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L’oroscopo come reale psichico e vissuto cosciente

venerdì, marzo 12, 2010@ 8:02 AM
Author: GraZia

L’oroscopo come reale psichico e vissuto cosciente
di Roberto Sicuteri

Da: Atti del V Congresso nazionale Cida, Venezia, 1985

Ateneo Veneto

Ateneo Veneto

Quando ho ricevuto il gentile invito del Cida a partecipare a questa Convegno Nazionale, non ho esitato ad accettare: la formulazione del tema mi aveva subito stimolato, suscitandomi un gran numero di fantasie su come affrontarlo e come sviluppare un tema così attuale e vasto oltremodo impegnativo.
“Astrologia fra teoria e pratica” – titolo apertissimo e davvero inquietante.
La mia attenzione si è decisamente concentrata sulla proposizione, su quel fra che ha finito per diventare, nella mia riflessione, una specie di ponte – questa – era anzi l’immagine che affiorava: un ponte misterioso, aereo e mobile, oscillante su un gran vuoto, proprio come quei ponti di legno e cordame, che i film ci mostrano sospesi fra due altissime rupi.
La teoria astrologica da un lato e la pratica astrologica dall’altro lato.
E’ sulla barra della frase che mi sono fermato: non sapevo né volevo tornare sui bordi della formulazione. Il fra è così diventato un momento di stallo, direi: una impasse. Curiosamente, sentivo tutta l’importanza di fermarmi lì, in mezzo al ponte, nella cesura che separa le due sponde.
E ovviamente, abituato a seguire le concatenazioni immaginali, ho lasciato che la situazione in cui il titolo del tema mi poneva, mi rivelasse prima o poi il suo significato.
E dalla preposizione fra – connotativa di uno spazio enorme, psicologico e semiologico – mi è venuto, come prima risposta, il titolo della mia relazione: “L’oroscopo come reale psichico e vissuto cosciente”. Sul momento mi è piaciuto – perbacco, mi sono detto, fa un bell’effetto! -. ma c’è voluto poco tempo perché affiorasse una certa ansia mista a stupore: scoprivo una somiglianza fra i due titoli. Ciò confermava l’importanza nascosta del tema scelto dal CIDA! Subito dopo questa accertamento, ho compreso che il ponte, sospeso fra due sponde così enormi, si rivelava un passaggio poco agevole: tutt’altro che un transito disinvolto e privo di pericoli. Ripeto: tendevo a immobilizzarmi perché accadeva ancora qualcosa. Si verificava – questa volta nel mio titolo della relazione – un movimento: la mia e di congiunzione posta fra reale psichico da un lato e vissuto cosciente dall’altro, non era più stabile né sicura di sé! Vibrava quasi nel sciorinarmi un bel diniego : – Io non ci sto! – pareva dirmi la e, con tutta l’aria di eclissarsi. Pensate un po’: in una simile evenienza il titolo diventava: “L’oroscopo come reale psichico vissuto cosciente”.
In tal caso, non stava in piedi: c’è una saturazione e un accumulo linguistico. Manca il passaggio, manca la barra. Quanto dire allora, che il ponte sparisce e il titolo del Cida, a sua volta diventa: “Astrologia teoria e pratica”.
Ma che strano, mi sono detto ancora: proprio come si legge nel frontespizio dei Trattati o nella locandina dei corsi accelerati: astrologia – teoria e pratica in venti lezioni.
Eppure, io ero rimasto lì, fermo nella preposizione fra, cioè sul ponte oscillante. Come ero rimasto inchiodato sulla e! Che significa tutto questo ?
Scusate la lunga metafora e il gioco psicolinguistico che mi son concesso, ma certo avete già compreso dove voglio arrivare: a ri-formulare i due titoli, per ri-provocare l’ansia e la riflessione. Eccoli:
“Astrologia come teoria o pratica”.
“L’oroscopo come reale psichico o vissuto cosciente”.
Così mi spiego l’ansia e la lieve acrofobia patite da me, a trovarmi sospeso e fermo su quel ponte: o stare di qua oppure andare dall’altra parte. O teoria o pratica.
Ma perché metterla cosi? Pare logico che dalla sponda teorica si passi a quella pratica, senza aut-aut. Ma quella preposizione fra diventa troppo sospensiva. A mio avviso essa lascia cadere una barra di stasi, un punto interrogativo inespresso ma presente, oppure annunzia un possibile modificarsi dell’enunciato contenuto.
Non fonda una contiguità agevole né permette un comodo andirivieni.
Lungo il percorso della frase, esattamente nel punto della preposizione fra, accade qualcosa. Accade nel passare dalla teoria alla pratica. Accade un qualcosa che si interroga e ci interroga: almeno come addetti ai lavori.
Anzi: in quel fra – può accadere di tutto.
Ed è per tale motivo che ho dovuto chiarirmi in senso ermeneutico il titolo del tema propostomi.
Con quanto dirò, non penso di rispondere a nulla e semmai lascio interrogativi, per riempire quel percorso, quel punto di transito fra teoria e pratica, con alcune riflessioni psicologiche. Credo che sia per me la collaborazione più utile al tema del convegno.
Un primo chiarimento o sviluppo verrebbe dal lasciare implicito un maggiore spazio nella formulazione:
“Astrologia: teoria e/o pratica? ” (notate l’interrogativo) L’oroscopo, reale psichico e/o vissuto cosciente?”.
Se riflettiamo, non è un bizantinismo. Vi chiedo di seguirmi.
L’astrologo è immerso – spiritualmente e psichicamente, o meglio: con tutto sé stesso – nell’universo di questa disciplina millenaria che di volta in volta prende significati diversi, uno più bello dell’altro: da riflesso del divino cosmico a relazione sincrona uomo-cielo; da fenomeno fisico quantificabile e statistico, a codice di significazione filogenetico iscritto nel corpo; da pratica mantica esoterica a manifestazione astrofisica bioritmica. E potremmo seguitare. Ma per sé, l’astrologo sa di partecipare a una esperienza profonda, spesso avvertita come inspiegabile, numinosa, insituabile nelle categorie del pensiero, insospettabile negli ambiti dei processi logici, affascinante sprofondamento nell’immaginale, vera al punta da invadere acriticamente la ragione.
Ma poi, di tutto questo patrimonio che è una oggettività soggettiva, di tutto questo sapere, l’astrologo ne fa uso, nella fattispecie professionale, in molti casi a dir poco avvilente, diluito, impoverito, ridotto a involucro e stereotipo, a pratica divinatoria smaccata, a furiosa fuga in avanti, per rubare il Futuro agli dei e al Fato; per saziare una bieca aspettativa affettiva.
Spesso l’astrologo è costretto – dinanzi al cliente – a soddisfare richieste astruse o coatte osservazioni onnipotenti. Pare, a me, di ascoltare talvolta un Capostazione assillato da viaggiatori impazienti:
“Quando passa Saturno?” – “Giove c’è già sul mio Sole?” “Quando transita questo benedetto Urano: aspetto l’eredità!” “C’è in vista un buon transito, per domani, o no?”
“Giove è già passato, ripassi fra dodici anni”
Purtroppo, su scala di massa, siamo alla barzelletta e l’astrologia viene fornita così, riduttivamente, per intuibili motivi che è meglio tacere. Anche questo fenomeno, mi sembra, giustifica la perplessità che acutamente il Cida ha buttato dentro la frase tematica.
E verrebbe, allora, la tentazione dell’aut-aut. O teoria o pratica. Perché la seconda avvilisce la prima; mentre la prima può dare tantissimo al soggetto soltanto se la mantiene come sapere interiorizzato o addirittura iniziatico.
A questo punto possiamo giustamente riflettere su quanto avviene ancora nel percorso dalla teoria alla pratica: per esempio, sulle trasformazioni che subisce la comunicazione astrologica, sia come linguaggio, sia come consegna di un messaggio al cliente, sia come esperienza di rapporto significativo fra due persone.
Voi sapete che ogni psicoanalista ha un suo certo modo di essere e di verbalizzare quando è in seduta – quando cioè pratica l’Analisi. E che ha un modo di essere e verbalizzare assolutamente diverso invece, quando parla o scrive dell’Analisi, sull’Analisi, o indaga per conto proprio su una riflessione analitica. Persino scrivendo di storie pratiche analitiche, l’analista sa che la materia, il dettato esperienziale gli si trasforma, diventa altro.
Questo accade perché c’è scambio di linguaggi.
Ed è una ragione fra tante, per la quale non si dice né si scrive di persone in analisi, salvo infilare il corridoio della riduzione a discorso razionale casistico-diagnostico o peggio. Per l’astrologo – poiché egli lavora sullo psichico (ripeto a tutte lettere: lavora sullo psichico!) – avviene lo stesso fenomeno. O a1meno dovrebbe!
Mi pare dunque evidente che queste riflessioni ci suggeriscano di cominciare a fare ordine nel problema del linguaggio astrologico, della comunicazione fra astrologo e cliente.
L’astrologia è un sapere scientifico come lo sono la Chimica, l’Anatomia o l’Ingegneria Idraulica, o no? Penso che siamo la maggioranza a rispondere no.

