, statista inglese del secolo scorso, quando disse: <<Il mondo è governato da personaggi ben diversi da quelli creduti da coloro i quali non sanno guardare dietro le quinte>>. Neppure i partiti contano poi molto. Essi stessi sono a loro volta manovrati, usati, in relazione a degli scopi precisi.

René Guenon ci informa, nel suo articolo “Réflexions à popos du pouvoir occulte” pubblicato, con lo pseudonimo di Le Sphinx, sul numero dell’11 giugno 1914, pag. 277, della rivista cattolica “France Antimaconnique“, che <<Un ‘potere occulto’ di ordine politico e finanziario non dovrà essere confuso con un ‘potere occulto’ di ordine puramente iniziatico… Un altro punto da tenere presente è che i Superiori Incogniti, di qualunque ordine siano e qualunque sia il campo in cui vogliono agire, non cercano mai di creare dei ‘movimenti’ (…). Essi creano solo degli stati d’animo (état d’esprit), ciò che è molto più efficace, ma, forse, un poco meno alla portata di chiunque. E’ incontestabile che la mentalità degli individui e delle collettività può essere modificata da un insieme sistematico di suggestioni appropriate; in fondo, l’educazione stessa non è altro che questo, e non c’è qui nessun ‘occultismo’ (…). Uno stato d’animo determinato richiede, per stabilirsi, condizioni favorevoli, e occorre o approfittare di queste condizioni se esistono, o provocarne la realizzazione>>.

Al riguardo dei movimenti rivoluzionari sempre il Guénon, nel suo libro “L’Esoterismo di Dante” (Ediz, Atanòr, Roma 1971), spiega: <<…tali movimenti sono talvolta suscitati o guidati, invisibilmente, da potenti organizzazioni iniziatiche, possiamo dire che queste li dominano senza mescolarvisi, in modo da esercitare la loro influenza, egualmente, su ciascuno dei partiti contrari>>. Sul fenomeno del terrorismo delle Brigate Rosse e su quello di estrema destra, il giudice Pietro Calogero, uno dei magistrati che più ha studiato il problema, ammetteva l’esistenza di: <<una rete di collegamenti che si raccoglie intorno a un centro di interesse unitario, che permette ai due terrorismi di procedere insieme nell’assalto dello Stato>>.

Quali misteriosi personaggi si celano dietro le quinte dei vari governi?
Serge Hutin racconta, a tal proposito, quanto accadde ad uno scrittore ingles che sotto lo pseudonimo di Robert Payne pubblicò a Londra, nel 1951, un’opera intitolata “Zero. The story of terrorism“. Payne cercò di dimostrare che la stategia del terrore ha abili registi dietro le quinte dei governi apparenti. All’uscita della pubblicazione si verificarono tutta una serie di “coincidenze” molto strane. Tutte la copie del libro furono acquistate da misteriosi personaggi prima ancora che venisse messo in vendita. I giornali ignorarono l’opera nonostante il carattere sensazionale delle rivelazioni in essa contenute. La casa editrice Wingate, una delle più importanti di Londra fallì improvvisamente. Robert Payne morì qualche mese dopo in circostanze a dir poco misteriose. Hutin osserva <<La sola spiegazione possibile era che l’autore avesse scoperto l’esistenza, a livello mondiale, di governanti occulti…>> (16).

La domanda che ora si pone è: come si procederà alla frantumazione degli Stati per la realizzazione del Governo Mondiale?
Scrive Blondet: <<Michel Albert è un grand commis della politica sovrannazionale… oggi presidente delle Assurances Générales de France, una delle grandi entità finanziarie che hanno promosso il Mercato Unico Europeo. Nel 1989, Albert ha pubblicato un saggio, subito tradotto in Italia dall’editrice il Mulino con il titolo: Crisi, Disastro, Miracolo. Il libro contiene una prognosi sulla fine degli Stati nazionali che rivela un’analisi sicuramente elaborata negli uffici-studi della Trilaterale, e un progetto di ingegneria sociale. …”L’Europa ‘92 lancia il Mercato Unico all’assalto degli Stati nazionali. Li smantellerà”. Come? Con “l’anarchia che risulterà” da “un mercato libero e senza frontiere in una società plurinazionale che non riesce a prendere decisioni comuni”. A questo “disastro” pianificato, l’oligarchia spera seguirà il “miracolo”: gli Stati nazionali devastati invocheranno “una moneta comune, una Banca centrale europea e un bilancio comunitario” (17).

Il programma, tuttavia, era già chiaro nel lontano 1957: “Creare un mercato monetario e finanziario europeo, con una Banca europea (…) il libero flusso dei capitali tra i paesi membri e, infine, una politica finanziaria centralizzata
“>> (18).

L’attuazione del programma per insediare un “Nuovo Ordine Mondiale” collegato al movimento “New Age” (di cui parlo più diffusamente nel mio saggio “Il serpente e l’arcobaleno”, Ediz. “Segno” di Udine), o chiamata anche “Nuova Era”, “Età dell’Aquario” o Era del “Condor”, come dicono gli studiosi delle civiltà pre-colombiane, si articola in più strategie per realizzare questa grande utopia della parodia del Romanum Imperium.

Fantapolitica e tendenza al complottismo? Tutt’altro. Ecco due esempi italiani. Leggete cosa la rivista americana “Eir” scriveva: <<Il 2 aprile 1993… il capogruppo Dc alla Camera, Gerardo Bianco, e il suo collega al Senato, Gabriele De Rosa, presentano un esposto alla procura di Roma, chiedendo di appurare se c’è una cospirazione politica per distruggere l’ordine costituzionale italiano (…) Gli scandali rappresentano un tentativo da parte delle forze Anglo-Americane, segnatamente la Fra Massoneria, di orchestrare una generale destabilizzazione della nazione italiana per distruggere il sistema politico esistente e insediare un nuovo ordine, a loro più gradito>> (19).

Ai cronisti, che chiedevano a Mancino cosa c’è dietro le stragi italiane, lui rispose: <<Non escludo un ruolo della finanza internazionale>> (20).

Strategie occulte della secret fraternity bancaria internazionale. David Rockefeller <<credendo di parlare a orecchie fidate, nel ‘91… ha ammesso: 1) che una cospirazione esiste ‘da quaranta anni’; 2) che essa ha lo scopo di instaurare nel segreto ‘un governo mondiale’ e ‘la sovranità nazionale’ dei banchieri; 3) che il nemico dei cospiratori è ‘l’autodeterminazione nazionale’>> (21).

