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Astroconsiderazioni: maschile e maschilismo
Per una curiosa (ma mica tanto) questione di sincronicità questa mattina ho letto un intervento becero su una bacheca di Facebook e subito dopo un intervento su una mailing list che poneva il problema della relazione maschile-femminile. E ho incominciato a parlare con me stessa, a dirmi, questi uomini, però, sempre uguali, ma perché non capiscono un accidente di niente? Anche i migliori, anche quelli più evoluti, sensibili, attenti, da qualche parte cascano sempre.
Anche il mio, qualche volta, con tutto che è un Pesci, dolce, romantico, molto intuitivo, con una bella anima. Eppure… ogni tanto, capita. E allora non c’è niente da fare, deve essere qualche cosa di connaturato, nel DNA. O nell’archetipo. Che poi è la stessa cosa, in fondo. Però siamo abituati a pensare al maschile e al femminile in termini di archetipo Sole-Luna.
Il problema, invece, è Marte, io credo. Marte proprio come pene, con tutto ciò che questo comporta. Marte, che è istinto, certo, ma anche aggressione, l’arma da usare sempre e comunque. Non è un caso che, da che mondo è mondo, lo stupro sia un corollario costante delle guerre. Marte che, nelle sue sedi, si oppone ai pianeti della femminilità. Ma con una differenza. Sull’asse Ariete-Bilancia, Marte si oppone a Venere, ma sono i due domicili primari, mi sembra una dialettica naturale, biologica, direi, dettata dai fini riproduttivi, una questione di sopravvivenza della specie.
Ma sugli altri due assi, per così dire secondari, Marte dallo Scorpione e dal Capricorno si oppone alla Luna in Toro e in Cancro e forse è proprio qui la chiave dell’impossibilità comunicativa *totale*. Manca uno scopo comune, quello riproduttivo, e diventa conflitto, una lotta spesso senza quartiere. Marte, in quanto tale, deve comunque aggredire la Luna. Eppure *aggredior* significa avvicinarsi e solo in secondo tempo acquisisce il significato di attacco. Quando Marte-pene penetra Venere-vagina, è un fatto naturale e c’è il piacere. Ma quando Marte si oppone alla Luna, ahimè, non riesce ad *avvicinarsi* ed è più facile che aggredisca.
Il marziano, del resto, è quello che ha sempre ragione, a prescindere. Che ritiene di avere ragione anche quando ha torto. Soprattutto quando ha torto. Perché non riesce a porsi il problema dell’altro se non come nemico da aggredire. E quindi aggredisce. Ecco perché nella quasi totalità dei casi di violenza domestica è l’uomo che picchia, stupra, uccide. Il maschio-Marte parte all’assalto della Luna-femminile e conosce solo una modalità, quella aggressiva. E non conosce altre ragioni se non quelle che gli detta il suo pene-Marte. Ecco perché non riesce proprio a capire perché la pubblicità che usa il corpo nudo della donna è sempre e comunque offensiva: è un concetto del tutto estraneo a Marte-pene che del corpo nudo della donna ha bisogna per esprimersi.
Mi sa che non ne veniamo fuori…
Grazia Bordoni
Saturno e il complesso di inferiorita’ culturale
di Grazia Bordoni
Ci sono delle situazioni ricorrenti nella vita di tutti i giorni che, a un certo punto, stimolano la nostra curiosità di astrologi e ci inducono a riflettere sul significato simbolico delle situazioni. Almeno, a me succede.
Mi è capitato di osservare che alcune persone hanno un atteggiamento particolare nei confronti della propria preparazione culturale, che devono continuamente ostentare e sottolineare come se essere colti fosse una prerogativa solo loro. Una di queste la conosco molto bene perché è mia sorella.
Nonostante sia Vergine con Ascendente Bilancia, mia sorella deve sempre dimostrare di saperla più lunga degli altri, di essere meglio informata, di possedere conoscenze più ampie. Ci tiene molto a dimostrare, insomma, di essere una persona colta. Da quando si è messa a viaggiare, forte del suo Giove nel nono campo, si documenta con grande precisione circa la storia, la cultura, l’arte dei paesi che visita e ostenta con orgoglio queste sue conoscenze, mentre non nasconde un certo disprezzo nei confronti di quei suoi compagni di viaggio che non sanno abbastanza delle civiltà che incontrao.
Nei miei confronti ha sempre una metaforica bacchetta in mano. Quello che io dico viene ignorato o contraddetto sistematicamente anche nelle situazioni quotidiane e banali. La mattina di Natale, per esempio, voleva uscire a comprare il giornale. Le dissi che i giornali non uscivano a Natale. Mi obiettò piccata che il giorno precedente era un normale giorno lavorativo, sicché non c’era motivo per cui i giornali non dovessero essere in edicola. Per convincerla (ma chi me lo fa fare?) dovetti mostrarle un quotidiano del giorno precedente dove era scritto appunto che i giornali non sarebbero stati in edicola né a Natale, né a Santo Stefano (come per ogni anno, per altro).