Da Images

Da Images

Impariamo da Jung, che ha tanto rispettato l’astrologia, a essere integri e onesti intellettualmente e saldi nella obiettività critica. Eppure, mentre viene negata la scientificità, sono io il primo a sostenere che l’astrologia – nel mundus immaginalis del soggetto, come linguaggio simbolico energetico funziona. Non so come, ma funziona. Non so quanto, ma funziona. Non so quando, ma funziona.
E più è sperimentata fra inconscio e cosciente, fra veglia crepuscolare e sogno, più l’astrologia funziona.
Se la vediamo nella pratica – specie nel vizio dissennato della divinazione previsionale – l’astrologia spesso fallisce. O dice altro; produce chimere o pericolose autosuggestioni. E sui fallimenti l’operatore applica sempre il diniego, come se niente fosse stato!
Medito sugli oroscopi che mi vengono narrati.
Dicono: Tizio ha la vita per uno-due anni. E invece Tizio vive sano da oltre dieci anni dalla previsione.
Dicono: Quell’amore non durerà un anno. E invece la signora si gode il suo amore benedetto; da tanti anni.
Dicono: Verrà il meglio fra due mesi e arriva invece nulla. Dicono: C’è un periodo di introversione e isolamento. Quello invece va addirittura a fare comizi.
E tuttavia ci sono anche previsioni che fanno centro in modo davvero sbalorditivo.
Rileggevo nelle settimane scorse l’oroscopo di Craxi compilato da Ciro Discepolo e sono rimasto a bocca aperta per l’ impressionante carattere profetico della sua analisi. Scritto nel 1979, l’oroscopo di Craxi parla di potere, di arabi, di antipatie con il partito repubblicano. Sembra uno di quegli oroscopi costruiti a posteriori tanto è veritiero e attualissimo!
Malgrado questa oscillazione, dunque,- prove sì, prove no – l’astrologia teorica sta da una parte e la pratica dall’altra. Io ho incontrato l’Astrologia nel corso della mia analisi personale e l’ho vissuta come esperienza psichica: come emersione improvvisa di costellazioni archetipiche mai del tutto spiegabili, che mi ha portato dinanzi a un regno mai conosciuto prima. Regno in cui entrato non sono più uscito. Oggi vivo l’astrologia come un mistero preconscio soggettivo e come nucleo energetico archetipico operante in me quasi come i sogni o l’immaginazione attiva. Ma è una astrologia sempre più inibita alla morte esterna, cioè la pratica in relazione all’altro. Ma è impossibile pensare o sentire l’oroscopo sul piano matematico-statistico-casistico. Ho forti dubbi sulla funzione previsionale per le ragioni che ho detto, ma anche per una onestà di atteggiamento, che mi viene dal vedere costantemente all’opera la psiche correlata al destino umano, che non si lascia circoscrivere mai: né dalla astrologia né dalla psicoanalisi.
La ragione positivista ci piega a strane e invereconde certezze, ma la psiche, realtà incommensurabile non si lascia né piegare né delimitare da nulla: neppure dal soggetto che la porta in sé!
Non mi si fraintenda: i miei dubbi si fondano non già sulla mancanza o scarsezza di prove scientifiche relative alla lettura oroscopica, altrimenti sarei in contraddizione; i dubbi, bensì, sono l’espressione di una non chiarita ricerca sul processo simbolico astrale e la sua applicazione convincente al linguaggio simbolizzato reso cosciente, “per parole”.
Per me non si tratta di credere o non credere all’astrologia: essa è. Ritengo ridicoli gli artifizi logici per farla sparire. Far sparire psicologicamente un oggetto o un dato essente nell’uomo, riguarda la psicopatologia o esprime una povertà di pensiero e parzialità di indagine. Ciò che è, esiste, di per sé. E questo soltanto è rispettare lo psichico e lo spirituale. Il resto è mere parlare parole.
Vedete che delimito – con premeditazione – la pratica, e amplifico lo spazio della teoria. E ancor più sono tentato dall’aut-aut!
Come esperienza interna e linguaggio simbolico preverbale, la astrologia parrebbe escludere o porre in dubbio una traduzione pratica costante, perché non è un discorsetto facile – se pensiamo bene – far passare un linguaggio simbolico che è muto, analogico, al di qua della ragione; fortemente simbolizzato anche per segni e psichico fino al limite dell’archetipico mitologico – farlo passare, dico, nel campo del linguaggio semantico razionale che è dominato dalle funzioni dell’Io, ovvero del conscio e della ragione!
Questa disinvolta traduzione linguistica ci espone al rischio di quella che Ugo Volli chiama “retorica delle stelle”, parlando semiologicamente. O al rischio di de-lirare: uscire dal solco.
Qui sta la grande questione per l’astrologia che il tema del Cida ha positivamente adombrato.
Del resto, il problema dei due linguaggi, del simbolico e del simbolizzato, del dentro-fuori, del soggettivo-oggettivo transpersonale eccetera, investe oggi drammaticamente la stessa psicoanalisi freudiana, ma assai meno la psicologia junghiana e ancor meno che mai la psicologia archetipica di Hillman.
Ritengo perciò l’astrologia un fenomeno psichico in senso forte, la cui sistemazione e traduzione in un sistema linguistico comunicativo-rappresentativo connotante il vissuto cosciente (cioè a dire l’oroscopo disegnato e parlato), deve oggi farci riflettere duramente e capire se non richieda più approfondite indagini, o revisioni o addirittura prudenti limitazioni. Quale filo ho seguito per giungere a tutto questo ?
Innanzi tutto la personale diffidenza ad accettare l’esistente o l’andazzo, come dato e usato da sempre. Poi, vedendo l’astrologia come un mito dell’uomo, una proiezione strutturata, poi come costellazione di archetipi sincronica e infine come uno dei linguaggi simbolici possibili che l’uomo ha mirabilmente creato quando era in relazione cosmica con il Tutto – cosa questa per noi oggi oramai incomprensibile e indecifrabile perché è un rimosso, ma il linguaggio ha ancora una sua fresca violenza simbolica.
Infine, ho rintracciato, nei miei modesti limiti, tutto il percorso psichico di Jung compiuto per giungere dal simbolo psichico all’astrologia; viverla appassionatamente eppoi consegnarcela con un fondamentale interrogativo, al quale noi astrologi e psicologi non abbiamo ancora risposto. L’oroscopo: evento acausale oppure sistema di nessi fra rapporti casuali? Oppure entrambi insieme?
Eppoi: l’esperienza astrologica funziona sempre oppure soltanto quando si registra uno stato psicologico eccezionale, commotivo-emozionale che libera cariche affettive, attiva masse energetiche di valenza archetipica così creando il simbolo e la parola-idea simbolizzante?
Gli interrogativi non finirebbero più.
Che l’astrologia sia un linguaggio simbolico e andrebbe ricondotta seriamente nell’ambiente del discorso simbolizzato, mi pare inconfutabile: basta analizzare per divertimento, un dialoghetto verosimile di questo genere: A. incontra l’amico B.
A: Che piacere incontrarti! Come va, tutti bene a casa ?
B. Si, tutti bene, io un po’ meno… Ho proprio ora una quadratura di Saturno al Sole e questo per tre mesi buoni!
Non scherzo. Ditemi dove e come sistemiamo questa linguaggio. A. si esprime logicamente in uno spazio-tempo riferito e ben centrato nella relazione interpersonale, mentre B. risponde per metà logicamente e riferito, mentre per altra metà opera un salto linguistico e psichico a dir poco metonimico, andando fuori del vissuto cosciente spazialmente riferito e non più interpersonale, bensì riportato alla propria oggettività soggettiva. B. verbalizza dunque una condizione o un evento simbolico che rende simbolizzato non solo il parlato, ma anche il suo male per colpa di Saturno.
Preso così, pare dunque un linguaggio scisso. O bisogna ritenere B. consapevole di un vissuto comunicativo schizoide, che tuttavia è utile alla sua economia psichica o alla sua nevrosi. Certo, con Lacan potremmo accettare questo dialogo come la prova provata che siamo in presenza dell’inconscio che si esprime magnificamente in B.
Un semiologo analista direbbe forse che B. è vittima di un disturbo della comunicazione. Lascio a voi altre deduzioni. Allora risulta chiaro che ciò che è simbolico resta simbolico; ciò che è logico-razionale resta tale. Un passaggio non avviene senza pugni e ferite. Un passaggio disinvolto dal simbolico al razionale ha per effetto immediato di rendere nullo il simbolico e astruso o straniante il razionale. Il simbolo, passando nella parola, quasi sempre perde la sua potenza e muore; si riduce a parola.
Il passaggio dal razionale al simbolico è tipico della psicosi, dell’arte e delle esperienze religiose e iniziatiche.
Carl Gustav Jung visse inizialmente l’astrologia in una evidente condizione psicologica archetipica, preziosa e complessa, anche per lui temibile, che lo rendeva però estremamente ricettivo all’eruzione del suo inconscio. Non posso qui dilungarmi purtroppo a illustrare questa sua condizione interna-esterna che resta il capitolo più affascinante della sua vita. Dico solo che in quel periodo gli si rivelò la realtà dell’archetipo, e concettualizzò la funzione simbolizzante estesa all’inconscio collettivo.
Tutto questo, mentre scriveva sulla Libido come simboli e trasformazione attraverso le fantasie schizofreniche di Miss Miller e viveva – da un lato – affettivamente il grande rapporto analitico e umano con Sabina Spielrein, sua paziente, con la quale ebbe per la prima volta la rivelazione della psiche archetipica; e così intensamente da fargli dire più tardi che senza l’esperienza con Sabina, il mondo degli archetipi gli sarebbe rimasto escluso. Dall’altro lato, stava preparando la separazione ardua da Freud.
Jung ha sempre sostenuto che il simbolo esprime costantemente qualcosa di ignoto, qualcosa di cui non si può parlare facilmente. E che l’attività simbolica è anche una continua trasformazione del simbolo stesso e dei suoi effetti. Sul piano semantico esso è sempre fluttuante rispetto a ciò che vuole significare. Jung svincolò decisamente il simbolo dal linguaggio verbale e le sue leggi, per crearne un linguaggio altro, che definì come “figurato, analogico e muto”.
“Nel regno del simbolo – afferma Jung – cessa il significato stabile delle cose”.
Se Freud delimita la funzione simbolica a esprimere contenuti rimossi e solo di matrice sessuale, Jung squarcia tali confini e restituisce al simbolo una immensa libertà creatrice, in una funzione inesauribile, prossima all’idea di Libido o vita-che-si-crea.
Jung vide che l’oroscopo, attraverso questa ottica, funzionava. Fece quegli esperimenti statistici sulle coppie che ci sono noti; passò – diremmo noi – dalla teoria alla pratica con gran fervore. Ma dopo un certo tempo egli entrò in crisi con questa astrologia. La sua integrità morale e intellettuale gli impose una pausa e una rimeditazione dell’applicazione pratica astrologica. Vide che i risultati non erano probanti né affidabili. Scarse le prove sincroniche. Un dubbio enorme lo colse poi quando si avvide che l’operare astrologico – come linguaggio – si trasformava mano a mano che lo applicava agli esperimenti pratici, perdendo di intensità, di peculiarità psichica, proprio con il venir meno della condizione eccezionale emotiva e lo stato crepuscolare conscio, così necessario per aprirsi alla posizione archetipica, che lui chiamò: “abaissement du niveau mental”. Funzione e linguaggio simbolici non parlavano più non rivelavano più l’inesprimibile, una volta trapassati nella verbalizzazione controllata dall’Io. Si avvide che questa fenomeno poteva significare la morte del simbolo. Beninteso, questo valeva soprattutto, per lui, nel campo del sogno e del linguaggio psicoanalitico. Ma lo estese all’alchimia e all’astrologia. Dirò per inciso che Jung inorridì letteralmente, quando nel l909 Whilhem Stekel accennò a lui e a Freud all’opportunità di scrivere un libro sul linguaggio dei sogni e i simboli. Jung aprì una polemica e ci rimane una sua frase:
“Un dizionario dei sogni! Dio santissimo, non ci mancava che questo!”.
E credo avesse ragione perché è impossibile delimitare le valenze del sogno o inventariarle in un dizionario. L’essere umano che sogna non è un dizionario.
E questo discorso, può essere esteso ai Simboli astrologici e al linguaggio dell’oroscopo, che è, forse, anch’esso, un sogno. Jung si fermò qui, ma senza mai rifiutare il mistero astrologico. Riportò l’astrologia dentro di sé e da vecchio teorizzò ancora con grande passione, alla ricerca di una chiave. La sua ultima intuizione per spiegarsi l’astrologia – supponeva nientemeno un urgente coordinamento generale illimitato acausale, inteso come omogeneità trascendente di fenomeni psichici e fisici. Ossia: un coordinamento aprioristico di tutti i fenomeni di ogni ordine che concorrono a realizzare l’esperienza astrologica. Impresa immane, sarebbe, e non certo per noi comuni mortali! Quando Jung, morendo, lasciò insoluto l’arduo problema, l’astrologia ha cominciato a rifiorire ritrovando uno splendore inusitato. Dico a fiorire nei cuori. E proprio nella direzione da lui preconizzata.
Anche questo è un caso, spiegato in mille modi truculenti dai positivisti irriducibili, oppure è un arcano sincronismo il mago di Zurigo?
Ecco, infine, come l’astrologia si trova a fare i conti con la preposizione fra che ci ha portati tutti qui a Venezia. E siamo proprio sul ponte della metafora!
Naturalmente mille astrologi continueranno a nutrire teoria e pratica e molto più la pratica; lieti pertanto, a buon diritto, di ignorare queste riflessioni. Ma questo non ci allarma affatto: il nostro inconscio è al lavoro intorno all’opus e ben dentro il vaso ermetico. Se questo patrimonio che ci accomuna in una esperienza di amore e passione partecipatoria ha in sé un linguaggio simbolico specifico, allora stiamo di buon animo, perché l’astrologia lavora da sé; i suoi archetipi in noi lavorano da sé e creando da sé quello che ora noi non sappiamo, ma è sicuramente per la nostra felicità interiore e per il nostro godere un mistero e un sapere. C’è bisogno di mistero come dell’aria non inquinata. Se il linguaggio astrale decide di operare in noi, lo farà con modalità numinose e indefinibili.
Non ci interessa far capire che ficcare i simboli dentro un computer è un assurdo psichico e concettuale linguistico; o che la pratica astrologica è un rischio altissimo per l’integrità teorica simbolizzante.
L’inconscio creativo; ripeto, sceglie e opera da sé, certo entro l’equazione personale della creatura. Noi dobbiamo soltanto avere il coraggio di essere psichici e aperti alla possibile rivelazione archetipica e semmai saperla poi padroneggiare.
Io concludo dicendovi che i segni in questa direzione ci sono già, strepitosi; io ne vedo già uno e vorrei che tutti i campanili di Venezia lo festeggiassero: nell’ultimo numero di “Linguaggio astrale”, la rivista del Cida, il suo direttore Sergio Ghivarello, proprio lui, astrologo professionista e cultore in un preciso ambito disciplinare, ha gettato con mia sorpresa piacevole e con sua astuta nonchalance, sotto gli occhi dei suoi lettori, quell’inquietante e demonico autore che è James Hillman, analista caposcuola a Dallas, allievo di Jung, che toglie i sonni agli analisti con la sua psicologia archetipica che va oltre Jung.
Così lavora l’inconscio! E gli astrologi si trovano ad aprire le porte del mondo infero e onirico.
Siamo d’accordo, Ghivarello: ci siamo!
Non vorrei però essere nei suoi panni. Ma ormai l’ha fatto!