Nel frattempo, si verificano nel mondo barbarie, solo apparentemente, prive di sottile regia, occulta naturalmente. Ed è interessante apprendere quanto il misterioso personaggio <<esperto di un genere assai speciale>>, che fa da sfondo al tema trattato da Blondet ne “Gli <> della dissoluzione“, in una lettera indirizzata allo scrittore suggerisce:
<<Può anche darsi che il Nuovo Ordine Mondiale non possa avviarsi a un’epocale clash of civilizations, come alcuni insiders già auspicano in America, ma si limiti a sgranare stermini e genocidi locali, killing fields per poveri straccioni, danze di Shiva e di Kali su carnai confinati a luoghi dove l’uomo è abbondante e ’sprecabile’. (…). Un’accusa è sempre pronta, a squalificare e ridicolizzare chi esprime ad alta voce le idee che io sommessamente descrivo: quella di ‘complottista’, di allucinato immaginatore di complotti universali. A queste lapidazioni moderne si prestano volontari precisi ambienti giornalistici; espressione di una categoria umana tra le più artificiali, la più ridicolmente sicura di ‘vivere’ in proprio, mentre è la più totalmente ‘vissuta’ e agitata dalle idee correnti, dagli états d’esprit dominanti, dai climi culturali egemoni che ‘Altri’ hanno pur diffuso nell’aria>> (22).


Note bibliografiche

1 EIR Special report, American Leviathan, pag. 181.
2 Blondet Maurizio, Gli <> della Dissoluzione. Strategie culturali del potere iniziatico, Edizioni Ares, Milano 1994, pag. 232.
3 EIR Special report, citato, pag. 182.
4 Ibid., pag. 183.
5 L’appartenenza alla Grande Loggia dell’Iran delle personalità iraniane citate, è attestata dalla lettera che il segretario della Grande Loggia, Ahmad Aliabadi, ha fatto pervenire al Gran Maestro della Grande Loggia dell’Iran, Sharif Iman il giorno 16 novembre 1975. Il documento è stato pubblicato da Nuova Solidarietà (12 marzo 1988, pag. 4), e da Chiesa Viva (n. 199, pag. 8) .
6 Epiphanius, Massoneria e sètte segrete: la faccia occulta della storia, Ediz. Ichthys, Roma, pag. 97
7 Si ricordi che anche Karl Marx era hegheliano (benché “di sinistra”) e vedeva nel comunismo la sintesi della lotta tra Capitalismo e Proletariato.
8 Blondet Maurizio, Complotti. I fili invisibili del mondo. I – Stati Uniti, Gran Bretagna, Il Minotauro, Milano 1995, pagg. 84-85.
9 Ibid., pagg. 103-104.
10 Nexus New Time, N. 1, Padova 1995, pag. 14.
11 Ibid.
12 Nexus New Time, N. 2, Padova 1995, pag. 9.
13 Ibid., pag. 10.
14 Ibid.
15 Maurizio Blondet, Complotti. I fili invisibili del mondo. II – Europa, Russia,
Il Minotauro, Milano 1996, pag. 83
16 Serge Hutin, Governi occulti e…,op. cit., pagg. 15-16.
17 Maurizio Blondet, Complotti. I fili invisibili del mondo. II, op. cit., pagg. 37-39.
18 Jean Monnet, Mémoires, Parigi 1976, pag. 502.
19 Fabio Andriola e Massimo Arcidiacono, L’anno dei complotti, Baldini&Castoldi, Milano 1995, pagg. 25-26.
20 Ibid., pagg. 16-17.
21 Maurizio Blondet, Complotti. I fili invisibili del mondo. I, op. cit., pagg. 97-98.
22 Maurizio Blondet, Gli <> della dissoluzione…, Ediz. Ares, Milano 1994, pagg. 247-248



testi di Giuseppe Cosco – tutti i diritti riservati
 

I Segreti dei Templari (di Giuseppe Cosco)

lunedì, giugno 29, 2009@ 5:52 PM
Author: admin

E’ il 18 marzo del 1314, a Parigi, quando su una piccola isola del fiume Senna vengono arsi sul rogo l’ultimo Gran Mestro dei Cavalieri Templari Jacques de Molay ed altri dignitari. Sui Templari sono stati scritti un numero incredibile di libri. Tanti sono i misteri ancora insoluti che avvolgono questo potentissimo Ordine di monaci-guerrieri. In cosa consisteva il loro terribile segreto? Esiste il favoleggiato tesoro dell’Ordine? Cosa si sa oggi di questi cavalieri?
 
Almeno a questa ultima domanda si può, forse, rispondere con quanto attesta il poco conosciuto “Documento Rubant”, che si basa su un testo datato 11 aprile 1308. Questo documento afferma, tra l’altro, che Filippo il Bello quando arraffò i documenti templari, senza saperlo, si impossessò di “autentici falsi, prodotti molto tempo prima, nel caso avvenisse un attacco incontrollabile ed imprevedibile all’Ordine”. Dunque, se il documento Rubant è vero, come sembra esserlo, sebbene sia sconosciuto alla maggior parte degli storici, della Milizia del Tempio si sa ancora poco, visto che si sono studiati solo dei falsi. 

Quale terribile “segreto” difese con tale accanimento fino ad immolare la propria vita Jacques de Molay? Egli urlò ai suoi inquisitori, il 26 novembre del 1308: <>. Era forse il Graal, simbolo della conoscenza, ad essere così gelosamente custodito dall’Ordine? Il Santo Graal, scrive Introvigne: “non sarebbe solo il sangue più nobile, destinato a regnare sul mondo intero, ma – a chi sappia entrare in contatto con l’energia che sprigiona attraverso appositi rituali – garantirebbe perfino l’immortalità” (Il mito del Graal in “Storia”, n. 130, settembre 1998). 

Robert Charroux ne: “Il libro dei segreti traditi” (Milano 1969) scrive: “I Templari erano considerati come i depositari e i continuatori di un <> di un’importanza capitale e del quale nessun profano – fosse pure il re di Francia – doveva essere informato”. Da una dichiarazione resa al processo si viene a conoscenza di un fatto sbalorditivo. L’11 aprile 1309 fu chiamato come testimone il maestro Radulphe de Praellis, giureconsulto, che affermò, sotto giuramento, che un cavaliere templare, di nome Gervais della Commenda di Laon, gli aveva svelato che vi era nell’Ordine un terribile segreto di tale importanza che: <>. 