Una volta pensavo che ciò fosse dovuto a una sorta di complesso di “sorella maggiore” aggravato dal fatto che io ho frequentato il liceo classico e mi sono laureata in lettere, mentre lei si è diplomata in ragioneria e ha lasciato l’Università quasi subito. Come se, più o meno inconsciamente, non potesse ammettere che la sorella “piccola” potesse fare qualche cosa meglio di lei.
Ma poi ho conosciuto una persona che assomiglia per certi versi a mia sorella. Anna sembra scappata da un manuale sull’Ariete: dominatrice, aggressiva, protagonista sempre e comunque. L’ascendente Pesci la obbliga a talune fragilità che appaiono del tutto incongruenti nel suo temperamento: tanto è pronta a discutere a brutto muso con chiunque, tanto è terrorizzata dalle malattie, quasi sviene alla vista del sangue.
Professionalmente ha molti numeri, è ben preparata, ha fatto anche una discreta carriera, ma si é arenata davanti al gradino più importante e non è riuscita a compiere il salto di qualità verso posizioni di dirigenza. Il problema è molto semplice: da buon Ariete, è molto competitiva, non accetta di avere dei “capi” più giovani e maschi, entra regolarmente in rotta di collisione con i medesimi e finisce con il dover cambiare lavoro o ufficio o società. Il film è sempre lo stesso e si ripete identico ogni volta.
Abbiamo viaggiato insieme all’estero diverse volte. Nei viaggi organizzati Anna finiva con avere dei battibecchi a turno con quasi tutti i componenti del gruppo, spesso mettendomi in situazioni imbarazzanti. Ultimamente abbiamo scelto soluzioni di viaggi individuali, con mio grande sollievo. Naturalmente prima di partire lei si documenta sempre in modo approfondito sul paese che visiteremo, legge metodicamente la guida e, aiutata da una memoria formidabile, sa sempre tutto di tutto. A me sta bene così, se ho bisogno di un particolare storico o artistico chiedo a lei senza fare la fatica di rintracciarlo sulla guida: in questo modo siamo contente in due. Per inciso, anche la mia amica ha Giove nel nono campo.
Pur avendo quattro pianeti nel nono campo (ma non Giove!) e amando moltissimo viaggiare, io mi documento solo il minimo indispensabile prima di partire. Mi piace vedere i luoghi senza preconcetti, assaporarli con quel tanto di sorpresa che viene dalle cose che non conosci e che non hai immaginato, mi piace ascoltare le guide locali, parlare con la gente. Non so come mai, ma mi piace di più così. Al ritorno dal mio viaggio in Australia, per esempio, lessi “Le vie dei canti” di Bruce Chatwin e devo dire che il piacere fu grandissimo: leggevo e sapevo esattamente di che cosa stava parlando l’autore, rivedevo i luoghi, le scene, tutto. Naturalmente, gran parte delle persone che erano con me in quel viaggio l’avevano invece letto prima, ma se io l’avessi letto prima del viaggio l’avrei capito e apprezzato in misura minore, almeno credo. Be’, sono sempre stata un po’ bastian contrario.
Anche Anna ha sempre una metaforica bacchetta in mano: discute su tutto con tutti, spesso con un tono che non ammette repliche – lei ha ragione e gli altri hanno torto per default. Una volta in California fece una lunga discussione con un compagno di viaggio su come si diceva in inglese “dammi il cinque” pretendendo di avere ragione in quanto “aveva visto troppi film americani”. A parte che i film americani che vede sono doppiati in italiano, la persona con cui discuteva era perfettamente bilingue e per lavoro passava più tempo negli Stati Uniti che in Italia.
E’ capitato un paio di volte che facessimo delle discussioni sull’uso di espressioni della lingua italiana: se pensavo che le mie competenze scolastiche e professionali potessero valere qualche cosa, sbagliavo di grosso. Eppure la mia amica è fornita di un bel diploma in ragioneria, non certo di una laurea in lettere (mi aspetto sempre che, da un momento all’altro, si metta a discutere con me anche di astrologia…).
Naturalmente, scavando un po’, vien fuori che in realtà si rammarica di non aver potuto frequentare il liceo e si capisce che sotto sotto c’è un complesso di inferiorità culturale che deve essere compensato con l’aggressività e la continua dimostrazione di saperne più degli altri.
Anna e mia sorella non sono le uniche. Ho conosciuto anche altre persone con un evidente complesso di inferiorità culturale compensato con l’ostentazione e l’autocelebrazione del proprio sapere.
Di solito, chi ci tiene a sottolineare di essere una persona colta, in realtà lo è solo in parte. Spesso si tratta di persone più erudite che colte. C’è una bella differenza: la cultura, infatti, presuppone la rielaborazione personale dei concetti, l’erudizione no. Citare il pensiero di un autore, riassumere un libro o raccogliere l’iconografia relativa a un argomento non sono affatto operazioni culturali, se sono fine a sé stesse, se non sono legate alla riflessione personale e all’analisi del significato di quanto si cita o si mostra, se non portano a una crescita interiore. E’ semplicemente mettere in vetrina una serie di nozioni che – oltre a tutto – chiunque potrebbe apprendere.