Da Wikipedia

Da Wikipedia

Un oroscopo rinascimentale: la genitura di Alfonso d’Este

martedì, marzo 9, 2010@ 2:07 PM
Author: GraZia

Scienza, fantasia e diplomazia in un oroscopo rinascimentale
(La genitura di Alfonso d’Este, 1553)

di Maurizio Malagoli

Maurizio Malagoli con la figlia Lilith

Maurizio Malagoli con la figlia Lilith

Dagli Atti del V Congresso Nazionale del Cida, Venezia, 1985
“Non per altro Signore, sogliono i prudenti, e savi uomini, ricorrere per le cose future a chi le sa predire, per la loro salute. Come fa, se dalla necessità costretto, l’infermo per aiuto al medico. Perché come l’ottimo medico sa coi suoi rimedi e le sue medicine guarire dalle malattie gli infermi, così, allo stesso modo, sanno gli esperti astronomi dare aiuti, ed avvisi divini a chi non se ne fa beffa ed è prudente e saggio, coi quali si riscatta la vita da mille sciagure e infortuni; perché l’uomo ignaro di ciò che gli deve avvenire, a guisa di cieco, non sapendosi da cosa riguardare, cade nel fosso e di un incidente muore, mentre vedendolo, sapendolo e riguardandosene scampa e vive.”
Con questo elogio al buon senso di coloro che si rivolgono a un esperto Astrologo, inizia la parte descrittiva e interpretativa di un oroscopo di epoca rinascimentale conservato presso l’Archivio di Stato di Modena. Questo archivio ingloba quello Estense, con tutto ciò che tale famiglia portò con sé quando, nel 1598, fu costretta a trasferirsi da Ferrara a Modena. Vi si trovano quindi degli scritti risalenti al XIII secolo. Una sezione dell’archivio era catalogata sotto la voce “Archivio Segreto Estense”, e, oltre a conservare i documenti politici e privati più delicati e riservati della dinastia, contiene parecchi scritti relativi ad Alchimia, Astrologia, processi alle streghe, ecc.; in mezzo a questi ho rintracciato l’oroscopo in esame riferentesi a tale Don Alfonso d’Este nato il 10 marzo 1527 alle ore 3, minuti 1, dopo il meriggio, in Ferrara.

Prima di esaminare la stesura di questo oroscopo, vediamo di inquadrare il periodo e l’uomo. Questo Don Alfonso normalmente non appare nelle cronache storiche come personaggio di rilievo, ma da un punto di vista, diciamo, di “destino storico”, è piuttosto interessante. Rappresenta l’anello di congiunzione tra la discendenza Estense di Ferrara e quella di Modena, intorno alla sua figura si consuma quello che fu il più grande dramma dinastico di questo antico e nobile casato. Ma riassumiamo i fatti.

E’ noto che dal Duca Alfonso I d’Este, morto il 31 ottobre 1534, si dipartirono due rami: quello della seconda moglie, Lucrezia Borgia (la prima moglie, Anna Sforza, era morta senza prole nel 1497), da cui discesero gli ultimi due Duchi di Ferrara, Ercole II e il figlio Alfonso II: e l’altro ramo, quello dell’amante (qualifichiamola per ora così) Laura Dianti, che, dopo la morte di Lucrezia Borgia, diede ad Alfonso altri due figli: Alfonso e Alfonsino.

Discendenza Dianti

Discendenza Dianti

Da Alfonso, chiamato comunemente “Don Alfonso”, nacque, con altri figli, Cesare che il 27 ottobre 1597, alla morte del Duca Alfonso II, ultimo del ramo legittimo, avrebbe voluto, per stessa indicazione del Duca, succedergli alla Signoria di Ferrara.
Ma la Chiesa, che teneva l’alto dominio feudale su Ferrara, e che aveva ormai impostata decisamente la sua politica sulla avocazione degli antichi feudi punta i piedi, negando la reinvestitura del feudo di Ferrara a Cesare, che, come progenie di Don Alfonso, era figlio illegittimo di Laura Dianti, discendente da “linea infecta”, secondo la terminologia del tempo. Fu tentata allora un’opposizione ma debolmente e con argomenti che non potevano presumere di risolvere gran che di fronte alla minaccia della guerra e della scomunica. Cesare, Duca provvisorio di Ferrara dal 27 ottobre 1597 al 28 gennaio 1598, dovette rassegnarsi all’onta della rovina, abbandonando, dopo quattro secoli di dominio Estense, l’indimenticabile Ferrara e trasferendo la sua Signoria a Modena (Feudo imperiale) dove fu capostipite di quel ramo degli Estensi di Modena, che per due secoli e mezzo, fra bagliori e ombre, ebbe ancora una sua funzione nella storia d’Italia, venendo a cedere prima avanti a Napoleone, poi a soccombere definitivamente alla meta del secolo XIX sotto l’onda della insurrezione risorgimentale.
Laura Dianti era l’amante del Duca Alfonso; ma la tesi degli Estensi era che l’amante ad un certo momento, avesse regolarizzato il suo stato di concubinato col matrimonio. La questione fu ripresa dagli Estensi nella prima metà del ‘600 per certe rivendicazioni di diritti feudali, e rinnovata successivamente in occasione della risorta contesa tra Chiesa e Impero per il dominio di Comacchio. Avvocato degli Estensi, in questa ultima causa, fu il grande storico e giurista Ludovico Antonio Muratori; egli sostenne contro gli agguerriti patroni della Santa Sede una battaglia memorabile con scritture e contro scritture ma, in mancanza di un documento inoppugnabile, non poté averla vinta sul piano legale.

Laura Dianti

Laura Dianti

Per la storia ufficiale figlio naturale di Laura, Don Alfonso fu però confortato da una doppia legittimazione: prima dal cardinale Innocenzo Cybo con atto del 18 aprile 1532, poi dal padre Alfonso I nel testamento del 1533. Ottenne, per lascito paterno, non solo una sua personale Signoria a Montecchio nel Reggiano, ma anche di poterla fregiare, per investitura imperiale, della corona di Marchesato (1562-1570).
Come di regola fra i giovani di Casa d’Este, troviamo il nostro già impegnato a vent’anni sul piano militare e partecipe alle guerre in cui allora si contendeva il primato europeo, prima sotto le insegne imperiali di Carlo V, poi a fianco del Re di Francia. Al comando della cavalleria, egli si mostra capitano animoso e valente, così da meritarsi alti riconoscimenti alla Corte di Francia e da essere insignito, come il padre, dell’altissima onorificenza dell’Ordine di San Michele. Chiusa la vicenda bellica della prima giovinezza, Don Alfonso si inserì a Ferrara nella vita di Corte, partecipando al gran Festival di cui si illuminò la Corte Estense negli ultimi vent’anni del XVI secolo, prima del tramonto: spettacoli, festini, banchetti, tornei, partite di caccia, divagazioni di ogni genere. Gran signore, provvisto di larghe possibilità finanziarie, di bella presenza, affabile nel tratto, era dotato di vivace intelligenza e di un certo savoir faire che lo rendevano simpatico e, nelle grandi occasioni, buon diplomatico. Don Alfonso ebbe spesso affidati incarichi di alta rappresentanza, ma fu sempre escluso dalle funzioni di governo, di cui i Duchi, prima il fratello poi il nipote, erano gelosissimi. Era un satellite che si muoveva obbediente e compiacente nell’orbita dell’astro maggiore, il Duca; per quanto, non potendo sperare in una possibile successione della propria stirpe nella Signoria di Ferrara, coltivasse appoggi e amicizie importanti come quella del Gran Duca di Toscana, la cui sorella Virginia nel 1586 sarebbe poi andata sposa al figlio Cesare.
Come i suoi congiunti del ramo maggiore, ebbe passione nell’edificare: resta memoria di una originale ed elegante costruzione, a metà strada tra il borgo di campagna e il castello, da lui realizzata a Pontelagoscuro.
Come il padre ebbe una complessa storia sentimentale: quella con la bella Violante Signa, iniziata quasi subito dopo la morte della moglie Giulia della Rovere e durata fino alla fine dei suoi giorni. Questa donna gli diede tre figli ma solo dopo circa vent’anni di concubinato, Don Alfonso, ormai pressato da ogni parte e perfino dal Pontefice, si indusse finalmente a sposarla.
Torniamo ora al manoscritto rintracciato all’Archivio di Stato di Modena. Esso si compone di 8 carte, formato in folio e scritte fronte e retro, per complessive 31 pagine: le prime 6 contengono la parte tecnica, mentre nelle altre 25 si trova la stesura, in bella e fitta calligrafia, dell’interpretazione. Questo Oroscopo è stato stilato nella seconda metà del 1553 quando il soggetto aveva 26 anni, purtroppo non sono riuscito a stabilire con sicurezza l’identità dell’Autore. Posso comunque ricordare che presso l’università di Ferrara era attiva, da oltre due secoli, una cattedra di Astrologia, che i rapporti tra corte ed università erano molto stretti e che i Signori della Città cercavano continuamente di accaparrarsi i migliori studiosi dell’epoca, ai quali commissionavano spesso sia la pubblicazione di pronostici annuali per lo Stato, sia la redazione dei loro personali Oroscopi.
Stando alle consuetudini della Corte Estense e alle date in cui i vari personaggi operano, penso che il nostro ignoto Astrologo fosse un insegnante dell’università ferrarese successivo a Gaurico, del quale, come si può supporre da talune caratteristiche dell’Oroscopo, potrebbe essere stato allievo.
In ogni caso dal suo lavoro appare persona di notevole erudizione, conoscitore dei maggiori Autori: da Tolomeo a Cardano passando per Manilio, Firmico Materno, Albumasar, ecc.; di essi cita a più riprese concetti e aforismi. Le prime 6 pagine ce lo mostrano padrone delle più disparate tecniche, che però usa mischiandole con estrema disinvoltura; i calcoli risultano completi e precisi.