Alcuni storici sono del parere che esisteva una società segretissima ai vertici dell’Ordine e quelli dichiarati ufficialmente Gran Maestri non furono i veri capi dell’Ordine. Del resto come spiegare altrimenti quanto disse, nel corso dell’interrogatorio, il Gran Maestro Jacques de Molay e cioè: <>? Gli fece eco il precettore d’Aquitania e di Poitou, Geoffroy de Gonnoville, che dichiarò: <>. Jean Marquès-Rivière scrisse, che: <>. Robert Ambelain fu della stessa opinione e lo storico tedesco Wilke, si spinge ancora più in là e dà, a tale gruppo, il nome di “Tempio Nero”.

Esisteva un “Ordine segreto” ai vertici dei Templari? Taluni studiosi ne sono convinti e asseriscono che si trattava del “Priorato di Sion” (Prieuré de Sion) che sarebbe ancora oggi operante e, tra i suoi occulti disegni, c’è quello di restaurare la dinastia merovingia non solo in Francia ma in tutta l’Europa. C’è da precisare che “la stirpe merovingia non si è estinta. Al contrario, si è perpetuata in linea diretta a partire da Dagoberto II e suo figlio, Sigisberto IV. Per mezzo di alleanze dinastiche e di matrimoni, la stirpe include Goffredo di Buglione, che nel 1099 conquistò Gerusalemme, e altre famiglie nobili del passato e del presente: Blanchefort, Gisors, Saint-Clair (Sinclair in Inghilterra), Montesquiou, Montpézat, Poher, Lusignano, Plantard e Asburgo-Lorena” (M. Baigent, R. Leigh, H. Lincoln, Il santo Graal, Milano 1984).

Ancora una teoria della cospirazione che si originerebbe nel buio di secoli lontani. In poche parole tutto ciò significherebbe anche che L’Ordine del Tempio sarebbe stato creato dal Priorato di Sion. Ora c’è da porsi la domanda se esistono documenti che attestino la sua esistenza e la sua relazione con i Templari. Richard Andrews e Paul Schellenberger ci informano che l’esistenza del Priorato è molto bene comprovata da importanti documenti: “Il nome originale e l’organizzazione sono menzionati in uno statuto del 1152 e anche in una copia trecentesca di una precedente pergamena datata 1178.

L’organizzazione sarebbe stata fondata con il nome di <>, mentre il titolo di Priorato di Sion sarebbe stato adottato nel 1188. C’è chi ritiene si trattasse di un gruppo scissosi dai ranghi dei Cavalieri Templari, ma la cosa è controversa. La separazione dell’Ordine di Sion nel 1188 dal corpo principale dell’Ordine dei Templari sarebbe avvenuta in un episodio leggendario noto con il nome di <>” (R. Andrews e P. Schellenberger, Alla ricerca del sepolcro, Milano 1997). Il problema è molto complesso, sembrerebbe anche certo che in seno all’Ordine si celebrassero culti segreti e che un esoterismo templare sia sicuramente esistito. Malauguratamente, come scrive Lavisse nella sua “Storia di Francia” il segreto sulle loro attività era assoluto infatti: “Tutti gli affari del Tempio venivano sbrigati nel più stretto segreto; la regola scritta esisteva soltanto in pochi esemplari; la lettura era riservata ai soli dignitari; molti Templari non ne avevano mai avuto conoscenza”. Il cavaliere templare Gaucerand de Montpezat, lontano antenato dei reali di Danimarca, asserì: <>.

E’ anche certo che i filosofi arabi abbiano influenzato i rudi soldati del Tempio. Sicuramente l’Ordine accolse elementi dottrinari e rituali dell’esoterismo orientale. Subì l’influsso delle confraternite esoteriche musulmane insieme al disegno di un’unificazione del mondo e di un nuovo ordinamento sociale. Non è azzardato, a tal proposito, ricordare le ambizioni di Federico II di Hohenstauffen, il “Signore del Mondo”, imperatore di Germania, re dei Romani, re di Sicilia, re di Gerusalemme che, alla fine dell’XI secolo era una leggenda. Saba Malespini di lui scrive: “Questo Cesare che era il vero sovrano del mondo e del quale la gloria si era propagata in tutto l’universo, credendo senza dubbio alcuno di divenire simile agli dèi con lo studio delle matematiche, si mise a scrutare il fondo delle cose e i misteri dei cieli”. Il suo progetto fu forse proseguito dai Templari? Federico II venne a conoscenza di qualcosa di terribile che celò in un anagramma, ancora oggi indecifrato.

Nel suo Castel del Monte, in Puglia, interamente costruito secondo l’architettura del Tempio di Salomone (ecco le quattro misure-chiave: 60 – 30 – 20 – 12 cubiti), su una scultura femminile attorniata da cavalieri fece incidere queste misteriose lettere: D8 I D CA D BLO C L P S H A2. In questa enigmatica formula, riportata da Robert Charroux, è celato il segreto Di Federico II e di Castel del Monte. Federico II, nel 1228, a San Giovanni d’Acri, pur essendo stato colpito da scomunica papale, aveva ugualmente partecipato alla Tavola Rotonda del meglio della Cavalleria mondiale: Templari, Ospedalieri, Teutonici, Fàlas saraceni, Turchi, Batinyah (Assassini o Hassaniti), Rabiti di Spagna, ecc., tutti dalla Pactio Secreta (Patto Segreto).

E’ all’opera la filiazione della Cavalleria con Ordini iniziatici segreti. In fondo i Templari furono perduti dalla loro dottrina, dal loro esoterismo e da un inconfessabile “segreto” che ne determinarono la distruzione. E’ più che probabile supporre che la milizia del Tempio ebbe collegamenti oscuri con misteriose catene iniziatiche e praticò rituali segretissimi. Tra i loro fini, vi era anche quello di assoggettare il mondo ad un’autorità suprema. “Sembra effettivamente – continua Charroux – che il sogno più grande dell’Ordine, lo scopo supremo della sua attività, sia stato quello di far risorgere il concetto dell’Impero… vale a dire l’Oriente islamico e l’Occidente cristiano… Una sorta di federazione di stati autonomi posti sotto la direzione di due capi, l’uno spirituale, il Papa; l’altro politico, l’Imperatore, tutti e due eletti e indipendenti l’uno dall’altro. Sopra il pontefice e l’imperatore, un’autorità suprema, misteriosa”.