A un certo punto della mia vita ho realizzato che conoscevo diverse persone come Anna e mia sorella e che erano tutte donne e tutte ragioniere. Sono solo cinque, non certo un numero statisticamente significativo, tuttavia sufficiente per stimolare la curiosità dell’astrologo.
Conosco infatti diversi uomini con il medesimo titolo di studio che non hanno mai manifestato alcun complesso di inferiorità culturale né si ritengono in dovere di dimostrare di essere particolarmente informati o acculturati: anzi, non gliene importa proprio niente. Così è stato per mio padre, così è per il mio compagno, tanto per restare in famiglia.
Mi sono chiesta se tutto ciò potesse avere un preciso significato, spiegabile anche astrologicamente.
Se è una sindrome che, come sembra, colpisce soltanto le signore, infatti, siamo in pieno regno lunare. E la Luna ha le sue brave esigenze in fatto di protagonismo – non per niente è in analogia anche con la popolarità e con la folla. Gli studi di ragioneria mi fanno pensare a Saturno. E’ una scuola tecnica, professionalizzante, che avvia a un’attività di amministrazione, di conteggi, di bilanci. Il piano di studi è corposo e impegnativo, con grande abbondanza di materie tecnico-giuridiche. Studi che non hanno nulla di femminile. Luna e Saturno, nella dialettica zodiacale, sono domiciliati in segni cardinali e opposti, Cancro e Capricorno – un po’ come dire che gli studi di ragioneria sono proprio all’opposto della psicologia femminile. E’ come se questo genere di studi andasse a privare la donna di risorse sue, la ridimensionasse, dandole la sensazione di non poter essere protagonista nella vita, facendola sentire inadeguata e insicura, in qualche modo inferiore agli altri, deprivata di qualche cosa di molto importante, di intimo. Forse addirittura privata dei suoi sogni. Questo potrebbe spiegare come mai non succeda la stessa cosa con gli uomini: Sole e Saturno esprimono valori analoghi e non in contrapposizione.
C’è anche un’altra ragione, più sottile. Quando ero io adolescente i criteri di accesso alla scuola superiore erano piuttosto semplici. I ragazzi della borghesia, quelli che “andavano avanti a studiare” per intenderci, si dividevano in due gruppi. I “bravi”, quelli diligenti e più inclini ad applicarsi, andavano al liceo e poi all’università. I meno studiosi, oppure quelli che volevano concludere rapidamente con un diploma la carriera scolastica, andavano a ragioneria. Un criterio grossolano, sicuramente, e del tutto ingiustificato dalla complessità dei piani di studio, ma sappiamo che certi pregiudizi sono duri a morire. Sicché penso che nell’inconscio delle signore ragioniere permanga una sorta di mortificazione sociale legata agli studi meno appetibili e qualificati. Che si traduce in un complesso di inferiorità culturale da compensare con la massima ostentazione delle proprie conoscenze.
Mi sono chiesta allora quali fossero i rapporti tra Luna e Saturno nei temi personali delle cinque signore in causa: ebbene, confesso di essere rimasta io per prima sorpresa: in tutti i temi i due pianeti sono sempre in aspetto dissonante, in quadratura o in opposizione, una chiarissima conferma di quanto suggerisce in via teorica la dialettica zodiacale che pone il Cancro, domicilio della Luna, in opposizione al Capricorno, domicilio di Saturno.
Caravaggio
Di ritorno da Roma e dagli splendori del Caravaggio mi sono ricordata di quanto avevo scritto dopo aver visto a Malta la decollazione di San Giovanni.
Mi aveva colpito, infatti, nel tema di Michelangelo la duplice opposizione tra Venere e Plutone e tra Luna e Marte che ci porta direttamente sull’asse Toro-Scorpione e quindi sull’asse della vita e della morte. Luce e ombra dunque, quella luce e quell’ombra che rappresentano la rivoluzione pittorica di Caravaggio ma che sono anche una precisa metafora della sua vita stessa.
La Kidman e il botulino
Allarme per la bella Nicole Kidman che forse ha esagerato con gli interventi estetici finendo con l’assumere un aspetto – come dire? – poco naturale.
Sembra ormai molto comune tra le signore dello spettacolo. Capisco, ma solo in parte, l’esigenza di restare il più a lungo giovani e belle. Quando mi capita di vedere, per esempio, Simona Ventura, mi viene la pelle d’oca. Trovo che fosse molto meglio prima di rifarsi.
Nel tema di Nicole si può vedere la Luna nel secondo campo (l’immagine) quadrata da Urano e da Plutone. Interessante anche la posizione di Venere nel decimo campo (bellezza associata alla riuscita professionale) e quella di Giove (fama, denaro), governatore del secondo campo, culminante.