Oroscopo originale

Oroscopo originale

In apertura abbiamo subito il Cielo Natale, eretto in forma quadrata come d’uso all’epoca. La domificazione è la Campano (Placido nascerà solo nel 1603 e il sistema Regiomontano, scomparso da pochi decenni, non prenderà mai molto piede in Italia), le longitudini dei pianeti e delle cuspidi hanno una precisione che, rapportata ai mezzi dell’epoca, appare straordinaria. A parte Saturno che è approssimato di circa 1°, tutti gli altri elementi mantengono mediamente una tolleranza di 30 primi che in taluni casi si riduce a pochi primi.
Come ho detto, tante le tecniche e i sistemi d’indagine usati, sistemi che hanno la loro radice nel pensiero astrologico egiziano e greco ampiamente arricchito e completato, spesso però anche comp1icato da concetti arabi a loro volta mediatori di idee persiane e indiane. Teniamo presente che l’Astrologia araba, dal 1200 a tutto il Rinascimento, ha in Italia una fortissima influenza dalla quale sicuramente la scuola ferrarese non è esente; secondo uno studio di Aby Marburg del 1912, gli affreschi di palazzo Schifanoia non sono interpretabili se non rifacendosi alla descrizione dei decani che fa I’Albumasar nella sua “Grande Introduzione”.
Al centro del quadrato oroscopico troviamo le parole Hy1eg (termine arabo che significa datore di Vita), Alchochoden (parola araba di origine persiana che sta per padrone di casa: dovrebbe rappresentare il dispositore del signore della genitura), Almuten (significa forza, robustezza, solidità, energia: con Almuten gli Astrologi arabi indicavano il pianeta più forte del tema natale). In mezzo a queste voci troviamo un Dominus Genitura che ci riporta alla terminologia di Manilio e Firmico e che, per quanto ne sappiamo, dovrebbe avere lo stesso valore di Almuten cioè, dominante planetaria.
A queste due parole sono associati due diversi pianeti, per cui, senza altre spiegazioni chiarificatrici, non siamo in grado di stabilire con sicurezza i criteri interpretativi con cui venivano fissati. D’altra parte lo stesso Autore, forse geloso della sua scienza, alla fine dell’introduzione dice:
“Perciò se qualche volta non renderemo ragione della tale o tale altra cosa, non lo faremo perché non l’abbiamo veduta e considerata né perché non la sappiamo, ma per non riempire la carta di tante parole inutili; solo di volta in volta, per dar soddisfazione, diremo che la tal stella significa la tal cosa e il tal pianeta sortisce il tale effetto, e diremo il vero più chiaramente che potremo”.
Aggiungerei che non solo non ne rende ragione, ma spesso le giustificazioni astrologiche fornite ogni tanto appaiono confuse, banali e inesatte, buttate lì più per confondere le idee che per chiarire.
Hyleg e Alchochoden venivano invece usati in base a delle tabelle che assegnavano a ognuno un certo numero di anni, per stabilire la durata dell’esistenza; così infatti dichiara l’Astrologo nel capitolo inerente alla vita:
“Prima che si parli di altre cose è ragionevole parlare della vita, essendo la cosa più cara e più pregiata che abbiamo al mondo, perché una volta estinta non la possiamo con l’oro riscattare. E questa vita i filosofi la prendono da due pianeti: uno che chiamano Hyleg e l’altro che chiamano Alchochoden. Ora dunque poiché avete voi la Luna fortunata, in undecima, in Cancro, in casa sua libera da malvagie radiazioni, parte dei filosofi vogliono che essa sia l’uno e l’altro, Hyleg e Alchochoden, e così dia sessantasei anni di vita. Alcuni altri pare dicano il contrario che essa solamente sia Hyleg, e che Venere sia l’Alchochoden, e che essendo combusta, non vi possa dare più di quarantacinque mesi di vita e la Luna, guardandola di buon aspetto, essendo però in segno cadente, vi accresca venticinque anni, che sono gli anni suoi minori…”. Una disquisizione che non spiega però le conclusioni alle quali lo vedremo giungere in seguito.
Sempre per quanto concerne l’uso dell’Astrologia araba, nella 3° pagina abbiamo elencato un numero esagerato di parti. Oltre alla conosciutissima parte di fortuna, ne cita circa una trentina: parte del padre, dei fratelli, dei servi, dell’amore, di eredità, ecc., dando di ognuna la posizione nel segno e nella casa.
Tornando alla pagina iniziale, dopo lo schema oroscopico troviamo le tabelle delle dodecatemorie e delle novenarie planetarie. Usate da Caldei, Egiziani, Greci e descritte, soprattutto le prime da Manilio, indicano delle nuove posizioni dei pianeti ricavate suddividendo ogni segno zodiacale in l2 o 9 parti; sono analoghe ai Navamsha indiani e al moderno concetto di armoniche elaborato da John Addey.
Di seguito abbiamo quindi gli antisci dei pianeti: i punti cioè che si trovano simmetrici a un pianeta rispetto all’asse solstiziale.
Nel 2° foglio vi sono le tabelle dei pianeti e delle case nei segni con indicato il signore del segno, il pianeta in esaltazione e i pianeti che governano, quel decano e quel termine.
Nella 3° pagina, oltre alle parti, appaiono alcune stelle fisse che si trovano congiunte o in aspetto a taluni elementi del tema.
Nelle pagine 4 e 5 abbiamo le tavole degli aspetti tra i pianeti, tra i pianeti e le parti e tra i pianeti e le case; tali tabelle tengono anche conto se l’aspetto è destro o sinistro, cioè in applicazione o separazione.
Sempre nella 5° pagina troviamo lo studio dei chronocratories: pianeti che hanno un dominio su particolari frazioni di tempo, dalla somma delle quali, fatte in un certo ordine, vengono tratte previsioni su dei periodi della vita.
Infine la 6° pagina sembra contenere un riassunto delle indicazioni più importanti che si possono desumere da tutti i calcoli e considerazioni viste precedentemente. Mi scuso per questo elenco di valutazioni tecniche forse un po’ arido e pesante, non certo esaustivo, ma ho voluto mettere in luce la ricchezza delle conoscenze e dei metodi usati, per molti dei quali non ci sono chiari i criteri di impiego e che sicuramente potrebbero essere un’interessante materia di studio e approfondimento in successivi lavori.
La stesura dell’interpretazione che segue è articolata in ventuno capitoli: in essi sono esaminati tutti i settori dell’esistenza seguendo l’ordine che viene tradizionalmente suggerito dalla simbologia delle Case: così il primo capitolo tratta della vita, il secondo del fisico e dell’aspetto, il terzo del denaro e delle rendite, il quarto dei fratelli, quindi del padre, poi degli amori e così via, terminando con un capitolo dedicato ai nemici nascosti e ai pericoli d’incarcerazione.
Di primo acchito il tono dello scritto è deludente: date le premesse mi sarei aspettato un lavoro molto più profondo, serio e scientifico, invece sembra solamente frutto di fantasia e diplomazia tese a produrre qualcosa di formalmente bello, curioso, stimolante, atto soprattutto a ingraziarsi i favori del potente Signore.
Prima di dare un giudizio affrettato, dobbiamo tener conto di alcune importanti considerazioni sul fatto astrologico, sia in generale, sia calato nel momento storico; naturalmente mi riferisco a una Astrologia che abbia l’ambizione di essere “seria”, non a quegli infiniti rivoli di magia e superstizione nei quali spesso si disperde. Innanzitutto, tanto ieri come oggi, quando l’Astrologo deve, o vuole, calare nella pratica il suo studio teorico, si trova ad affrontare l’impatto con la personalità del consultante. Consultante che si presenta con il suo vissuto, le sue idee, problemi, aspettative: tutte cose che l’Astrologo non può ignorare se vuole coinvolgere la persona nel suo discorso. Per trasmettergli un messaggio accettabile, deve venire a un compromesso, a una mediazione, che gli permetta l’uso di un linguaggio comprensibile e, aggiungerei, anche gratificante per il consultante.
Se poi ci caliamo nella realtà di un’epoca nella quale il consultante è, in genere, un potente (Duca, Papa, Principe, ecc.), e l’Astrologo uno studioso il cui benessere materiale e la stessa possibilità di portare avanti e far conoscere i suoi studi dipendono dalla generosità e mecenatismo del suddetto potente, il discorso di prima diventa fondamentale.
Un’altra considerazione da tener presente è che allora l’essere e il divenire dell’Uomo, che l’Astrologia pretendeva d’indagare, erano strettamente legati da una parte alla morale corrente, dall’altra a un ferreo determinismo, mediatore tra i due poteva essere solamente la Volontà Divina. Oggi il medesimo discorso può essere fatto, molto più compiutamente e fluidamente, tenendo conto delle pulsioni dell’individuo e del loro evolversi in senso psicologico: l’Astrologia diventa uno strumento d’indagine che può spaziare sul passato, presente e futuro in maniera più omogenea e nel rispetto del libero arbitrio dell’Uomo.
Alla luce di queste valutazioni, il nostro oroscopo rinascimentale ha la sua ragione di essere in tal modo, le sue giustificazioni e anche certi valori e pregi.
In effetti l’Autore, pur adulando con estrema diplomazia il suo Signore, riesce a comunicargli valutazioni anche spiacevoli sul suo destino e giudizi morali; inoltre, pur con fantasiosi giri di parole, gli fornisce alcune previsioni straordinariamente esatte.
“Il Sole congiunto con il signore del Medio Cielo, la Luna fortunata nel proprio domicilio, Marte con la parte di fortuna in ottimo aspetto alla parte dell’animosità e dell’audacia, rendono coraggiosi e audacissimi militari, combattenti, capitani, valorosi cavalieri e grandi cacciatori; però in gioventù fanno subire danni da signori e dal re”.
Un discorso abbastanza scontato: che Don Alfonso fosse un valente militare era a quell’epoca già risaputo, ma nell’insieme di uno scritto che abbraccia tutta la vita anche questo deve essere astrologicamente motivato, a maggior ragione se ciò permette all’Astrologo di tesserne le lodi. Inoltre, un colpo al cerchio e un colpo alla botte, con le stesse motivazioni può anche giustificare i problemi e le disgrazie che ebbe a vivere.
Così, nelle frasi seguenti, pur sottolineando un comportamento dissoluto e fonte di guai, lo presenta come ineluttabile conseguenza delle posizioni astrali e fa salva la buona volontà morale del Signore.
“Marte col Nodo lunare in quinta, nella casa di Giove, rendono l’uomo sino ai 20 anni, incline agli amori e soggetto al culto di Venere, dedito alla concupiscenza carnale più del conveniente, sfrenato più possibile; al punto che gliene verrà danno e delusione; …fanno anche commettere alcune lussurie abominevoli, esecrabili, delle quali sarà difficile potersene dimenticare, nonostante che l’animo sia volto al desiderio di frenarsi e di astenersene”.
Comunque, le maggiori difficoltà della sua vita, Don Alfonso le ebbe in gioventù a causa dell’ostilità del fratello, Duca Ercole II, il quale si adoperava in ogni modo per tenerlo fuori dalla vita familiare e soprattutto dalla Corte. Anche di questo l’Astrologo dà la sua spiegazione: “Ora poiché Saturno è il più alto e potente pianeta del cielo, si prende per il fratello primogenito, per il maggiore, e poiché esso è debilitato nella casa della sua esaltazione, opposto alla parte dei fratelli e fa antisce in opposizione a Venere e a Mercurio e al Sole, ed essi altresì fanno antisce in opposizione a lui, e da nessun altro aspetto è colpito il signore del vostro oroscopo, significa che tra esso e voi vi saranno grande odio, animosità segreta, litigi, discordie, orgogli, discussioni, invidie, inganni, poca pace e quasi nessun amore”.
E’ però subito offerta una speranza di riscatto in un futuro migliore: “Ma passati i 32 anni, tali pianeti fanno capitani di esercito, danno l’autorità di condannare a morte e di giudicare, moltiplicano e accrescono gli onori e la dignità.; …fanno esaudire ogni desiderio e rendono molto famosi e conosciuti; fanno trattare di importanti affari di re e di imperatori …danno il governo dei propri stati).
In questo caso la previsione è azzeccata: proprio nel l559 muore Ercole II e per Don Alfonso la vita cambia completamente. Il nuovo Duca, suo nipote Alfonso II, gli affida subito importanti incarichi diplomatici; l’anno seguente riceve l’ordine di San Michele dal Re di Francia; due anni dopo gli viene conferito il marchesato sul suo feudo di Montecchio.
Ma i settori dove le previsioni si rivelano precise in modo sconcertante, sono soprattutto quelli della sfera personale. All’epoca della stesura dell’Oroscopo il nostro personaggio era sposato da 5 o 6 anni e ancora non aveva figli: sicuramente un grosso problema data la necessità di assicurarsi una discendenza.
Sull’argomento l’Autore si esprime così:
“Essendo il Sagittario il segno della quinta, col Nodo lunare e Marte, ed essendo il suo signore colpito da tre dissonanze, esaltato nel segno dell’ottava e lì nella sua casa Venere combusta e Mercurio, guardati in tetragono da Giove e da Marte; impediscono e fan sì che per causa di alcune infermità subite nelle parti intime, per cagione di troppo caldo secco e interna infiammazione causata da medicine e pozioni prese e bevute con poca attenzione, vi avranno, per ignoranza di medici furfanti, seccate infiammate e distrutte sia le interiora come le parti genitali: così che, prima dei 32 anni non sarà possibile generare figlioli in nessun modo; ma passati i 32 anni, e quindi ristabilite tali parti e rimosse le predette cause, potrete generare figlioli e ne avrete”.
In effetti Don Alfonso ebbe il suo primogenito a 33 anni e a questo seguirono altri cinque figli.
Quando poi viene trattato l’argomento matrimonio, l’Astrologo dichiara: “Poiché Venere e la Luna sono in segni bicorporei, e in segni mobili e ordinari, e tra Venere e il Medio Cielo sono collocati due pianeti, significano che dovete avere due mogli, una in gioventù passati i 20 anni l’altra passati i 37″.
Anche in questo caso i tempi sono esatti: la prima moglie muore nel l563 quando lui ha 36 anni, l’anno seguente inizia il rapporto con Violante Signa che durerà fino alla fine dei suoi giorni.
Riprendiamo, infine, il brano riguardante la vita, che avevamo già in parte riportato parlando dell’Hyleg e dell’Alchochoden. Continua così: “Perciò vi consiglio di avere parecchia cura e attenzione di voi, più del solito, in questi due anni, cioè l553 e l554 e specialmente si riguardi dal pericolo che già vi dissi in segreto minacciarvi. Non tanto per la detta ragione quanto anche perché questi due anni sono climaterici ed eneatici, che dai filosofi sono reputati fatali perché sono di nove in nove e di sette anni, dai quali ogni sano intelletto si deve sempre riguardare. Passati questi guai, cosa di cui sono assai sicuro, voi non avete più da temere il cielo, di niente, fino al sessantunesimo anno”.
Ancora un discorso che non spiega molto e che non ci permette di capire come giunga all’ultima conclusione; resta comunque il fatto che Don Alfonso morì il l novembre l587 quando correva appunto il suo sessantunesimo anno di vita.
Spero di essere riuscito a comunicarvi le contraddittorie impressioni che ha provocato in me questo oroscopo rinascimentale. Oroscopo antico ma attuale nei suoi pregi e difetti che sono quelli di sempre dell’Astrologia, disciplina ricca di cultura, scienza e meravigliose intuizioni, che però incontra il limite quando vuol tradurre in pratica sé stessa. Vorrei terminare queste note riportando le parole con cui l’ignoto Astrologo, dotto e cortigiano, di oltre quattro secoli or sono concludeva il suo lavoro.
“Questa è tutta la sostanza della vostra genitura, fatta brevemente e scritta più chiaramente che il mio debole ingegno ha potuto, per fare piacere a Vostra Eccellenza e per portar benessere alla Vostra Persona. Se mi fosse venuta detta qualche cosa che superasse i limiti, non imputate me, ma il mio troppo affetto e devozione, lo zelo e la buona volontà, e l’autorità che mi avete dato commissionandomi di scrivere ogni cosa di ciò che io sento; state bene. Incominciato il primo giorno di Agosto e consegnato il 27 Novembre del l553. Bacio la mano di Vostra Eccellenza e me lo raccomando”.