Chi era questa misteriosa autorità suprema? I Templari erano profondi nell’esoterismo, è grazie alla loro influenza che la setta catara degli Albigesi, “divenne essenzialmente un movimento sufi, con una concezione dell’uomo plasmata in tutto e per tutto sul modello ideale del Pir e cioè del <> delle sette sufi.

Inoltre il potere magico da esse attribuito al Sacro Graal (il vaso utilizzato da Gesù per l’ultima cena e nel quale sarebbe stato raccolto il suo sangue) eguagliava perfettamente quello attribuito al Khidr, e cioè al verde manto fiammeggiante del paradiso sufi. Analoghe ancora a quelle sufi furono le teorie catare sulla creazione di una società di tipo teocratico…” (Carlo Palermo, Il quarto livello, Roma 1996).  Ancora occulti e indecifrabili segreti. Enigmi irrisolti come quello relativo al favoloso tesoro dei templari. Essi avevano raggiunto una grande ricchezza, si mormorava che praticassero l’arte dell’alchimia.

Nello scorso secolo una strabiliante scoperta diede maggiore credito a questa ipotesi; furono trovate, dove avevano sede due importanti commende dell’Ordine, in Borgogna, ad Essarois, e in Toscana, a Volterra, due antichi piccoli scrigni, illustrati con figure e simboli alchemici. Lo studioso von Hammer affermò che gli scrigni erano senza dubbio di origine templare. Un’altra eccezionale scoperta la si deve a Theodor Mertzdorff, insigne studioso tedesco che, nel 1877, diede alle stampe un documento templare, ritrovato ad Amburgo, che raccoglieva una serie di regole.

Ecco cosa dice l’articolo 19: “E’ fatto divieto, nelle commende, in cui tutti i fratelli non sono degli eletti o dei consolati, di lavorare alcune materie mediante la scienza filosofale, e quindi di trasmutare i metalli vili in oro o in argento. Ciò sarà intrapreso soltanto in luoghi nascosti e in segreto”. Si racconta che l’ultimo Gran Maestro de Moley scelse il villaggio francese di Arginy per far nascondere il “tesoro” dell’Ordine da due cavalieri. Arginy negli oscuri sotterranei del suo castello, che poggia sopra una ragnatela di gallerie segrete, che Daniel Réju descrive: <>, deve celare qualcosa di inimmagginabile.

La “Torre delle Otto Bellezze”, anche detta la “Torre dell’Alchimia” per i misteriosi segni magici e simboli alchemici disegnati su quei mattoni, è la costruzione più antica del castello e fu oggetto di lunghe visite di studiosi ed esoteristi, tra cui, due personaggi d’eccezione, Eugéne Canseliet e Armand Barbault.  Cosa questi alchimisti trovarono o decifrarono non fu detto. Il favoloso “tesoro” dei Templari rimane ancora un mistero insoluto o potrebbe aver ragione André Douzet quando scrive: “Forse l’autore francese Robert Charroux trovò la chiave quando decifrò questo passaggio dal libro di Breyer: < >”.

La conoscenza di misteri sublimi e oltremodo pericolosi se ancora oggi sono sigillati in un fitto “segreto”. E’ un segreto inviolabile che sembra riecheggiare le parole di Ja’far Sadiq (ob. 148/765): “La nostra causa è un segreto velato in un segreto, il segreto di qualcosa che rimane velato, un segreto che solo un altro segreto può insegnare: è un segreto su un segreto che si appaga di un segreto”.


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Il mito, inteso nella sua essenza, è, alla luce della vera Tradizione, quel tramite tra microcosmo e macrocosmo collegato ai grandi archetipi. Prima di tutto occorre, però, chiarire l’essenza unica del mito, la cui importanza, come si vedrà, è essenziale per la piena comprensione delle istanze metafisiche che sono del mito.

Quando “Il mito… non era una escogitazione arbitraria e fantastica: scaturiva da un processo necessario, – scrive Julius Evola – ove le stesse potenze che formano le cose agivano sulla facoltà plastica dell’immaginazione parzialmente discioltasi dai sensi corporei, sì da drammatizzarsi in immagini e figure, che si insinuavano fra la trama dell’esperienza sensoriale e la completavano con un momento di <>” (”La Tradizione ermetica”, Roma 1971). La ricerca compiuta da René Guenon è ampiamente sufficiente a dare l’esatta significazione di mito. Riporto da vari scritti del Guenon. “La parola mito prima di venire deviata dal suo significato, sino a designare solo un racconto fantastico, significava ciò che, non essendo suscettibile di espressione diretta, poteva essere suggerito unicamente mediante una rappresentazione simbolica, verbale o figurativa“. (”Gli Stati Molteplici dell’Essere”, Torino, 1965). “Si considera comunemente il termine mito come sinonimo di <>, intendendo semplicemente in tal modo una funzione qualsiasi, spesso rivestita di un carattere più o meno poetico“. (Considerazioni sulla Via Iniziatica”, Milano 1948). “Platone è ricorso all’uso del mito per esporre le concezioni che superavano la portata dei suoi abituali mezzi dialettici: e questi miti egli non ha affatto <> bensì soltanto <>, poiché portano il marchio incontestabile di un insegnamento tradizionale“. (Ibid.). “Questi miti sono ben lungi dall’essere gli ornamenti letterari che vi scorgono i commentatori ed i critici moderni; essi rispondono invece a ciò che vi è di più profondo nel pensiero di Platone, di più libero dalle contingenze individuali e che egli non può, a causa di questa stessa profondità, esprimere che simbolicamente“. (Ibid.). “Se il mito indica ciò che vuol dire, esso lo suggerisce per quella corrispondenza analogica che è il fondamento e l’essenza stessa di ogni simbolismo; si potrebbe dire che si serbi il silenzio pure parlando e da un tal fatto il mito ha ricevuto la sua designazione“. (Ibid.).

I livelli di lettura e d’interpretazione di un mito possono essere riassunti in quattro. L’Alighieri diceva a tal riguardo: “le scritture si possono intendere e deonsi esponere massimamente per quattro sensi” (Convivio, II, I, 2-15) e intendeva: il senso letterale, quello allegorico, il morale e l’analogico. Vi è un’interpretazione exoterica delle cose, che utilizza il senso letterale, sociologico e teologico ed una esoterica, che impiega il simbolismo tradizionale il cui fine, e qui bisogna intendersi chiaramente, è non la dissimulazione, ma l’esposizione della verità metafisica adattata ad ogni forma di comprensione. Il mito è sempre all’origine delle leggende e delle narrazioni popolari. La sacralità del mito si esprime nella constatazione che esso è antecedente allo stesso rito, in quanto mentre il mito è pura metafisica, il rito ne è già una specie di formulazione.