Alfonso d'Este - Placido

Alfonso d'Este - Placido

Alfonso d'Este - Campano

Alfonso d'Este - Campano

Bibliografia

G. Righini, Due donne nel destino di casa d’Este. Deputazione provinciale ferrarese di storia patria, 1964.
L.A. Muratori, Antichità Estensi. Modena, Stamperia Ducale, 1715.
Frizzi, Memorie storiche di Ferrara. Vol. IV, Ferrara.
L. Salviati, Orazione per la morte di Don Alfonso d’Este. Pubblicazione per nozze Manzoni-Ballerini, Ferrara, I878.
A. Bouché-Leclercq, L’Astrologie grecque. Paris, 1899. (impression anastatique) Culture et Civilisation, Bruxelles, 1963.
G. Bezza, L’Astrologia storia e metodi, Teti, Milano, 1980.
M. Bertozzi, La tirannia degli Astri (Aby Warburg e l’Astrologia di Palazzo Schifanoia). Cappelli, Bologna 1985.

La Profezione – 1° parte (di Giuseppe Bezza)

lunedì, giugno 29, 2009@ 5:52 PM
Author: admin


LA “PROFEZIONE” – Prima Parte

COME SI CALCOLA, COME SI INTERPRETA

     Forse non tutti coloro che conoscono il termine profezione o che ne hanno un’idea certa o vaga sanno da dove trae la sua origine. È un vocabolo che non figura nella lingua italiana e neppure possiamo dire che è un neologismo: lo usano solo pochi astrologi, i quali fanno opinione nel mondo letterario meno di quanto una rondine faccia primavera. Chiediamoci allora da dove proviene. Apparentemente dal latino profectio, nome verbale di proficiscor, che ha il senso proprio di “partenza” e quello metaforico di “origine”. 
     Chiediamoci qualcosa di più: da chi è stato usato e a partire da quale periodo e per quanto tempo. Troviamo questo termine nella letteratura astrologica dalla fine del XV secolo alla metà del XVII secolo. 
     Un periodo assai breve. Ma ciò che è più interessante è che questo termine appare solo dopo la nascita della stampa e più precisamente in un’epoca in cui l’elegante scrittura gotica libraria cede il passo a caratteri tipografici più vicini ai nostri. Conseguenza di questo passaggio è lo scioglimento di numerose abbreviazioni tipiche dei manoscritti medioevali. Fra queste abbreviazioni, ve ne erano alcune che si prestavano a qualche ambiguità, ad esempio la p con un breve trattino sottoscritto che ne attraversava ortogonalmente la gamba e che poteva valere sia “per”, sia “pro”. 
     Ora, la forma corretta del nostro termine è perfectio, “compimento”, da perficere, “condurre a termine”, “terminare” e profectio ne costituisce una corruzione. Ne abbiamo una chiara testimonianza in un passo di Eleuterio Eleo Zebeleno:  “Gli indizi generali del compimento sono i fondamenti che procedono, anno dopo anno, di segno in segno: a partire dall’oroscopo o dal culmine o da un qualunque astro. Ed il signore di quel segno in cui giunge il compimento a partire dal segno dell’oroscopo di natività, anno dopo anno, quell’astro è il cronocratore ovvero signore dell’anno.”     Eleuterio scrive nella seconda metà del XIV secolo in Mitilene, città nell’isola di Lesbo. Il suo sapere astronomico-astrologico è profondamente contaminato dalla letteratura araba. Ce lo dimostra l’uso di termini tecnici traslitterati dall’arabo e quindi tradotti in greco: talél = daril = significatore, chasám = qásim = divisore, etc. Del termine “perfectio” Eleuterio non ci dà la traslitterazione del vocabolo arabo da cui proviene, ma solo il suo corrispondente greco: teléiósis, che significa appunto “compimento”, “realizzazione”. Possiamo quindi concludere che la voce “profezione” nasce per corruzione da un termine arabo che viene tradotto in modo appropriato sia nel mondo bizantino, sia nell’occidente latino con vocaboli tra loro corrispondenti: teléiósis, perfectio. Si deve tuttavia osservare che entrambe le traduzioni non rendono appieno l’accezione della voce araba originaria, intihá’, che significa “termine”, “punto di arrivo”. 
     La trasmissione di termini tecnici del lessico astrologico dall’arabo in greco e in latino non significa che le tecniche rispondenti a quei termini siano originarie dell’astrologia araba. La tecnica della “perfectio” è presente in tutti i grandi astrologi di lingua greca, in assenza tuttavia di un termine tecnico specifico che la definisca. Con la sola eccezione di Vettio Valente, che dedica la quasi totalità del IV libro delle sue Antologie a questa tecnica. Vediamone in breve i fondamenti. La figura della natività, che non potrebbe essere concepita in quanto immobile, soggiace ad un moto regolare ed uniforme, anno dopo anno, secondo un ciclo duodecennale. Se ad esempio un tale nasce al sorgere della Vergine, l’anno seguente il segno della Bilancia sarà giunto al sorgere e quello della Vergine, procedendo verso il culmine, sarà nel XII luogo. Il terzo anno presso il sorgere sarà giunto il segno dello Scorpione e così di seguito. Secondo questo moto regolare, terminato il ciclo dei 12 anni, questo nostro essere umano nato al sorgere della Vergine, compiuti 12 anni, sarà entrato nel tredicesimo anno e di nuovo il segno della Vergine sarà presso il sorgere. 
     Abbiamo visto che gli Arabi chiamano questo segno intihá’, punto di arrivo, i latini “perfectio” ovvero compimento, mentre gli astrologi di lingua greca lo denominano comunemente “segno dell’anno”. Conseguentemente il signore di questo segno è detto cronocratore ovvero “signore dell’anno”. 
     Nel capitolo 11 del quarto libro Valente pone un esempio di questa tecnica e la definisce in un modo articolato. Sia, egli dice, la seguente genitura (corrispondente all’8 febbraio del 120) e vogliamo dare un giudizio sul trentacinquesimo anno. 
 
 


  
     Valente divide 35 per 12, considera il resto, 11 e lo distribuisce a partire dal segno che sorge: l’undicesimo segno dalla Vergine è il Cancro, che diviene pertanto segno dell’anno. Avviene come se la disposizione generale del cielo si muovesse rispetto alla terra immobile: non vengono infatti alterati i 12 luoghi o case, sono i segni e gli astri in essi presenti, quasi infissi, a transitare di casa in casa per transito regolare ed uniforme. 
 
 


  
     Valente distingue fra chi “transita” e chi “accoglie”, usando di tempo in tempo due espressioni, una concisa e un’altra che ha il valore di una definizione tecnica. Il segno di “perfezione” dell’oroscopo o segno dell’anno è il Cancro ove in natività è Saturno. Egli allora dice: l’oroscopo transita su Saturno e Saturno l’accoglie o più precisamente: l’oroscopo trasmette la propria natura al Cancro e Saturno che è in Cancro l’accoglie e dispone nell’anno questa natura: la parádosis è il trasmettere la natura, la paràlèpsis l’accogliere quella natura. Dichiara in seguito che le “perfezioni” dell’oroscopo, della Luna, di Marte e di Venere sono le più efficaci in questo XXXV anno, senz’altro perché giungono in luoghi cosidetti pieni, ove vi è presenza di astri nella natività. Abbiamo pertanto lo schema seguente:  

 
 
transiti (paradòseis)
accoglimenti (paralépseis)
OroscopoCancroSaturno
LunaVergineMarte
MarteCancroSaturno
VenereScorpioneLuna



autore: Giuseppe Bezza – tutti i diritti riservati

Chi è collegato con il vostro nodo? (di Noel Tyl)

lunedì, giugno 29, 2009@ 5:52 PM
Author: admin

Una delle domande più frequenti rivolte alle persone in occasione di incontri sociali mira a conoscere il loro giorno di nascita.

Come mai anche la gente senza alcuna conoscenza astrologica fa questa domanda? La fanno anche le persone che snobbano l’Astrologia! Tutti sanno che le date di nascita sono date importanti da ricordare e celebrare. Tutti noi cerchiamo di ingraziarci gli altri facendo atto di riconoscimento delle date di nascita. Se c’è una canzone che tutti conoscono non è l’inno nazionale, ma è “Happy Birthday”! Credo che possiamo avvicinarci di più a qualcuno se rileviamo la sua data di nascita. Anche chi NON conosce l’Astrologia mostra di avere una qualche forma di consapevolezza primaria del fatto che il giorno in cui uno è nato è un giorno speciale. Perciò a quella persona bisogna prestare una particolare attenzione nel corso di una conversazione e le si consente di parlare liberamente di se stessa, di raccontare i fatti suoi, insomma di trasmetterci delle informazioni personali. Tutto ciò porta le persone a sentirsi più vicine. Naturalmente, quando invece si conosce l’Astrologia, anche il semplice fatto che la data di nascita costituisca un riferimento alla posizione del Sole in quel giorno rende la conversazione molto più significativa e interessante. 

Il significato primario della domanda assume delle diramazioni e delle potenzialità sofisticate. 
Nel corso della nostra vita privata e delle nostre attività di affari, noi siamo alla ricerca di spiriti affini, gente che noi possiamo sentire come “di famiglia” e che collaborino con noi. Ciascuno di noi, almeno una volta nella vita, ha cercato “l’anima gemella”, l’altro significativo che è presumibilmente destinato ad essere il nostro completamento, come la notte è il completamento del giorno (un riferimento interessante al significato simbolico dei Nodi, che riguarda il Sole e la Luna!). 

Ciascuno di noi ha forti legami personali con persone con cui non siamo coinvolti sentimentalmente, ma con cui abbiamo rapporti professionali ottimi – o se vogliamo anche insoddisfacenti – ma obbligati. Sentiamo continuamente storie di persone legate tra di loro da rapporti di vario genere e che rimangono in quel tipo di rapporti contro ogni probabilità in condizioni difficili di varia natura, senza motivo apparente. In questi casi, molto ma molto spesso, è in funzione il contatto con gli Assi Nodali degli oroscopi coinvolti. E’ il controllo occulto dell’Astrologia sulle relazioni umane. 

Uno dei contatti nodali più graditi è di solito quello tra l’Asse Nodale di una persona e il Sole di qualcun’altra e questo può essere rilevato in maniera facilissima, senza computer e senza lunghi calcoli. Basta usare la testa. 

Prima di tutto, avete bisogno di conoscere dalle Effemeridi la posizione del vostro (o quello di chiunque altro) Nodo Nord. Non servono correzioni perché il nodo si muove molto lentamente (con moto retrogrado, di circa 3′ , un ventesimo di grado al giorno). Il Nodo Sud si trova direttamente di fronte, cioè allo stesso grado ma nel segno opposto e non è riportato. 

Come abbiamo visto, i Nodi Nord e Sud creano l’asse attraverso il percorso apparente del Sole, dove la Luna incrocia con esso nella sua orbita intorno alla Terra. Ai fini della nostra discussione in questa sede non facciamo differenza tra nord e sud. 

Notiamo la posizione del Nodo (grado dell’asse) riportata sulle Effemeridi o mostrata nell’oroscopo. Se la posizione del nodo è riportata come 5° Capricorno, questa è la posizione del vostro Nodo, ma include anche i 5° Cancro, l’identica posizione nel segno opposto al Capricorno. 

Il Vostro Asse Nodale sarà quindi 5° Capricorno-Cancro. Come è noto le coppie di segni opposti sono: Ariete-Bilancia, Toro-Scorpione, Gemelli-Sagittario, Cancro-Capricorno, Leone-Aquario, Vergine-Pesci. 

Una volta che conoscete la posizione del vostro Nodo natale potete fare a mente un semplice calcolo per trovare qual è la data di nascita che una persona deve avere per mettere il suo Sole sul vostro nodo, stabilendo così un legame straordinario. Possiamo in generale dire che il Sole viaggia alla velocità di circa un grado al giorno, per esempio il 1° gennaio il Sole è a 10° Capricorno, il 2 gennaio a 11° Capricorno, il 3 gennaio a 12° Capricorno ecc. Oppure il 1° giugno il Sole è a 10° Gemelli, l’11 giugno a 21° Gemelli, il 12 giugno a 22° Gemelli, ecc. 

Trascorsi trenta gradi, naturalmente, il Sole entra nel segno zodiacale successivo e noi sappiamo che i cambiamenti di segno si verificano intorno al 21 di ogni mese. 

Ad esempio, il 1° maggio il Sole è a 10° o 11° Toro mentre il 20 maggio è a 29° Toro. Il 21, entra in Gemelli, cioè a 0° Gemelli, il 22 a 1° Gemelli e poi il 1° giugno (9 giorni dopo il 22 e 10 giorni dopo il cambio di segno) il Sole arriva a 10° Gemelli. 
In breve, noi sappiamo che il primo giorno di ogni mese il Sole sarà sempre a 10°-11° del suo segno nei mesi da gennaio a giugno e a 8°-9° del segno nei mesi da luglio a dicembre. 
“Quand’è; il tuo compleanno?” ” 7 agosto”. Il  1° agosto, il Sole si trova a 8° o 9° Leone, allora il 7 agosto raggiungerà i 15°-16° Leone (8°-9° del 1° agosto più 7). Quindi, se il nostro Asse Nodale Lunare è contrassegnato dalla posizione 15° o 16° del Leone (oppure 15°-16° Aquario, il segno opposto), si stabilisce una corrispondenza: il Sole di quella persona nata il 7 agosto è congiunto al vostro Asse Nodale… e, tutto considerato, potremmo programmare di fare subito un viaggio insieme alle Hawaii! 

E’ possibile fare con facilità un passo avanti: noi sappiamo che ciascuno dei tre Modi presenti in astrologia (Cardinale, Fisso e Mutevole) ha quattro segni costituiti dagli assi di opposizione 
quadrati (a 90°) l’uno con l’altro. Per esempio: la famiglia dei segni fissi comprende il Leone con il suo opposto, l’Aquario, e il Toro con il suo opposto, lo Scorpione. Se prendiamo in considerazione la data di nascita del 7 agosto, l’esempio visto prima, con il Sole in Leone a 15°-16° sapete immediatamente che le date di nascita del 6 febbraio (Aquario), 6 maggio (Toro) e 7 novembre (Scorpione) saranno tutte coinvolte “nell’annodamento con voi”! 
Voi avrete una forte relazione nodale con le persone nate in quei giorni o, più precisamente, anche un giorno prima o un giorno dopo la data calcolata! 

Andiamo ancora avanti. Un rapido sguardo alle Effemeridi rivela le posizioni di tutti i pianeti di quella persona e mostra immediatamente quali pianeti sono legati al nostro Asse Nodale! 

Questa è un’informazione molto potente per i rapporti di affari e per le relazioni personali. Permettetemi di usare il mio personale Asse Nodale come esempio conclusivo: il mio Nodo è a 23° Sagittario (sono nato il 31 dicembre 1936). Carl Llewellyn Weschcke (presidente e editore della società Llewellyn Publications) ed io ci conosciamo da 22 anni. Llewellyn ha pubblicato tutti i miei 20 libri, una decina di antologie della serie “New Age” e la rivista di successo “Astrology Now”, che io ho fondato e diretto per lungo tempo negli anni 70. Tutto ciò corrisponde a quasi 2,5 milioni di parole mie che sono state pubblicate da Llewellyn. Si può dire che egli sia stato il fondamento della mia intera carriera di astrologo. 

Carl Weschcke ha spesso parlato, in privato e in pubblico, del nostro legame in una vita precedente, quando io ero “suo fratello”. In breve Carl ed io siamo professionalmente molto vicini. Ci rispettiamo e ci ammiriamo l’un l’altro moltissimo. Il Medio Cielo di Carl Weschcke, il punto massimo, nettamente messo a fuoco, della sua carriera professionale, si trova a 23° Sagittario. Il mio nodo è perfettamente congiunto con l’asse del suo Medio Cielo, un legame fantastico, un rapporto splendido benevolmente creato dal tempo.



testi di Noel Tyl – tutti i diritti riservati

Le direzioni nella tradizione (di Tito Macia)

lunedì, giugno 29, 2009@ 5:52 PM
Author: admin

Introduzione

Le direzioni sono una delle tecniche astrologiche tradizionali che si usano per conoscere le epoche in cui si producono le crisi più importanti nella vita di una persona, determinando il tempo in cui accadranno gli eventi che implicano cambiamenti.  Le direzioni formano la base di tutte le predizioni del futuro, sono un modo di avanzare i movimenti dei pianeti e dei punti sensibili del tema natale che permettono di segnalare i periodi di tempo in cui certe parti di quel tema si mostreranno attive.

Esistono differenti tipi di direzioni; oltre le direzioni simboliche, direzioni primarie e direzioni secondarie, si considerano direzioni il C-60 di Demetrio Santos ed il C – 72 usate dagli Huber. 

 
Direzioni simboliche    Le direzioni simboliche sono le più antiche, si ottengono paragonando un anno di vita con un grado di avanzamento in senso zodiacale di qualunque pianeta, ad eccezione di quelli che sono retrogradi che camminano in senso contrario.  Queste direzioni primitive si usarono per ciento anni in mancanza di altri sistemi migliori ed il loro risultato fu di un certo interesse nelle previsioni del futuro. Ma attualmente sono obsolete e pemose se si continuano ad utilizzare. 

 
Le direzioni primarie    Le direzioni primarie sono il metodo più utilizzato nell’antichità. Questo metodo è basato sul movimento giornaliero della Terra, o sullo spostamento apparente della volta celeste nel giorno di nascita, che è la stessa cosa, e lo si paragona all’istante della nascita. Con questo sistema ogni quattro minuti dopo la nascita equivalgono ad un anno di vita, in modo che quaranta minuti dopo la nascita sono uguali a dieci anni di vita; due ore dopo la nascita equivalgono a trenta anni, e così via.  Questo semplice sistema è uno delle maniere più elementari di fare direzioni, è quello che denominavano nella tradizione, fare progredire che è la stessa cosa che le direzioni primitive.  Fino alla fine del nostro secolo XX, prima dell’era dei computer, il calcolo delle direzioni primarie era abbastanza complesso, nonostante ciò autori come Weiss dicono che: “Per chi aspiri a dominare il sapere astrologico, e, più ancora, per chi sente in sé l’ansia di investigare a fondo, è indispensabile conoscere ed usare le direzioni primarie con maestria sovrana”. Per scarsa che sia la qualità di quelle persone, sono proprio queste che hanno un diritto speciale ad un adeguata istruzione.  Oggigiorno, per quelli che hanno aderito alle nuove tecniche informatiche e possiedono un buon software di Direzioni Primarie, come Kepler o Armon di Miguel García, potranno, abbastanza facilmente, accedere a questa modalità astrológica tradizionale  Per comprendere l’importanza e conoscere l’origine di questo tipo di direzione conviene fare un ripasso dei testi tradizionali dove si parla di questa questione. 

 
Tolomeo  Tolomeo considera i seguenti punti da dirigere i in un tema natale:  1. – l’ascendente, per conoscere gli eventi relativi al corpo ed i viaggi. 
2. – la Parte di Fortuna, per conoscere i beni e la ricchezza. 
3. – la Luna, per i temi che incidono sulla vita domestica, e l’anima. 
4. – il Sole, per i temi in relazione alla dignità ed al prestigio personale. 
5. – il M.C., per conoscere la situazione professionale.  Tolomeo nota che possono concorrere differenti direzioni sincronizzate con distinti avvenimenti che possono attivare simultaneamente alcune direzioni con altre; per spiegare la cosa nel modo migliore cita questi esempi:  Un individuo perde un parente e ne eredita contemporaneamente la sua ricchezza; gli sopravviene una malattia proprio quando gli arrivano gli onori; oppure perde il suo impiego e gli nasce contemporaneamente un figlio. Perchè lo stato del corpo e dell’anima, le ricchezze e gli onori, gli avvenimenti buoni e cattivi, non sono sempre ed in ogni caso della stessa classe.

Per interpretare il tipo di avvenimenti che ci si auspica da una di queste direzioni, è necessario distinguere la natura del punto diretto ed i corpi che formano aspetto o arrivano in congiunzione.  In questo primo passo ci possiamo aspettare avvenimenti soddisfacenti quando si realizza un buon aspetto o una congiunzione con un benefico. Ma quando si formano aspetti tesi con i malefici, possiamo aspettarci eventi negativi e insoddisfacenti che saranno causa di avversità. si devono osservare tutti gli aspetti tradizionali, congiunzione, sestili, quadrature, trigoni ed opposizioni. 

 
Ben Ragel 


Nel libro IV di Ben Ragel, dopo avere spiegato l’hileg e l’alcotcode si parla dell’atacir.  Dopo aver spiegato completamente le ragioni del hileg e dell’alcocoden, e dopo avere detto quello che era necessario, vogliamo ora parlare dell’progredire che è il fine ed il compimento di questo, e di ciò si estraggono giudizi sulla vita, specialmente secondo l’opinione di Tolomeo e dei quali sono di accordo con lui.  Il modo primitivo di calcolare queste direzioni, come si spiega nel Libro Conplido di Ben Ragel, è il seguente:  Dovete sapere che l’hileg ed i pianeti dirigono dall’inizio il loro progredire secondo l’ordine dei segni fino al fine – ad eccezione delle Parti -. Nei pianeti retrogradi, il loro progredire si dirige in senso inverso all’ordine dei segni, cominciando dalla fine del segno ed andando verso il suo principio.  Questa spiegazione può creare confusione, ma in realtà è il movimento diurno delle costellazioni quello che apparentemente fa circolare i pianeti diretti nella sentino naturale.

L’ordine dell’progredire è diverso, in modo tale che quando si dirige la progressione dell’Ascendente, per conoscere la vita, si darà ad ogni grado un anno ed ugualmente si farà con gli altri hilegs e le Parti. Ma il progredire delle rivoluzioni rappresenta ogni trenta gradi un anno. (Si tratta delle profezioni)

Nella tradizione si consideravano anche le direzioni delle stelle fisse, principalmente i cuori (Cor Leonis, Cor Scorpi) ed i simili, quelle che sono di natura malefica possono uccidere o, quando non succede, mostrano inconvenienti importanti, a patto che non formino un aspetto ad un benefico.  L’aspetto di quadratura del Sole e la sua opposizione producono ugualmente avvenimenti avversi. Allo stesso modo, la congiunzione dei corpi celesti al Sole è tagliente e porta grande sfortuna.  Nel Libro Conplido si consiglia di fare l’progredire con i cinque hilegs, incominciando da quello che sia stato scelto come hileg.