L’interpretazione puramente psicologica è del tutto errata in quanto nasconde la pretesa puerile di svelare, attraverso l’inferiore, il Superiore. Platone nel “Gorgia” scrisse: “Forse queste cose ci sembreranno Miti da vecchie donne e le considererai con disprezzo. E non sarebbe fuor di luogo spregiarle se, con la ricerca, potessimo trovare altre cose migliori e più vere“. Per Rudolf Steiner “Molto più profonde di quanto si creda giacciono nell’anima umana le sorgenti dalle quali sgorga la vera poesia delle fiabe, che ci parla magicamente, lungo i secoli, di evoluzione dell’umanità. (…).

Nei tempi primitivi l’uomo vedeva meglio il suo rapporto con il mondo spirituale al di fuori di lui: egli vedeva come i fatti che si svolgevano nella sua anima, gli avvenimenti delle profondità dell’anima, stavano in rapporto con determinati fatti spirituali che vivono nell’universo. Egli vedeva questi fatti spirituali attraversare la propria anima e si sentiva così più apparentato con le entità spirituali e animiche e con i fatti dell’universo. Questa era una qualità della condizione originaria chiaroveggente dell’umanità. Mentre oggi si può avere il seguente sentimento solo in condizioni speciali, in tempi più antichi lo si aveva sovente… (…).

Così ogni fiaba può essere in fondo interpretata; ma si dovrà partire sempre dalla realtà spirituale che sta dietro a tutto il mondo fiabesco…
” (1).

Il rapporto fra le fiabe e i grandi miti popolari è – continua Steiner – che si possono svelare i grandi miti dei popoli sulla base delle grandi e complessive connessioni del cosmo, mentre si possono svelare le fiabe conoscendo i segreti del popolo. Tutto nella fiaba sorge in modo che i diversi avvenimenti e le immagini altro non sono che narrazioni di esperienze astrali, come le avevano tutti gli uomini di una certa antichissima epoca. In seguito esse divennero sempre più rare e gli uni le raccontarono agli altri che le accoglievano e le portavano di luogo in luogo“. (Ibid).

Oggi l’uomo si è allontanato molto dal regno spirituale e ha perso ogni chiaroveggenza atavica. Quando volge il capo alla tradizione, non coglie niente altro che un significato oscuro e si muove a tentoni nelle nebbie delle tenebre inferiori. Ochwia Biano, capo degli indiani Pueblos, disse degli uomini bianchi: “Le loro labbra sono sottili, …le loro facce solcate e alterate da rughe. I loro occhi hanno uno sguardo fisso come stessero cercando sempre qualcosa… sono sempre scontenti e irrequieti… Non li capiamo. Pensiamo che siano pazzi” perché “dicono di pensare con la testa… Noi pensiamo qui” e si toccò il cuore. Dice Lu-tzu: “Ogni trasformazione dello spirito dipende dal cuore” (2).

La natura dell’uomo affonda le sue radici nel mito e nella fiaba e deve essere una natura che è “forza“, quella stessa forza che, secondo Lu-tzu, deve essere armonizzata col cuore. Nel Nuovo Testamento apocrifo si legge

Perciò conoscete voi stessi, perché voi siete la città e la città è il regno“; anche Zosimo scrive dell’enorme potere che è nell’uomo. Nell’alchimia più tarda questa “forza” è simboleggiata dall’”albero“, simbolo che ritroviamo nelle Upanishad e nei Veda, nell’Apocalisse Giovannea e in molte leggende. Ne “Le avventure di Gilgamesh” leggiamo di alberi che, al posto dei frutti, hanno pietre preziose. L’albero sovente è raffigurato capovolto e ciò significa che la “forza” risiede nel cielo. Il Guenon in “Simboli della Scienza sacra” (cit.) spiega che: “L’albero rovesciato non è solo un simbolo ‘macrocosmico’… è talvolta anche,… un simbolo ‘microcosmico’, cioè un simbolo dell’uomo; così Platone dice che <>“.

Dante scrive di quest’albero nella “Divina Commedia“, come: “dell’albero che vive della cima
e frutta sempre e mai non perde foglia”. Metafisicamente, l’albero manifesta la potenza della natura e, nella tradizione, si associa ad esso la natura femminile, la morte, draghi o serpi. In ogni tradizione, l’eroe deve, ora, conquistare i frutti dell’albero e per impossessarsene deve superare delle prove, rese difficoltose dagli ostacoli incontrati “…per penetrare in un – dominio vietato – che simboleggia sempre un territorio trascendente: il Cielo o l’Inferno. Tutte queste prove, queste sofferenze… si possono facilmente ricondurre alle sofferenze ed agli ostacoli rituali della – via verso il centro - ” (3).

Ciò fa pensare alla via verso il centro dei simboli “mandala“, parola sanscrita che significa “circolo“. Esso è la rappresentazione simbolica del cosmo nella tradizione religiosa dell’India. In particolar modo presente nel buddismo e nel tantrismo. Platone credeva che l’anima avesse forma di circolo e i Papua sacralizzano la crescita di un individuo, nell’interno del gruppo, facendolo passare attraverso un cerchio. Il cerchio esprime l’universo, il recinto sacro. Varrone scriveva che le colonie romane in origine erano dette “urbes” da “orbis” che significa circolo, il “Themenos” alchemico. Le prove che l’eroe deve superare stanno a significare le difficoltà dell’autorealizzazione. L’esperienza di trasformazione della psiche ha dei paralleli nella storia dell’uomo, esempi sono le pratiche yoga e i riti di iniziazione, ad un certo stadio dei quali il neofita si deve sottoporre a lavaggi rituali. Scrive Piantanida che, prima dell’esperimento magico, fece “una doccia abbondante” (4).

Anche nell’esoterismo dell’antico Egitto, l’adepto che aveva raggiunto il secondo grado, quello di “Néocoris“, veniva “condotto in una assemblea in cui lo – Stolista – o portatore d’acqua” gli buttava “addosso dell’acqua” (5), e nella Scuola pitagorica il novizio “apriva il nuovo giorno con un inno ad Apollo, eseguendo una danza dorica; faceva poi le rituali abluzioni” (6).