Quando il Sole è l’hileg, con il suo progredire si saprà della vita e delle difficoltà, nonché del prestigio del nativo sotto sua reggenza; una cosa sarà buona, quando aspetta o si avvicina ad un benefico, ed un avvenimento brutto quando si riferisce un malefico o colloca i suoi raggi in segno fisso o cardinale; a partire da questo si può conoscere lo stato del nativo.

Quando la Luna è l’hileg, attraverso dal suo progredire si conoscerà la vita, la forza e la debolezza e le condizioni delle madri.

Bisogna fare progredire il grado dell’Ascendente, sia o non sia il hileg; per conoscere lo stato del nativo nel suo corpo, la sua salute e la sua malattia; poiché l’Ascendente è il significadore della vita e dell’anima.  Si impadronisce progredire della Parte della Fortuna quando è hileg, ed attraverso quell’progredire potrai conoscere la stessa cosa che si è detto per la Luna, salvazione o inciampi, guadagni economici o perdite. Si impadronisce anche progredire del grado della congiunzione o dell’opposizione quando siano hileg, per sapere sui contrattempi e le sorti. 

Ma Ben Ragel amplia i punti delle progressioni e raccomanda do fare anche progredire i seguenti pianeti, così come i precedenti.

1. – il reggente della casa II, come significadore dei beni. 
2. – il reggente della III come significadore dei fratelli 
3. – il reggente della IV, per tematiche inerenti i genitori. 
4. – il Reggente della casa V per conoscere le tematiche inerenti i figli.

Allo stesso modo si deve far progredire al grado della casa X per conoscere le azioni del nativo, di che cosa si occupa ed il livello sociale relativo alla sua professione.

In tal modo i pianeti significadori o reggenti delle differenti case sono punti che pure si può far progredire.

Dovete sapere che c’è una gran differenza nel danno prodotto quando si dirige un grado fino ad ottenere una congiunzione o un aspetto a un malefico, (poiché questo aspetto è il peggiore, il più forte ed il più dannoso) ed il danno che si produce dalla direzione di un malefico di per sé stesso diretto per progressione al grado, anche in questo ultimo caso si produce altrettanto danno, ma non cosi’ tanto.

Ma questo tipo di direzione non è tanto semplice come sembra, perché deve tenere in conto la declinazione e la latitudine, proseguendo con il Libro Conplido si può leggere:  La maggioranza dei saggi dice che normalmente i malefici, diretti per progressione, non producono fatti molto appariscenti di quanto si potrà verificare, se positivo o negativo, a meno che il grado del pianeta che state dirigendo e l’altro grado al quale si arriva per direzione stiano su una stessa linea (cioè, alla stessa ascensione obliqua).  Ma se la linea del percorso devia, si debilita il suo significato e può essere che non produca né poco né molto di quello che significa. Questo non bisogna tenerlo in considerazione né è necessario calcolarlo nella progressione della Luna e dei cinque pianeti quando le latitudini fossero quelle degli archi dei segni (cioè, fossero della banda zodiacale).

Tuttavia risulta molto più semplice dirigere il Sole, l’Ascendente e le Parti, perché secondo Ben Ragel non si deve tenere in conto la loro latitudine, poiché il Sole cammina sempre per l’eclittica, ed ugualmente fanno l’ascendente e le Parti.  I pianeti che abbiano una latitudine meridionale diminuiranno nel loro arco zodiacale tanti gradi e minuti quanto è la loro latitudine ed al contrario quando la latitudine è nord  Se la latitudine è meridionale, sottrarremo i gradi della latitudine della declinazione.  In questo capitolo che senza dubbio è molto importante, Ben Ragel realizza vari esempi di questo tipo di direzione.

Esempi di concordanza: Mettiamo che la Luna sia hileg e si trovi nel grado 12 dell’Ariete, la sua latitudine è 3º 45´ nord, e la declinazione di quel grado è di 4º 49´, ugualmente nord. Uniamo tutto questo alla latitudine e tutto ciò da la somma di 8º 34´; e supponiamo che Marte che è il pianeta al quale vogliamo portarla per progressione, stia nel grado 22 dell’Ariete e che non abbia nessuna latitudine, e troviamo che la declinazione di quel grado è 8º 42´. Quindi questo pianeta starà con la Luna in una stessa linea; perché quando inseriamo quei gradi che uniamo alla Luna nella tavola di declinazione, ci uscirà direttamente 22º dell’Ariete, perciò starà anche la Luna nel grado di Marte, e quando arriva la Luna per progressione fino ad esso, arriverà direttamente al grado della Luna, e si ordinerà ad essa e si verificherà il suo significato. Questa è la concordanza, e in questo modo si agisce con gli altri pianeti e con gli aspetti.  Gli aspetti di ogni pianeta ad ogni parte: le direzioni dei loro aspetti cadranno in un grado simile al grado dalla loro orbita radicale del luogo di nascita, come ora avete visto in questo esempio che si è fatto dove la Luna stava nel grado 12 dell’Ariete ed i suoi aspetti caddero nel grado 22 dell’Ariete, e la sua quadratura starà ugualmente in Leone ed il suo trígono in Vergine, ed il suo sestile in questo modo starà nel suo posto. Secondo questa procedura, allo stesso modo farete con la congiunzione dei pianeti: Quando si uniscono, è necessario che sappiate le sue concordanze o discordanze nelle orbite e nelle latitudini.  Quando trovate un pianeta del cerchio della declinazione a nord o sud, come per esempio Marte che si trovi a 25º 43´ del Capricorno, la sua latitudine 7º sud, e la declinazione del suo grado 21º 21´ anche sud; quando li uniamo la somma sarà 28º 21´, tanto sarà collocato nel cerchio della declinazione.  La strada che si deve seguire per questo è che correggeremo ugualmente l’allungamento del hileg, come lo facemmo con Marte rispetto alla linea equinoziale, e se fossero uguali le sue separazioni, saprete che ambedue camminano in uno stesso circolo; e se differiscono, la separazione che c’è tra le sue orbite sarà tanta quanto la distanza che si trova nel conteggio.  Disse Aly, figlio di Aben Ragel: Io dico che Doroteo, Abumaxar ed il Hemedeny e tutti gli altri che seguirono l’opinione di questi, che dicono che l’aspetto di opposizione tra due pianeti, quando la latitudine di uno di essi è settentrionale e la latidud dell’altro è meridionale, che questo non è un aspetto per la differenza delle parti nelle latitudini. Ma io dico che questo loro affermazione è erronea. Perché senza alcun dubbio, quando un pianeta si trova a due gradi dell’Ariete starà in latitudine nord, ed un altro pianeta ubicato a due gradi Bilancia starà in latitudine meridionale, questo è il vero aspetto di opposizione, e questo l’abbiamo provato nelle nostre tavole erette mediante le nostre osservazioni.    Ben Ragel realizza numerosi esempi per progredire il tema delle direzioni:
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Esempio di un nativo che aveva l’Ascendente in Leone e la Luna con la stella violetta (Alnacra) che sta in Cancro, quando il progredire della Luna arrivò al grado dell’Ascendente, accecò il nativo che aveva compiuto i suoi 40 anni.  In questo esempio come nel seguente non appare un tema natale completo, semplicemente si espone in maniera grafica quello che pretende di dire il testo.    macia2.gif (10066 byte)  
Nascita di un’altra persona che aveva la Parte dell’Azemena nella casa III ed il suo hileg era la Luna nella casa IV. Quando la Parte dell’Azemena arrivò per progressione alla Luna, accecò il nativo.
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Un’altra nascita che aveva la casa VI a 28º Bilancia, il suo hileg stava nel grado 20 della Vergine e la Parte dei Servi in opposizione al reggente dell’Ascendente, ed il reggente della Parte in opposizione all’Ascendente, quando arrivò a progredire l’hileg al grado della casa VI, i suoi servi lo soffocarono e morì.  Un’altra nascita: il Sole era hileg nella casa IX e quando arrivò a progredire al Medio Cielo all’opposizione di Marte, l’impiccarono e morì.  Un’altra nascita: il Medio Cielo era a inizio Pesci e c’era una fortuna alla fine dei Pesci, quando arrivò a progredire il Medio Cielo a quella fortuna, ottenne un regno e durò un anno. Ma quando arrivò la rivoluzione della progressione e cambiò da un segno ad un altro, perse quel dominio dopo un anno, poiché ogni volta che si cambia la rivoluzione della progressione da un segno ad un altro, ha paura il nativo di quella rivoluzione, ma se si mantiene nello stesso segno, non ha paura.  Un nativo al quale gli arrivò il suo hileg alla quadratura di Giove ed alla quadratura di Marte nella casa IX, in segno igneo, bruciarono quel nativo nel fuoco prima che arrivasse al terzo della sua vita, quella che gli aveva dato il suo hileg, perché la sfortuna si impadronì di lui.  Un altro hileg che stava in termine di Giove in Sagittario, e Marte stava in quadratura con Giove, quando arrivò la progressione al grado dalla casa VIII, fu ammazzato in battaglia, perché il Sagittario è significatore dei cavalieri e delle armi.  Un altro hileg che stava nella casa III e la casa IV stava a 7º di Pesci, quando arrivò a progredire l’hileg a quel grado della casa IV, cadde in un pozzo d’acqua e morì, perché quel posto è tenebroso ed il segno acquoso.  Un’altra nascita che aveva l’angolo della terra in Ariete e l’hileg nella casa III, quando arrivò l’hileg al grado dell’angolo della terra, lo catturò la giustizia del re e rimase carcerato in un posto sotterraneo, e quando arrivò la progressione del suo hileg all’inizio del termine di Marte, a 20º del segno, gli sopravvenne una malattia che si chiama “fuoco grazesco”, e morì nella prigione.  Nascita che aveva la casa X in Cancro, la Luna in Sagittario nella casa III; quando arrivò la progressione in Capricorno nella metà della vita che gli aveva dato l’hileg, contrasse una malattia nel polmone ed il restringimento della gola e morì.  Quando si trovi la Coda o Saturno in Toro, ed arrivi ad esso qualsiasi hileg pregiato, al nativo gli sopravverrà angina di gola ed asfissia. Ma se la Coda o Saturno stanno in Scorpione, ed arriva fino ad essi uno degli hilegs, accadrà al nativo la ritenzione di urina e piaghe nei membri e forti dolori.  In nessun altro posto del Libro Conplido di Ben Ragel appare un numero tanto ampio di esempi come in questo capitolo delle progressioni.  Rimangono molti aforismi riferiti a questo tipo di direzioni, nelle quali si usa l’ascendente, il mediocielo, i pianeti e le Parti, con tutti gli aspetti che derivano dalla loro interrelazione. Ben Ragel raccomanda di fare la progressione, inoltre gli hilegs prima citati, vanno diretti ai differenti pianeti.

Dovete sapere che nelle natività nelle quali l’hileg sia il grado dell’Ascendente o il grado della congiunzione, il progredire dell’Ascendente sarà poderoso e avrà significante vero in tali nascite nelle quali sia l’hileg alcuno di questi posti suddetti.  Ma sappiate che il più poderoso degli aspetti ed il più vero in questo capitolo delle progressioni è l’aspetto di congiunzione, dopo questo segue l’aspetto di opposizione, dopo la quadratura, dopo il trígono, perché il sestile è molto debole e di debole significato. 

 
Le direzioni dei pianeti 

Saturno: come significatore degli anziani, del lignaggio, del padre, dei fratelli maggiori, delle cose nascoste e coperte, della malattia, della debolezza e del profitto o del danno che si otterrà, dei morti e dei posti umidi.

Giove: per sapere la fortuna, gli amori, le amicizie, il proprio valore in relazione coi saggi, le buone ricchezze e l’aiuto che si può ottenere da parte degli uomini nobili. 
Marte:
per sapere della propria cavalleria, del proprio valore in relazione coi cavalieri, quello che succederà in queste questioni di bello o di brutto e la capacità di ragionare nei problemi.

Venere: per sapere sui matrimoni, gli amori, il profitto che si otterrà delle donne, dal cantare, dalle allegrie, lo stato della madre e delle sorelle minori.

Mercurio: per sapere lo stato dei fratelli minori, della parlata, della destrezza, della professione, delle amicizie, dei servi e chi di essi si libereranno, delle merci, del dare e prendere.  Per interpretare queste direzioni Ben Ragel propone combinare i significati del pianeta o il punto che si dirige, il pianeta o il punto ai quali arriva o gli aspetti che forma.  Quando la progressione arriva ad un termine di una fortuna o ai suoi raggi o al suo corpo, significa bene secondo la natura ed i significati propri del posto dove ha reggenza quella fortuna ed i significati della casa dell’oroscopo che occupa, e secondo il suo potere, la sua fermezza e la sua propria natura.  Se arriva ad un termine di sfortuna o al suo corpo o i suoi raggi, significa male ugualmente secondo il suo significato, secondo il posto in cui quello ha reggenza delle case del cielo ed anche secondo la sua natura e potere.  In queste direzioni si teneva in conto la posizione del pianeta progredito o del punto diretto attraverso i termini:  Ci conviene anche dividere i gradi di ogni termine per i cinque pianeti, come lo facciamo nelle fardarias, dando la prima parte al reggente del termine, la seconda al pianeta che lo segue nel cielo, e così continueremo a fare con gli altri pianeti, e governerà ognuno di essi nella sua parte della vita, ed il reggente del termine sarà cosignificatore con ognuno di essi; si giudica il bene o il male secondo il significato di quel pianeta, secondo il suo potere nel radicale e secondo gli aspetti che abbia con gli altri pianeti.  Tenete in conto il reggente del termine ed il reggente del segno dove stia la Parte della Vita e gli aspetti che ha col Sole e la Luna, che posto occupano ambedue nella nascita, diurno o notturno, e che attestazione hanno rispetto ai loro reggenti. Con tutto ciò avrete indicazioni sugli anni. Perché se il reggente di quel segno è in caduta ed il reggente del termine sta uscendo dall’aspetto separativo, o sta nella casa XII, il nativo non avrà significatore, né alcocoden e sarà di breve vita.  Allora fate progredire allo stesso grado e portatelo alle fortune, alle sfortune e ai loro raggi, come fate l’progredire ai gradi dell’hileg. Darai ad ogni grado un anno, come indicai nel capitolo delle progressioni come ho enumerato nelle nostre tavole che servono per risolvere i Nodi e differenziare gli aspetti. Lì spieghiamo che cosa si fa progredire ad ogni grado nei quarti (del cielo) e come bisogna portarlo attraverso i segni, dando ad ogni segno un anno. Quando arriva alle sfortune, sarà di cattivo significato, in accordo al potere del pianeta al quale si arriva e tenendo in conto il segno in cui stia quel pianeta, e quando arriva alla rottura, breve.  Le eclissi avevano un’interpretazione particolare, a volte davvero nefasto, Anche Ben Ragel mostra il significato delle direzioni che si trovano con una di queste eclissi.

L’eclissi: Quando il hileg si trovi nel grado dell’Ascendente ed arrivi per progressione al grado dell’eclissi, morirà quel nativo.

Se la Parte di Fortuna è hileg ed arriva per progressione al grado dell’eclissi, il nativo rimarrà cieco; perché la Parte di Fortuna influenza gli occhi. Se il Sole o la Luna sono hileg ed arrivano per progressione all’Ascendente dell’eclissi o al suo mezzo cielo, ugualmente si danneggia la vista. Ma se arrivano e non sono hileg, il danno può prodursi sull’onore e i beni.  Dovete sapere che il grado dell’eclissi del Sole, quando sia eclissato nella Coda, è il più forte ed il peggiore di tutti gli altri posti. Se l’hileg diurno arriva fino a quel grado per progressione, non può scappare quella persona, in qualsiasi tempo dalla sua vita che si verifica la direzione, perché in questo si uniscono tre sfortune: il corpo del Sole, quello della Luna e la Coda, e non può migliorare a meno che siano aspettati da tre fortune, e questo si verifica molto raramente nel cielo.  Non bisogna temere qualunque eclissi che sia separata da un punto sensibile nella Carta del nativo per mezzo di una congiunzione o di un’altra opposizione che si ponga framezzo; perché in questo caso non avrà significato né potere alcuno.  Se qualche angolo degli angoli di un’eclissi ricade, nel momento dell’eclissi, sul grado dell’Ascendente di qualche nativo, l’ammazza.

Ben Ragel raccoglie gli insegnamenti dei più prestigiosi astrologi dell’antichità:  La massima maggiore di Tolomeo circa questa questione è che si faccia progredire i significatori attraverso i gradi delle ascensioni, dando ad ogni grado un anno, ed interpretando il momento delle allegrie e le sventure dei genitori. Ma Tolomeo non fa loro alcocoden come fa Doroteo di Sidón ed anche altri saggi.  Doroteo dice: Osserva il sole in nascite diurne e, se lo trovi angolare o sucedente, o alcuno dei suoi reggenti forma con lui un aspetto, egli (il Sole) sarà hileg, e lo farai progredire per sapere lo stato dei genitori. E quello che sta facendogli aspetto sarà alcocoden e datore di vita.  Se il Sole è cadente o non è conveniente, fa’ attenzione a Saturno: se lo trovi in angolo o sucedente e sta formando aspetto ad alcuno dei suoi reggenti, sarà hileg e lo farai progredire, ed il pianeta che sta formando con esso aspetto sarà alcocoden e datore di vita, col beneplacito di Dio.  E se ambedue, il Sole e Saturno, sono cadenti o non sono convenienti, calcola la Parte del padre, e se la trovi angolare o sucedente e forma aspetto ad alcuno dei suoi reggenti, ella sarà hileg e quello che forma aspetto con essa sarà alcocoden.  E se la Parte sta in caduta o non è conveniente, prendere il grado della cuspide della casa IV per hileg e quello che forma aspetto ad essa per alcocoden, fai loro progredire ed interpretali.  E per la madre farai uguale, cominciando, di notte, per la Luna, e dopo Venere, e di seguito la Parte della madre ed infine il grado della cuspide della casa X.  Nelle nascite notturne, per il padre, comincerai da Saturno, dopo il Sole, dopo la Parte del padre e finalmente il grado della cuspide della casa IV.  Per la madre incomincerai da Venere nelle nascite diurne, dopo la Luna, dopo la Parte della madre, ed infine il grado della cuspide della casa X.  Ci sono saggi che non prendono in considerazione i reggenti del hileg e prendono l’hileg del padre e della madre, li fanno progredire e l’interpretano.  C’è chi prende l’almuten del padre che è il Sole o Saturno, e lo considera come alcocoden e come significatore e datore di vita e degli anni, e li fanno progredire.  E prendono anche, per la madre, la Luna e Venere. E quello che è il loro almuten, lo considerano come alcocoden e come significatore e datore di vita e degli anni, e li fanno progredire per conoscere gli stati della madre.  Io affermo che quando l’almuten sia in dignità, fortunato ed orientale, e stia in domicilio o in esaltazione ed angolare, bene può dare i suoi anni maggiori, soprattutto se il padre ha avuto il nativo nella sua gioventù – di circa venti anni – ed è bene che potesse succedere così.  Farai progredire la Parte del Padre e quella della Madre, o farai progredire il Sole di giorno ed Saturno di notte per sapere del padre, e la Luna e Venere per sapere della madre, e porterai questi atacires seguendo i gradi delle ascensioni fino alle quadrature e le opposizioni, dando ad ogni grado un anno. E quelli di essi che raggiungono il grado della sfortuna che ammazza, in quell’anno gli sopravverranno distruzione e difficoltà. 

 
Abraham Ben Ezra

Ben Ezra nel suo libro dei fondamenti astrologici, include un capitolo dedicato alle direzioni, dove spiega che esistono due tipi o due vie di direzioni; una via associata alle ascensioni ed un’altra seguendo i gradi dei segni. Questo astrologo ebreo-spagnolo, stabilito nel sud della Francia propone i seguenti punti da dirigere.  Nella prima via, se un pianeta si trova sull’ascendente, deve dirigersi secondo l’ascensione dei segni che è variabile secondo la latitudine del posto.  Se si itrova all’inizio della casa VII, deve muoversi il grado contrario del pianeta, cioè, il grado che sta in opposizione al suo grado.  Se si trova nel mediocielo o nel fondocielo, deve dirigersi per le ascensioni dei segni o il circolo diretto.  La seconda via consiste nel dirigere i pianeti e le Parti come si fa nelle progressioni. Ben Ezra cita le tecniche di Abraham Hanassi (Bar Hiyya), ed utilizza cinque tipi di direzioni:  1. – per sapere i temi del mondo in maniera comune come le acque del diluvio che 
      distruggono il mondo, o le cose del paese come le battaglie e le rinnovazioni di 
      leggi.  2. – per sapere sul millennio del mondo.  3. – per sapere sul centenario del mondo.  4. – il quarto si conosce col nome di alfarda, le fardarias, che dividono il suo ciclo in  5  – qualcosa di simile al C-72 che è un derivato del C 800, la dodicesima parte 
       di 800. Per i nati di giorno si impiega il Sole e per i nati di notte la Luna. Si usa  6  -  per sapere quello che succederà ogni anno. Consiste nel dirigere segni in un 
       ciclo di 12 anni, od ogni 30 gradi un anno. 

 
Morín di Villefranche

Jean Battesti Morín conosciuto col soprannome di Villefranche, la città in cui nacque, fù uno dei prosecutori e grandi propulsori della tecnica delle direzioni, le utilizzava nella pratica per la totalità delle interpretazioni combinandole coi transiti e rivoluzioni. Incominciando dalle sue proprie che utilizzava come esempio della loro importanza.  Una delle prime interpretazioni che realizza sul suo proprio tema natale è la direzione di Saturno, presente nella casa XII, sul suo Sole, anch’esso presente in questa casa.  Grafici: tema natale di Morín e Tema della progressione primaria Nel 1590, a 8 anni di età, quando la direzione di Saturno arrivò al sole, ebbe alcune febbri quasi mortali:  Morín spiega con ogni dettaglio questa direzione: Il Sole e Saturno, nella casa XII, sono per determinazione significatori di malattie. Ma il Sole vicino alla cuspide, significa il tipo di malattia: la febbre; mentre Saturno segnala le caratteristiche della malattia: febbri quartane, febbri che cominciano con freddo di quattro in quattro giorni. Poiché il Sole rappresenta malattie solari (febbri) e Saturno apporta la forma saturnina (quarto).  Il Sole situato più vicino alla cuspide lo considera in questa direzione, come il Significatore e Saturno come il Promissore.  In altri esempi che espone, aggiunge la rivoluzione solare e le direzioni della rivoluzione del Sole e la Luna e dopo spiega i transiti. Questa sequenza è quella che mantiene nelle altre interpretazioni.  1. – le direzioni sul Tema natale 
2. – la Rivoluzione solare 
3. – le direzioni della Rivoluzione solare 
4. – la Rivoluzione lunare. 
5. – le direzioni della rivoluzione lunare 
6. – i transiti.  Nelle direzioni sul Tema natale e le rivoluzioni, teneva anche in considerazione le stelle fisse di grande grandezza, come Antares, come si faceva nella tradizione.  Dall’inizio della Rivoluzione fino al momento dell’incidente, possono contarsi 138 giorni, 4 ore e 38 minuti. L’ascendente della Rivoluzione arriva al grado 8 del Sagittario, dove si trova nel radicale una stella fissa violenta unita alla cuspide della casa VIII in quadratura al gruppo di pianeti in casa XII e soprattutto il Sole…..  Morín al margine del suo sistema delle determinazioni, utilizza per le sue predizioni tutti i punti citati concedendo priorità alle direzioni. 

 
Adolfo Weiss

Weiss segue gli insegnamenti degli autori tradizionali e specialmente quelle di Bailey, pubblica la sua opera dell’Astrologia Razionale che si pubblicherà in Argentina in castigliano negli anni del dopogerra. Per molti anni si considerò questo libro come la Bibbia dell’Astrologia, sia per il suo formato che per il suo contenuto che come quel titolo indica, pretende di essere in ogni momento razionale.  Questo autore dedica una parte importante della sua opera alle dir

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