Nella stessa religione cattolica, il sacramento del Battesimo lava dal peccato originale e, nel Vangelo secondo Giovanni (III, 5), leggiamo “se uno non rinasce per mezzo di acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio“. Simbolicamente, attraverso l’acqua che rappresenta il ventre della madre, “Senza l’acqua divina nulla esiste” (7), si ottiene una seconda nascita, una rinascita spirituale, che consente all’iniziato di procedere purificato. E’ la via femminile, lunare, umida, subconscia della mano sinistra, di cui dicono i filosofi ermetici; perciò essi parlano di “sette rettificazioni” o “sette distillazioni“, volendo riferirsi esclusivamente ai “gradi dell’iniziazione” (8).

Nella fiaba troviamo, nel suo pieno significato, questo rituale. Dove ancora non si è compiuta la rinascita, ancora il corpo funge da ostacolo. La figura del vecchio, che si presenta con una certa costanza nelle narrazioni popolari, simboleggia la saggezza dello Spirito. Il detto popolare: “Vecchio, più vecchio, vecchissimo” (9) cela il motivo che l’eroe della fiaba giunge fino al vecchio nestoreo, che detiene la sapienza, insomma, incontra un “guru“. Zelenin, nelle sue “Fiabe russe del governatorato di Perm“, racconta di un vecchio di cinquecento anni, che esce da una casa nella foresta.

Il vecchio appare all’eroe, che si è smarrito in una foresta. Questo motivo è oltremodo ricorrente; è presente nelle “Metamorfosi” di Ovidio, nella “Eneide” di Virgilio, nell’”Inferno” di Dante Alighieri, etc. Secondo Erodoto “Vecchia d’oro” era il “nome attribuito…dai popoli che abitavano nei pressi dell’ Obi, nella Siberia, ad una dea che si identificava poi con la Terra” (10).

Il vecchio, esotericamente, corrisponde alla IX carta degli Arcani Maggiori dei Tarocchi, raffigurante l’Eremita, che, con un lungo manto, protegge la debole luce di una lucerna dalle insidie della notte. Egli è un Maestro invisibile. Salomon afferma: “Ci si dice che essi spiritualizzano i loro corpi, che si trasportino in breve tempo in luoghi assai lontani, che possano rendersi invisibili quando a loro piace e che facciano molte altre cose che sembrano impossibili” (11).

Un detto popolare dice che ogni uomo ha in sé la sua donna e viceversa. Il cerchio, il centro, il numero, sono le costanti dei mandala. Il numero, secondo i filosofi greci, è l’essenza di tutta la realtà. Pitagora sacralizzò i numeri. Egli è, senza dubbio alcuno, il padre dell’aritmosofia. Scrive la Martinengo che il misticismo dei numeri “è segno evidente che questa forma di entificazione deve avere radici profonde nella natura prelogica dell’uomo” (12) e il pensiero prelogico secondo Bacone è un pensiero spontaneo, spinto da un’urgenza improrogabile quanto inconscia, senza che l’intelligenza vi partecipi. Levy-Bruhl dice che la mentalità popolare scorge nei numeri una “individualità” e giunge, scrive Albergamo, alla loro “identificazione… con l’anima” (13).

Nei miti si riscontra, sovente, l’elemento numerico. Nell’antichissima storia babilonese “Le avventure di Gilgamesh“, che narra: “ogni qualvolta Humbaba esce e va in giro, si avvolge in ben sette strati di vesti differenti” (14).

Nella leggenda “La danza dei Narti“, il numero ha sembianze di una entità orrida e l’eroe “prese la spada e la abbattè sul collo del gigante, facendo cadere sei delle sette teste” (15).

In particolare il numero sette, nel ricordo di tutte le tradizioni, racchiude i valori più importanti dell’uomo e dello Spirito. Il Buddismo attribuisce sette princìpi all’uomo: “Atma“, che significa “scintilla divina“, “Budhi” che è lo “Spirito“, “Manas” l’”Anima“, “Kama Rupa” gli “istinti“, “Shtula Sarira“, la “materia“, “Linga Sorira” il “corpo astrale” e, infine, il “Prana“, che è l’”essenza della vita“, lo “Pneuma dei greci“, lo “Spiritus” dei romani o il “K’i taoista“. Questo numero ha un grande valore esoterico, infatti “l’età simbolica del maestro è di sette anni“. A questo punto, è interessante sapere che nel museo Viennese esistono due medaglie, su una è raffigurato l’Alighieri e sull’altra Pietro da Pisa, dietro ad entrambe vi sono incise sette lettere “F.S.K.I.P.F.T.“. Secondo il Guenon, la scritta significa “Fidei Sanctae Kadosh Imperialis Principatus Frater Templarius“, Dante era un Iniziato. Il sette è il numero sacro per eccellenza e abbonda nelle Sacre Scritture. Martinez de Pasqually spiegò che il “Sette è il numero dello Spirito Santo appartenente agli spiriti settenari… Il numero settenario è il numero perfettissimo che il Creatore impiegò per la emancipazione di ogni spirito fuori dalla sua divina immensità. La classe di spiriti settenari doveva servire da primo agente e da causa certa; per contribuire ad operare ogni specie di movimento nelle forme create nel cerchio universale…“.

Il numero, in particolare il sette, nel ricordo di tutte le tradizioni, racchiude i valori più importanti dell’uomo e dello Spirito. Vediamo solo alcune delle apparizioni del numero 7 nell’Antico e nel Nuovo Testamento:

-La creazione del mondo: “Allora Dio, nel settimo giorno portò a termine il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro” (Genesi, cap.2 ver.2).

-Dio punisce col diluvio l’empietà degli uomini e a Noè che aveva costruita l’Arca dice: “D’ogni animale mondo prendine con te sette paia, il maschio e la sua femmina… Perché tra sette giorni farò piovere sulla terra… sterminerò dalla terra ogni essere che ho fatto” (cap.7 ver.2,4).

-Nel settimo mese, il diciassette del mese, l’arca si posò sui monti dell’Ararat” (cap.8 ver.4).

-Noè prima di mandare nuovamente fuori la colomba, per la seconda voltaAttese altri sette giorni… -e la terza volta- Aspettò altri sette giorni… Nel secondo mese, il ventisette del mese, tutta la terra fu asciutta” (cap.8 ver.10,12,14).

-Il sogno del faraone:Al termine di due anni, il faraone sognò di trovarsi presso il Nilo. Ed ecco salirono dal Nilo sette vacche, belle di aspetto e grasse… Ed ecco, dopo quelle, sette altre vacche salirono dal Nilo, brutte di aspetto e magre… Ma le vacche brutte di aspetto e magre divorarono le sette vacche belle di aspetto e grasse. E il faraone si svegliò. Poi si addormentò e sognò una seconda volta: ecco sette spighe spuntavano da un unico stelo, grosse e belle. Ma ecco sette spighe vuote e arse… Le spighe vuote inghiottirono le sette spighe grosse e piene…” (cap. 41 ver.1-7).

-Dalila toglie le forze a Sansone:Poi Dalila disse a Sansone: -Ancora ti sei burlato di me e mi hai detto menzogne; spiegami come ti si potrebbe legare-. Le rispose: -Se tu tessessi le sette trecce della mia testa nell’ordito e le fissassi con il pettine del telaio, io diverrei debole e sarei come un uomo qualunque-” (Giudici, cap.16 ver.13).

-Sette sono gli angeli davanti a Dio: “Io sono Raffaele, uno dei sette angeli che sono sempre pronti ad entrare alla presenza della maestà del Signore” (Tobia, cap.12 ver.15).

-Ciò che Dio odia: “Sei cose odia il Signore, anzi sette gli sono in abominio:” (Proverbi, cap.6 ver.16). -La coscienza di un uomo, talvolta, suole avvertire meglio di sette sentinelle collocate in alto per spiare” (Siracide, cap.37 ver.14).

-Daniele viene gettato nella fossa dei leoni: “Nella fossa vi erano sette leoni…” (Daniele, cap.14 ver.32).

-Gesù moltiplica i pani e i pesci:Ma Gesù domandò: -Quanti pani avete?-. Risposero: -Sette, e pochi pesciolini-… Tutti mangiarono e furono saziati. Dei pezzi avanzati portarono via sette sporte piene” (Matteo, cap.15 ver.15,37).

-Gesù aveva liberato Maria di Màgdala da sette diavoli:Risuscitato al mattino nel primo giorno dopo il sabato, apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva cacciato sette demòni” (Marco, cap.16 ver.9).

-Quante volte bisogna perdonare:Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: -Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?- E Gesù gli rispose: -Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette…

-
” (Matteo, cap.18 ver.21,22). L’ Apocalisse di San Giovanni è un perpetuo settenario, il sette vi ricorre cinquantaquattro volte; anche in questo caso porto solo pochi esempi: -Quello che vedi, scrivilo in un libro e mandalo alle sette Chiese: a Efeso, a Smirne, a Pèrgamo, a Tiàtira, a Sardi, a Filadèlfia e a Laodicèa” (Apocalisse, cap.1 ver.11).

-I sette candelieri d’oro e le sette stelle:Ora, come mi voltai per vedere chi fosse colui che mi parlava, vidi sette candelabri d’oro (…) Nella destra teneva sette stelle… Questo è il senso recondito delle sette stelle che hai visto nella mia destra e dei sette candelabri d’oro, eccolo: le sette stelle sono gli angeli delle sette Chiese e le sette lampade sono le sette Chiese” (cap.1 ver.12,16,20).

-Dal trono uscivano lampi, voci e tuoni; sette lampade accese ardevano davanti al trono, simbolo dei sette spiriti di Dio” (cap.4 ver.5). “E vidi nella mano destra di Colui che era assiso sul trono un libro a forma di rotolo, scritto sul lato interno e su quello esterno, sigillato con sette sigilli. (…) Poi vidi ritto in mezzo al trono circondato dai quattro esseri viventi e dai vegliardi un Agnello, come immolato. Egli aveva sette corna e sette occhi, simbolo dei sette spiriti di Dio mandati su tutta la terra” (cap.5 ver.1,6).

-La bestia ha sette teste
: “Vidi salire dal mare una bestia che aveva dieci corna e sette teste…” (cap.13 ver.1). E ancora: Dio punisce le colpe dei padri fino alla settima generazione e maledice il peccatore settantasette volte sette. Dopo la distruzione della Torre di Babele i settanta (il sette decuplo) popoli della Terra si dispersero. Sette sono i peccati capitali. Sette le piaghe d’Egitto. Sette i doni che Gesù ha dato ai suoi discepoli e poi sette i principali primi padri della Chiesa di Cristo. Sette sono, nell’ Apocalisse le trombe suonate dai sette angeli. Sette angeli versano da sette coppe sulla Terra l’ira del Signore, ecc.

Del numero sette S. Agostino scrisse: “Anche della perfezione del numero sette si possono dire molte cose…: il primo numero intero dispari è tre, il quattro è un numero intero pari e dalla loro somma risulta il numero sette. Ecco perché si adopera spesso per indicare la totalità delle cose, come quando si dice: Il giusto cade sette volte e sette volte risorge; ossia cade ma non perirà, le sue cadute non sono peccati, ma imperfezioni che conducono alla umiltà. E sette volte ti loderò, espressione ripetuta altrove in questi termini: Avrò sempre la sua lode nella mia bocca. Nella sacra Scrittura si trovano molte altre frasi simili nelle quali il numero sette è usato per esprimere in tutte le cose l’universalità. Molte volte poi con questo numero viene indicato lo Spirito Santo, del quale il Signore ha detto: Egli vi ammaestrerà in ogni verità“.

Nella cosmologia asiatica vi sono sette regni sotterranei. Il Corano afferma che sette sono le porte dell’inferno.

Secondo i Daiachi marittimi le vie che portano al regno dell’oltretomba sono settantasette moltiplicato sette. Le ruote solari, dovunque vengano rappresentate, sono provviste sempre di 16 (1+6=7) o 34 (3+4=7) raggi, sono sempre dei sette. Questo numero fu considerato sacro anche dagli Etruschi.

I tradizionali Hai-Kai del Giappone, le strutture degli antichi poemi sacri, comprendevano scrive Pierre Carnac: “tre versi e 17 sillabe suddivise nel modo seguente: cinque sillabe nel primo verso, sette nel secondo ed altre cinque nell’ultimo. Lo schema sillabico dell’Hai-Kai è: 5 – 7 – 5. Abbiamo qui un vero cosmogramma. E’ la successione 5 – simbolo del centro, 7 simbolo del tempo in evoluzione, 5 – centrale…

“Pertanto, esprimere l’uomo con i numeri 5 – 7 – 5 o 5 + 7 + 5 = 17 (progressivamente 5 – 12 – 17), significa nominarlo con il suo numero (essendo il 17 il numero della vita dell’uomo…). Ma questo 17 non è che una delle metà del 34. Ciò che dà più magnificenza al 34 è il fatto che in questo doppio 17 si nascondono anche due quadrati. Il 34 è la somma dei quadrati dei numeri tre e cinque (nove + venticinque=
34)” ancora sette. Sette erano i Maccabei, i savi dell’antica Grecia, gli eroi di Tebe, le città che assicuravano di aver dato i natali al poeta Omero.

I filosofi ermetici parlano di “sette rettificazioni” o “sette distillazioni” riferendosi ai gradi dell’iniziazione. Evola ne “La Tradizione ermetica” (cit.), così riassume: “Il numero sette nell’ermetismo, conformemente all’insegnamento tradizionale esoterico, esprime forme trascendeti, non-umane di coscienza e di energia che stanno a base delle cose <>. La possibilità di un doppio rapporto rispetto ad esse spiega la dottrina dei due settenari, l’uno legato alla necessità, l’altro risolto nella libertà. Lo stato di corporeità fisica in cui si trova l’uomo è legato al mistero di questa differenziazione del settenario e, attraverso i <>, contiene altresì il doppio potere delle chiavi: dell’ <> e del <>, del solve et coagula ermetico. Purificazioni, distillazioni, circolazioni, denudamenti, calcinazioni, soluzioni, abluzioni, uccisioni, bagni, rettificazioni e via dicendo, in quanto direttamente o indirettamente collegate al numero sette, esprimono, nella letteratura tecnica ermetica, l’opera applicata ai poteri, per la loro trasposizione da un modo di essere ad un altro modo di essere, <>“.

La scienza dei numeri non è il frutto di immaginazioni stravaganti ma è una vasta corrente teorica nella quale, inizialmente, si fusero quattro fonti distinte: la filosofia greca, la Gnosi, la mistica ebraica, in particolare la Cabala con la sua concezione delle Sefiròt, i dieci numeri considerati emanazioni dell’En-Sof e, infine, il cristianesimo. Il numero articola anche il simbolo mandala, nella sua espressione di totalità, comprendente la conciliazione degli opposti, come nel “Caduceo” (16) ermetico e nello “Yin-Yang” (17).

Il circolo sanscrito rappresenta “l’ordine primordiale della psiche totale” e in oriente “la contemplazione meditativa delle immagini yantra a forma di mandala, …ha per scopo appunto di creare un ordine interiore nella persona in meditazione“. Budda ha insegnato “Se fissi il tuo cuore su un solo punto, nulla ti sarà impossibile“. L’iniziato “è ora aperto alla libera azione delle sue forze guida interiori… (…). …l’anima o la volontà vera, agisce sul corpo spirituale come un fermento o un lievito, cambiando e colorando la personalità, e trasformandolo in oro” (18).

Ora il nostro rapporto con l’anima primordiale è svelato. Ciò significa la conquista del tesoro, è l’aurum non vulgi, il lapis dei filosofi, il Kintan o pillola d’oro dell’alchimia cinese. E’ evidente che il soggetto della trasformazione è l’uomo medesimo, “ars totum requirit hominem“, dicevano gli alchimisti. L’eroe solare è un uomo totale, che si è posto sopra le passioni, fuori dal turbinìo dei venti “La forza non crollavali de’ venti, né l’igneo sole co’ suoi raggi addentro li saettava, né le dense piogge penetravan tra lor…” (Odissea, canto V, verso 619) e la sua completezza è rinnovamento dell’uomo, che ha acquisito una superiore coscienza in-dividuale.

I miti rivelano l’essenza dell’anima e la sua necessaria evoluzione; non per niente molte leggende finiscono con le nozze del protagonista e, nell’opera rosacruciana “Le nozze chimiche di Christian Rosenkreutz“, vi è narrato tutto il viaggio iniziatico di Rosenkreutz che, alla sua conclusione, porta alla “Pietra d’oro“, alla illuminazione della coscienza. Dice Lu-tzu: “Se l’uomo riesce a raggiungere quest’Uno, egli vive; se lo perde muore” (19).


NOTE BIBLIOGRAFICHE

  1. Rudolf Steiner, La poesia delle fiabe alla luce della scienza dello spirito, Editrice Antroposofica, Milano 1981, pagg. 7, 13, 39.
  2. Lu-tzu, Il mistero del fiore d’oro, Mediterranee, Roma 1976, pag. 72.
  3. Eliade M., Trattato di storia delle religioni, Boringhieri, Torino 1976, pag. 143.
  4. Piantanida D., La chiave perduta, Templari e Rosacroce, Atanòr, Roma 1972, pag. 133.
  5. Gangi G., I misteri esoterici, Mediterranee, Roma 1978, pag. 26.
  6. Ibidem, pag. 59.
  7. Evola J., La tradizione ermetica, Mediterranee, Roma 1971, pag. 45.
  8. Minguzzi E., Alchimia, Milano 1976, pag. 57.
  9. Gaster T. H., Le più antiche storie del mondo, Mondadori, Verona 1971, pag. 62.
  10. Tocci V., Dizionario di mitologia, E. L. I., Casalfiumanese (BO) 1974, pag. 508.
  11. Evola J., op. cit., pag. 229.
  12. Martinengo G., Feste e giochi magici, Dellavalle, Torino 1971, pag. 39.
  13. Albergamo F., Mito e magia, Guida, Napoli 1970, pag. 290 (15,2,15).
  14. Gaster T.H., op. cit., pag. 37.
  15. Dumézil G., Il libro degli eroi, Bompiani, Milano 1976, pag. 210.
  16. Verga alata con due serpenti attorcigliati, con cui Mercurio componeva le liti.
  17. Il taoismo considera lo Yin e lo Yang come i due grandi poteri, i due poli fra i quali qualsiasi manifestazione ha luogo. L’aspirazione fondamentale taoista è quella di armonizzare lo Yn e lo Yang sia all’interno di sé che nel mondo esteriore.
  18. Cavendish R., La magia nera, Mediterranee, Roma 1972, vol. I, pag. 215.
  19. Lu-Tzu, op. cit., pag. 70.
  20. Zavatti S. (A cura di), Canti degli indiani d’America, Newton Campton, Roma 1977, pag. 181.
  21. Evola J., op. cit., pag. 178.



    testi di Giuseppe Cosco – tutti i diritti riservati

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